Ugo Bernasconi è stato, oltre che pittore, narratore, saggista, autore di aforismi e pensieri. Il fascino intimo e segreto del suo modo di dipingere, raggiunto attraverso la lezione simbolista di Eugène Carrière e lo studio dell’Impressionismo, è tutto nella consistenza plastica, cedevole, fatta di velature e di ondeggiamenti, della materia cromatica. Oltre che nella sua serie di ritratti, queste connotazioni si ripetono anche nelle vedute paesaggistiche, aggiungendo talora qualche tocco metaforico, allusivo dell’esistenza di un infinito ultraterreno oltre le apparenze al quale si tende senza poterlo raggiungere. Anche in questo dipinto, dove appare l’interno di un piccolo edificio agreste con un porticato, non c’è alcun tentativo di sfuggire alla nuda descrizione del luogo ma viene esaltata la sua intimità ambientale suggerendo la vita di chi vi abita. E il trattamento dell’impasto di colori terrigeni, come sempre duttile e delicato, è un invito a considerare quanto la presenza umana, in questo caso modesta e operosa, possa infondere il calore della socievolezza ad un abitato campagnolo.
(A. Longatti)
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