nelle aspirazioni delle genti russe e nella real-
tà, che cosa ha rappresentato la comparsa del
falso Dimitri? Il cinema ha permesso di porre
in evidenza ciò che era già chiaro in Mussorgski:
il popolo come contrappunto della vicenda, come
personaggio della tragedia. Cosi tutta la scena
iniziale del film non ci mostra il popolo in ve-
ste di coro anonimo e melodrammatico, ma in-
siste nel darci il dettaglio, il volto della gente,
nello svelare il senso di ciò che avviene: il po-
polo chiede che Boris prenda la corona di zar.
Il popolo, uscito dal regno di Ivan il Terribile
spera dunque in qualcosa di nuovo, di migliore,
e Boris offre qualcuna di queste garanzie.
Poi, quando il falso Dimitri marcerà su Mosca,
vediamo quello stesso popolo in attesa dinanzi
alla cattedrale ove si sta scomunicando Griscia
Otrepiev. I volti che all'inizio ci erano appar-
si como accesi dalla speranza sono ora tristi,
stanchi, wv viliti. Le madri con i bimbi in brac-
cio hanno il dolore delle antiche "Pietà". Il
freddo rode le membra, la fame le divora.
E qui si inserisce la scena più famosa della
tragedia pusckiniana, la scena dell'Innocente:
Il canto dell'Innocente, infatti, è nato nel mo-
mento in cui il popolo chiede a gran voce pa-
ne, e non soltanto l'elemosina che i boiari stan.
no distribuendo all'uscita della chiesa.
L'atmosfera è plumbea, le campane rintoccano
lente. Tutto é cambiato, da quella assolata aria
di festa di quando Boris fu incoronato, e il po-
polo gridava di gioia. Ora tra la gente circola
sommeysamente il nome dello zarievic Dimitri.
Eppure Dimitri è un impostore. Con rapi-
di accenni, di straordinario potere allusivo, la
Stroeva ha dato il senso di una situazione.
L'appoggio polacco al falso Dimitri si in-
seriva cioè in una vasta manovra della chiesa
cattolica per estendere la sua influenza in Rus-
sia, manovra che era fallita già una volta con
la missione del padre Possevin alla corte di
Ivan
Nel descrivere questa situazione, e la mar-
cia di Dimitri verso Mosca, la Stroeva trova
tali alti accenti che rammentano il Nevski di
Eisestein. Essi esplodano nel magnifico finale
del
film.
Dopo la morte di Boris vi è una lunga sce-
na in cui la macchina da presa, mentre l'eser-
cito di Dimitri marcia su Mosca al canto di
un inno di guerra, ci mostra uno spettacolo or-
rendo di distruzioni, di tragedia. Per la terza
volta il popolo fa la sua comparsa sulla scena
e già si intravede che esso sarà l'innocente vit-
tima di una trama di intrighi e di macchina-
zione. E proprio l'innocente conclude l'opera
levandosi sullo spettacolo di distruzioni e mor-
morando la sua lenta, lugubre profezia: distru-
zioni e lutti si addensarono sul capo del popo-
lo russo.
"Una partita straordinaria,
di M. Pascenko e B. Dezkin
É la storia di una vivace partita di cal-
cio combattuta in un negozio di giocattoli,
ambiente non certo nuovo per i disegni ani-
mati sovietici.
Oggi ci sono soltanto i giocattoli liberi nel
negozio solo e chiuso.
Da una parte, un gruppo di birilli dall'aria
di uomini meccanici e con un sorriso strafot
tente sulle labbra, dall'altra le bambole, gli
animali e i bambolotti. Il banco diviene una
strada, lo scatolone un ufficio telegrafico ei per-
sonaggi assumono rapidamente un loro carattere
preciso. I birilli - robot sono gli sportivi
presuntuosi, consci della loro forza fisica e
quindi poco preoccupati di tutto quello che con-
cerne allenamenti e correttezza sportiva, spe-
cie di semidei," selvaggi,, del pallone. A loro
va la sfida dei bambolotti Piccoli, ma decisi a
non farla far da gradassi ai loro avvesari. Il
gruppo dei bambolotti si allena coscenziosamen-
te per l'incontro di calcio.
Entrano in campo i contendenti: da una
parte i birilli, che si atteggiano a divi di fron-
te ai flash dei fotografi ed alle camere della
televisione, dall'altra i bambolotti che conti
nuano imperterriti il loro allenamento. Incon-
tro, fasi alterne della partita, giuoco pesante