1970 - 1996

Donne dell’immigrazione per le pari opportunità e contro le discriminazioni

Association Génériques

Attraverso dei documenti d’archivio originali, questa mostra ripercorre la storia delle donne immigrate in Francia  -tra l’inizio degli anni Settanta e la metà degli anni Novanta  - e delle loro lotte per promuovere l’uguaglianza dei diritti di tutte e di tutti.

Studentesse, immigrate economiche, qualificate e non, rifugiate politiche o arrivate nell’ambito di ricongiungimenti familiari, le donne dell’immigrazione hanno subito diverse discriminazioni: di genere, di razza, sociali.

Come dimostra quest’esposizione, nonostante di un’invisibilità ancora attuale, le donne immigrate hanno svolto un ruolo importante nella vita civile, sociale, culturale e sono ancora oggi delle attrici grandemente trascurate nelle analisi delle rivendicazioni per i diritti fondamentali e per l’uguaglianza.

Attraverso i loro percorsi e il loro impegno politico, queste donne sono state spesso portatrici di valori come l’uguaglianza, il diritto di cittadinanza e del vivere insieme. Due battaglie fondamentali, strettamente connesse, hanno animato il loro agire: quella contro le discriminazioni legate alle origini e quella contro il sessismo.

"As mulheres falam dos seus problemas...", Do Povo n° 2, anni  '70.
"Nos as empregadas de casa!...", O Alarme n° 5, gennaio 1973.

La stampa militante portoghese

 

La stampa militante portoghese pubblicata in Francia negli anni Settanta dedica un ampio spazio alle donne immigrate. Sin dall’inizio degli anni Settanta il mensile di estrema sinistra “O Salto” (1970-1974), che tratta sia della situazione politica in Portogallo che della condizione dei lavoratori portoghesi in Francia, consacra al tema una rubrica intitolata “A mulher emigrada” (la donna emigrata). In questa rubrica l’immigrata portoghese è descritta come vittima di una doppia discriminazione in virtù della sua condizione di donna e di impiegata domestica, la cosiddetta “bonne à tout faire” (buona a far tutto). La sua vita quotidiana è raccontata attraverso testimonianze (per la maggior parte anonime) interviste e racconti autobiografici.

Nel 1977 la collana militante Do Povo (Del popolo) pubblica un volume intitolato A mulheres falam dos seus problemas (le donne parlano dei loro problemi).

"A mulher emigrada", O Salto, n° 2, 1971.
Manifesto di sostegno a Lorette Fonseca, minacciata di espulsione all'inizio degli anni '70. 

Lorette Fonseca (anche Laurete Da Fonseca)

 

Dopo aver lasciato il Portogallo salazarista, e aver trascorso alcuni anni in Algeria, Lorette Fonseca, suo marito Carlos e i loro figli si stabiliscono nel dipartimento francese dell’Essonne negli anni Sessanta. La coppia sarà subito impegnata nel sostenere i lavoratori portoghesi e di altre nazionalità, spesso analfabeti, nelle domande per l’ottenimento dei documenti e dei permessi di soggiorno.

All’inizio degli anni Settanta il governo francese lancia una vasta operazione di riassorbimento delle baraccopoli nella regione parigina, tra le quali quella di Massy, dove vivono un migliaio di immigrati portoghesi e nordafricani.

Costretti ad abbandonare le loro baracche, ma senza alcuna prospettiva di rialloggio, gli immigrati si mobilitano creando il Comitato di difesa della baraccopoli di cui Lorette Fonseca sarà portaparola e figura emblematica.

Minacciata di espulsione nel 1971 per via di presunte irregolarità nei documenti per il permesso di soggiorno, la donna sarà sostenuta dal Comitato Lorette Fonseca fondato per impedire il suo ritorno forzato in Portogallo.  Tra le attività del comitato, la pubblicazione di comunicati e manifesti, l’organizzazione di manifestazioni di sostegno e l’istituzione di un centro di ascolto presso la chiesa di Saint-Paul à Massy. Una battaglia lunga e difficile vedrà come protagonisti, da una parte il comitato di difesa della baraccopoli e il comitato Lorette Fonseca e dall’altra le autorità francesi. Queste ultime esercitavano, infatti, diversi tipi di pressione su Lorette Fonseca (minacce di espulsione, difficoltà nel rinnovo del permesso di soggiorno, …). La donna resiste e, nel 1981, il suo mandato di espulsione è definitivamente abrogato. Lorette Fonseca morirà in Francia nel 2001.

