Sweden: Archive of Visions and Actions

Imago Mundi

Artisti contemporanei dalla Svezia

UN ARCHIVIO DI VISIONI E AZIONI
Che cosa accade se si chiede a più di duecento artisti di farsi minuscoli per stare su una tela di lino di 10 x 12 centimetri in cornice di legno? Inizialmente, questo formato può apparire impossibile. A me, curatrice e artista visiva, sembrava una vera e propria sfida trovare artisti svedesi noti e meno noti che volessero contribuire con la propria opera d’arte a un “piccolo”, apparentemente folle esperimento. Come faranno gli artisti a seguire questa direttiva comune quando dovranno minimizzare drasticamente la scala di un lavoro in genere molto più grande, oppure di un’opera concettuale, audiovisiva o di una performance, su una tela così ridotta? Qui riporto alcuni esempi di visioni e azioni artistiche da cui sono partiti e che hanno poi rappresentato durante l’autunno 2014 e la primavera 2015. Tutte le opere faranno parte dell’archivio mondiale Imago Mundi.

Beth Laurin - State Of Mind II (2015)

Daniel Segerberg ha sbriciolato la cornice e la tela con un coltello, poi ha disposto i resti in modo tale da creare un mucchio soffice e voluminoso. Johan Strandahl si è invece servito di un procedimento quasi opposto, producendo egli stesso la cornice e la tela dopo aver abbattuto un albero, tessuto a mano del cotone e prodotto da sé i punti metallici. Meta Isæus-Berlin ha avuto un rapporto combattuto con il formato ridotto e, alla fine, ha creato tre opere d’arte, una dopo l’altra, sulla stessa tela. La prima rappresentava un asilo sott’acqua da sogno! Nella fase finale si scorgono tracce dei primi due lavori. Cecilia Germain ha condotto uno studio sulle sostanze che compongono i profumi della quotidianità in Svezia, la cui maggioranza proviene da ingredienti d’importazione. Nella sua opera Scent knows no borders presenta l’insieme dei profumi sotto forma d’olio all’interno di una boccetta.

Matthias Van Arkel - Mini-Cube (2015)

Sono tanti gli aspetti dell’archivio Imago Mundi che affascinano già a prima vista, con i suoi libri dallo stampo editoriale condiviso da quasi cento paesi diversi. In primo luogo, il progetto lancia una sfida allo sguardo europeo e anglosassone sull’arte contemporanea, grazie a una partecipazione così massiccia di artisti provenienti principalmente da altre parti del mondo. In secondo luogo, il progetto dà spazio, grazie ai suoi libri, alle sue mostre e alla sua pagina web straordinariamente completa, anche agli artisti che non hanno avuto molta visibilità. Infine, il progetto costruisce ponti fra i diversi continenti, le culture e i linguaggi artistici.

Fa+ (Ingrid Falk & Gustavo Aguerre) - Schengen Tours Updated (2015)

L’archivio svedese è costituito da 214 opere che insieme creano una possibile istantanea dell’arte svedese odierna. Mentre ero impegnata nella scelta degli artisti, mi sono resa conto di quanto sia ricca e sfaccettata la produzione artistica in Svezia. Il risultato sarebbe potuto essere completamente diverso. Ma con questa mia selezione ho voluto rendere omaggio alla ricca diversità, alle espressioni sperimentali e all’intensa relazione con la contemporaneità della scena artistica svedese, con la speranza che l’archivio possa sorprendere sia il vasto pubblico, sia i conoscitori d’arte e gli artisti stessi.

Mandana Moghaddam - Utan Titel (2015)

L’età, la posizione geografica, i materiali, i mezzi, i temi e i metodi variano molto tra i partecipanti. Olle Bonniér è nato nel 1925 ed era famoso già negli anni ’40, mentre Inez Jönsson e Johan Österholm stanno ancora frequentando l’accademia di belle arti. La maggior parte degli artisti partecipanti vive in Svezia, anzi, in tutta la Svezia. In aperta campagna e in città, da Kiruna a Malmö. Alcuni vivono all’estero e una manciata di loro divide il proprio tempo tra la Svezia e altri paesi. Altri ancora, come Julia Adzuki, vivono in Svezia solo temporaneamente.

