QUARTIERE DI LEONE X - GLI “DEI TERRESTRI” DELLA FAMIGLIA MEDICI

Palazzo Vecchio Museum

Sul lato orientale di Palazzo Vecchio, a fianco del Salone dei Cinquecento, si trovano gli appartamenti un tempo destinati agli uffici di corte e agli ospiti del principato: il Quartiere di Leone X al piano inferiore e il Quartiere degli Elementi a quello superiore. Questi furono realizzati nell’ambito dei lavori di ampliamento del palazzo voluti dal duca Cosimo I de’ Medici e perciò detti quartieri n uovi. I lavori furono iniziati da Battista del Tasso alla metà del Cinquecento, e pro seguiti, tra il 1555 e il 1563, da Giorgio Vasari con vari collaboratori, tra i quali i pittori Marco da Faenza, Cristofano Gherardi e Giovanni Stradano. La peculiarità dei du e quartieri è la perfetta corrispondenza di forme e dimensioni tra le sale del primo e del secondo piano. Questa simmetria è funzionale al programma iconografico della decorazione degli ambienti elaborato dall’erudito Cosimo Bartoli. Ognuna delle sale del Quartiere di Leone X è dedicata a un personaggio illustre della famiglia Medici e ne mostra le imprese più significative. A ciascuna di queste corrisponde, al piano superiore, una sala dedicata a una delle prime divinità pagane, allo scopo di para gonare gli “dei terresti” della dinastia regnante alla prima stirpe degli “dei celesti”. La prima sala del quartiere è dedicata a Cosimo il Vecchio, a cui si deve l’affermazione del prestigio della casata medicea nel Quattrocento.

Sala di Cosimo il Vecchio
Cosimo il Vecchio (1389-1464), figlio di Giovanni detto Bicci de’ Medici, fu capostipite del ramo principale di questa casata e guidò l’asce sa politica ed economica di Firenze nella prima metà del Quattrocento, ponendo le basi del potere mediceo e guadagnandosi l’appellativo di Pater Patriae (Padre della Patria).

Tra le scene della vita di Cosimo il Vecchio affrescate nella volta della sala a lui dedicata, troviamo la partenza per l’esilio al quale lo avevano condannato gli avversari nel 1433, con l’accusa di avere tramato contro la Repubblica, e al centro, il suo rientro trionfale a Firenze dopo un solo anno.

Cosimo il Vecchio si distinse anche come mecenate e protettore di celebri artisti e letterati. In una scena della decorazione della sala compare rappresentato circondato da alcuni di essi: da sinistra, lo scultore Luca della Robbia, Ghiberti, Andrea del Castagno, Fra’ Giovanni da Fiesole, Pesello, Donatello, Paolo Uccello, Fra’ Filippo Lippi, Paolo del Pozzo Toscanelli, Brunelleschi, l’Argiropulo e Marsilio Ficino.

La fervida attività mecenatizia di Cosimo il Vecchi o contribuì ad abbellire e rendere gloriosa la sua città natale. Fra le commissioni pi ù prestigiose, a Cosimo si deve l’ampliamento della chiesa di San Lorenzo che diventerà il mausoleo della famiglia Medici.

Sala di Lorenzo il Magnifico
Lorenzo (1449-1492), figlio di Piero il Gottoso e nipote di Cosimo il Vecchio, fu detto Magnifico per il raffinato gusto artistico e le eccezionali doti intellettuali con cui condizionò la sua epoca, favorendo lo sviluppo e la diffusione della corrente umanistica del Rinascimento fiorentino. Lorenzo proseguì l’opera dei suoi predecessori, accentrando su di sé il controllo politico ed economico di Firenze, pur conservando, almeno formalmente, le istituzioni repubblicane

Negli affreschi della sala, Lorenzo il Magnifico è celebrato prevalentemente per la sua capacità di promuovere accordi e alleanze tra gli s tati italiani. Nella scena immaginaria al centro della volta compare infatti mentre riceve l’omaggio di ambasciatori italiani e stranieri, con molti doni, preziosi ed esotici.

Lorenzo amava circondarsi di letterati e filosofi, come appare in una lunetta della decorazione della sala, dove troviamo effigiati, da sinistra: Marullo Tracagnotto, Giovanni Lascari, Leonardo Bruni, Leon Battista Alberti, Cristofano Landino, Marsilio Ficino, Lorenzo il Magnifico, Gentile da Urbino, Demetrio Calcondila, Francesco Accolti, Pico della Mirandola, Agnolo Poliziano e Luigi Pulci.

Sala di Leone X
Giovanni de’ Medici (1475-1521), figlio di Lorenzo il Magnifico, divenne cardinale a soli tredici anni e nel 1513 fu eletto Papa con il nome di Leone X. Gettò le basi per la fondazione del futuro ducato mediceo della Toscana. La sua politica espansionistica garantì ai Medici nuovi domini, come il ducato di Urbino.

