1940 - 1984

EDUARDO DE FILIPPO AL TEATRO DELLA PERGOLA

Teatro della Pergola

"Firenze non è una città, è una casa" 

Eduardo De Filippo, come tutti i grandi uomini di teatro, ebbe diverse città di elezione: tra queste la natia Napoli, Roma che lo vide debuttare bambino al Teatro Valle, e Firenze dove la sua “casa” era il Teatro della Pergola. Un rapporto speciale, fatto di tante repliche memorabili, di qualche celebre debutto, e del sogno di una scuola di drammaturgia attraverso la quale trasmettere il suo sapere alle generazioni future. Un rapporto speciale basato anche sulla particolare sintonia con Alfonso Spadoni, allora direttore del Teatro. Questa esposizione traccia un breve percorso tra le memorie di Eduardo nei suoi passaggi alla Pergola. Un grande uomo di teatro nella sua vera casa: il Teatro.
1940-1943 Gli esordi alla Pergola con i fratelli Titina e Peppino
La Compagnia del Teatro Umoristico “I De Filippo” nasce intorno agli anni Trenta del Novecento. I tre fratelli, Titina, Eduardo e Peppino, dopo essersi affermati come compagnia autonoma nel comprensorio napoletano, riescono in pochi anni ad ottenere il successo in tutto il territorio nazionale. La compagnia arriva per la prima volta al Teatro della Pergola di Firenze nella stagione 1939/1940, con la commedia “Uomo e galantuomo”. Visto il buon esito dell’esperimento, il direttore del teatro di allora Aladino Tofanelli invita la compagnia a ritornare, nella stagione 1941/1942, con il debutto in prima assoluta de “Io, l'erede” e nella stagione successiva con una serie di repliche dei suoi spettacoli di repertorio.

La commedia non trova consenso nel pubblico fiorentino, che gli destina un'accoglienza molto tiepida, e segna anche l'inizio dei dissapori tra i fratelli Eduardo e Peppino.

1944-1960 Il Teatro di Eduardo
Nel periodo successivo i problemi legati alla guerra modificano le possibilità di spostamento delle compagnie teatrali, la Pergola si fa ricovero per sfollati e feriti, e fino al termine del conflitto il gruppo lavora solamente nella propria città natale e a Roma. Nell'immediato dopoguerra Eduardo e Peppino si separano: la sorella Titina rimane con Eduardo nella compagnia del “Teatro di Eduardo”, che torna a calcare i palcoscenici di tutta Italia, compresa la Pergola appena riaperta dopo gli importanti lavori di restauro resi necessari dalla guerra (stagione 1945/1946  "Napoli milionaria”, “Questi fantasmi” e “Non ti pago!” di Eduardo De Filippo). Nei primi anni Cinquanta la fama di Eduardo cresce a dismisura, anche al di fuori dei confini nazionali; i suoi testi cominciano a essere tradotti in altre lingue. 
1961-1965 Inizia il rapporto con Alfonso Spadoni
Nel 1961, il neo direttore del Teatro Alfonso Spadoni, un giovane funzionario poco più che trentenne brillante e dotato di grandi idee, inserisce nella stagione l’importante e affermata compagnia di Eduardo per risollevare le sorti del teatro che sta attraversando un momento di crisi di pubblico (stagione 1960/1961 “Il sindaco del rione Sanità” e “Sabato, domenica e lunedì” di Eduardo De Filippo). Dopo le date fiorentine, la compagnia De Filippo parte per il suo viaggio in tutta Europa e al rientro in Italia inizia per la RAI un ciclo di registrazioni televisive delle commedie di Eduardo che terrà la compagnia occupata per i due anni successivi. Nel 1964 Eduardo, ospite del Maggio Musicale Fiorentino, torna alla Pergola come regista di lirica per l’allestimento de “Il naso” di Schostakovic.
1966-1975 Eduardo di casa a Firenze
La Pergola diviene il tempio della prosa italiana, ma è costretta a fronteggiare un nuovo evento catastrofico: l’alluvione del  4 novembre 1966 danneggia seriamente il teatro, che riaprirà solo nel dicembre dell’anno successivo. Grazie, però, anche a questa drammatica interruzione s’intensificano i rapporti tra Eduardo, Alfonso Spadoni e la Pergola. Ogni anno il Maestro presenta le sue opere a Firenze e regala alla Pergola anche delle prime assolute. (stagione 1968/1969 “Natale in casa Cupiello” e “Filumena Marturano” di Eduardo De Filippo; stagione 1969/1970 “Sabato, domenica e lunedì”, "Le voci di dentro” e “Il contratto” di Eduardo De Filippo; stagione 1970/1971 “Questi fantasmi” e “Il monumento” di Eduardo De Filippo, prima mondiale; stagione 1971/1972 “Cani e gatti” e “Le bugie con le gambe lunghe” di Eduardo De Filippo; stagione 1972/1973 ”Il sindaco del rione Sanità“ di Eduardo De Filippo e ”'Na Santarella“ di Eduardo Scarpetta; stagione 1973/1974 ”Gli esami non finiscono mai“ di Eduardo De Filippo, prima mondiale; stagione 1974/1975 ”Lu curaggio de nu pompiere napulitano" di Eduardo Scarpetta, prima nazionale)
«Se, come è vero, e malgrado l’abuso pubblicitario della formula, una “prima assoluta” è veramente tale solo quando si rappresenta per la prima volta una nuova commedia; e se, come crediamo, solo le date legate  questo genere di prime, salvo rare eccezioni, saranno scritte nella storia del teatro, l’avvenimento fiorentino sarà, molto probabilmente, il più importante dell’anno. [...]» (estratto dal comunicato stampa). “Il monumento” debutta alla Pergola in prima assoluta il 25 novembre 1970, anticipato da un’anteprima per i critici e i giovani il 24 novembre. 

