Mozambico
Scopri l'Arca del Gusto di Slow Food, un patrimonio agroalimentare da salvare

Anche note come “isole fortunate”, le Quirimbas sono un arcipelago a nord del Mozambico. Ibo, con poco più di 400 abitanti, è una delle isole principali; si dice che qui abbia soggiornato Vasco de Gama durante il viaggio di circumnavigazione dell'Africa e le vie e le abitazioni dei villaggi portano ancora i segni della lunga dominazione portoghese.

La pesca è l'attività principale: ogni giorno gli uomini escono in mare con lunghe barche a vela prive di motore e pescano soprattutto gamberi (per i quali il Mozambico è famoso).

Sull'isola, e in piccole aree della terraferma, cresce la Coffea racemosa Loureiro, specie minore tra arabica e robusta, appartenente a un gruppo di specie definito comunemente “wild coffee”.

Endemica del Mozambico, la Coffea racemosa Loureiro si è adattata al clima del paese: cresce a un’altitudine compresa fra il livello del mare e i 1500 metri, resiste a lunghe stagioni secche (fino a nove mesi) ed è relativamente poco esigente (cresce bene anche su terreni sabbiosi e senza particolare necessità di ombra).

Sull’isola la pianta cresce ancora allo stato selvatico, ma ogni famiglia coltiva una o due piantine nel proprio orto, normalmente vicino ad alberi di cocco e banano, e usa le bacche, di dimensioni piccolissime, per il consumo familiare.

Le ciliegie sono lasciate essiccare al sole per qualche giorno su ripiani di bambù e iuta dove, di tanto in tanto, devono essere rimescolate. Quando buccia, polpa e semi sono completamente asciutti, sono sgranate a mano.

Nei primi decenni del ‘900 il caffè di Ibo era esportato in Europa, dove era usato per ammorbidire le miscele a base di caffè provenienti dal Brasile, da Sâo Tomé e da Giava (caratterizzati da un aroma molto forte e da un alto contenuto di caffeina). Tra gli anni ’70 e ’80 questo mercato è andato in crisi; da allora il numero di piantagioni si è sensibilmente ridotto.

Apprezzato in particolare per il basso contenuto di caffeina, il caffè di Ibo sviluppa in tazza un intenso aroma di erbe (prevalentemente alloro, ma anche menta, eucalipto e liquirizia) caratteristiche che lo rendono un prodotto unico ed estremamente interessante.

Per tutelare la produzione di questo caffè nel 2012 Slow Food ha avviato un Presidio, grazie alla collaborazione tra la condotta Slow Food di Pemba, il Parco Nazionale delle Quirimbas, il Wwf Mozambico e un gruppo di pescatori dell’isola di Ibo.

Il Presidio si propone di migliorare la fase di raccolta, le strutture di essiccazione e la gestione post-raccolta, garantendo un prodotto di qualità eccellente. La seconda fase del lavoro prevede la promozione del caffè sul mercato locale e nazionale: a tal fine è stata acquistata una tostatrice di piccole dimensioni e di facile utilizzo e i caficoltori sono stati formati per seguire tutta la filiera, compresa la tostatura e la vendita finale.

Un obiettivo importante è la salvaguardia di un ecosistema unico al mondo: il caffè di Ibo può infatti rappresentare un’importante integrazione del reddito per i pescatori, riducendo la pressione sulle risorse marine e preservando l’equilibrio dell’ecosistema del Parco Nazionale delle Quirimbas.

Che cos’è un Presidio Slow Food?

I Presìdi Slow Food sono progetti che sostengono le piccole produzioni tradizionali che rischiano di scomparire, valorizzano territori, recuperano antichi mestieri e tecniche di lavorazione, salvano dall'estinzione razze autoctone e varietà di ortaggi e frutta.

Visita il nostro sito: http://www.fondazioneslowfood.it/presidi

 

Riconoscimenti: storia

Photos — Archivio Slow Food

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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