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Struttura al neon per la IX Triennale di Milano

Lucio Fontana

Museo del Novecento

Museo del Novecento

L'eccezionale contributo di Fontana per l'allestimento della IX Triennale di Milano (1951), progettato dall'amico Luciano Baldessari con la collaborazione di Marcello Grisotti, si articola in due interventi monumentali: il "Soffitto spaziale" a luce indiretta per l'atrio del Palazzo dell'Arte e questa "Struttura" che domina lo scalone monumentale. Si tratta di una delle più impegnative installazioni ambientali realizzate dall'artista con il neon: un arabesco di luce fluorescente, composto da decine di segmenti tubolari piegati a mano, si snoda per 100 metri sospeso con cavi d'acciaio e una controsoffittatura appositamente allestita da Baldassari e Grisotti. Il colore blu scuro del soffitto contrasta scenograficamente con la luce potentissima emanata dalle lampade, smorzandone l'effetto d'illuminazione ambientale a favore della leggibilità del gesto disegnativo liberamente articolato nello spazio: la profondità e la tridimensionalità della composizione - spesso tradite dalle rappresentazione fotografiche che l'hanno, per lo più, consegnata alla storia dell'arte come un segno grafico quasi smaterializzato - dovevano essere rimarcate in modo sorprendente tanto dall'inclinazione delle tre rampe di scale, quanto dalla possibilità di goderne la vista non solo dal basso, ma anche, di scorcio, dal ballatoio del primo piano. Nelle più radicali realizzazioni su scala ambientale di Fontana, la luce, parallelamente impiegata per dare risalto grafico e plastico alle forme sinuose dei suoi soffitti a luce indiretta o dalle sue tele bucate, si trasforma nella materia fondamentale, e a volte esclusiva, dell'opera. Dalla fine degli anni quaranta, l'artista concepisce l'impiego di questo nuovo mezzo espressivo come uno dei raggiungimenti tecnici più significativi del movimento Spaziale, in continuità con la mitizzazione dell'energià luminosa che era stata caratteristica della teoria futurista. In una lettera all'amico Gio Ponti, Fontana dà prova di una consapevolezza poetica che va ben oltre il compiacimento decorativo o il tecnologismo dell'effetto: "Il 'Concetto Spaziale' che illumina lo scalone d'onore alla nona Triennale di Milano non è un laccio, un arabesco, nè uno spaghetto, è in barba ai critici... l'inizio di un'espressione nuova, abbiamo semplicemente sostituito... un nuovo elemento entrato nell'estetica dell'uomo della strada, il neon, abbiamo creato con questo un fantastica decorazione nuova". E decisiva si rivela la capacità di coinvolgere lo spettatore, come testimonia François Stahly: "Nel percorrere lo Scalone, lo spettatore cessa di essere spettatore passivo, perché ciascuno dei suoi passi, modificando le prospettiva, ne fa il co-creatore dello spazio in cui si muove." La progettazione dell'opera è complessa: numerosi disegni a groviglio, talvolta d'après, ne restituiscono bidimensionalmente l'articolazione, simulando l'andamento della traccia luminosa di una torcia elettrica agitata nel buio; presso l'officina meccanica della Compagnia Lampade Pasterol (oggi ditta Clod) di Rozzano - che ne conserva i disegni tecnici, utilizzati per la maggior parte delle successive ricostruzioni - lo scultore ne realizzava un bozzetto scultoreo in filo metallico oggi perduto, ma probabilmente apparentabile alla composizione in filo di ferro testimoniata da una fotografia d'epoca. Fontana e la ditta produttrice ricevevano in Gran Premio dalla Giuria superiore della IX Triennale, presieduta da Piero Portaluppi. Il catalogo generale dell'artista ne registra quattro ricostruzioni autorizzate: la prima di esse è conservata presso la Fondazione Fontana; la seconda, realizzata sotto la direzione di Luciano Baldessari e Zita Mosca per la retrospettiva di Fontana a Palazzo Reale nel 1972, non più recuperabile, è stata ora sostituita da questa per il Museo del Novecento; una terza, realizzata nel 1977 per una mostra sul design italiano degli anni cinquanta al Centro Kappa di Noviglio e successivamente depositata al CIMAC, è stata distrutta nel 1992; una quarta, realizzata per una retrospettiva a Bielefeld nel 1984, è stata donata dalla vedova dell'artista, Teresita Rasini, alla Fundació La Caixa di Barcellona. [Giorgio Zanchetti]

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  • Titolo: Struttura al neon per la IX Triennale di Milano
  • Creatore: Lucio Fontana
  • Data di creazione: 1951 (Ricostruzione autorizzata dalla Fondazione Lucio Fontana per il Museo del Novecento, Milano 2010)
  • Dimensioni reali: 250 x 1000 x 800 cm circa
  • Tipo: Installazione
  • Diritti: Fondazione Lucio Fontana, Milano
  • Materiale: Installazione ambientale, tubo di cristallo, luce al neon bianca

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