Gli affreschi alle pareti e le tavole dipinte nel soffitto della sala ripercorrono le tappe dell’ascesa al potere di Giovanni e i successi della sua politica espansionistica. Tra le scene principali, è da notare quella che, in una parete, che lo ritrae in piazza della Signoria nel 1515, in occasione del suo primo ingresso trionfale a Firenze dopo l’elezione al soglio pontificio.

Cresciuto nel dotto e raffinato ambiente di Lorenzo il Magnifico, Leone X portò alla corte pontificia fasto e splendore e, proseguendo la politica di mecenatismo del suo predecessore Giulio II, fece di Roma il principale polo culturale e artistico del primo Cinquecento.

Sala di Clemente VII
Giulio de’ Medici (1478-1534), nipote di Lorenzo il Magnifico, fu nominato cardinale dal cugino, il papa Leone X, che gli affidò il cont rollo del governo e delle imprese artistiche di Firenze. Nel 1523 ascese al soglio pontificio con il nome di Clemente VII. Il suo papato coincise con un momento difficile per la contesa del dominio sull’Italia tra l’imperatore asburgico e il re di Francia, culminato con l’invasione delle truppe tedesche nello stato pontificio, alleato dei francesi (1527). Alla notizia del Sacco di Roma, Firenze insorse contro i Medici proclamando la seconda Repubblica. Il papa e l’imperatore Carlo V si allearono per ripristinare il controllo mediceo della città. La Repubblica cadde nel 1530, dopo dieci mesi di assedio e Clemente VII pose a capo dello stato fiorentino il suo pronipote Alessandro de’ Medici.

Nel quadro del programma allegorico celebrativo dei grandi protagonisti di casa medici, la Sala di Clemente VII come quella di Leone X, occupa un posto di rilievo, con la magnificenza della sua decorazione, incentrata sugli avvenimenti che avevano contribuito a rinsaldare il dominio mediceo sul capoluogo toscano: la solenne Incoronazione di Carlo V a Bologna, rappresentata nel riquadro centrale del soffitto, l’Assedio di Firenze, il ritorno di Alessandro de’ Medici a Firenze con l’investitura imperiale.

Sala di Giovanni delle Bande Nere
Figlio di Giovanni di Pierfrancesco del ramo cadetto dei Medici, detto dei Popolani, e di Caterina Sforza, Ludovico (1498-1526), chiamato Giovanni dopo la morte del padre, è ricordato per essere stato uno dei capitani di ventura più valorosi del suo tempo, al servizio del papa Leone X e, a fasi alterne, dei francesi e degli imperiali. Deve il suo soprannome alle bande nere di cui volle fregiare se stesso e i suoi soldati, in segno di lutto, dopo la morte del papa Leone X. Sposando Maria Salviati, nipote di Lorenzo il Magnifico, riunì i due rami del casato mediceo. Dall’unione nacque il futuro duca di Firenze Cosimo I.
Sala di Cosimo I
Figlio di Giovanni delle Bande Nere e di Maria Salviati, nipote di Lorenzo il Magnifico, Cosimo (1519-1574) discendeva dal ramo cadetto del casato mediceo per parte paterna e da quello principale per parte della madre. Nella sala a lui dedicata si ripercorrono le tappe fondamentali dell’ascesa e del consolidamento del suo potere, dall’elezione a duca di Firenze dopo la morte di Alessandro de’ Medici nel 1537, alla vittoria di Montemurlo, alla fortificazione e all’ampliamento dei confini dei suoi domini, con l’ annessione dell’Isola d’Elba e la conquista di Siena. Dopo un anno dal matrimonio con Eleonora di Toledo nel 1539, si trasferì con la corte in Palazzo Vecchio, e incaricò prima Battista del Tasso e poi Giorgio Vasari di dirigerne l’ampliamento e la trasformazione.

Cosimo I promosse gli studi scientifici e letterari, commissionò opere importanti e fondò la prima Accademia delle Arti e del Disegno (1563), contribuendo ad affermare il primato culturale di Firenze.

Tra la Sala di Cosimo I e quella di Clemente VII si trova la cappella dedicata ai santi medici Cosma e Damiano, scelti come patroni dai capostipiti del casato mediceo, forse in riferimento alla loro professione. Cosimo il Vecchio e Cosimo I de’ Medici vi sono ritratti nelle vesti dei due santi Cosma e Damiano nei pannelli laterali di un trittico incassato nella parete dell'altare, che in origine recava al centro la versione originale della Madonna dell’Impannata di Raffaello Sanzio, oggi a Palazzo Pitti e sostituita in loco da una copia della fine del XVI secolo.

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