Lettonia
Scopri l’Arca del Gusto di Slow Food, un patrimonio agroalimentare da salvare

La tradizione vuole che in Lettonia si festeggi il solstizio d’estate durante la notte tra il 23 ed il 24 di giugno: una notte da trascorrere in famiglia, cucinando piatti tradizionali da offrire il giorno seguente a parenti ed amici più cari.

Questa è forse la festa più importante dell’anno per i lituani. Le fattorie sono addobbate con ghirlande di foglie di quercia, rami di betulla e fiori di prato. Tutti lasciano la città per una gita all’aria aperta in campagna. Si accendono falò e si passa la notte cantando canti tradizionali, bevendo birra e danzando nella foresta. Chi resta inoperoso e preferisce dormire, viene considerato “pigro” e sconterà la sua pigrizia per l’intera estate.

Durante la giornata del 24 giugno si suole festeggiare le persone che si chiamano Giovanni, preparando e mangiando insieme un formaggio (siers) che porta proprio questo nome (Janu); è un rito popolarissimo e antico, tanto che al cacio di Ianu sono dedicate molte canzoni popolari.

Riscaldamento del latte

Si tratta di un prodotto molto particolare: una sorta di cacioricotta preparata aggiungendo al latte vaccino riscaldato (senza portarlo a bollore) pezzetti di formaggio fresco sbriciolato.

Aggiunta di formaggio fresco

A questo punto occorre mescolare fino a quando non si raggiungono i 65-70° e la massa rilascia il siero.

Siero rilasciato dalla massa

Si toglie quindi il siero e si aggiungono uova sbattute, burro o panna, sale e semi di “cumino dei prati” (Carum carvi), una pianta aromatica molto simile al cumino.

Aggiunta degli altri ingredienti

Se la massa sarà posta sotto pressione tutta la notte, lo Janu siers sarà più consistente e asciutto, se invece il formaggio sarà stato riscaldato meno tempo sarà più morbido.

Le fasi finali della preparazione dello Janu Siers

Ogni famiglia di contadini lo produce e le varianti sono numerosissime. Generalmente ha forma rotonda (il diametro va dai 20 ai 40 cm) e scalzo arrotondato, con una buccia di colore giallo canarino che diventa sempre più intenso via via che stagiona. Si mangia freschissimo, ancora tiepido, accompagnandolo con il miele; oppure più duro, con qualche settimana di affinamento. E allora si avverte netto il cumino e il dolce pastoso del latte e delle uova.

Riconoscimenti: storia

Photos — Archivio Slow Food

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