Il 25 aprile 2014, in presenza dei familiari della donna (il marito Carlos, i loro figli e i loro nipoti), la città di Massy le rende omaggio inaugurando il viale Laurete Da Fonseca nel parco Georges Brassens, sito dove negli anni Sessanta-Settanta si trovava una baraccopoli di immigrati portoghesi. Come sottolineato da Carlos Fonseca, il viale che porta il nome di sua moglie è un bell’omaggio “a Lorette, alla sua famiglia e alla donna immigrata”.

Bollettino dell'Associazione delle donne marocchine di Tolosa. 
Statistiche sulla presenza delle donne immigrate in Francia per nazionalità, in « Cahiers du féminisme » n° 5, giugno-luglio-agosto 1978. 
Bollettino del collettivo di immigrate spagnole Mujeres libres, n° 46, 1976 (4° P 8972)

La cultura e il teatro militante. 

Negli anni ’70 e ’80, molti gruppi di donne immigrate si esprimono nell'ambito della cultura, in particolare musicale e teatrale. Tra queste, il gruppo musicale Djurdjura e la compagnia teatrale Kahina. Quest’ultima produce la sua prima opera, « Perché le lacrime delle nostre madri diventino una leggenda », nel 1975. L’opera teatrale parla delle pesanti tradizioni che gravano sulle spalle delle donne arabe immigrate e delle violenze psicologiche che queste producono, imponendo alle donne delle abitudini e delle pratiche in conflitto con la società in cui vivono. Basati sulle reali difficoltà vissute dalle donne immigrate, in particolare le giovani nate o cresciute in Francia, gli spettacoli della compagnia Kahina sono inoltre ispirati dalle rivendicazioni femministe e egalitarie (in particolare contro il matrimonio forzato o combinato, e le violenze inflitte alle donne all'interno del nucleo domestico).

"Pour que les larmes de nos mère deviennent une légende", affiche de la troupe Kahina, 1975

Salika Amara si è battuta per i diritti degli immigrati, in particolare delle donne immigrate, sin dalla fine degli anni ’60. Le lotte degli immigrati e il movimento di liberazione delle donne fanno parte delle sue principali piattaforme rivendicative. Salika Amara ha dato origine a diversi collettivi e associazioni : la compagnia di teatro militante Kahina, le marce per l’uguaglianza e contro il razzismo, il giornale Sans Frontière, l’Associazione nuova generazione immigrata. Nell’intervista che segue, Salika Amara parla di due spettacoli teatrali prodotti dalla compagnia Kahina negli anni ’70 e ‘80: « Perché le lacrime delle nostre madri diventino una leggenda » e « La famiglia Bendjelloul, in Francia da 25 anni ».

Salika Amara parla della compagnia di teatro militante Kahina. 
Giornata delle donne immigrate alla « Maison des Amandiers », Parigi, 1979.
Opuscolo del Coordinamento delle donne nere, luglio, 1978.
Herejias (Eresie), rivista delle donne latino-americane, 1979-1980.
Appello del Coordinamento internazionale delle donne per l’organizzazione di una manifestazione unitaria l’8 marzo 1978, pubblicato nella rivista Cahiers du féminisme, n° 3, marzo 1978.
« Aborto, dalla parte delle immigrate », copertina della rivista Sans-frontière, 4 dicembre 1979.
« Donne immigrate per la parità dei diritti », manifesto del Partito Comunista Francese, Parigi, 1978.
Bollettino dell’AMEEF (Associazione delle donne spagnole emigrate in Francia), n° 1, giugno 1981.
Primo incontro nazionale delle donne delle ASTI (Associazioni di solidarietà con i lavoratori e le lavoratrici immigrati/e), Melun, 1982. 
Opuscolo del gruppo Saïda, le donne marocchine in lotta, inizio degli anni '80. 
Quinto festival dell'immigrazione, una giornata per le donne, 1980. 
Punto di incontro per le donne della FASTI (Federazione delle associazioni di solidarietà con i lavoratori e le lavoratrici immigrati/e), ottobre 1983.
« Donne immigrate, non vogliono più tacere », copertina della rivista Cahiers du féminisme, n° 26, 1983.

Le donne e la lotta contro il razzismo.

