1906 - 1981

LA SIGNORA DEL TEATRO

Teatro della Pergola

Andreina Gentili, in arte Andreina Pagnani, riassumeva le doti tipiche della prima donna di stampo ottocentesco, dalla magnetica e autorevole presenza scenica alla capacità di immedesimarsi in personaggi diversissimi. Eclettismo che brillò in diversi campi dello spettacolo: sul palcoscenico anzitutto, dove lavorò con i più grandi attori e registi della sua generazione, ma anche nel cinema dove recitò a fianco di Vittorio de Sica e Totò; nel doppiaggio cinematografico era la voce italiana di dive internazionali come Marlene Dietrich, Norma Shearer e Joan Crawford, in radio fu protagonista di diversi radiodrammi mentre in televisione divenne celebre al grande pubblico nelle vesti della Signora Maigret, la dolce moglie del commissario francese di Georges Simenon interpretato da Gino Cervi, storico compagno di tante vittorie sulle scene.
LA PRIMA DONNA
«Andreina Pagnani era dotata di una bellezza inquieta, un po’ amara. C’era come un interrogativo in quella sua bellezza irregolare, che la rendeva patetica, ma anche le dava, secondo i momenti e i personaggi interpretati, un tocco ironico, che temperava quell’aria da vittima predestinata; vittima dei sentimenti. Allora, più che la dolcezza arresa della donna – o dell’eroina – innamorata, brillava in lei una sorta di scontento, un po’ adunco, un po’ risentito.» Così il critico fiorentino Roberto De Monticelli dipingeva la Pagnani sulle colonne del “Corriere della sera” del 23 novembre 1981, l’indomani della sua scomparsa. Scavando nelle pieghe dell’anima dell’attrice penetra la grazia enigmatica della sua arte, quella corda malinconica e ironica che congiunge la donna ai suoi personaggi più celebri. Donna fatale e creatura malinconica, pantera di palcoscenico e insieme essere gentile e serena, la Pagnani era soprattutto una voce ricca di sfumature: tenera, calda, ilare, ironica, melodiosa e trasognata, che le permetteva di passare dai più fondi toni drammatici alle voluttuose leggerezze della comicità da boulevard, interpretando con la stessa intensità l’oscura Figliastra dei ‘Sei personaggi in cerca di autore’ di Pirandello e la briosa ‘Padrona di Raggio di Luna’, commedia musicale di Garinei e Giovannini. 
Andreina Pagnani frequentò a lungo e intensamente la scena militante: dall’apparizione nel 1928, poco più che ventenne, come prima donna nella Compagnia del Teatro d’Arte di Milano fino a tutti gli anni Cinquanta, con sporadiche apparizioni nei due decenni successivi. Cinquant’anni di carriera per un totale di quattrocentosessanta recite a fianco dei più grandi interpreti e registi dell’epoca. A ventun'anni, nel 1928, vince un concorso per filodrammatici con la parte di Mirandolina, l’anno dopo è scritturata come prima attrice dalla Pilotto-Pescatori-Picasso – tre primi attori molto quotati e popolari –, nel 1930 è la prima donna della Compagnia di Ruggero Ruggeri. Attrice borghese per eccellenza, la Pagnani si misurò con un repertorio multiforme che spaziò dalla tragedia greca alla commedia musicale, dai classici al boulevard; affrontò Shakespeare, Goldoni, Cechov, Shaw, Wilde, Rattigan, Cocteau, Pirandello e Betti con rinnovata curiosità. I personaggi che più gli si confecero furono però quelle di donne destinate a soccombere per tanta passione: la pirandelliana Contessa Ilse, la cui poesia è schiacciata dalla brutalità dei giganti della montagna; Yvonne, la madre morfinomane morbosamente attaccata al figlio adolescente de ‘I parenti terribili’ di Cocteau; Lea de Lorval, l’intensa e sensuale protagonista di ‘Chéri’, signora matura innamorata di un ragazzo che, alla fine della relazione, si scompone in un riso amaro davanti allo specchio, gridando, mentre toglie una grande forcina dai cappelli “Questa vecchia pazza!”; ma anche Leona de 'La pappa reale' che si sottrae, nel finale, per la felicità della figlia, sacrificandone la sua.
ANDREINA PAGNANI A FIRENZE
Andreina Pagnani ebbe un rapporto privilegiato con la città di Firenze dove partecipò a spettacoli ‘straordinari’ che hanno segnato la storia del teatro nel Novecento, tra i quali: 'La rappresentazione di Santa Uliva', mistero medievale messo in scena nel chiostro della chiesa di Santa Croce dal regista francese Jacques Copeau nel 1933; la ‘prima’ assoluta de 'I giganti della montagna' al Giardino di Boboli nel 1937 con regia di Renato Simoni, opera testamentaria di Luigi Pirandello; lo scabroso 'I parenti terribili' di Jean Cocteau che l'attrice portò al Teatro della Pergola nel dicembre 1946 in una personale rielaborazione dopo i dissidi con Luchino Visconti. Ad un anno esatto dalla morte fu organizzata a Firenze, per volontà della stessa Pagnani, un’asta degli arredi dell’alloggio romano di via Margutta, delle pellicce, tappeti e oggetti personali dell'attrice. Il ricavato fu devoluto alla Casa di riposo per gli artisti drammatici di Bologna e ad altri istituti di beneficenza. Questa l’ultima volontà della Pagnani che così accompagnava nel testamento la donazione: «Tutto ciò che lascio è esclusivamente frutto dei miei meravigliosi ma anche faticosi cinquanta anni di lavoro. Sono fiera di quello che ho fatto e di come l’ho fatto. […] Ora sono lieta di non aver lavorato e risparmiato invano.»

