Le sculture dell'antichità

Mantova Museo Urbano Diffuso

Complessa è la storia della notevole collezione di sculture antiche, greche o romane, che viene ospitatanel Museo della Città. La maggior parte degli oggetti proviene dalcollezionismo di Vespasiano Gonzaga, il signore di Sabbioneta che fu, secondoalcuni, il primo italiano ad ideare un vero e proprio museo. Tale lascito, inseguito disperso, venne lacunosamente riunito all’epoca dell’imperatrice MariaTeresa, fino a formare uno dei nuclei fondamentali del Museo Patrio. Ma quel che è più notevole è il rapporto traRinascimento e gusto dell’antico, tanto che, come sappiamo, l’insaziabiledesiderio di opere d’arte di Isabella d’Este e dei suoi discendenti cercavaovunque esemplari sia antichissimi che a quel tempo moderni. Così, nelle saledell’odierno museo, rivive quello spirito che, paragonandosi ai modelli romanie greci, giunse a creare capolavori inestimabili.

Seggio da teatro
Si tratta di un sedile d’onore in marmo bardiglio con tracce di policromia,da tipo greco del quarto secolo avanti Cristo, proveniente dalla prima fila diun teatro greco dell’area ionica, della zona di Colofone presso Smirne in AsiaMinore, rilavorato in età medievale probabilmente per essere riutilizzato inuna chiesa come seggio episcopale.Siamo di frontead un lavoro di straordinaria fattura plastica e grande suggestione emotiva,che la tradizione locale identificava come il Trono di Virgilio, quasi ariservare al sommo poeta il ruolo di principe e patrono della città.
Statua di Venere Anadiomene
Il torso nudo di questa Venere dalle forme generose e vagamente arcaiche poggiava sulla gamba destra ed aveva probabilmente il braccio sinistro, ora completamente mancante, alzato. Si tratta di una scultura di buona qualità nella resa del nudo, dalla struttura morbida e delicata. Le ridotte dimensioni riconducono a funzioni eminentemente decorative. La nudità e il ritmo generale della figura si ricollegano alla serie delle Veneri pudiche, in particolare alla Venere Cnidia, una delle opere più famose dell’antichità, creata dallo scultore greco Prassitele tra il 364 e il 361 avanti Cristo per la città di Cnido, in Asia Minore.

La statua è in marmo italico, da tipo greco del quarto o terzo secolo avanti Cristo. Il torso appare caratterizzato dalla presenza della nebride, ovvero la pelle di cerbiatto, agganciata alla spalla destra, ripiena di frutta e tenuta tesa dalla mano sinistra. Nella parte posteriore il torso risulta squadrato.

Statua maschile
La piccola scultura in marmo greco, del tipo del quinto o quarto secolo avanti Cristo, si caratterizza per il raffinato modellato e l’armonia dell’anatomia maschile, messa in evidenza dalla leggera inarcatura del busto che permette di evidenziare l’elastica prestanza della muscolatura finemente lavorata. Su base documentaria è stata identificata come una delle statue provenienti dalla collezione antica di Vespasiano Gonzaga di Sabbioneta.
Altorilievo con Bacco
La figura nuda e in altorilievo di Bacco, in marmo pentelico da tipo greco del secondo secolo avanti Cristo, poggia su un’alta base. Il braccio destro, ora mancante, era inarcato sul capo, quello sinistro poggia sopra un tronco sul quale si arrampica un serpente. La mano sinistra tocca un grappolo d’uva, tradizionale attributo di questa divinità. Il Bacco era anticamente conservato presso la villa gonzaghesca della Favorita, sita nei dintorni di Mantova. Appartiene alle opere acquisite dal Duca Carlo I Gonzaga Nevers, probabilmente presso il mercato antiquario di Venezia, intorno al 1670.
Statua di Efebo
L’opera, in marmo greco e da tipo greco del quarto secolo avanti Cristo, riproduce in copia il cosiddetto Narciso, ovvero secondo altre ipotesi un Adone. La testa con i capelli corti e ricciuti è appoggiata sulla spalla sinistra. Meno elegante di altre copie, si caratterizza per una certa grazia malinconica. Si tratta di una scultura comunque notevole per l’armonia della resa anatomica e la raffinatezza del modellato.
Sfinge con testa maschile non pertinente
La sfinge, insieme ad una compagna, che ha testa femminile pertinente, proviene dal Palazzo Ducale di Sabbioneta. È in marmo greco e viene da un tipo greco del quinto secolo avanti Cristo. La tipologia delle due figure mitologiche, da leggersi in coppia, si richiama alla tradizione che raffigurava le sfingi come mostri alati dalla testa umana e dal corpo leonino, colto in posizione seduta. Probabilmente entrambe avevano in origine una destinazione funeraria. In ambito greco-romano, infatti, le sfingi erano usate a tale scopo, quindi erano diffuse nella dotazione di sarcofagi o sepolcri. Solo a partire dall’età augustea compaiono come semplici motivi decorativi.
Monumento sepolcrale di Settimia Spica
Il delicato ritratto di epoca romana di un personaggio femminile morto ancora in giovane età è ricavato all’interno del cippo, e si staglia sopra l’epigrafe e sopra una figurina di coniglio, animale che forse le era caro. Il tutto è raffigurato con una notevole grazia, quasi a voler accompagnare con una carezza la defunta nel suo ultimo viaggio. L’iscrizione recita: SEPTVMIA C (F) / SPICA ANNO/ ET MENSE / TERTIO.

Ai lati del cippo appaiono due interessanti giocolieri in bassorilievo. Ecco quello sul lato sinistro, che gioca agilmente con sette palle, due nelle mani, due sopra i piedi e tre volanti. Un’immagine di un certo vigore, che unisce la prestanza del ginnasta alla grazia del tocco.

Edicola funeraria con tre ritratti
Questo bell’esemplare di epoca romana mostra tre ritratti in cui i volti dominano sul resto del corpo, grazie alla maggiore profondità del rilievo. Il tratto scolpito presenta una certa rudezza, che tuttavia aggiunge carattere ai personaggi, un uomo al centro e due donne ai lati. Il tutto incorniciato da un frontone con acroteri a testa di leone.
Rilievo funerario
Il reperto, proveniente da Sabbioneta, mostra un soldato romano che svolse funzioni di tibìcine (flautista) e di cornìcine (suonatore di corno) nell’esercito.Infatti egli porta nella destra una tibia e nella sinistra un corno. L’iscrizionedice: “Cneo Coponio Felicio, nato a Tivoli, fu rapito dal fato ad Aquileia. Il fratello volle venerare il defunto con un sepolcro”.
Riconoscimenti: storia

Ideato e promosso da / Founded and Promoted by: Mattia Palazzi (Sindaco del Comune di Mantova) con Lorenza Baroncelli (Assessore alla rigenerazione urbana e del territorio, marketing urbano, progetti e relazioni internazionali del Comune di Mantova )
Coordinamento Scientifico / Scientific Coordinator: Sebastiano Sali
Curatore testi e immagini / Superintendent texts and images: Giovanni Pasetti
In collaborazione con / In cooperation with: Stefano Benetti (Palazzo Te e Musei Civici)
Foto di / Photo by: Gian Maria Pontiroli
Redazione /Editors:
Erica Beccalossi
Sara Crimella
Carlotta Depalmas
Veronica Zirelli
Un ringraziamento speciale a / A special thanks to:
Chiara Pisani
Lo staff di Palazzo Te che ha fatto il turno dalle 19 all’1 del mattino per la gigapixel per tre giorni di fila
Paola Somenzi

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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