Valeria Montti Colque - Vulcano (2015)

Non mancano noti partecipanti che lavorano in coppia, fenomeno importante per smentire la concezione riduttiva dell’artista come figura solitaria. Ho voluto anche dare risalto agli artisti che hanno facilitato la vita agli altri colleghi, per esempio dedicando il proprio tempo a gallerie autogestite, le quali svolgono un ruolo importante poiché rappresentano spazi espositivi alternativi e sperimentali.

Katarina Pirak Sikku - Kallak 12 August 2013 (2015)

L’archivio svedese vuole entrare in dialogo con il concetto d’arte e con i precedenti archivi di Imago Mundi, costituiti in maggior parte da dipinti. In quanto specchio naturale del vasto concetto odierno di “arte” e delle nuove tecniche, molti partecipanti si sono destreggiati, nonostante il rigido formato in miniatura, tra l’arte visiva e altre discipline o forme artistiche: la coreografia, la poesia, la musica, l’architettura, la moda, il design, il fumetto, le illustrazioni per l’infanzia, la pedagogia, l’attivismo e la pianificazione urbanistica. Si sono espressi tramite un ampio spettro di mezzi e tradizioni come la pittura, la scultura, l’arte tessile, i graffiti, il tatuaggio, la performance, l’arte audiovisiva, il cinema, la lavorazione del vetro, le installazioni artistiche e di luce. Ora più che mai gli artisti si spingono verso i confini tra le differenti forme espressive. L’arte contemporanea fa in questo modo strada a nuovi sguardi sulla produzione artistica e funge da decodificatore dello spirito della nostra epoca.

Lars Arrhenius - The World Is Upside Down (2015)


Per i partecipanti la sfida è stata non lasciarsi ridurre dal minuscolo formato, bensì di sfruttarlo per mettere a fuoco il proprio obiettivo. Ann Edholm e Kristina Jansson, entrambe note per i loro grossi dipinti impattanti, hanno seguito percorsi ammirevoli durante i loro processi creativi. Quando le telefonai per parlarle della mia proposta, Jansson teneva casualmente in mano un’immagine grossa come un francobollo e per la prima volta si era decisa a lavorare in miniatura. Anche alla scultrice Thale Vangen le dimensioni ridotte cadevano a pennello, poiché proprio
in quel periodo non poteva lavorare con le sue pesanti sculture di animali meccanici.

Anna Lidberg - Gallery 1:10 (1:30) (2015)


Molti hanno affrontato questa scommessa creando un’opera compressa che potrebbe piuttosto definirsi l’emblema della loro pratica artistica. Il primo esempio è Carolina Falkholt, che lavora spesso con affreschi monumentali servendosi della poesia e della musica nelle sue tecniche pittoriche. Per questa collezione ha fatto un disegno degli ossicini dell’orecchio medio. Ingalena Klenell, invece, è solita dare vita a giganteschi boschi in vetro
e in molti dei suoi imponenti progetti si è posta questioni esistenziali sugli esseri umani. Quando le ho chiesto se poteva fare un’opera in miniatura, lei ha rappresentato un incontro intimo sotto forma di un bacio, ispirato alla morte di sua madre. Diverse altre opere si rifanno al divenire, in veste di fotografie, video, sculture, tessuti e dipinti. Fermano lo scorrere del tempo per immortalare un particolare istante o un ricordo. Tale tendenza si fa specialmente tangibile proprio in questa raccolta. L’archivio come capsula del tempo.

Victor Marx - Bird Mansion (2015)

Altri artisti hanno ingegnosamente usato entrambi i lati della tela, come si può ad esempio ammirare nei contributi di Per Wizén, Mandana Moghaddam, Vanna Bowles, Katja Pettersson, Dror Feiler, Eva Kerek, John Rasimus e Alessandra Di Pisa/Robert Stasinski. La libertà artistica ha avuto un’importanza fondamentale e, di conseguenza, se l’opera è cresciuta fuori dai bordi del formato, è stata concessa la possibilità di fuoriuscire di qualche centimetro. Dentro questa cornice, letterale, del progetto, gli artisti hanno avuto carta bianca, anche se a volte sono stata coinvolta per raccogliere idee sul piccolo formato. In generale, però, la cornice e la tela sono rientrate nel progetto spontaneamente, come delle opere d’arte che hanno preso vita grazie a una sorta di processo alchemico. A volte la tela è riapparsa dopo essere stata integrata in diversi contesti, ad esempio nella performance di Elin Wikström dove sono state aggiunte alcune tele di fronte al pubblico di una galleria, o ancora Kalle Brolin e Kristina Müntzing che hanno posizionato un prototipo di camera oscura sul monumento “La dignità del lavoro” a Malmö.

