Iceland / Boiling Ice

Imago Mundi

Artisti contemporanei dall'Islanda

Luce di montagna
A prima vista l’ampio progetto di Luciano Benetton, il suo tentativo di raccogliere in modo sistematico un archivio visivo sull’arte di intere nazioni a partire da innumerevoli miniature fatte da innumerevoli artisti, suona come una grande stravaganza. Ma considerato alla luce della sua ben nota filosofia riguardo al design e agli affari, comincia ad acquistare un senso. Il famoso slogan United Colors of Benetton è stato sempre proposto come qualcosa di più di una semplice frase di effetto, come un omaggio alla varietà delle culture e delle persone. Le campagne pubblicitarie curate per Benetton dal fotografo Oliviero Toscani, soprattutto i suoi collage fotografici di facce e parti del corpo (finora non apparsi in spazi pubblici su vasta scala), rimarcano la fiducia del magnate dell’industria italiano nell’aspetto vitale della diversità umana. E sono un appello alla tolleranza verso questa varietà, anche quando mette in crisi le nostre più profonde convinzioni.

Unnur Óttarsdóttir - Frozen lava (2013)

Questa filosofia è alla base dell’approccio di Luciano Benetton e dei suoi collaboratori alla raccolta di opere d’arte. A differenza di altri collezionisti, però, Benetton non mira ai pezzi “d’avanguardia” sponsorizzati in qualsiasi momento da critici e gallerie di arte moderna. A dire il vero non sembra gli importi molto delle priorità estetiche che le gallerie rispettano nei loro allestimenti. Lui e i suoi collaboratori le scavalcano del tutto, andando invece alla ricerca dei movimenti artistici spontanei in ogni paese. Una volta stabilito quale stato aggiungere alla lista, il processo è sempre identico. Attraverso canali diversi, perfino il bush telegraph, si chiede in generale a tutti – dagli amatori agli artisti professionisti – di contribuire al progetto con una sola opera, che deve avere una precisa dimensione (10x12 cm). Quando la quota “nazionale” viene raggiunta, il progetto si considera concluso.A giudicare dalle dichiarazioni rilasciate di volta in volta da Luciano Benetton, pare evidente che la diversità non è l’unico criterio su cui si fondano i suoi sforzi di collezionista. Il nome del progetto, Imago Mundi, suggerisce che l’intento non è semplicemente creare un archivio visivo della scena artistica di un paese, ma anche della sua “coscienza nazionale”, dei pensieri e dei sentimenti dei suoi abitanti. Questo spiega il fascino di Benetton per gli artisti outsider, che non hanno cioè necessariamente contatti con le istituzioni del mondo tradizionale dell’arte, per il simbolismo popolare e la predisposizione al racconto che possiedono. A loro modo queste “indagini” sono una continuazione di quelle “esposizioni nazionali”, che oggi vengono denigrate ma che un tempo pretendevano di presentare le arti di una nazione nella loro interezza. Queste mostre erano accompagnate da grandi cataloghi che contenevano dotti articoli sul tessuto sociale, la storia, lo sviluppo industriale o le fedi religiose professate nel paese in questione.

Ósk Laufey Óttarsdóttir - Life (2013)

Daiva Leliene - Untitled (2013)

A giudicare dalle dichiarazioni rilasciate di volta in volta da Luciano Benetton, pare evidente che la diversità non è l’unico criterio su cui si fondano i suoi sforzi di collezionista. Il nome del progetto, Imago Mundi, suggerisce che l’intento non è semplicemente creare un archivio visivo della scena artistica di un paese, ma anche della sua “coscienza nazionale”, dei pensieri e dei sentimenti dei suoi abitanti. Questo spiega il fascino di Benetton per gli artisti outsider, che non hanno cioè necessariamente contatti con le istituzioni del mondo tradizionale dell’arte, per il simbolismo popolare e la predisposizione al racconto che possiedono. A loro modo queste “indagini” sono una continuazione di quelle “esposizioni nazionali”, che oggi vengono denigrate ma che un tempo pretendevano di presentare le arti di una nazione nella loro interezza. Queste mostre erano accompagnate da grandi cataloghi che contenevano dotti articoli sul tessuto sociale, la storia, lo sviluppo industriale o le fedi religiose professate nel paese in questione.

Vigdís Bjarnadóttir - Snæfellsjökull Glacier – please don ́t disappear (2013)

Ellisif Malmo Bjarnadóttir - The Most Glorious Day (2013)

Imago Mundi punta solo alle informazioni racimolabili dalle opere, quel tipo di informazioni che non si possono né confermare né mettere in dubbio. Eppure, viste nel loro insieme, le miniature ci dicono molto sulle loro origini, grazie a un linguaggio figurativo realistico. In Flowering Cultures, il catalogo di Benetton sull’arte indiana, ci troviamo di fronte all’intera eredità mitologica di quella porzione di mondo. E lo stesso vale per Ojo Latino, la collezione di lavori provenienti dall’America Latina.

Sigríður Vigfúsdóttir - Summerday (2013)

Anna Björg Þorbergsdóttir – Untitled (2013)

C’è un’altra cosa da aggiungere sulle collezioni di Imago Mundi: la decisione di concedere nel catalogo stampato lo stesso spazio al fronte e al retro di ciascuna opera. In qualche modo questa scelta rende i lavori più personali, e più vulnerabili. Chiazze e scarabocchi fatti a caso sul telaio ci dicono qualcosa sulla personalità e sul contesto in cui ha lavorato ogni artista, per esempio sulla sua idea di ordine, su come vive. Si possono cogliere tratti del suo carattere anche dalla sua grafia, come confermerebbe qualsiasi grafologo, per non parlare degli altri segni grafici che l’artista lascia, volontariamente o meno, sulla tela o sul telaio. Anche un’opera rimasta immacolata nella parte anteriore può rivelarci molto.