Una scena de 'La famiglia reale' rappresentata dalla Compagnia Za-Bum. Da sinistra a destra: M. Benassi, A. Pagnani, A. Sainati, I. Gramatica, M. Valentini, G. Chiantoni, E. Olivieri.

L’incontro della Pagnani con Jacques Copeau avviene in un momento molto delicato della vita dell’attrice. Dopo la scomparsa del marito nel 1933 -l’ufficiale pilota Franco Pagnani, vittima di un incidente aereo - l’attrice aveva meditato di lasciare ogni attività artistica. Nell'interpretazione di Santa Uliva e nel celebre regista francese trovò la consolazione al dolore e il coraggio di ritornare sulle scene. «Copeau mi parlava di teologia, mi accompagnava in chiesa per farmi entrare nello spirito della mia interpretazione di Santa Uliva - ricorda l'attrice diversi anni dopo - ma soprattutto, mi sapeva essere vicino col calore del vero amico. Il mio ricordo, quindi, non si riferisce tanto a un memorabile spettacolo, quanto a un incontro umano.» (“Sipario”, 1965, n. 236) Da quell’incontro, soprattutto umano, nacque uno dei più poetici e armoniosi spettacoli del Novecento, ‘La Rappresentazione di Santa Uliva’, rappresentato nel Chiostro della chiesa di Santa Croce il 5 e il 7 giugno 1933. Divenuto mitico nel ricordo di chi ebbe la fortuna di assistervi, la Pagnani toccò sotto la regia di Copeau una delle massime vette della sua arte, rendendo al personaggio della santa mai esistita, «una grazia dolente dell’espressione e la pia morbidezza degli atteggiamenti, sempre sincera, sempre commovente». (Renato Simoni, “Corriere della sera”, 6 giugno 1933). Un mese dopo, Copeau riassume con queste parole il segreto del grande successo di Santa Uliva: «Voi siete lodata, mia cara piccola Andreina, per i doni che sono rari nelle scene di oggi: la decenza… la purezza. Io vi auguro che sappiate conservare intatti questi doni che Iddio vi ha dati e che Santa Uliva ha avuto l’onore di mettere, di porre così manifestamente in luce.» (Lettera di Jacques Copeau a Andreina Pagnani, Parigi, 8 luglio 1933, ora in Carlo Alberto Peano, 'Andreina Pagnani: una vita nel teatro', 1991, p. 36) 
Per il debutto assoluto de 'I giganti della montagna', l’ultimo e incompiuto capolavoro di Pirandello (scomparso il 10 dicembre 1936), il regista Renato Simoni affidò a Andreina Pagnani il personaggio della Contessa Ilse, protagonista tragica e passionale la cui poesia è schiacciata dalla brutalità dei giganti della montagna. Un grande impegno, un evento di risonanza internazionale, ma anche una figura di rara delicatezza e complessità, per i rapidi, continui passaggi dal delirio alla tenerezza, dalla forza trascinante della dominatrice allo smarrimento della creatura debole e delusa.  «Il personaggio della Contessa – scrive Francesco Bernardelli - ha avuto in Andreina Pagnani tono esaltante e aspro, il fuoco e il mordente del personaggio non hanno impedito all’attrice di attenuare poi la dizione fino alla grazia dei toni inteneriti.» (Francesco Bernardelli, 'I giganti della montagna', in "La Stampa", 6 giugno 1937.)