Knutte Wester - The Bastard (2015)

Il fatto che 10.000 artisti provenienti da tutto il mondo siano presentati in Imago Mundi alle stesse condizioni ha naturalmente fatto riflettere molti dei partecipanti svedesi, in parte sull’imprinting culturale, in parte sul proprio stile individuale. L’attenzione di Vague Research Studios si è rivolta al contesto internazionale, creando un circuito stampato alimentato a batteria per dimostrare che un quarto della popolazione mondiale vive senza elettricità e che le condizioni per fare arte non sono affatto uguali ovunque. Altri si sono invece concentrati sulle condizioni economiche e strutturali di Imago Mundi. Alvaro Campo ha cercato di comprendere il significato e le conseguenze del fatto che tutte le opere dell’archivio vengano donate e che non verranno mai vendute. Ha fatto una ricerca per definire quando si può sostenere che un’opera d’arte perde ogni valore economico e ha deciso che il suo contributo a Imago Mundi sarebbe stato il primo di una serie di performance future, un referimento per i posteri, in cui le opere verranno distrutte. Janna Holmstedt e Magnus Ottertun hanno creato confronti umoristici tra l’archivio mondiale e la classificazione delle piante di tutto il pianeta ad opera di Linneo.

Felix Gmelin - Ceramic Flag (2015)

L’archivio svedese solleva anche questioni politiche, come il concetto di nazione, ad esempio nei confronti del poco rispetto che la Svezia mostra verso le minoranze. Katarina Pirak Sikku, Anders Sunna e Liselotte Wajstedt hanno problematizzato la relazione tra la popolazione indigena lappone e lo stato svedese, offrendo, fra l’altro, alcuni scorci degli effetti permanenti che le miniere del Norrland stanno lasciando sul paesaggio. Monika Gora/Gunilla Bandolin, Ulrika Jansson, Andrea Hvistendahl, EvaMarie Lindahl e Caroline Mårtensson fanno luce sulla posizione sottomessa della natura e degli animali nella società razionalizzata. Nell’opera di Mårtensson, gli animali indesiderati si ritrovano incollati a delle strisce adesive di cui è munita una serra. In quella di Hvistendahl, un bebè rimane incastrato tra i fili delle mappe di alcune grandi città del pianeta, invitando a discutere sul futuro dell’uomo come essere intrappolato dalle catastrofi ecologiche che si è autoinflitto.

Peter Johansson / Barbro Westling - Türspion (2015)

Alcuni lavori esprimono rabbia e dolore per i lati oscuri o i comportamenti infimi dell’umanità e ci incitano a reagire. Low, la scultura di sangue di Magnus Wallin e il dipinto di Ella Tillema Puoi andare all’inferno si rivolgono a tutto il genere umano. Quali passi avanti abbiamo davvero fatto nella lotta per l’uguaglianza tra i sessi? È una delle domande che si sono poste Monica Melin in Quasi venuto e Ruskig in Donna scorbutica. Il potere dell’uguaglianza. Molti artisti hanno riflettuto sulle gigantesche conseguenze del consumismo. Quando Linda Shamma si è resa conto che le sue relazioni private erano state “usate” e “consumate” piuttosto che vissute in maniera durevole, ha deciso di mangiare la tela e farla divenire parte del proprio corpo. Ha realizzato una performance in cui le ferite di quel tipo di relazioni erano metaforicamente rappresentate dal palese rischio fisico che comportava tale azione.
Ci sono tante regole in Svezia, ma non ce n’è una che indichi quanto può essere grande un nido artificiale per uccelli. Victor Marx ha costruito un modello del suo progetto d’attivismo e d’arte di strada, in cui aveva invitato alcuni cittadini dell’Unione Europea senzatetto ad abitare nel suo enorme nido per uccelli. Cecilia Parsberg, dal canto suo, ha analizzato le donazioni fatte ai cittadini UE che chiedono l’elemosina e che sono arrivati in Svezia con l’apertura delle frontiere. Da una parte la sua tela bianca, dall’altra un frottage di una moneta da un EURO per far riflettere sul dilemma dell’elargizione di denaro che ripaga ogni forma creativa, contrapposta alla transazione di mezzi economici per pura sopravvivenza. Entrambi i tipi di donazione e di ricezione tangono tutte le persone. Felix Gmelin sostiene che l’arte dovrebbe essere utile e in un’Europa in crisi economica e sociale c’è, per la prima volta, una motivazione politica per un vero cambiamento. Anche la produzione artistica di Valeria Montti Colque mette in luce una forza contemporanea positiva che sa di cambiamento e ci ricorda che l’identità è un animale a più teste, che si sperimenta al plurare e che, metaforicamente, può rinascere di volta in volta da un vulcano incandescente.

