ne l'appoggi per quell'evenienza. In questo processo si deve nascondere
l'origine del mio vittimismo, la sensazione che mi offro come vittima. M
Ma allora è segno che mi sento di dover espiare una colpa.
Poi viene Elena e mi rivela che i Pesci sono affetti da vittimismo
e indecisione.
Molto spesso mi metto davanti alla pagina bianca con la penna ihliano,
la sigaretta nell'altra e voglio scrivere. Non ho niente di particolare
da scrivere, ma mi pongo in uno stato di attesa, spinta dal desiderio di
trovare qualcosa dentro di me da tirar fuori. Ho un'inquietudine vaga
non ancora formulata e io, impazinente, mi axpudex apposto per prenderla
al varco. Ieri ho letto di una femminista francese che dichiara di vi-
vere per scrivere. Mi ha disgustato. Segno che anch'io sono ossessionata
da questa attività. Ma almeno considero un punto d'onore non vantarmene.
14 nov. I bambini sono andati al mare in bicicletta, ma nell'albergo
scopro gente pericolosa per loro, li vogliono rapire o uccidere. E' gent
brutale che io cerco di conquistare e rimuovere dai loro propositi.
Sono traboccante di ka tenerezza e di apprensione per il Tita, ancora
piccolo. Siamo Pietre, Tita e io, ma ogni tanto al posto di Pietro c'è
mio padre. Tita a un certo punto è un chicco d'uva e l'altro (Pietro o
mio padre) che so, un raspo.
Una donna sta portando la sua bambina dal dottore e quella piange e si
båtta per terra. Tutte e due sono vestite di una specie di raso o taffe-
tas che le fa sembrare dei palloncini dalla vita, stretta, in sgiù. Non
resisto alla scena perchè la madre è minacciosa e arrabbiatissima,
cosi apro la porta di una casa-negozio e dico alla piccola "guarda cosa
ti do" e trovo li una bella bambola grnade come lei che si muove come un
burattino dell'opera dei pupi. La bimba è subito felice. Poi viene la
padrona della casa-negozio, le spiego il caso, non fa una piega, va tutto
benel. Vedo in faccia la bimba, è mongoloide, ma anche la madre lo è, si
somigliano come due goccie d'acqua.
Sono per strada,
tipo Via dei Greci a Roma, e vedo un topolino piccolo
PjG278 ki8750 e un po' rossiccio fuori di un negozio, sta mangiandom
qualcosa dalla forma di parmigiano. Con quello che ho in mano gli do
una sventola che lo uccide. Il negoziante mi grida dietro qualcosa, e
in effetti ho in mano una specie di coniglio rosso (o di topo grosso
come un coniglio), che subito mi chiedo dove diavolo ho preso, come
diavolo si trova li. Lo lascio andare, sebbene il negoziante mi dica
di finirlo, e lo vedo tutto intento a salire verso una finestrina chiu-
sa da inferriata, della cantina, suppongo. E' malconcio, ma non direi
per morire.
In-
qui, se qualcuno non mi aiuta, con questi sogni non ne uscirò. Non
mi basta leggere libri di psicanalisi, non riesco a interpretarli.
tanto li racconto a me stessa e li vivo come simboli, è già qualcosa.
Mi viene in mente che l'esperienza più angosciosa della mia vita l'ho
provata quando mi sono trovata in trappola dall'otorino-laringoiatra
e ricordo me vicino alla finestra e ancora fingendo di non capire cosa
mi succedeva, ho provato un tale terrore che, chissà, ho rischiato di
buttarmi dalla finestra. Avevo già avuto l'operazione della perforaione
del timpano, da più piccola, e anche li mentre la mamma in seguito
mi faceva presente quanto avevo sofferto, io avevo in mente soprattutto
il mio panico. Nel frattempo mi furono tolte le adenoidi e io non ricord
nè dolore nè paura, anche il liquido rosso che sputai, non lo associai
subito col sangue. Lì non c'era stato nesuun agguato, avevo cinque anni,
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