 

Le donne hanno ricoperto un ruolo essenziale nella storia delle lotte contro il razzismo in Francia. Negli anni Settanta e Ottanta il paese aveva visto il moltiplicarsi di crimini a sfondo razzista che colpivano essenzialmente gli uomini. La reazione delle donne (madri, sorelle, zie, …) fu allora immediata. Attraverso l’organizzazione di manifestazioni pubbliche e di associazioni, esse denunciano un fenomeno spesso sottaciuto o non sufficientemente denunciato dalla società civile. È il caso dell’Associazione delle vittime di crimini razzisti e a sfondo “securitario”, creata nel 1983 e che riunisce i genitori (in prevalenza donne) delle vittime degli attacchi dei “giustizieri” e delle violenza della polizia. La presidentessa dell’associazione è la signora Hachichi il cui figlio Wahid, appena sedicenne, è ucciso da un colpo di pistola a Lione il 28 ottobre 1982. L’assassino dichiarerà di aver sparato dalla sua finestra per allontanare un gruppo di giovani immigrati che si erano avvicinati troppo alla sua automobile. L’associazione riunisce delle famiglie dalle diverse origini: africane, magrebine, antillesi, spagnole, portoghesi, … L’obiettivo è di richiamare l’attenzione delle autorità e della società civile sulla gravità dei crimini razzisti, sulla banalizzazione del discorso securitario e sull’impunità di cui godono i cosiddetti “tueurs de frisés” (assassini di riccioluti).

« Contributo alla lotta contro il razzismo e il sessismo », dossier realizzato dall’associazione femminista di Marsiglia FLORA (Donne in lotta organizzazione regionale autonoma), anni ’80.
Manifestazione contro il razzismo a Marsiglia, inizio degli anni '80.
Manifestazione contro il razzismo, Marsiglia, inizio degli anni ’80, © Ph. Pierre Ciot.

Il 21 marzo 1984, in occasione della giornata internazionale contro il razzismo, l’associazione organizza un primo sit-in delle famiglie delle vittime davanti alla sede del ministero  della Giustizia in piazza Vendôme a Parigi. La loro speranza è di poter incontrare l’allora guardasigilli, Robert Badinter… che non le riceverà. Soprannominate le “Folli di place Vendôme” con riferimento alle madri “folli” della plaza de Mayo a Buenos Aires che militavano perché si facesse luce sulla scomparsa de loro figli sotto la dittatura militare in Argentina, le madri dell’Associazione delle vittime dei crimini razzisti e securitari organizzeranno un secondo sit-in in piazza Vendôme il 27 ottobre 1984.

Secondo sit-in delle madri di famiglia in lotta contro il razzismo e i crimini securitari, piazza Vendôme, parigi, 27 ottobre 1984.
Marche pour l'égalité et contre les discriminations, Levallois, décembre 1983, ©Joss Dray

Le marce per l’uguaglianza e contro il razzismo

Le marce per l’uguaglianza e contro il razzismoLe tre marce per l’uguaglianza e contro il razzismo organizzate in Francia negli anni 1983, 1984 e 1985, sono un’ulteriore dimostrazione della partecipazione attiva delle donne immigrate, in particolare delle giovani figlie di immigrati. Il loro ruolo nella storia di questi movimenti di lotta è essenziale: esse furono al contempo fondatrici, animatrici e coordinatrici di numerosi collettivi e associazioni che avevano dato origine, o avevano partecipato attivamente, alle marce. Alcune di esse si rifiutarono di dissociare la lotta per la parità dei diritti dalla lotta per la parità uomo-donna. Altre, sull’onda del fermento associativo delle marce, fondarono delle strutture destinate unicamente alle donne dell’immigrazione. In particolare, l’associazione Nanas-beurs, creata nel 1985, si interessa ai diritti delle donne immigrate e al diritto di cittadinanza delle straniere, uno degli obiettivi principali delle tre marce.Le tre marce per l’uguaglianza e contro il razzismo organizzate in Francia negli anni 1983, 1984 e 1985, sono un’ulteriore dimostrazione della partecipazione attiva delle donne immigrate, in particolare delle giovani figlie di immigrati. Il loro ruolo nella storia di questi movimenti di lotta è essenziale: esse furono al contempo fondatrici, animatrici e coordinatrici di numerosi collettivi e associazioni che avevano dato origine, o avevano partecipato attivamente, alle marce.Alcune di esse si rifiutarono di dissociare la lotta per la parità dei diritti dalla lotta per la parità uomo-donna. Altre, sull’onda del fermento associativo delle marce, fondarono delle strutture destinate unicamente alle donne dell’immigrazione. In particolare, l’associazione Nanas-beurs, creata nel 1985, si interessa ai diritti delle donne immigrate e al diritto di cittadinanza delle straniere, uno degli obiettivi principali delle tre marce. 

