che Rambaudi si è trovato via via a sostenere, il fatto che l'attivita
pittorica abbia assunto nella sua vita un ruolo non ufficiale, quindi
non esposto alle disordinate interferenze di un gusto e di una cul-
tura necessariamente caotici, sono tutti segni di come egli abbia
sentito la necessità di mantenere operanti, per quanto possibile, quei
valori di stile morale armonico e equilibrato, quei rapporti molte-
plici, ma non vincolanti che nell'epoca attuale sempre più vengono
riferiti come diretto appannaggio di un mondo scomparso. Questo
mi sembra il piano su cui giustificare la freddezza apparente del-
l'opera, il suo « non essere trascinante », come Rambaudi stesso
dice, e su cui invece mettere in risalto il particolare tipo di nostalgia
che la rende, a una migliore lettura, tanto vibrante.
Si fa a Rambaudi un torto che fraintende all'origine il signifi-
cato della sua opera, interpretando le sue strutture come uno svol-
gimento di postulati ancora neoplastici. Se Rambaudi ha avuto il
merito di avvedersi.prestissimo, già dal '32, di una cultura europea
che faceva centro nel Bauhaus, ciò non è avvenuto all'insegna del
proselitismo ideologico, piuttosto per la sorprendente rivelazione a
se stesso di uno stile di vita in qualche modo consonante che tro-
vava immediatamente e nitidamente i suoi termini di espressione.
Tutto lo sviluppo del lavoro di Rambaudi, fino ai bellissimi grandi
quadri recenti che sembrano aprire una fase appassionante di piena
maturità, sta a testimoniare del rovesciamento di posizioni da lui
operato: mentre la chiarificazione del linguaggio razionalista tra le
due guerre si svolge sul piano di una morfologia assoluta che si
propone di rispondere direttamente all'assolutezza del pensiero, in
Rambaudi la necessità insopprimibile di un ordine scaturisce da un
senso di sè che cerca nel quadro un equivalente.
Non altrimenti l'atteggiamento di Tobey differisce da quello di
Mondrian intorno al '17: se quest'ultimo stabilisce un ritmo per-
fetto dell'universo escludendo l'incognita dei destini individuali, l'a-
mericano coglie un ritmo altrettanto perfetto ma come intessuto
delle causali angolazioni dei fenomeni esistenti. Semmai, entrambi
hanno in comune l'esigenza di parlare in termini profetici, a illumi-
nazione spirituale di tutti gli uomini; la pittura di Rambaudi è in-
vece il diario quotidiano di un uomo che ha sottilmente calcolato
il proprio equilibrio armonico in modo da articolarlo nella casualità
e imprevedibilità inerenti al corso concreto di un'esperienza. Nessun
1962, Il fiume (olio su tela, cm. 100 x 80)
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