La Maestà di Santa Trinita Cimabue

Uffizi Gallery

“Mostrò in quell'opera, usandovi gran diligenza per rispondere alla fama che già era conceputa di lui, migliore invenzione, e bel modo nell'attitudini una Nostra Donna, che fece col Figliuolo in braccio e con molti Angeli intorno che l'adoravano in campo d'oro” Vasari 1568 Vita di Cimabue

La Maestà di Santa Trinita, Cimabue, 1290-1300
Cimabue realizzò questa grande tavola (3.85 x 223 m.), per la Chiesa di Santa Trinita, per l'ordine dei Vallombrosani. A detta del Vasari fino al 1471 stava sull'altar maggiore.

Nel 1810 passò nella Galleria dell'Accademia fiorentina e, nel 1919, agli Uffizi.L'originaria cornice monumentale andò perduta nell'Ottocento, e fu sostituita da un listello dipinto e dorato.

Le cosiddette “Maestà”, tavole verticali per lo più cuspidate di grandi dimensioni raffiguranti la Madonna con Bambino in trono, si diffusero in Italia centrale tra Umbria e Toscana nella seconda metà del Duecento con l'avvio delle grandiose trasformazioni architettoniche che coinvolsero chiese degli ordini mendicanti e le cattedrali.

Maria presenta il Bambino ai fedeli : tale formula deriva dall'icona bizantina detta Odighitria, ovvero "colei che mostra la via". La posa del Bambino è tipica, si volge verso la Madre piegando una gamba in modo da mostrare la pianta del piedino destro.

Il fondo oro allude alla luce divina del volto di Dio ed ha la funzione di collocare il Sacro in una dimensione fuori dal tempo e dallo spazio terreni. la decorazione del fondo e delle aureole veniva effettuata grazie all'uso di punzoni.

La doratura sull'abito della Vergine e del Bambino, di tradizione bizantina, prende il nome di agemina, dal latino "ad gemina metalla" (a doppi metalli) e designa la doratura a doppio filamento.

Cimabue propone alcune novità del linguaggio di Giotto rinunciando alle rigidezze dell'arte bizantina. Le espressioni si fanno carezzevoli e i volti, modellati da un chiaroscuro delicatamente sfumato, accennano brevi sorrisi.

La struttura solenne del trono richiama le architetture delle chiese toscane rivestite di marmi e impreziosite da decorazioni a mosaico.La prospettiva centrale suggerisce uno spazio abitabile che accoglie Maria-Mater Ecclesiae e i Profeti nelle campate delle arcate.

I Profeti dell'Antico Testamento sono posti simbolicamente in basso, a fondamento del Nuovo: Geremia, Abramo, David ed Isaia alludono, nei loro cartigli, ai misteri dell'Incarnazione e della Verginità di Maria.

Riconoscimenti: storia

Progetto a cura del Dipartimento di Comunicazione Digitale delle Gallerie degli Uffizi

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