Come parte di uno stesso complesso monumentale tra Palazzo Ducale e la Libreria Marciana, si affacciano sulla laguna due pilastri in marmo e granito sormontati dalle statue dei due patroni della città: il leone alato, simbolo di San Marco Evangelista e San Tòdaro, il bizantino San Teodoro di Amasea, primo protettore della città. Sono le Colonne di San Marco e San Todaro.
LA STORIA
Sul loro arrivo a Venezia aleggia ancora il mistero. Si narra che furono portate dall'Oriente come bottino di guerra ed erette per la prima volta nel 1127 da Nicolò Barattieri, poi ricompensato per la titanica impresa dal Governo della Repubblica con la concessione in via esclusiva della possibilità di gestire proprio tra le due colonne un banco di gioco d'azzardo, severamente proibito nel territorio della Serenissima. Una concessione che ebbe fine con la morte di Barattieri.
Si narra che originariamente le colonne avrebbero dovuto essere tre, trasportate su tre diverse imbarcazioni. Al momento dello sbarco una di queste però si rovesciò, facendo così sprofondare la terza colonna tra i fondali fangosi della laguna. La leggenda racconta che lì rimase perché nessuno volle accollarsi la difficile impresa di recuperarla data la grande mole e il notevole peso. 
Venuto meno lo status di zona franca per il gioco d'azzardo, attorno al  XVIII secolo si consolidò la prassi di eseguire in questo luogo le condanne capitali, costringendo il condannato a tenere le spalle alla laguna e lo sguardo verso l'interno della piazza. Per questo motivo, ancora oggi i veneziani, per superstizione, evitano di passare in mezzo alle due colonne.
LA TORRE DELL'OROLOGIO
L’ultima cosa che i condannati a morte vedevano prima di morire era la torre dell’orologio dei Mori, proprio di fronte alle due colonne. Ecco spiegata la ragione del noto detto popolare: "Te fasso véder mi, che ora che xe" (ovvero ti faccio vedere io, che ora è).
LE COLONNE
Entrambe colonne sono state poggiate su basi ottoganali ornate di sculture raffiguranti le Scuole delle Arti e Mestieri, probabilmente in onore di coloro che aiutarono il Barattieri nell'ardua impresa, oggi purtroppo fortemente deteriorate. Ogni colonna presenta però arti e mestieri differenti, come differenti sono le sommità dei monoliti: una il leone di San Marco in bronzo, l'altra la statua di San Todaro.  
IL LEONE ALATO DI SAN MARCO
La colonna di San Marco, situata a ridosso del Palazzo Ducale, sede del Governo della Serenissima, si distingue per la statua del Leone alato posto alla sommità del monolite, simbolo di San Marco e patrono della città dal 862 d.C. Sul basamento della colonna, per lo più rovinato, è possibile identificare solo il mestiere del fruttivendolo raffigurato nell'atto di esporre la propria merce in un cesto.
La statua bronzea, caratterizzata dalla commistione di stili diversi, raffigura un leone alato dalla riccia e possente criniera mentre spalanca le proprie fauci. Il Leone, quale bottino di guerra, venne esposto da Napoleone nella parigina Place des Invalides, per poi far ritorno alla città lagunare nel 1815.L'opera, rimossa durante la seconda guerra mondiale, è stata poi riposizionata il 25 aprile 1991, giorno della festa di San Marco.
LA STATUA DI SAN TODARO
La Colonna di San Todaro, collocata a fianco della Libreria Marciana, è invece sormontata dalla statua del primo protettore di Venezia, San Teodoro, di origine bizantina, poi divenuto Todaro per i veneziani. Si narra che fu martirizzato per essersi rifiutato di fare sacrifici agli dei ed aver dato fuoco al tempio di Cibèle, un'antica divinità venerata in Anatolia e per questo viene raffigurato nell'atto di uccidere un drago.
La statua di san Todaro, il cui originale è custodito presso il vicino Palazzo Ducale, si caratterizza per essere il frutto dell'unione di parti tra loro diverse sia per i materiali, provenienti da zone differenti del Mediterraneo, sia per la loro datazione storica. Ciò rappresenta la testimonianza non solo della cultura millenaria di Venezia, ma anche del connubio che la Serenissima seppe costruire tra diverse civiltà.
Sul basamento della statua si riconoscono i mestieri del pescivendolo che offre il pescato contenuto in un cesto di vimini, accanto al fabbro intento a colpire un'incudine con il martello alzato. Accanto si riconoscono poi altre figure dai contorni però molto sfumati che potrebbero assomigliare a macellai e venditori di vino raffigurati mentre svolgono il proprio mestiere.
Riconoscimenti: storia

Alessia Schiavon

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