25 mar 2017

Vania Elettra Tam

Frattura Scomposta contemporary art

Vania Elettra Tam - opere esposte a Mantova in occasione della mostra antologica presso Palazzo della Ragione di Mantova

Biografia
Como, 1968. Vive e lavora a Milano. L’ironia e la seduzione delle sue sceneggiature si sovrappongono ad una velata critica sociale ma dallo sguardo sempre lieve, divertito e surreale. I rifugi casalinghi, la delicatezza e l’instabilità dei suoi microcosmi quotidiani ci mostrano autoritratti dell’artista mentre indaga le abitudini ossessive del mondo femminile contemporaneo. Lo spettatore è invitato a giocare con forme ed ombre, con la consapevolezza che niente è come sembra. Fra le principali mostre personali: "conTAMinAzione" Pallazzo della Ragione - Mantova; "Il giro del mondo in 30 m²" - Nardi Arte - Roma; “OKO 10” Šibenik City Museum - (Croazia); “Kanon – regole ferree” Woland Art - Trieste; "Doppia mentiS” - Orizzonti Arte - Ostuni; “Un giorno di ordinaria pulizia” e “Cronaca Rosa” Wannabee Gallery – Milano. Ha partecipato alla 54° Biennale di Venezia - Padiglione Italia diffuso - Palazzo Te - Mantova. Fra le collettive: “Un’altra storia” - San Carpoforo - Milano; “Aquisizioni” Museo Parisi Valle - Maccagno; “Coexist” E-lite Gallery - Lecce; "Iside Contemporanea" Museo Arcos - Benevento; "Plurale Femminile" Biffi Arte - Piacenza; "Aliens" Casa Ludovico Ariosto - Ferrara; “Cibi Condimentum Esse Famem” EXPO 2015 - Milano; “Perturbaciones” - National Museum of Fine Arts - Habana - (Cuba); “Art Basel Mania” FushionArt - Miami - (USA); “Artists & Authors” - San Diego Art Institute - (USA); “Meeting of Italian artists” - Casanova Palace - Praga - (Repubblica Ceca); “Book Art Project” - Baglioni Hotel - Londra (Inghilterra). La sua mostra personale a Trieste è stata presentata dal critico di fama internazionale Edward Lucie-Smith.
Bibliografia
“Il grande racconto di Ulisse” 2016 di Piero Boitani in cui è pubblicata l’opera “Circe App” di Vania Elettra Tam (‘16) - Editore: Il Mulino; “Seconda Biennale d’Arte Contemporanea di Salerno” 2016 Catalogo della mostra a cura di Giuseppe Gorga e Olga Marciano a Palazzo Ruscione di Salerno - Edizione Paguro; “Origami Clitoridei” 2016 Catalogo della mostra nello Stand di Frattura Scomposta alla Fiera Wopart di Lugano; “C&F” 2016 Catalogo della mostra a cura di Massimo Kaufann e Ivano Sossella allo Spazio Laltalena di Milano - editore Emmegi Contemporary; “Artists 4 Rhino” 2016 – Catalogo della mostra al Castello Sforzesco di Vigevano; “Il grande racconto dei miti classici” 2015 di Maurizio Bettini in cui è pubblicata l’opera “La nascita di Venere” di Vania Elettra Tam (‘08) - Editore: Il Mulino; “Aliens - Le forme alienanti del contemporaneo “ 2014 Catalogo della mostra a cura di Frattura Scomposta a Casa Ludovico Ariosto a Ferrara; “Femminile Plurale” 2014 Catalogo della mostra a cura di Alessandra Redaelli da Biffi Arte a Piacenza; “Iside Contemporanea” 2014 a cura di Ferdinando Creta al Museo Arcos a Benevento; “Aliens - Le forme alienanti del contemporaneo” 2013 Catalogo della mostra a cura di Frattura Scomposta a Palazzo Vernazza a Lecce; “Aliens - Le forme alienanti del contemporaneo” 2013 Catalogo della mostra a cura di Frattura Scomposta a Palazzo Pirola a Gorgonzola (MI); “Coexist - Eight different kind of fantastic art” 2012 Catalogo della mostra a cura di Ivan Quaroni da E-lite studiogallery a Lecce; “Cielo, cielo… mi manca - Vania Elettra Tam” 2012 Catalogo della mostra personale a cura di Laura Angelone da Art For Interior Gallery a Milano; “Lo stato italiano dell’Arte” 2012 Catalogo della mostra a cura di Vittorio