Brescia. Il Rinascimento nell'Italia settentrionale

Fondazione Brescia Musei

Si rende disponibile al pubblico internazionale la mostra itinerante delle opere rinascimentali della Pinacoteca Tosio Martinengo, presentata ai cittadini europei nelle sedi del Museo Nazionale di Varsavia (1 giugno - 31 agosto 2016), del Museo Nazionale della Finlandia a Helsinki (22 settembre 2016 - 15 gennaio 2017) e del Rijksmuseum Twenthe di Enschede in Olanda (22 febbraio - 18 giugno 2017).

Il Rinascimento nella collezione di Paolo Tosio
La figura del fondatore della Pinacoteca di Brescia è ricordata all’inizio della mostra da una piccola selezione di dipinti che documentano il gusto classicista di questo colto collezionista, che riuscì ad acquistare per la sua raccolta tre opere di Raffaello.

Esempio di tale gusto classicista è l' Angelo di Raffaello. Il dipinto è un frammento di una pala più grande, eseguita dall'artista per la chiesa di Sant'Agostino a Città di Castello.

Nelle forme del viso si nota l'influenza di Perugino, maestro dell'artista. Ben presto Raffaello avrebbe trovato un proprio stile, capace di unire alla dolcezza delle espressioni l'attenzione alla costruzione spaziale delle scene.

Il Redentore fu uno dei primi acquisti del Conte Tosio. La figura del Cristo è collocata in primo piano su uno sfondo di paesaggio appena accennato: la fisicità del torso nudo è sottolineata dalla luce tersa, che riverbera dal cielo e avvolge il corpo del Redentore.

Rientra nelle scelte di gusto classicista anche l'interesse di Paolo Tosio per Alessandro Moretto, la cui pittura era letta in chiave purista e nel quale gli intendenti bresciani del tempo riconoscevano il Raffaello bresciano.

Protagonista di questa tavola di Moretto è un'elegante dama, ritratta in un'espressione di malinconia. La donna è stata identificata da alcuni studiosi con la poetessa e cortigiana Tullia d'Aragona, mascheratasi da Salomè forse in occasione di un carnevale.

Il Rinascimento a Brescia
La scuola bresciana del Cinquecento, contraddistinta da prerogative autonome, si identifica nelle scelte di stile dei suoi massimi protagonisti: Foppa, Romanino, Moretto e Savoldo. La loro pittura unisce l'attenzione per la luce e per il colore a una particolare cura nella restituzione dei dati di realtà.

Vincenzo Foppa, iniziale protagonista di questa scuola, utilizza qui uno spazio prospettico pervaso da una luminosità naturale, diversa dalla concezione unificatrice propria della pittura centro italiana e del tonalismo veneto.

La lezione di Foppa diventa fondamentale per gli artisti del pieno Cinquecento bresciano, che la critica ha considerato precursori di Caravaggio.

Nella Cena in Emmaus di Moretto l’episodio miracoloso assume i toni di un racconto quasi domestico, popolato da imponenti figure in primo piano che emergono da una penombra densa fino all’oscurità.

Nel più tardo Cristo in passione e l’angelo il pittore sperimenta invece una tavolozza prossima al monocromo.

Le dominanti tonalità grigie si accordano con la coinvolgente forza espressiva dei volti.

Altro grande protagonista del Cinquecento pittorico bresciano è Girolamo Romanino.

La ricerca sulla luce e sul colore condotta da Romanino trova compiuta dimostrazione nei riflessi argentei delle vesti del Cristo Portacroce.

Nella grande pala della Natività, il manto argenteo della Madonna assurge al ruolo di vero e proprio protagonista della composizione.

La ricerca sulla luce accomuna la pittura di Romanino a quella di Giovan Girolamo Savoldo, il terzo grande maestro della pittura bresciana del Rinascimento.

I grandi maestri del Cinquecento tra Milano e Venezia
Per la comprensione della pittura bresciana è fondamentale il confronto con quanto il Rinascimento raggiunse in Lombardia e in Veneto. Sia Milano che Venezia intrattennero infatti con Brescia rapporti di fondamentale importanza, anche dal punto di vista storico e politico. All’inizio del Cinquecento il riferimento principale era costituito da Milano, da dove si diramava l'influsso di Leonardo e di Bramantino. Con la definitiva annessione di Brescia alla Repubblica Veneta, anche i suoi pittori subirono l’influsso dei grandi maestri lagunari. Il riferimento più determinante fu quello a Tiziano, presente in città con una delle opere più importanti della sua produzione giovanile, il Polittico Averoldi.

L'opera di Andrea Solario si dovrebbe collocare a seguito di un soggiorno del pittore milanese a Venezia. La scena si svolge in un ambiente cupo e sommariamente descritto.

Il carattere peculiare della tavoletta è quello di unire alla severità dell'impianto, di ascendenza bramantiniana, un'alta qualità pittorica, evidente nel rilievo cromatico delle figure.

Non si deve poi trascurare, in particolare per Savoldo e Moretto, l’esempio di Lorenzo Lotto, che scelse di lasciare Venezia per intraprendere percorsi del tutto autonomi, come testimonia la bellissima Natività, eseguita nel 1530.

Ritratti - da Savoldo a Tintoretto
La sezione dedicata alla ritrattistica sviluppa il confronto tra i pittori bresciani e gli artisti attivi tra il Veneto e la Lombardia.

La ritrattistica di Lorenzo Lotto concorre a definire, insieme ai rimandi alla tradizione giorgionesca, gli esiti di Savoldo; il suo notissimo Flautista, che emerge dalla penombra di una stanza, appare assorto in melanconiche meditazioni amorose al limite dell’introspezione psicologica.

Un più aristocratico distacco caratterizza i gentiluomini raffigurati da Moretto con meticolosa obiettività di dettaglio.

Il dipinto vive del connubio tra due tendenze fondamentali: da un lato l'impronta veneziana dell'impianto, evidente nell'impostazione della figura imponente, dall'altro l'uso tipicamente lombardo della luce, radente sulle superfici e atmosferica sullo sfondo.

La lezione di Moretto è sviluppata, in senso ancor più realistico, dal suo allievo diretto, di origine bergamasca, Giovan Battista Moroni.

Nel ritratto del Magistrato ritorna, come in Moretto, la soluzione del fascio di luce naturale che proviene dall’alto e si proietta sulla parete grigia del fondo, dando luogo a virtuosistici passaggi tonali.

Tintoretto in questo ritratto si concentra sulla resa del volto e dello sguardo fino a rendere l'aspetto vitreo degli occhi per mezzo di sottili tratti di biacca.

Il ritratto del pittore bresciano Pietro Maria Bagnatore presenta un uomo inquadrato a tre quarti di figura e posto leggermente di sbieco: la posizione è sottolineata dall'incidenza della luce sul pettorale dell'armatura.

Nel Cinquecento avanzato, la “verità” ricercata dai maestri bresciani e bergamaschi sembra quasi diluirsi nella preminenza data al ruolo sociale degli effigiati e al loro apparire in una dimensione di atemporale compostezza.

Riconoscimenti: storia

Comune di Brescia, National Museum of Warsaw, National Museum of Finland in Helsinki, Rijksmuseum Twenthe in Enschede.

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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