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Come molti artisti italiani, anche il giovane Gigante era solito realizzare accademiche vedute degli scavi archeologici dell'area vesuviana. L'artista continuò ad ammirare questi luoghi anche durante la produzione matura, durante la quale abbandonò le vedute consuete per sperimentare nuove angolazioni e suggestioni cromatiche. L'opera, nota anche come Casa di Arianna, fu realizzata nel 1856 per i Borbone ed offre un'inconsueta inquadratura da una delle stanze di soggiorno dell'abitazione che dà sul peristilio.

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