Heiðrún Ósk Ölversdottir – Wonder (2013)

Anna Guðrún Torfadóttir – Autumn (2013)

Erna Ingólfsdóttir - Mother Earth (2013)

La storia dell’arte moderna islandese è relativamente breve. Può essere considerata una diretta conseguenza del movimento d’indipendenza del tardo ottocento, che ambiva a giustificare la libertà dalla Danimarca attraverso il riferimento all’unicità, culturale, storica e geografica, dell’Islanda. I primi artisti professionisti islandesi trasformarono il paesaggio nell’emblema di questa unicità, traducendo un ambiente naturale ostile in immagini romantiche di calma e gentilezza. Da allora la natura è stata una costante dell’arte islandese. La dura realtà degli anni della Depressione portò a una rivalutazione di questa interpretazione del paesaggio e diede vita a un nuovo immaginario riferito alla natura, imponente e austero. Nel dopoguerra, quando finalmente gli artisti islandesi cominciarono a prendere parte ai movimenti di arte astratta che stavano fiorendo nel mondo, fu alla natura che guardarono come loro materia prima. Si può perfino affermare che la natura contribuì indirettamente all’ascesa delle correnti avanguardistiche islandesi tra gli anni sessanta e settanta, dal momento che proprio la pittura romantica del paesaggio era una delle forme che gli artisti appartenenti a quei movimenti sentivano il bisogno di respingere.

Magnea Jónasdóttir - Veezus & Kreist (2013)

Gerður Hulda Hafsteinsdóttir - We are all the same (2013)

Osservando le piccole opere che fanno parte del progetto Imago Mundi per l’Islanda, non possiamo quindi meravigliarci nel constatare che la maggior parte è intrisa di un linguaggio figurato legato alla natura. I circa 150 artisti coinvolti formano un gruppo abbastanza ampio da essere rappresentativo delle inclinazioni e della mentalità degli artisti islandesi nella loro totalità. Per questo è interessante capire cosa significa per loro l’ambiente naturale oggi. In effetti una tela di 10x12 cm lascia poco spazio per le grandiosità di pittori di paesaggio ambiziosi. Molti artisti hanno scelto di raffigurare singole montagne, come il vulcano Hekla o altre vette famose, in forme iconiche. Queste sono rappresentate sempre come “montagne sacre” esemplari, sostitute della fede che gli islandesi hanno perso seguendo la strada della prosperità e dell’agiatezza.

Harpa Sif Sævarsdóttir - Hvitserkur (2013)

Gunnar Gränz - Hekla (2013)

Magnús Bjarnason - Glaciertop (2013)

Alla luce del dibattito sulla salvaguardia della natura che in Islanda divide la società dagli anni novanta, quando negli altopiani orientali fu inaugurata una grande centrale idroelettrica, ci aspetteremmo che gli artisti contemporanei si esprimessero sul tema, che sia a proposito di un’industria avida di energia o dei cambiamenti climatici. E infatti, com’è prevedibile, troviamo molti lavori che mostrano una natura assediata o distrutta, o altri che si concentrano sui suoi punti più fragili: fiori e prati, muschio e ruscelli degli altopiani.

Sigríður Lárusdóttir - Angel (2013)

Halldóra Emilsdóttir - Sheepwork (2013)

Anche se non è mai stata tanto potente come quella del paesaggio, l’eredità delle favole tradizionali e della mitologia è vista comunque come una parte importante dell’unicità islandese. Qui compare sotto forma di una fantasia sconfinata: creature misteriose alle prese con oscuri rituali, eventi sovrannaturali che invadono la realtà, racconti senza senso dalle venature comiche.

Dagrún Matthíasdóttir - Global Warming (2013)

Heiðbjört Guðmundsdóttir - Mountain Avens (2013)

Kristjana Þrastardóttir - Part of the pattern of the Icelandic National Costume (2013)


Imago Mundi è una sorta di manna dal cielo per gli islandesi. Grazie a Luciano Benetton e ai suoi collaboratori, ora hanno a disposizione una nuova prospettiva da cui guardare la loro arte e il loro “carattere”. E al mondo esterno, da tempo incuriosito da questa “fantastica e strana” isola nel bel mezzo dell’Atlantico, viene data una miniera di immagini con cui completare la propria idea di Islanda.

Aðalsteinn Ingólfsson
Storico dell’arte e autore

Þórdís Ásgeirsdóttir - Happiness (2013)

http://imagomundiart.com/collections/iceland-boiling-ice

Riconoscimenti: storia

Project management
Rakel Rós Ólafsdóttir, Maurizio Tani

Organization
Valentina Granzotto

Editorial coordination
Enrico Bossan

Texts
Luciano Benetton
Aðalsteinn Ingólfsson
Rakel Rós Ólafsdóttir, Maurizio Tani
Demetrio De Stefano

Editing and translation
Emma Cole
Anna Franchin
Jonah Goodman
Ingibjörg Þorsteinsdóttir
Pietro Valdatta

Art direction
Marcello Piccinini

Photography
Marco Pavan

Production
Marco Pavan

Special thanks to
Gabriele Riva, An Namyoung

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
Traduci con Google
Home page
Esplora
Qui vicino
Profilo