Io volevo sapere quello che mi hai detto. Volevo sapere cosa c'era dietro
il silenzio e il disagio dell'altra. Ma non lo sopporto. E non sopporto
che tu mi accusi di non sopportarlo. Mi viene la paranoia. Passo delle
giornate a ribattere punto per punto alle tue accuse. Oppure a ammettere
tutto,
anche di più. Non vedo più limite alle mie colpe e ai miei erro-
ri. Tu mi hai ingannata con la tua credulità: sei tu che mi hai dato le
conferme, la tua riserva mentale mi ha giocata. Ti aspettavi da me di
essere guidata, quello solo sapevi fare, e se con me te ne sei potuta li-
berare vuol dire che te l'ho permesso. Che lo volevo, anche se non lo
sopporto. Volevo sapere la verità, anche se hai dovuto lottare con me per
rivelarmela. Lo ammetto: mi ritiro di fronte alla verità che ho voluto
sapere. Non ho la forza che immaginavo di avere. Non posso credere che
credi davvero alla storia del "piccolo hitler" non è una provocazione,
un pensiero esaltato. Cerchi di torturarmi. Escogiti l'analogia più per-
versa per ferirmi, perché senta il tuo odio e ne abbia paura. Ne ho pau-
ra. Sono a terra, puoi passarmi sopra. L'odio ti rende perspicace, sotti-
le. Ti ispira. Non manchi un colpo. Non sei mai approssimativa. Ti vendi-
chi. Vuoi la mia pelle. Conosco questa sensazione, Potrei dire di odiarti,
ma non sarei convincente. Ho paura. Sono smarrita. Oppure ti odio anch'
io, ma con una certa riverenza, perchè ne va della mia mente e cerco di
mantenermi vigilante: tu sei diabolica, Se anch'io lo sono, lo sono di
seconda mano, di riflesso. Non posso dire "io" e agire, posso solo guar-
dare "te" e tremare. Questo è ancora transfert, lo so, ma non vedo via
d'uscita. Sono sopraffatta dalla vergogna di sentirmi impotente.
E' come quando ho preso LSD.: dopo, tutto sembrava inutile, ridicolo,
fantastiska*XXX 18. Il senso della realtà che ha Pietro, il suo equi-
librio che tanto mi rassicurano di solito, adesso mi sembrano limitati,
allora vuol dire che io mi lascio limitare per stare tranquilla. Fuggo
da me stessa. Che strano, tutto cambia. Ogni momento intuisco qualcosa
in una luce nuova. Mi meraviglio di aver avuto la dabbenaggine di crede-
re che le cose stessero veramente come le pensavo. Sento una grande pa-
ce. E' tremenda la paranoia, tutto quell'arzigogolare. Ho detto a Elena
tempo fa "Con gli uomini è più riposante vivere", "Berchè non ti chiedo-
no l'autenticità" mi ha risposto. Io avevo un'aria di sufficienza come
davanti a una formulax ripetuta. Invece è vero, solo che io non lo capi-
vo. Eppure avevo parlato di autenticità senza sapere quello che dicevo.
Autenticità come concetto. Vedo la mia posizione falsax in R.F., io so-
no un falso profeta. Finchè mi sembra che sia Ritva a pretendere da me
quest'ammissione mi dibatto, la trovo una violenza che lei mi fa, mentre
adesso ho bisogno io di dirmele, di dirla, di gridarla a tutte quante.
Non mi costa più. Bon mi umilia più. Mi umiliava nascondermelo. Subito
mi viene la tentazione di farne un capitolo edificante, o meglio, avevo
questa abitudine: passavo dall'autoesaltazione all'eccesso opposto. Quel-
10 che mi sembrava un impegno diverso, faticoso, specia18931141'impegno
per la costruzione assillante di difese, non ancora l'autenticità. Ho
vissuto una disperabax, logorante paranoia. Magari capito che anche Hi-
tler era solo questo, nelle sue dimensioni. Tutto può essere, ogni mia
convinzione può saltare. Non mi sorprendo più di nulla. Mi sento all'
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