L' architettura Arabo-Normanna di Palermo
Sotto i normanni, la Sicilia vive una stagione di grande sviluppo artistico e culturale, testimoniato dalle grandi opere realizzate in quel periodo. L’isola diventa sede di un vero e proprio regno, che ha come capitale Palermo. 

Chiamata in arabo Madina al-Siquilliya, città di Sicilia per eccellenza, la città di Palermo nasce come emporium fenicio-punico. Passando per la dominazione romana, vandala, ostrogota, diviene prima bizantina (535) e poi islamica (831-1071), conosciuta col nome di Balàrm, fino alla conquista normanna (1071-72).

L’impulso di una nuova cultura di tradizione nordica, generò nella Sicilia dei secoli XI-XII, un nuovo stile architettonico: l’Arabo-Normanno di Palermo impianta elementi innovativi di tradizione nord-europea quali l’accentuato verticalismo e l’uso di torri ai lati della facciata, in schemi bizantini, come la pianta a croce greca inscritta in un quadrato, e dettagli strutturali o decorative di matrice islamica come gli archi ogivali e gli splendidi intarsi policromi.

Tra il primo e l’ultimo decennio del XIX secolo, Palermo diventa meta obbligata dei viaggiatori del Grand Tour, che hanno lasciato testimonianza del proprio passaggio in città nei disegni, nelle lettere e negli appunti prodotti durante la loro permanenza in Sicilia. Il medioevo siciliano attira immediatamente l’interesse dei viaggiatori provenienti dal nord Europa, che vi si rivolgono con uno sguardo pieno di ammirazione.

Chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi
Fondata da Roberto il Guiscardo e dal fratello Ruggero d'Altavilla sui resti del castello saraceno di Yahya (Giovanni, in lingua araba), forse in occasione dell'assedio di Palermo del 1071. 

Nel 1150 la chiesa divenne un lebbrosario e lo svevo Federico II, ne trasferì la proprietà dalla chiesa all’Ordine dei Cavalieri Teutonici della Magione, sotto il cui controllo rimase fino al XVIII secolo. Alcuni resti di epoca islamica ritrovati in prossimità della chiesa confermerebbero la tradizione a cui si fa risalire la sua fondazione.

L'interno della basilica è diviso in tre navate e colonne che reggono un soffitto di legno con un santuario. La luce filtra dalle finestre ai lati, di forma leggermente ovale.

L’edificio è oggi al centro di un giardino di palme, all'interno del quale sono ancora visibili i resti del precedente castello arabo.

Al centro della cupola si trova il crocifisso ligneo dipinto di epoca quattrocentesca.

Palazzo dei Normanni
Nell'antichità fu castrum islamico eretto su preesistenze di origine punica, ancora visibili nei livelli sotterranei. Dal 1072 fu residenza dei sovrani normanni e sede imperiale nel periodo svevo. Il castello venne edificato sul punto più alto della città per poterlo difendere meglio. 

La sua struttura pare che in origine fosse composta da torri legate da ali, portici e giardini, delle quali rimane oggi solamente la cosiddetta Torre Pisana. Il Palazzo dei Normanni rimase la residenza del re fino alla fine del 1300, quando gli Aragonesi, succedutisi ai normanni, decisero, per motivi di sicurezza, di spostare la loro dimora presso il Palazzo Chiaramonte detto “Steri”. Il complesso divenne così una fortezza fino a quando, sotto il dominio spagnolo, i Vicerè di Sicilia tornarono ad abitarvi.

La sistemazione della piazza su cui si affaccia il Palazzo dei Normanni risale alla seconda metà del XVII secolo. Al centro, si trova il Teatro Marmoreo, un gruppo scultoreo eretto nel 1662 in onore di Filippo IV. Intorno al piedistallo, su cui si erge la statua dello scultore Carlo d’Aprile, sono disposte le raffigurazioni delle parti del mondo a quel tempo conosciute (Europa, Asia, Africa, America).

