Antonino Salinas - L'archeologo dietro l'obiettivo

Comitato Giovani della Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO

Viaggio nella memoria dell'antico attraverso la fotografia archeologica tra Ottocento e  Novecento in Sicilia

Professore Straordinario di Archeologia a Palermo
Nato a Palermo nel 1841, Antonino Salinas inizia a nutrire interesse per l’arte e l’antiquaria fin dalla prima infanzia, influenzato dalla madre, Teresa Gargotta, una donna molto colta e istruita in svariate discipline, dalla filosofia alle lingue, dalla numismatica alle scienze naturali. Nel 1856, quando ancora gli studi archeologici non erano strutturati secondo i percorsi professionalizzanti odierni, Salinas si laurea presso la Regia Università degli Studi Di Palermo in Giurisprudenza, per poi ottenere un posto come storico-diplomatico al Grande Archivio di Palermo. Tra il 1862 e il 1865, viaggia in Europa grazie a congedi di studio e al supporto del Ministro della Pubblica Istruzione, Michele Amari.

Le numerose città visitate includono Berlino, Atene, e Londra. All’estero Salinas ha modo di approfondire la conoscenza delle metodologie di scavo archeologico, e di incontrare eminenti studiosi considerati tra i fondatori della storia dell’antichità come scienza, quali ad esempio Theodor Mommsen.

Salinas è nominato nel 1865 Professore Straordinario di Archeologia a Palermo, il primo docente nel Regno d’Italia a ricoprire tale cattedra. Crede nella necessità di una stretta e intensa collaborazione tra gli studiosi al fine di garantire un effettivo avanzamento della conoscenza, e ritiene che il dialogo continuo tra maestri e allievi sia la linfa vitale di una disciplina

Il Museo Nazionale
Dal 1873 fino alla fine della sua vita nel 1914, è direttore del Museo Nazionale di Palermo. La sua idea di museo è estremamente all’avanguardia: “secondo il mio concetto il museo ha da essere scuola; se ne vogliono fare una carcere di monumenti, allora comprino chiavistelli e chiamino un buon carceriere…”. La crasi tra musealizzazione ed educazione è al centro della sua filosofia espositiva: “… i Musei ove non siano messi in continui rapporti con l’insegnamento giovino di più a vana pompa che a vera utilità d’istruzione…”.

In veste di direttore del Museo Nazionale, e supportato dall’intensa collaborazione con Michele Amari, arabista esperto della presenza musulmana in Sicilia, si dedicò con passione e costanza alla raccolta e all’instancabile studio di un cospicuo numero di manufatti islamici con l’intento di allestire a Palermo una “Sala Araba”. Il 14 aprile del 1874 il Salinas scriveva all’Amari: “...noi abbiamo diritto di avere nel Museo di Palermo una sala araba e l’avremo”.

Archeologo sul campo
Accanto agli incarichi universitari e alla direzione del Museo panormita, egli affiancherà l’impegno come direttore della Soprintendenza unica alle Antichità per la regione Sicilia. È il protagonista di tutti i maggiori ritrovamenti archeologici dell’epoca, dirigendo sia scavi programmati sia fortuiti. Dai suoi primi saggi sono poi derivate ricerche sistematiche.

Le sue indagini coprono l’Isola nella sua interezza: da Salemi, Solunto e Palermo a Tindari e Taormina, da Selinunte a Lilibeo (attuale Marsala) e Mozia.

Le esplorazioni rivelano sculture, strutture architettoniche, monete, gioielli, e iscrizioni di varie epoche, dalla preistoria al Medioevo.

Ogni singolo oggetto è ritenuto essenziale per comprendere la storia delle civiltà della Sicilia antica. Salinas documenta i ritrovamenti e le operazioni di scavo con precisione e acribia.

Salinas e la fotografia archeologica
Sin dalla sua invenzione il mezzo fotografico fu subito impiegato nel settore archeologico e dell’arte. Nelle ultime decadi del XIX secolo, il progresso delle tecniche fotografiche contribuirono a una maggiore diffusione del mezzo fotografico, anche in campo archeologico. Difatti molte missioni archeologiche, promosse da diversi istituti europei, iniziarono a considerare la presenza di un fotografo professionista quale membro delle loro equipe. Salinas fu certamente il primo in Sicilia a comprendere le potenzialità della fotografia come supporto all’indagine archeologica, utile non solo per una conoscenza artistica del monumento, ma anche come strumento imparziale per la documentazione di reperti e monumenti.