Facendo per la prima volta uno strappo al suo principio di non presentare mai, di non “spiegare” mai le proprie commedie, Eduardo scrive una breve “premessa” che appare sul programma di sala.

La Nazione, 11 gennaio 1982

Creato da Alfonso Spadoni, l'ETI 21 era uno speciale abbonamento dedicato ai giovani

La Nazione, 9 gennaio 1973

Lettera dell'amministratore di compagnia Carlo Argeri ad Alfonso Spadoni relativa all'organizzazione dello spettacolo “Il sindaco del rione Sanità”.

Bozza per la locandina dello spettacolo “Il sindaco del rione Sanità”

Durante la sua permanenza a Firenze, Eduardo progetta con il direttore Spadoni una scuola di teatro: «In questa scuola vorrei venissero formati non soltanto attrici ed attori professionalmente validi, di cui tanto abbisogna il teatro italiano, ma anche musicisti di scena, datori di luce, direttori di scena, scenografi, costumisti, registi, commediografi, fonici, realizzatori di scene, attrezzi e costumi. Ogni allievo frequenterà non solo le lezioni che competono alla specializzazione scelta ma anche gran parte delle lezioni degli altri settori del teatro, per poter raggiungere un alto grado di conoscenza dell'arte teatrale nella sua totalità. [...] Tale complesso deve essere indipendente da influenze politiche e quindi non sovvenzionato dallo Stato, ma si sosterrà con le proprie forze, e cioè con i proventi delle rette mensili degli allievi e con i guadagni delle rappresentazioni pubbliche.» (Lettera di Eduardo all'avvocato Fera, Roma, 18 marzo 1972) Ma i tempi per la creazione di questa scuola non sono ancora maturi e nel frattempo il Maestro continua a mettere in scena nuove produzioni a Firenze.

Momento Sera, 12 ottobre 1973

Il Tempo, 13 ottobre 1973

Il Messaggero, 13 ottobre 1973

1980-1984 Gli ultimi anni alla Pergola
Nelle stagioni successive la compagnia è occupata a registrare per la televisione un ciclo monografico di commedie dedicato al patrimonio eduardiano; Eduardo torna alla Pergola solo nel 1980, quando dà finalmente avvio alla Scuola di Drammaturgia. L'iniziativa, rinviata per motivi di salute nel 1976, realizza in forma ridotta quel progetto di scuola di teatro di cui Eduardo aveva parlato più volte con Spadoni, ed è organizzata in collaborazione con il Comune di Firenze.Le lezioni cominciano il 21 aprile in un teatrino ricavato nel ridotto del Teatro, e terminano a fine giugno con la scrittura della commedia “Simpatia”, elaborata dagli allievi a partire da un'idea di Eduardo, che sarà poi edita da Einaudi. (stagione 1979/1980 “Tre atti unici” - Gennariello, Dolore sotto chiave, Sik Sik l'artefice magico - di Eduardo De Filippo)
«“Firenze non è una città, è una casa”, dice Eduardo de Filippo. E agli spettatori fiorentini della Pergola offre ora affettuosamente la prima nazionale del suo nuovo spettacolo composto da un trittico di atti unici, da lui stesi in epoche diverse e sin qui mai riuniti in un unico “corpus” scenico. Tre lavori non accostati casualmente, perché consentono di entrare in un unico mondo teatrale e poetico, quello eduardiano, ove una malinconia senza lacrime stempera il lievito dell’amarezza, e il sorriso – e talvolta l’umorismo paradossale – non nascondono ma sottolineano la pena perenne dell’uomo comune. […] Lo spettacolo è lievitato stupendamente, punteggiato da un susseguirsi di applausi a scena aperta che – all’anteprima dedicata a giovani spettatori, cui abbiamo assistito – rappresentavano la comunione intimamente creatasi fra gli attori e la platea. [...] Il linguaggio del grande attore, fatto anche di pause e di silenzi, ha evidenziato un Eduardo tornato in grandissima forma anche fisica a consegnare un altro memorabile saggio della sua umanità. […]» (Arnaldo Mariotti, Avvenire, 10 gennaio 1980)
Dopo la felice esperienza della scuola, Eduardo negli ultimi anni della sua vita non torna più alla Pergola, ma continua a mantenere con il direttore ed amico Spadoni un rapporto di stima e fiducia reciproca, testimoniato anche dalla cospicua corrispondenza tra i due.

Cartolina inviata da Eduardo ad Alfonso Spadoni durante il suo soggiorno a Salsomaggiore Terme pochi giorni prima della morte, avvenuta il 31 ottobre 1984

Eduardo De Filippo
Riconoscimenti: storia

A cura di Gabriele Guagni

Coordinamento digitale Chiara Zilioli
Hanno collaborato Claudia Filippeschi, Riccardo Ventrella
Traduzioni Claudia Filippeschi

Si ringraziano Samuele Batistoni, Andrea Di Bari, Filippo Manzini

Un ringraziamento speciale a Lucrezia Scapinelli Spadoni

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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