Le sale più importanti del Palazzo dei Normanni sono la sala del Duca di Montalto, al cui interno sono ospitate periodicamente alcune mostre, la Sala Rossa e la Sala Gialla, sedi di rappresentanza istituzionale. La Sala d’Ercole, il cui nome si deve al ciclo di affreschi che la decorano, ospita invece le riunioni dell’Assemblea Regionale Siciliana.

La Cappella Palatina
La Cappella Palatina (1130) si trova all’interno del Palazzo dei Normanni, nata originariamente come chiesa privata del re. È uno dei monumenti medievali meglio preservati di Palermo: si conservano, quasi inalterati, la decorazione marmorea in opus sectile dei pavimenti, i mosaici bizantini del presbiterio e delle navate, con storie di Santi, del Vangelo e della Bibbia, e le pitture islamiche dei soffitti in legno del 1143, caratterizzato da stalattiti ed alveoli di stile arabo (muqarnas). 

La pianta basilicale a tre navate è divisa da archi ogivali su colonne e capitelli antichi di reimpiego. La contiguità tra la cappella e l’edificio è ribadita dal balcone che permetteva ai sovrani di assistere alle funzioni religiose direttamente dagli appartamenti.

I normanni introducono l’arte musiva nelle chiese palermitane, avvalendosi di alcune maestranze provenienti dalla stessa Costantinopoli.
Il mosaico del Cristo Pantocratore nella cupola cattura immediatamente l’attenzione dei visitatori.

Chiesa di San Giovanni degli Eremiti
La Chiesa fu in origine un tempio pagano, successivamente un monastero gregoriano, fondato nel 581 d.C. e dedicato a Sant’Ermete e, infine, un luogo di culto islamico nel X secolo. Sui resti di quest’ultimo, sotto il regno di Ruggero II, venne edificata tra il 1130 e il 1148 la Chiesa di San Giovanni degli Eremiti. 

Così lo scrittore inglese Frances Minto Elliot descrive San Giovanni degli Eremiti nel suo Diary of an Idle Woman in Sicily (1881): «Una chiesa normanna vicina al palazzo e alla Porta di Castro […] riparata in un incavo è del tutto orientale, e con le sue cinque cupole starebbe benissimo a Baghdad o a Damasco. Accanto, il campanile gotico a quattro ordini di logge è sormontato da un’altra cupola, singolare adattamento di costruzione araba ad un costume cristiano».

Il luogo in cui sorge San Giovanni degli Eremiti è stato considerato, nei secoli e sotto le diverse dominazioni, un luogo sacro poiché, secondo la tradizione, vi si trovava una fonte d’acqua e una grotta sotterranea. L’impianto della Chiesa è a unica nave, a croce commissa, con la sola abside centrale sporgente. L’esterno è cadenzato dal ritmo delle cupole emisferiche e dall’incastro dei corpi volumetrici che si distribuiscono su diversi livelli altimetrici e assecondano la naturale conformazione topografica del suolo.

Il chiostro è definito da archeggiature acute, sostenute da colonnine binate che diventano tetrastili in corrispondenza degli angoli. Oggi l’intero complesso è inserito all’interno di un giardino di tradizione romantica, impiantato in occasione dei restauri ottocenteschi.

L’impianto della Chiesa è a unica nave, a croce commissa, con la sola abside centrale sporgente.

Le cupole rosse
Alla fine dell’Ottocento, l’architetto palermitano Giuseppe Patricolo (1834-1905) conduce diverse opere di restauro sui principali edifici di stile normanno della città, mirate a restituire le chiese e i palazzi all’originario aspetto medievale. Il rosso delle cupole fu una sua invenzione, motivata dal ritrovamento di alcune tracce di colore sulle cupole di San Giovanni degli Eremiti. Questa soluzione venne replicata nelle altre chiese normanne presenti a Palermo, fino a diventarne un simbolo. 

