A spasso per il mondo: 9 spettacolari calzature

Museo della Calzatura di Villa Foscarini Rossi

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La storia dell'uomo mostra come l'importanza di proteggere i piedi sia sempre stata centrale. Infatti, inizialmente le scarpe nascono dall'esigenza di difendere i piedi da ambienti caldi, freddi e umidi, così come dalla scomodità. Oltre a questo, però, le calzature hanno ben altro da raccontare: esse sono testimoni dell'evoluzione della moda e racchiudono profondi significati culturali.
Sandalo degli antichi romani
Si ritiene che i sandali siano i primi esempi di calzature rigide realizzate, ed erano tipicamente indossati dagli antichi romani. I sandali erano in pelle (di solito ne veniva impiegato un solo pezzo) e la loro caratteristica principale era che destra e sinistra fossero intercambiabili; infatti, le scarpe si adattavano perfettamente alla forma del piede grazie ai lacci, anch'essi in pelle.

Sandali degli antichi romani
Riproduzione
Italia

Gli antichi romani consideravano l'arte calzaturiera (chiamata "ars sutoria") una forma di artigianato di grande importanza.

Fra gli antichi romani, solo alcune persone potevano permettersi le scarpe, i cui colori e decorazioni differivano in base alla classe sociale di chi le indossava.

Sandalo Geta
I sandali Geta sono tipiche calzature giapponesi del X secolo, in voga ancora oggi. Il sandalo è composto da una suola in legno con due supporti lignei aggiuntivi e una stringa tra alluce e secondo dito. Le popolazioni orientali hanno scoperto per prime l'importanza dei piedi e che in essi risiedono le terminazioni nervose degli organi vitali. Inoltre, la forma di queste calzature riflette l'influenza della religione shintoista giapponese, che professa l'importanza di rispettare e custodire il nostro pianeta: i supporti lignei, che riducono la suola a due strisce parallele, permettono di calpestare il terreno il meno possibile, evitando di impattare negativamente sulle forme di vita esistenti.

Sandalo Geta
XIX secolo
Giappone

Se guardate attentamente questo esempio di sandali Geta, unendo la destra con la sinistra potrete vedere la figura di un dragone.

Oltre all'impatto estetico, la decorazione sulla superficie produce una sensazione di benessere diffusa in tutto il corpo, così come la stringa dell'infradito.

Kub Kab
Le Kub Kab sono particolari calzature in legno di origine mediorientale, ritenute fra i primi esempi di tacchi della storia della moda. Il nome Kub Kab deriva dal suono prodotto da questi supporti lignei quando si cammina. Molteplici sono le occasioni d'utilizzo testimoniate per questi oggetti: indossati per mantenere l'equilibrio sulla staffa, si trovano in scene raffiguranti l'hammam (bagno turco), o ancora usati nelle macellerie (così da evitare il contatto con il sangue infetto sul pavimento).

Kub Kab
XVI secolo
Medio Oriente

Queste calzature furono importate a Venezia da Marco Polo, di ritorno dai suoi viaggi verso l'Oriente. Indossate probabilmente dalle tribù dei Tartari per restare in equilibrio sulla staffa, una volta entrate in voga tra le cortigiane veneziane furono chiamate "calcagnetti" e usate per ostentare il proprio livello sociale: la competizione tra le nobildonne divenne talmente agguerrita che si raggiunsero addirittura i 50 cm di altezza, costringendo le signore a farsi aiutare da due paggetti!

Le Kub Kab si diffusero anche in Europa, dove divennero comunemente conosciute come "chopine". Shakespeare le nomina nell'Amleto, dicendo: "...Per la Beata Vergine, dacchè non vi ho vista, vostra signoria si è appressata al cielo di tutta l’altezza di una chopina..."

Padukas
Le Padukas sono calzature tipiche dell'India. Queste scarpe vengono anche chiamate “i sandali del Guru” poiché legate alla religione induista e principalmente indossati da monaci o durante le cerimonie religiose. Di solito sono realizzati in materiali come il legno, l'avorio, l'argento, la giada, l'ottone e l'oro.

Padukas
XIX secolo
India

Le Padukas sono calzature particolarmente scomode, a causa del pomello posto fra alluce e secondo dito.

Nonostante ciò, hanno un profondo e antico significato spirituale: infatti, i primi riferimenti che collegano le Padukas alla religione induista si trovano nel poema epico indiano Rāmāyaṇa.