Alcune di esse si rifiutarono di dissociare la lotta per la parità dei diritti dalla lotta per la parità uomo-donna. Altre, sull’onda del fermento associativo delle marce, fondarono delle strutture destinate unicamente alle donne dell’immigrazione. In particolare, l’associazione Nanas-beurs, creata nel 1985, si interessa ai diritti delle donne immigrate e al diritto di cittadinanza delle straniere, uno degli obiettivi principali delle tre marce.

Originaria del quartiere Bassens à Marsiglia, Yamina Benchenni milita in diversi collettivi e associazioni contro il razzismo sin dall’inizio degli anni ’80, in particolare il collettivo locale per l’organizzazione della Marcia per l’uguaglianza e contro il razzismo del 1983 e Radio Gazzella. In questa intervista, Yamina Benchenni parla dei motivi che l’hanno spinta a impegnarsi nella lotta contro il razzismo a Marsiglia in qualità di figlia dell’immigrazione. 

Yamina Benchenni parla del suo impegno nella lotta contro il razzismo a Marsiglia all’inizio degli anni ’80. 
Convergence, Paris, 1984
Troisième marche, Paris, 1985, ©Joss Dray
Manifestation contre la loi Pasqua, Paris, 1986, ©Joss Dray
"Les yeux ouverts" (Occhi aperti), bollettino dell’associazione delle donne magrebine immigrate, n°0, febbraio 1984.
Gala di sostegno alla lotta delle donne algerine organizzato dal Comitato per il rifiuto del codice di famiglia in Algeria, marzo 1982.
Quaderni di Nanas-beurs, n°1, 1990.
Opuscolo del Collettivo donne immigrate sul diritto di vivere in famiglia, 1984.

Alima Boumediene-Thiery è originaria di Argenteuil (alle porte di Parigi) dove cresce in una baraccopoli. Dopo un brillante percorso universitario, partecipa a numerose azioni in favore degli immigrati, in particolare delle donne immigrate. Nell’intervista che segue, parla delle posizioni dell’EMAF (Espressioni Magrebine al Femminie), associazione da lei fondata insieme ad altre militanti nel 1985.

Alima Boumediene-Thiery parla dell’associazione EMAF (Espressioni magrebine al femminile). 
Convegno organizzato dall'EMAF, Pargi, 1991.
Volantino del Collettivo donne immigrate, anni ’80.
Manifesto della mostra « Visages de femmes iraniennes » organizzata dal Collettivo donne immigrate, Parigi, 1984.
Volantino dell’Associazione delle donne iraniane rifugiate in Francia sulla condizione della donna in Iran, anni ’80.
« Le donne di tutto il mondo devono insorgere per difendere la donna iraniana », Comitato provvisorio iraniano per la celebrazione dell’8 marzo, gennaio 1984.

L’impegno delle giovani della “seconda generazione” e i rapporti intergenerazionali.

 

Le donne della cosiddetta “seconda generazione” occupano un posto essenziale nella storia delle lotte contro le discriminazioni e per la parità uomo-donna. Sin dagli anni Settanta, ma soprattutto a partire dal 1981, anno della prima applicazione della legge del 9 ottobre (81-909) che autorizza la piena libertà di associazione per gli stranieri, molte giovani donne si ritrovano a capo di diverse iniziative ed associazioni che ruotano intorno al tema dell’immigrazione. Le loro battaglie sono testimonianza viva delle numerose discriminazioni di cui sono vittime le donne immigrate: discriminazioni nelle assunzioni e sul luogo di lavoro, nel diritto di soggiornare in Francia (spesso legato a quello del congiunto o del padre). Lotte contro il sessismo, contro i matrimoni forzati o/e contro il ritorno dei genitori nel paese d’origine, contro il razzismo, per l’accesso libero alle cure mediche, all’istruzione e alla cultura, per il diritto alla contraccezione e all’aborto, ecc…

Attraverso queste battaglie, portatrici di principi di uguaglianza e di vivere civile, le giovani della seconda generazione di immigrati hanno saputo dimostrare di voler partecipare pienamente alla vita civile, sociale e culturale francese. Tuttavia, come sostenuto da alcuni/e responsabili associativi/e e da certi ricercatori,  l’impegno in favore della parità ha avuto un prezzo: le relazioni figlie/genitori o figlie/fratelli sono state messe a dura prova in quelle famiglie in cui il ruolo della donna restava tradizionalmente legato alla sfera domestica, materna e familiare.