Le cupole normanne erano rivestite con un intonaco impermeabilizzante, composto da calce e “coccio pesto”, simile a quello impiegato nelle costruzioni romane. Tale rivestimento assumeva inizialmente un colore rosato, che però, sotto l’azione degli agenti atmosferici, mutava rapidamente in un grigio cinerino.

Chiesa di San Cataldo
La Chiesa di San Cataldo si affaccia su Piazza Bellini, in pieno centro storico. Il tempio fu realizzata sotto il regno di Guglielmo I, per volontà di Majone da Bari, Grande Ammiraglio del re normanno. L’edificio, sorto originariamente come cappella privata di un palazzo che oggi non esiste più, si basa sull’aggregazione di volumi semplici: un nucleo parallelepipedo, interrotto su un solo lato dall’abside semicilindrico, sormontato da tre cupole emisferiche di colore rosso su bassi tamburi finestrati in corrispondenza della navata centrale. 

Il prospetto esterno, in pietra arenaria, si presenta come un paramento murario compatto, la cui severità è smorzata dagli intagli delle arcate cieche e dalle ghiere traforate.

L’impianto interno è a tre navate, separate da colonne con capitelli di reimpiego.

Santa Maria dell’Ammiraglio
La chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio è stata fondata da Giorgio d’Antiochia, bizantino e Grande Ammiraglio del Regno di Sicilia al servizio di Ruggero II.  Vi si celebra il rito è greco-bizantino, portato in Sicilia dagli esuli albanesi in Sicilia, in conseguenza alle persecuzioni turche nei Balcani: da ciò deriva il nome della parrocchia, San Nicolò dei Greci, in quanto gli albanesi erano erroneamente chiamati «greci». 

Se cercate questa chiesa in giro per la città, sappiate che per tutti è semplicemente la Martorana,dal nome del vicino monastero benedettino fondato dalla nobildonna Eloisa Martorana nel 1194. Una curiosità: da questo appellativo deriva anche quello della celebre frutta martorana, tipico dolce palermitano a base di pasta di mandorla, prodotto in occasione della Festa dei morti e originariamente preparato dalle stesse suore benedettine.

L’edificio unisce elementi bizantini ad altri di chiara derivazione islamica e ha subito diverse trasformazioni e rifacimenti nel corso della sua storia, come si può dedurre dalla sua configurazione attuale.

L’interno è decorato con splendidi mosaici bizantini, i più antichi della Sicilia. Quest’ultimi non perseguivano solo una funzione ornamentale, ma soprattutto un ruolo politico e religioso: il Cristo Pantocratore nella cupola simboleggia la Chiesa Celeste con la sua corte di angeli.

Al centro della cupola il Cristo benedicente in trono, al
cui cospetto s’inchinano in adorazione quattro figure di Angeli.

Nel tamburo ottagono sono raffigurate otto
classicheggianti figure di profeti con la destra sollevata
nel gesto tipico degli oratori ed in atto di mostrare con
la mano sinistra i rotuli delle profezie: David, Isaia,
Zaccaria, Mosè, Geremia, Elia, Eliseo e Daniele.

La decorazione è stata eseguita da maestranze bizantine
operanti in Sicilia.

La cattedrale
La sua fondazione risale a Gualtiero Offamilio, arcivescovo della città dal 1169 al 1190. Nel sito si sono succedute una prima Basilica del IV secolo - distrutta dai Vandali - e una seconda costruzione del VI secolo. Trasformata in moschea al tempo della dominazione araba, fu restituita al culto cristiano durante il regno di Guglielmo II. Completamente ricostruita a seguito del terremoto del 1169 e consacrata nel 1185, fu collegata al Palazzo Reale da un camminamento coperto. 

Il portico che costituisce l’attuale ingresso risale alla metà circa del XV secolo ed caratterizzato da tre fornici ogivali. È impreziosito da una decorazione a girali che rappresenta “l’Albero della vita”.