‘I parenti terribili’, dramma decadente scritto nel 1938 da Jean Cocteau, è considerato uno degli spettacoli simbolo del rinnovamento della scena italiana nel Novecento. La messa in scena di Luchino Visconti – regista che proveniva dal cinema e che si impone subito nel teatro di prosa per la cura meticolosa dell’allestimento e della recitazione – scuote dalle fondamenta il modo di fare teatro. Le lodi del pubblico e della critica andarono inoltre alla potente, travolgente interpretazione che di Yvonne, la madre morfinomane morbosamente attaccata al figlio adolescente, fece Andreina Pagnani: pallida, scarmigliata, senza trucco, l’attrice si dibatteva con feroce disperazione sul letto disfatto, in penombra, fra vestaglie sporche di rossetto e iniezioni di insulina, componendo una figura patetica e pietosa, poetica e drammaticamente vera. Al Teatro della Pergola ‘I parenti terribili’ arrivarono nel dicembre 1946, in un’edizione rielaborata della compagnia Pagnani-Ruffini in seguito ai dissidi che l’attrice ebbe con Visconti durante le prove de ‘Il candeliere’ di De Musset nella tarda primavera del 1945.
GLI AMICI
In un mondo non sempre facile e benevole com’è quello dello spettacolo, la Pagnani ebbe tanti amici; non solo attori e uomini di primo piano della cultura italiana ed europea, ma anche diverse prime donne del teatro l’amarono e la stimarono, da Lina Wertmüller a Rossella Falk, da Elsa Merlini a Rina Morelli e Giuliana Lojodice. Uno suo dichiarato vanto fu quello di aver scoperto o messo alla luce alcuni giovani che divennero in seguito famosissimi, tra cui Giorgio De Lullo, Antonio Pierfederici, Corrado Pani, Valeria Valeri e Giancarlo Sbragia. (Nella foto da sinistra a destra: Diana Torrieri, Fulvia Mammi, Andreina Pagnani, Elsa De Giorgi)

«Ad Andreina Pagnani con buona amicizia e anche un po' di bene. Rina» Le due grandi attrici hanno lavorato insieme nei primi anni della Compagnia del Teatro Eliseo dal 1938 al 1941.

«A Andreina Pagnani compagna carissima perchè ricordi un periodo di lavoro vissuto insieme. Renzo Ricci, Milano 942 XX»

«Alla mia cara Andreina con affetto. Eduardo»

«Per Andreina con affetto e un ricordo di lavori e successi che sebbene lontani nel tempo sono sempre presenti alla memoria del cuore. Luchino, 1975»

«Alla nostra cara Andreina perché abbia vicino due persone che le vogliono tanto bene. Giorgio, Romolo, Natale 77»

«Alla cara Andreina con tutta l'ammirazione e l'affetto di Franco» Dopo il rifiuto dell'attrice nel 1963 per 'Chi ha paura di Virginia Woolf?' Zeffirelli volle nuovamente la Pagnani per un suo spettacolo nel 1968: 'Due più due non fa più quattro', commedia di Lina Wertmüller che vedeva la grande attrice nelle vesti di un personaggio stravagante e spiritoso, insolito per la Pagnani.
Riconoscimenti: storia

A cura di Adela Gjata e Gabriele Guagni

Traduzioni di Claudia Filippeschi

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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