Sgarbi al Palazzo delle Esposizioni di Torino- Edizione edizione INC; “Asta Disco - Sotheby’s” 2012 (onlus) a cura di Francesco Zanuso – Sede Sotheby’s a Milano; “10 ragazze per Freud” 2012 Catalogo della mostra a cura di Lori Adranga al Nu Factory di Roma; “Lo stato italiano dell’Arte – Regione Lombardia” 2011 Catalogo della 54^ Biennale di Venezia diffusa a cura di Vittorio Sgarbi - edizione SKIRA; “Un’altra storia – arte italiana dagli anni 80 agli anni 0” 2011 Catalogo della mostra a cura di Edoardo Di Mauro a San Carpoforo a Milano - edizione EMB; “La vita in una battuta - Christie’s” 2011 asta onlus curata da Wannbee Gallery pesso lo Spazio CityLife; “Discorsi Visivi – idee in Arte” 2011 Catalogo della mostra a cura di Augusto Ozzella e Francesco Giulio Farachi allla Rocca dei Rttori di Benevento - Gangelmi Editore; “Arte a Sud” 2011 Catalogo della mostra a cura di Francesca Londino a S. Caterina dello Ionio a Cardinale – Ferrari Editore; “Più arte meno in disparte” 2011 asta (onlus) a cura di Giorgio Barassi e Erica Rivolta alla Biblioteca Comunale di Como; “Locus Animae – Biennale Out Off” 2011 Catalogo della mostra a cura di Stefano Momentè al Kursaal di Jesolo; “Cronaca Rosa – Vania Elettra Tam” 2010 Catalogo della mostra personale a cura di Alessandra Redaelli alla Wannabee Gallery di Milano; “Acquisizioni” 2010 Catalogo della mostra a cura di Claudio Rizzi al Museo Parisi Valle di Maccagno – Silvia Editrice; “Mangia le prugne – costa poco fare molto” 2010 Asta (onlus) a cura di Luigi Cavadini e Tina Mallia a Villa Erba di Cernobbio a Como; “Another break in the wall” 2009 Catalogo della mostra a cura di Sivia Pettinicchio alla Wannabee Gallery di Milano; “Sguardi multipli” 2009 Catalogo della mostra a cura di Francesca Londino al Castello Estense di Ferrara – Ferrari Editore; “Love Nest” 2009 Catalogo della mostra a cura di Shamir Chala alla Wannabee Gallery di Milano; “NMB New Media Design – Le nuove forme dell’arte” 2008 libro a cura di Alberto Cecchi – Editoriale Sonetti; “La Fenice et des Artistes – 9” 2008 Catalogo della mostra a cura di Giacomo Pellegrini all’Hotel la Fenice di Trieste; “Arte Contemporanea Moderna Roma” 2008 Catalogo della Fiera d’Arte a cura di Daniela Yasmin all’EUR di Roma; “Sex Toys” 2008 Catalogo della mostra a cura di Sivia Pettinicchio alla Wannabee Gallery di Milano; “Dance with me” 2008 Catalogo della mostra a cura di Sivia Pettinicchio alla Wannabee Gallery di Milano; “1000 Artisti a Palazzo” 2008 Catalogo della mostra a cura di Luciano Caramel al Palazzo Arese Borromeo di Cesano Maderno (MI) – Editoriale Giorgio Mondadori; “Un giorno di ordinaria pulizia - Vania Elettra Tam” 2008 Catalogo della mostra personale a cura di Igor Zanti alla Wannabee Gallery di Milano; “Male di miele” 2008 Catalogo della mostra a cura di Silvia Pettinicchio e Marco Pozzi alla Wannabee Gallery di Milano; “Skull return to sender” 2008 Catalogo della mostra a cura di Sivia Pettinicchio alla Wannabee Gallery di Milano; “Luci.A - Vania Elettra Tam” 2007 Catalogo della mostra personale a cura di Sergio Curtacci; “La Fenice et des Artistes 8” 2007 Catalogo della mostra a cura di Giacomo Pellegrini all’Hotel la Fenice di Venezia; “Aliens – Le forme alienanti del contemporaneo” 2007 Catalogo della mostra a cura di Frattura Scomposta allo Spazionovantanove a Venezia; “ArteFatta - Vania Elettra Tam” 2005 Catalogo della mostra personale a cura di Carlo Ghielmetti al Chiostrino di Sant’Eufemia a Como; “L’altro Lario – Narratori e artisti alla scoperta di Como e del suo territorio” 2004 libro a cura di V. Guarracino e P. Aquilini – Editoriale Como srl.