L'interno e la cupola sono stati radicalmente trasformati intorno al 1767 per opera dell’architetto Ferdinando Fuga: è questo il motivo per cui è soprattutto nei prospetti che si conserva l’originario stile arabo-normanno.Le statue addossate ai pilastri che dividono le navate provengono dal grandioso retablo dello scultore Antonello Gagini (1478-1536), posto in corrispondenza della tribuna e disassemblato nel 1797.

Palazzo della Zisa
La Zisa, dall’arabo al-Azīz, la splendida, fondata dal re Guglielmo I e ultimata dal figlio, sorgeva fuori le mura della città e rappresentava il monumento più importante del parco di caccia del Genoardo (dall’arabo Jannat al-ar, “giardino” o “paradiso della terra”) ispirato ai riyad di origine persiana. 

All’esterno, è stato recentemente restaurato e riaperto il grande giardino, originariamente annesso al Genoardo. Il giardino, tagliato in due da un canale d’acqua che si ricongiunge alla Sala della Fontana, è attraversato da alcuni percorsi pedonali e ospita coltivazioni di piante tipiche del mediterraneo.

La Sala della fontana è il cuore nevralgico di tutto il palazzo, decorata con mosaici e tarsie marmoree in opus sectile, nicchie voltate a muqarnas e un raro pannello di mosaico bizantino con temi profani e iconografie islamiche. La sala era usata dal sovrano per ricevere la corte durante le torbide estati palermitane.

L’acqua proveniente dalla fontana nella parete, scivolando lungo una lastra marmorea, veniva convogliata lungo il canale scavato al centro della sala e arrivava alla peschiera antistante l’edificio. La lastra marmorea, entro cui scorre l’acqua che scaturisce dalla fontana, è posta in posizione obliqua e decorata a chevrons.

L'intradosso della volta di ingresso alla Sala della Fontana è abbellito con decorazioni pittoriche raffiguranti alcune figure mitologiche. Secondo la tradizione, le immagini rappresenterebbero i cosiddetti “Diavoli della Zisa”, alla base di molte leggende e credenze popolari.

Oggi, la Zisa ospita il Museo di Arte Islamica, all'interno del quale sono conservati reperti dell’area del Maghreb, e in particolare i musciarabia, paraventi lignei a grata, arredi e utensili realizzati in ottone e decorati con incisioni e intarsi. Recentemente, è stato anche costruito un percorso all'ombra con una struttura metallica, che riprende i motivi geometrici propri dell’arte islamica.

Palazzo della Cuba
  Il palazzo venne costruito come padiglione di delizie per il re normanno Guglielmo II. Alla Cuba, il sovrano e la sua corte si riposavano durante le ore più calde del giorno, godendo della frescura del luogo e delle fontane, deliziandosi della vista e dei frutti degli alberi che circondavano la residenza. 

Il palazzo era parte del circuito dei «Sollazzi Regi». Un tempo la residenza sorgeva infatti al centro di un lago artificiale, prosciugato alla fine della dinastia normanna, quando la Cuba venne trasformata in lazzaretto per i malati di peste.

La Cuba ha una pianta rettangolare. L’interno si articola in tre ambienti comunicanti. Al centro di quello principale si notano ancora i resti di una fontana in marmo e alcune decorazioni a muqarnas, tipiche dell’architettura di matrice islamica.

Il Boccaccio ambienta alla Cuba una delle novelle del Decamerone, narrando la storia d’amore tra Gian di Procida e Restituta, rapita dai mercenari ciciliani a Ischia e regalata a Federico, re di Sicilia. Dopo diverse peripezie, i due innamorati finiranno al rogo ma verranno salvati dall’ammiraglio del re, che riconosce nel ragazzo il nipote di un omonimo grande condottiero, artefice dell’ascesa politica dello stesso Re Federico.

Riconoscimenti: storia

Comitato Giovani della CNI Unesco - Regione Sicilia:

Rappresentante: ing. Elvira Nicolini

Referente Progetto: dott. Giuseppe Milazzo

Soci: arch. Giorgio D'Anna, dott.ssa Iolanda Di Natale, dott. Alessandro Romano, dott.ssa Irene Salvo

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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