La sua intensa attività fotografica si concentra in un arco di tempo che va dal 1886 al 1913, realizzando circa 3000 scatti. Si avvicina alla fotografia con rigore scientifico e metodo, come dimostra la presenza di manuali di tecnica fotografica nella sua biblioteca, registrando sui suoi taccuini note relative a: scatti realizzati, condizioni di luce, tipo di macchina impiegata, obiettivi, esposizione, formule per lo sviluppo ecc.

È consapevole che la fotografia costituisce uno strumento idoneo, non solo a documentare, ma anche alla stessa tutela delle opera d’arte.

In una lettera indirizzata al Ministero sui risultati della campagna di scavo a Selinunte del 1893, afferma: “…Finita la consegna degli oggetti a questo Museo, spedirò a codesto Ministero la relazione finale accompagnata dalle fotografie che ho già eseguito”.

Nonostante non sia un professionista, le immagini manifestano un’adeguata e opportuna scelta del punto di vista, dell’inquadratura, dell’illuminazione per valorizzare il soggetto e la sua materia.

Salinas fotografo
Nonostante la sua attività abbia fini documentari, il repertorio fotografico del Salinas manifesta anche il punto di vista del fotografo amatoriale, lasciando trasparire ciò che maggiormente cattura il suo sguardo.

L’archivio fotografico del Salinas costituisce a volte l’unica testimonianza superstite della sua attività di scavo, non sempre accompagnata da pubblicazione dei risultati ottenuti, immortalando anche persone, se stesso e il lavoro quotidiano.

Le foto di personaggi in costume mostrano i suoi interessi etnografici di stampo verista, di cui sarà un infaticabile raccoglitore.

In molte sue foto è evidente la volontà di rappresentare l'attaccemento dell'uomo alle testimonianze del passato. Salinas sente fortemente di voler recuperare il passato come memoria collettiva per costruire il futuro.

Il suo sguardo è come quello di un viaggiatore, capace di registrare particolari che possono sfuggire alla percezione diretta di chi osserva. Le fotografie scattate durante l’escursioni, spesso anche con soggetto familiare, consentono di apprezzare paesaggi ormai trasformati dalla attività antropica.

Mozia
Le immagini di Mozia forse tra le più emozionanti, lasciano trasparire l’amore per l’isola dove fu frequente ospite di Giuseppe Whitaker, esponente di una ricca famiglia di imprenditori inglesi produttori di vino Marsala e proprietario dell’Isola. Nel 1906 Whitaker avvia una stagione di scavi archeologici sull’isola “sotto la supervisione dello Stato nella persona del professore Antonino Salinas”.

Salinas dichiarava nel Visitor’s Book dell’isola di essere “Moziese fin dal 1855”.

Il paesaggio
L’illuminazione è il fattore primario per cogliere in pieno i volumi degli edifici, Salinas sembra comprenderlo scegliendo in funzione del soggetto condizioni di luce diverse, in grado di accentuare o attenuare il contrasto sul monumento, studiando e analizzando le specifiche esigenze di documentazione.

Le sue immagini dei monumenti simbolo dell’Antichità trovano commento nei pensieri romantici dei viaggiatori europei contemporanei e precedenti.

“Il tempio di Segesta sembra essere stato posto ai piedi della montagna da un uomo geniale che aveva avuto la rivelazione del punto unico in cui lo doveva erigere. Anima da solo l'immensità del paesaggio che vivifica ed abbellisce divinamente” (Guy de Maunpassant)

Un secolo prima giungendo a Taormina il 7 maggio 1787 J.W.Goethe affermava: « Qualunque fosse la sua forma naturale, l’arte vi ha concorso per formarne un teatro semicircolare destinato agli spettatori. […] Se si prende posto dove una volta sedevano gli spettatori che erano più in alto, si dovrà confessare che mai, forse, un pubblico, in teatro, ebbe davanti a sé simile prospettiva».

Riconoscimenti: storia

La mostra è stata redatta in collaborazione con il Museo Archeologico Regionale "Antonino Salinas" di Palermo
Link esterno


Immagini: Archivio Storico Fotografico del Museo Archeologico Regionale "A. Salinas" di Palermo.


I testi sono riferiti alla pubblicazione e alla bibliografia di riferimento di seguito:
"Del Museo di Palermo e del suo avvenire:Il Salinas ricorda Salinas,1914-2014": Museo Archeologico Regionale Antonino Salinas, Palermo 8 luglio - 4 novembre 2014 a cura di F. Spatafora e L.Gandolfo, Palermo, Regione Siciliana.

Comitato Giovani della Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO

Comitato Giovani della CNI Unesco - Regione Sicilia:

Rappresentante: ing. Elvira Nicolini

Referente Progetto: dott. Giuseppe Milazzo

Soci: arch. Giorgio D'Anna, dott.ssa Iolanda Di Natale, dott. Alessandro Romano, dott.ssa Irene Salvo

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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