ConTAMinAzione
Realismo non significa riportare l’arte nella realtà. Significa trasportare la realtà nell’arte; non solo accettare le vicende della vita ma elevarle. Laurence Olivier Osservo la prima stesura di “contaminazione” e mi viene alla mente un parallelismo tra questa spolveratrice di capolavori e Charles Edouard Jeanneret, l’”allontanatore” di corvi. Ma sarà poi vero che Le Corbusier si fregiò di questo pseudonimo alludendo a colui che scacciava i corvi dalle dimore? E se sì, fu una scelta dettata dall’umiltà o dalla supponenza d’essere il salvatore dell’architettura, colui che la proteggeva dal guano dei gracchianti deturpatori alati? Di certo Vania, nel dipinto che dà il titolo a questa mostra, si è raffigurata come colf intenta a spolverare la camera picta, con una reale, doverosa professione d’umiltà. L’idea che nelle vesti di un’artista d’assalto sia intenta a rimuovere simbolicamente le ragnatele dall’arte del passato, va infatti contro la sua vis ironica anzi, precipuamente autoironica. Tam si inserisce nei propri dipinti per una scelta di responsabilità, per condividere le nevrosi dei suoi personaggi, per affermare la propria appartenenza alla categoria delle casalinghe frustrate, delle teledipendenti, delle compulsive frequentatrici dei supermercati, delle sognatrici da rotocalco, delle inguaribili credulone, delle guerriere della quotidianità. E’ il suo un “armiamoci e partiamo”, mai un “armatevi e partite”. Prestare le proprie sembianze ai personaggi dei suoi quadri non ne fa un’eroina, ma una donna moltiplicata, capace di vivere profondamente tutte le esperienze del suo ruolo, scavando nel proprio io, rivelando sogni e bisogni, passioni, aspettative, delusioni, fragilità e determinazione. Si intuisce, in questo grande affresco artaudiano, in questo quotidiano teatro della crudeltà, che la protagonista è la donna nella sua complessità e non colei che presta la propria immagine per rendere più credibile la narrazione. Non ci sfiora neppure l’idea che vi sia una Vania/Barbie in cento versioni differenti: tutte le immagini riconducono ad un concetto molto più ampio, personalizzato, persino astratto, dove la casalinga, la sognatrice, la frustrata, la donna in carriera o la collaboratrice domestica altro non sono che la stessa donna, con le mille sfaccettature che le appartengono, una donna intrigante, ingenua e ammaliatrice, pudica e spudorata, un sunto variegato di femminilità. Come in un caleidoscopio impazzito le immagini si sdoppiano e siricompongono, presentandoci infinite variabili, provocazioni ammiccanti e veniali, ingenue o sfacciate, calembour, giochi di parole, doppi sensi che si susseguono in un vortice irresistibile di contaminazioni con la letteratura, il cinema, i fumetti, l’arte rinascimentale, l’enigmistica, i rotocalchi. L’everywoman di Vania Elettra Tam si aggrappa al sogno, alla fantasia, alla sensibilità, alle doti peculiari della donna, per sfuggire la monotonia del quotidiano: un asse da stiro diventa una tavola da surf con cui cavalcare onde vertiginose; grandi aspirazioni riaffiorano alla mente quando si impugna un aspirapolvere; la dama, con lo scopino, sostituisce degnamente l’ermellino; mentre la sagoma di un pollo sul pavimento proietta la nostra amica in un intrigante poliziesco, direttamente sulla scena del crimine. Non mancano le dame compassate e distanti (ma solo in apparenza) degli origami clitoridei, o le conturbanti sexy casalinghe di cronaca rosa, contornate da sex toys utilizzati nei modi più impropri, per fingere un’ingenuità ormai dimenticata. Anomalo appare il ciclo Kanon – regole ferree dove le dame rappresentate risultano intrappolate in strani meccanismi di tortura, che serrano loro bocca, occhi, naso con delle specie di cinture di castità per la testa, testimoni viventi della coercizione e della limitazione della personalità, dove l’ironia lascia il posto ad una critica sociale meno velata e sorridente rispetto agli altri cicli. Ma come sempre, parlando di Vania Elettra Tam, ci si scorda di sottolinearne la bravura, le rare capacità grafiche, l’originalità del segno… E’ il destino di chi ha qualcosa da dire e lo sa esternare con la propria arte: alla fine vi è una simbiosi talmente perfetta tra ciò che si rappresenta e il come, che non ci si sofferma a valutare le singole componenti dell’opera, come dire che la parte grafica viene data per scontata in una rappresentazione che assomiglia ad una sceneggiatura, in opere visive che son di fatto racconti. In Vania è in atto uno scontro: è come se la mente sfidasse la mano a realizzare i propri pensieri più complessi e bizzarri, ma nessuno può dirsi vincitore, in una patta senza fine che è il dono più prezioso e la condanna meno gravosa per Vania. Carlo Micheli