Figlia di rifugiati politici turchi, Gaye Petek arriva in Francia da bambina. Dopo aver seguito degli studi letterari e teatrali, inizia a lavorare presso il Servizio sociale di aiuto agli emigranti a partire dagli anni ’70. Impegnata sul campo, milita per i dirittti degli immigrati turchi, in particolare delle donne, e fonda l’associazione ELELE (1982) per l'inserzione sociale degli immigrati turchi e dei loro figli. In questa intervista, Gaye Petek parla della relazione madri/figlie e del ruolo della donna nell’immigrazione turca.

Gaye Petek parla dei rapporti madri/figlie e del ruolo della donna nell’immigrazione turca. 
« Expressions femmes », manifestazione culturale organizzata dall’associazione ELELE (« mano nella mano » in turco) e dalla Casa dei lavoratori di Turchia, Parigi, 26 e 27 novembre 1988. 
I dieci anni del Movimento per la difesa dei diritti della donna nera, Parigi, 1991. 

Le donne dell’immigrazione come argomento di studio.

Negli anni ’90, le donne immigrate diventano oggetto di studio e di ricerca. Grazie alle numerose iniziative e azioni lanciate dalle associazioni, le autorità pubbliche e la società in generale prendono finalmente in considerazione la dimensione femminile del fenomeno migratorio e gli  aspetti sociali, culturali e politici che lo caratterizzano. Tra queste, la questione della parità dei diritti e dei vari tipi di discriminazione (di genere, culturale, lavorativa, …). Diversi incontri (conferenze, convegni, mostre, …) sono organizzati, sia in Francia che in Europa, per presentare e fare il bilancio della questione delle donne immigrate.

« Dalla Turchia all’Europa : l’immigrazione al femminile ». Convegno europeo organizzato dall’associazione ELELE al Senato, Parigi, 1994. 
Prima conferenza europea organizzata da e per le donne migranti, Atene, 1994.
Manifesto per la giornata internazionale della donna, organizzata dall’Associazione tunisina delle donne democratiche, 8 marzo 1996. 
Femmes aux mille portes, exposition de Joss Dray à Génériques, 1996

Ringraziamenti

Questa mostra è stata ideata dall’associazione Génériques che ha lo scopo di preservare, salvaguardare e valorizzare la storia e la memoria dell’immigrazione in Francia e in Europa, in particolare attraverso delle attività scientifiche e culturali. Una parte dei documenti iconografici presentati in questa mostra provengono dal portale Odysséo (http://odysseo.generiques.org), messo online da Génériques nel 2009. Il portale permette di individuare e localizzare le fonti sulla storia dell’immigrazione in Francia dal 1800 ai giorni nostri.

L’associazione Génériques ringrazia tutte le persone e le associazioni che hanno contribuito alla realizzazione di questa mostra condividento i loro documenti e/o le loro testimonianze: Anne-Marie Pavillard, Claudie Lesselier, Salika Amara, Gaye Petek, Yamina Benchenni, Alima Boumediene-Thiery, Marie-Christine Volovitch-Tavares, Francine Noël, Chahala Chafiq, Francisca Guëmes, la Fédération d’associations et centres d’émigrés espagnols en France (FACEEF), la FASTI (Fédération des associations de solidarité avec les travailleur-euse-s immigré-e-s), la BDIC (Bibliothèque de documentation internationale contemporaine) e i fotografi Joss Dray e Pierre Ciot. 

Questa mostra virtuale è finanziata dal Consiglio regionale della regione Île-de-France, dall’Agenzia nazionale per la coesione sociale e le pari opportunità e dal ministero della Cultura e della Comunicazione francesi.

Riconoscimenti: storia

Conception — Louisa Zanoun, Historienne, Responsable du pôle scientifique et culturel  à Génériques
Conception — Bruna Lo Biundo, Chargée de mission à Génériques

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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