Mocassino americano
I mocassini erano il tipo di calzature più diffuse fra i nativi americani. La realizzazione dei mocassini era tradizionalmente gestita solo dalle donne della tribù, che utilizzavano pelle di bufalo, cervo o alce. Per le stagioni più rigide, potevano essere foderati con peli di animali. La tomaia presentava decori particolari che, in base al colore e alle forme disegnate, distinguevano le tribù di appartenenza. In questo modo, attraverso la calzatura, gli indiani d'America sapevano riconoscere nemici e amici.

Mocassini americani
XVI secolo
America del Nord

La parola "mocassino" deriva dai dialetti algonchini e indica la "scarpe con fondo morbido". Interessante evidenziare che inizialmente non esisteva distinzione tra destra e sinistra, così come tra mocassino da uomo o da donna.

Questo esempio è decorato con perline di vetro, introdotte nel territorio americano dagli esploratori spagnoli a partire dal XV secolo, ma impiegate per arricchire i mocassini solo a partire dal XIX. Prima dell'introduzione di questi accessori, i mocassini potevano essere abbelliti con piume di uccello tinte o aculei di istrice.

Babbuccia turca
Le babbucce sono delle calzature originarie della Turchia. In realtà, questo modello di scarpe si diffuse molto in tutta Europa, dove il design fu adattato agli stili occidentali. In Inghilterra, Italia, Francia e Germania, le babbucce venivano generalmente indossate come scarpe da sera e impreziosite con ricami in fili metallici, paillettes e perle.

Babbuccia
XIX secolo
Turchia

Questo tipo di calzatura si diffuse molto anche a Venezia.

San Zun Jin Lian
San Zun Jin Lian è la calzatura cinese generalmente conosciuta come scarpa di loto, giglio d'oro e loto d'oro. La storia di questa calzatura è molto antica e risale al X secolo, all'epoca del sovrano Li Yu. La leggenda narra che la sua consorte preferita abbia bendato i propri piedi in una danza che lo fece innamorare di lei. Un po' alla volta questa usanza si diffuse in tutta la Cina.

Scarpa di loto
XIX secolo
Cina

Il piede bendato molto stretto, come un "fiore di loto", misurava 5 pollici (13 centimetri).

Si ritiene che queste calzature servissero all'uomo per esercitare il controllo sulla donna. A causa della dolorosa pratica del bendaggio dei piedi, infatti, la donna era impossibilitata a muoversi liberamente. La tradizione fu dapprima vietata nel 1912 dalla nuova Repubblica Cinese, per poi morire definitivamente negli anni ‘30.

Karelia
Calzatura finlandese maschile e femminile del XX secolo in corteccia di betulla, chiamata "Karelia". La betulla è molto diffusa in Norvegia, Svezia e Finlandia e per questo la sua corteccia viene impiegata anche per la realizzazione di scarpe e stivali. Fino alla fine del XIX secolo, le donne indossavano questo tipo di scarpe quotidianamente con i piedi avvolti da del tessuto, mentre altre volte le utilizzavano come copriscarpe per proteggere calzature di pelle, più costose.

Karelia
XX secolo
Finlandia

Il termine "Karelia" deriva dal nome di un territorio fra la Finlandia e la Russia.

Juttis
Juttis sono le tipiche calzature provenienti da Pakistan e India, realizzate con pelle, tessuto e ricami colorati. “Jooti” è in realtà un termine generico che si riferisce a diversi tipi di scarpe, tutte modello pantofola, caratterizzate da un rialzo nella parte posteriore e dalla tomaia ricamata a forma di "M". A Jodhpur (India) si trova una strada dove la principale attività commerciale consiste nella produzione di scarpe. Tutta la famiglia è coinvolta nella realizzazione della calzatura: generalmente la donna ricama la tomaia, mentre l'uomo assembla le componenti.

Juttis
XX secolo
Asia centrale

Queste calzature sono spesso caratterizzate da tomaie ricamate, realizzate in velluto foderato in pelle. Per realizzare i ricami, il motivo veniva prima disegnato su un foglio di carta (usato come guida) e poi trasposto sulla pelle.

L'origine della punta ricurva risale al XII secolo, quando la lunghezza della punta stessa era considerata proporzionale al grado di ricchezza della persona che indossava le scarpe.

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