“Origami Clitoridei” di Amelì Lasaponara
Hanno il capo avvolto da un “soggolo bianco”, copricapo utilizzato dalle nobildonne dell’alto medioevo, che nelle singole opere, grazie alla ribellione concettuale dell’artista, assume concretamente strane forme, ora di uccello, ora di pesce, ora in qualcosa che vuole fuggire lontano. Gli effetti tridimensionali che Vania Elettra Tam imprime alle sue opere sono il risultato dell’applicazione dell’antica arte giapponese del piegare la carta, denominata appunto, origami. Vania Elettra Tam è un’artista che affronta il contemporaneo armata di seduzione, ironia e sagacia. Chi la segue da anni ha certezza che nulla è scontato e prevedibile poiché l’artista rende visibile l’invisibile: il disagio femminile ed al contempo la ribellione all'essere delimitate da un cliché che varia a seconda degli interlocutori, per il misero e non ancora superato preconcetto di controllo sociale.
“Kanon– regole ferree” di Franca Marri
L'artista rielabora ritratti di epoca rinascimentale sovrapponendo ai loro volti nuovi marchingegni di ferro volti a correggere eventuali loro difetti: labbra troppo sottili, nasi un po' adunchi, occhi troppo piccoli, fronti o menti troppo sporgenti. Il canone di bellezza, di classica memoria, ancora una volta intende porre ordine in una natura che sembra rassegnata a subire qualsiasi artificio in nome di un dogma senza più significato, in nome di un qualcosa che non appare più quale aspirazione ma soltanto una forma di coercizione, un'assurda convenzione. Il tutto filtrato sempre attraverso il variegato universo femminile che nell'intera opera di Vania Elettra Tam è protagonista assoluto di un immaginario al tempo stesso reale e irreale, ironico e onirico, straniante e rivelatore, capace di smascherare con intelligenza e leggerezza le molteplici sfaccettature delle proprie insicurezze e fragilità.
“DoppiaMentis” di Flavia Lanza
Doppia mentiS (anagramma di ‘sdoppiamenti’), rimanda alla creazione di un’atmosfera ben lontana da quella mitologica di Narciso ma vicina a quella del sogno lucido. Il mondo reale è separato (e unito) a quello alternativo da una linea immaginaria, quella dell’orizzonte. L’immagine del disopra, nella riflessione speculare, non corrisponde esattamente a quella del disotto, è una forma di protesta, un cosciente segno di ribellione e disobbedienza alle regole del gioco. Eppure, quella linea che le unisce e le separa, sembra parlarci di una forza superiore, che costringe i due mondi a restare uniti nonostante in loro vi sia il palese desiderio di andare in direzioni opposte. Dal punto di vista iconografico si avverte l’urgenza dell’artista, di sintetizzare l’immagine e ridurre la tavolozza cromatica per non cedere alla tentazione di colmare i vuoti e raggiungere non la semplicità, ma una segreta complessità.
“Rhodiola Rosea” di Sergio Curtacci
La Rhodiola Rosea è una pianta usata nella medicina naturale dalle proprietà straordinarie che, se assunta regolarmente, ridona equilibrio emotivo. Vania Elettra Tam ha intitolato così questo ciclo pittorico in cui raffigura strane creature ancestrali e tentacolari che si avvinghiano a figure femminili in una sorta di danza rituale, intessendo un rapporto di commistione. Quello che l'artista vuole rappresentare è un atto di rinascita e di ricostruzione. In seguito al ritrovamento di alcune cartelle di un’azienda tessile comasca, contenenti disegni fatti a mano, Vania ha pensato di inserire quei lavori all’interno dei suoi. Così, manufatti destinati al macero perché considerati ormai inutili, hanno recuperato una nuova validità e restituito senso ai quei simboli di origine indiana, erroneamente considerati decorativi, che rappresentano la vita e l'eternità.
