QUARTIERE DEGLI ELEMENTI - GLI “DEI CELESTI” DELLA MITOLOGIA ANTICA

Palazzo Vecchio Museum

Il Quartiere degli Elementi, al secondo piano del Museo di Palazzo Vecchio, e il sottostante Quartiere di Leone X, destinati agli uffici di corte e agli ospiti del principato, furono realizzati tra il 1551 e il 1566 nell’ambito dei lavori di ampliamento del Palazzo voluti dal duca Cosimo I de’ Medici, sotto la direzione prima di Battista del Tasso e poi di Giorgio Vasari. Il Quartiere degli Elementi rispecchia la planimetria del Quartiere di Leone X, al quale è legato da un programma iconografico unitario, elaborato dall’erudito Cosimo Bartoli.

Ogni sala del quartiere è dedicata a una divinità mitologica, alla quale corrisponde, nel piano inferiore, un personaggio della famiglia Medici. Giorgio Vasari, nei suoi Ragionamenti, spiega il collegamento scrivendo che “non è niente di sopra dipinto, che qui di sotto non corrisponda” perché gli uomini “che per dono celeste fanno in terra fra i mortali effetti grandi, sono nominati Dei terrestri, così come lassù in cielo quelli hanno avuto nome e titolo di Dei celesti”. L a sovrapposizione era dunque volta a celebrare le glorie e virtù degli “Dei terrestri della illustrissima casa de’ Medici” equiparando l’ascesa al potere della dinastia alla “origine delli Dei celesti”.

Gli affreschi alle pareti e i dipinti su tavola nei soffitti sono opera di Giorgio Vasari e dei suoi collaboratori Marco da Faenza, Cristofano Gherardi e Giovanni Stradano. Il quartiere prende il nome dalla sala dedicata ai quattro Elementi che la mitologia antica poneva all’origine del cosmo.

Sala degli Elementi
Questo ambiente, dedicato ai quattro Elementi dell’Aria, dell’Acqua, del Fuoco e della Terra, corrisponde alla sottostante Sala di Leone X. Così come gli Elementi furono all’origine di tutte le cose, Leone X creò l e premesse per la fondazione del ducato mediceo della Toscana. Il ciclo comincia dal riquadro centrale del soffitto, dedicato all’Aria, con la rievocazione delle origini dei quattro Elementi generati dai semi di Urano sparsi da Saturno. I semi di Urano caddero in mare e diedero origine a Venere, la dea dell’Acqua, che in una delle pareti della sala sorge dalle onde circondata da divinità marine.

La falce cadde sulla Terra e formò l’isola della Si cilia dove è ambientata la scena sulla parete opposta a quella della Venere. Qui la dea della Terra, Cerere, dona i suoi frutti a Saturno, protettore dell’agricoltura.

Nella parete del camino, Vulcano, dio del Fuoco, forgia le frecce di Cupido assistito dalla moglie Venere e dagli Amorini, mentre i Ciclopi, suoi aiutanti, sulla destra, fabbricano le saette di Giove.

Sala di Cerere
Secondo la mitologia, Cerere, dea dell’agricoltura, era figlia di Saturno e Opi. Qui è rappresentata al centro del soffitto su un carro trainato da draghi mentre cerca la figlia Proserpina, rapita da Plutone, dio degli Inferi. Per intercessione di Giove, Cerere riuscì a ottenere da Plutone che la figlia potesse tornare a vivere con la madre sei mesi all’anno. Il mito pone questa alternanza all’o rigine delle stagioni, perché nei mesi in cui era costretta a vivere lontana dalla figlia, Cerere rendeva la terra improduttiva. A questa sala corrisponde, al piano inferiore, quella dedicata a Cosimo il Vecchio, che procurò gloria e prosperità alla città di Firenze, come Cerere provvide al benessere dell’umanità con i frutti della terra.

Dalla Sala di Cerere si accede allo Scrittoio di Calliope, un piccolo ambiente dedicato alla Musa della poesia, che al centro del soffitto compare circondata dagli attributi delle sue otto sorelle, protettrici delle arti e delle attività intellettuali. Quello delle Muse è un tema ricorrente nella decorazione di questo genere di ambienti, destinati allo studio e al collezionismo. Qui Cosimo I de’ Medici custodiva miniature, bronzetti, medaglie e altri oggetti di piccolo formato della sua collezione.

Sala di Opi
L’ambiente è intitolato a Opi, moglie di Saturno e dea della prosperità. Corrisponde alla sottostante Sala di Lorenzo il Magnifico, le cui doti diplomatiche furono riconosciute e apprezzate da molti sovrani, come Opi fu adorata da numerosi popoli. La divinità compare al centro del soffitto su un ca rro trainato da due leoni, circondata dalle allegorie delle stagioni e dei mesi dell’anno, accompagnati dai rispettivi segni zodiacali.
Sala di Giove
Questa sala, intitolata a Giove, figlio di Saturno e Opi e padre di tutti gli dei, corrisponde a quella che nel piano inferiore è dedicata al duca Cosimo I de’ Medici. Tale corrispondenza vuole celebrare le glorie e le virtù del duca mediceo assimilandolo al re delle divinità celesti. La decorazione del soffitto mostra l’infanzia di Giove che Opi fece allevare di nascosto e allattare dalla capra Amaltea, per evitare che fosse divorato dal padre Saturno, come i suoi fratelli. Amaltea qui rievoca il Capricorno, ascendente zodiacale di Cosimo I.
Terrazzo di Giunone
In origine l’ambiente si apriva su un loggiato a colonne costruito per offrire a Eleonora di Toledo, moglie del duca Cosimo, un affaccio sul quartiere di Santa Croce. In onore della duchessa, fu dedicato alla dea Giunone, sposa di Giove, raffigurata nella volta sopra un carro trainato da due pavoni. La nicchia nella parete avrebbe dovuto accogliere un’antica statua della dea proveniente da Roma, forse mai giunta a destinazione. Il progetto originario, rimasto incompiuto, prevedeva la realizzazione di una fontana su modello di quella dipinta a monocromo sulla parete.
Room of Hercules
La sala è dedicata al mitico eroe Ercole, nato dall’unione di Giove e della mortale Alcmena. Per questa ragione la moglie di Giove, Giunone, tentò di uccidere il piccolo Ercole ponendo due serpenti nella sua culla. Già al lora dotato di forza sovrumana, egli si salvò strozzando i serpenti, come si vede al centro del soffitto.

Ercole è noto per le sue innumerevoli gesta eroiche, e in particolare per le cosiddette dodici fatiche, otto delle quali figurano negli scomparti laterali del soffitto.

Da tali imprese dipende il parallelismo della Sala di Ercole con il sottostante ambiente dedicato al valoroso condottiero Giovanni dalle Bande Nere, padre del duca Cosimo I.

Terrazzo di Saturno
Il terrazzo, preceduto dal piccolo scrittoio dedicato alla dea della sapienza Minerva, è intitolato a Saturno che, come raffigura il dipinto al centro del soffitto, divorò tutti i suoi figli per evitare che questi potessero un giorno spodestarlo, con la sola eccezione di Giove, salvato con l’inganno dalla madre Opi. Le due scene del mito di Saturno nei riquadri maggiori, ai lati, sono in relazione con la sala sottostante dedicata a Clemente VII.
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