La carica drammatica e profondamente espressiva delle opere di Eugenio Prati (1889-1979), antitetica alle armonie graziose della scultura classica o accademica, viene subito riconosciuta e apprezzata dai giovani pittori e letterati veronesi che lo sentono partecipe delle loro medesime aspirazioni di rinnovamento artistico. La deformazione dei suoi personaggi diventa presto lirica espressione di una precisa dimensione interiore e rivelazione di sofferenza, fatica, sarcasmo, allucinazione, tutti elementi primordiali dell'uomo, esemplificati attraverso sculture, pitture e disegni fatti di silenzio, di sguardi dolenti e vuoti, di muti colloqui e angosciosi smarrimenti. "Il noviziato" è tra le opere più rappresentative in questo senso.
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