"Ombre" di Ivan Quaroni
Una pittura Pop, di chiara ascendenza illustrativa, è quella di Vania Elettra Tam, che usa l’autoritratto comepretestuoso leit motive per indagare tic e ossessioni del femminino contemporaneo. L’artista ritrae i suoi alter ego impegnati in banali azioni quotidiane, come truccarsi, farsi il bagno o cucinare, proiettando sulle mura domestiche ombre fantastiche, che non collimano con i gesti e le movenze reali dei protagonisti. Costruisce una narrazione ironica, che scorre parallelamente alle vicende rappresentate in primo piano, come una sorta d’ipertesto visivo. La sua è, dunque, una figurazione che mescola mimesi realistica e trasfigurazione fantastica, disseminando le immagini di dettagli indiziari, che suggeriscono una chiave d’interpretazione.
"SOSpesa" di Loredana Barillaro
Nella serie SOSpese - estremamente ironica quanto esemplificativa a partire dal titolo - figure femminili sono ritratte come acrobate sui fili della vita, ognuna nello scorrere delle proprie giornate, delle attività quotidiane, del proprio lavoro. Ogni singola opera sta a dirci quanta fatica svolgano le donne. Non è poi così difficile tentare di identificarsi con loro. In fondo, ancora oggi, o forse più che mai, per una donna arrangiarsi in questa società - talora violenta - diventa un'impresa funambolica. Le figure femminile che l'artista dipinge non sono mai sole, c'è qualcuno dietro, qualcuno che la fantasia dell'artista, come in un gioco di ombre cinesi, sa trasformare in particolari sagome, compagne di una solitudine che fa trapelare una certa malinconia.
“Cronaca rosa” di Alessandra Redaelli
Vania Elettra Tam è una filosofa del nostro tempo che con un tono leggero, quasi da talk show, riesce a dire cose davvero terribili. Condita di un’ironia sagace e crudele è questa solitudine che si respira – affogata nel rosa. Da dentro i suoi dipinti, dove si autoritrae insieme alle amiche più care, oppure da fuori, con i suoi occhioni spalancati sul mondo, osserva tutto quanto con un sorriso indecifrabile stampato sul viso. Insomma, se il suo sventolante vessillo rosa sia la bandiera di una solitudine disperata o di una libertà affermata sta a noi deciderlo.
“Casalinghe disperate” di Igor Zanti
Difficilmente si trova un artista con tali qualità tecniche e attenzione al particolare che scelga di metterle al servizio di un linguaggio ironico ed irriverente. Mi ha ricordato l’atteggiamento di alcuni artisti che, all'indomani della promulgazione delle norme sull'arte stabilite dal Concilio di Trento, si sbizzarrirono con irriverenza nelle committenze private, creando dei veri e propri capolavori. La cucina, il bagno, il salotto, la camera da letto, e gli strumenti quotidiani che accompagnano la casalinga nella ripetitiva ritmicità dei lavori domestici, si trasformano per dar vita ad una plausibile irrealtà, dove ogni scena acquista un sapore epico, poetico e teatrale. Un mondo, quello immaginato da Vania Elettra Tam, dove è concesso a chiunque, con pochi mezzi e molta fantasia, di sentirsi dea o diva, santa o peccatrice, popolana o regina.
“Luci.A” di Sergio Curtacci
Luci.A è l’acronimo che vorrebbe simboleggiare sia una serie di opere pittoriche dedicate alle luci artificiali, sia rappresentare uno stereotipo di donna immersa nella sua quotidiana solitudine domestica. Computer, televisione, cellulare, navigatore satellitare ed ogni comodissimo oggetto tecnologico offre sì innumerevoli vantaggi, ma provoca anche isolamento, rendendo ogni individuo prigioniero delle mode. Le luci che si scorgono in queste opere non hanno la funzione di agevolare, ma sono emanate da oggetti elettrici o elettronici, che una volta entrate nel nostro quotidiano, a poco a poco se ne impossessano con la loro invasività, fino a divenire indispensabili, irrinunciabili, compagni "artificiali" della nostra fragile e solitaria esistenza.
Frattura Scomposta contemporary art magazine
Riconoscimenti: storia

Si ringraziano per i testi in mostra: Loredana Barillaro, Sergio Curtacci, Flavia Lanza, Amelì Lasaponara, Franca Marri, Carlo Micheli, Mattia Palazzi (sindaco di Mantova), Ivan Quaroni, Alessandra Redaelli ed Igor Zanti

Si ringraziano per il loro contributo fotografico: Antonio De Luca e Marco Besana
Si ringrazia Giancarlo Marcali per le traduzioni dei testi dall'italiano in inglese

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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