Leif Elggren - Royal Restlessness (2015)

Questi sono solo alcuni esempi della varietà e delle tante correnti presenti nell’archivio svedese. L’insieme di Imago Mundi è un gioco gigantesco e unico tra i diversi mondi artistici. Tutti i partecipanti diventano parte di un contesto superiore grazie all’integrazione in un progetto mondiale fuori dal proprio giro, dalla propria zona e da ogni noto sistema di categorizzazione.

Vanna Bowles - Inherent Wood (2015)

Per prima cosa voglio dire un grazie sincero a tutti gli artisti che hanno contribuito con le loro opere, mettendosi in discussione e regalando una parte di se stessi con il proprio lavoro per Imago Mundi. La vostra generosità ha fatto sì che il mio impegno in questo progetto si sia tramutato in una grande gioia

Fredric Gunve - Gothenburg Gothic Story (2015)


Voglio ringraziare anche le seguenti persone: il co-redattore Jacob Kimvall che, con il suo sapere, le sue opinioni e la sua pazienza è stato d’inestimabile valore per questa raccolta; l’altro co-redattore e traduttore Sven Carlsson; Gabriella Berggren, Karl Lydén e Johanna Willenfelt per le loro traduzioni.
Grazie a Dan Jönsson per il suo brillante saggio; a Måns Holst-Ekström, Anna Best e Thomas Lunderquist per il loro aiuto; ai galleristi, ai critici, ai curatori e ai direttori dei musei per la consulenza offertami nell’ambito di questo progetto e per avermi aiutato con i testi. A Luciano Benetton va un grazie particolare per la fiducia che mi ha dimostrato offrendomi il compito di dirigere l’archivio svedese.

Per Wizén - Horse Around (2015)

Ciò che rende unico questo progetto è la forza della collettività e la grandezza che risulta dalla somma delle parti. Imago Mundi vuole dare inizio a un processo globale che generi nessi e legami tra gli artisti, i riferimenti artistici, le lingue e i significati. Ogni artista può essere considerato come una singola stella in un sistema solare, ma dobbiamo ricordare che ogni opera d’arte è parte di una più vasta produzione artistica, come una galassia a sé stante.

PAULA VON SETH
Curatrice, artista

Runo Lagomarsino - This Is No Time For Saluting Flags (2015)

http://imagomundiart.com/collections/sweden-archive-visions-and-actions

Riconoscimenti: storia

Curator
—Paula von Seth

Organization
—Valentina Granzotto

Editorial coordination
—Enrico Bossan

Texts
—Luciano Benetton
—Paula von Seth
—Dan Jonsson

Editing
—Jacob Kimvall

Editing and translation
—Sven Carlsson

Translation
—Gabriella Berggren
—Emma Cole
—Hugh Curtis
—Sara Favilla
—Karl Lydén
—Pietro Valdatta
—Johanna Willenfelt

Photographs
—Marco Zanin

Book design
—Marcello Piccinini

Production
—Marco Pavan

Cover
—Ann Edholm Kaddish, A Travel Icon

We would like to acknowledge the assistance with the biographies of the following people:
—Patrick Amsellem
—Måns Holst-Ekström
—Macarena Dusant
—Eva-Lotta Flach
—Britt Arnstedt
—Fredrik Ekman
—Katarina Wadstein MacLeod

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
Traduci con Google
Home page
Esplora
Qui vicino
Profilo