Mario Bellini. Italian Beauty

La Triennale di Milano

Mario Bellini. Italian Beauty
“Mario Bellini. Italian Beauty” è il titolo della mostra che la Triennale di Milano dedica all’intera opera dell’architetto milanese noto in tutto il mondo, un viaggio trasversale lungo quasi sessant’anni tra design, architettura, allestimenti di mostre e molto altro. La retrospettiva si inaugura a trent’anni di distanza da quella a lui dedicata dal MoMA di New York nel 1987. Un omaggio all’opera poliedrica di un progettista italiano che ha ottenuto ogni successo nella piccola scala (otto Compassi d’oro, arredi e oggetti diventati icone che spesso hanno anticipato o rivoluzionato gusto e stile); e nella grande scala: centri congressi, fiere, musei progettati dal Giappone all’Australia, dagli Usa alla Francia. L’indagine sull’opera di Bellini ha anche il compito di riportare al centro del dibattito il ruolo eversivo e salvifico della “bellezza” e la capacità propria alla cultura italiana di esserne interprete all’estero.                                 La mostra introdotta da un Portale/Libreria di ingresso – che ne è la summa visiva - si snoda attraverso una Galleria, che collega quattro Stanze e una Stanza Centrale. Appese al soffitto una sequenza di più di 300 immagini ritma un percorso “senza parole” che condensa pensiero, approccio, metodo e poetica dell’architetto. Nella Galleria sono esposti arredi, oggetti e macchine, ordinati secondo una suddivisione tipologica. Nelle cinque Stanze l’architettura e gli allestimenti – ovviamente intrasportabili – sono raccontati con schizzi, disegni, modelli e proiezioni gigantesche. L’unica scelta espositiva in grado di trasportare il visitatore quasi in presa diretta -video e sonora- nelle architetture sparse in giro per il mondo. I due passaggi tra le ali della Galleria sono occupati l’uno da Kar‐a‐sutra , concept car progettato su invito del MoMA nel 1972; l’altro da una “Wunderkammer” realizzata da Zetalab con cento fotografie degli oggetti d’affezione di Mario Bellini. Chiude l’ultimo settore della Galleria, la sezione “Next” che annuncia i principali progetti in corso: un capovolgimento improvviso della Retrospettiva in Prospettiva.

I tavoli? Architetture minime.
Concepiti per una funzione ovvia, sono usati spesso per straordinari valori rituali: la cena di famiglia, i tavoli della pace, l’ultima cena…

Complessità
Ogni progetto  per  Mario Bellini è un viaggio nella complessità che diventa per lui un alleato e non un nemico. Il progetto è un’avventura piena di sfide avvincenti. Un viaggio, dunque, che diventa una sorta di corsa ad ostacoli da superare, di problemi da risolvere e di temi da svolgere avendo ben chiaro l’obiettivo finale: raggiungere l’armonia e la bellezza del tutto. Ciò garantisce un percorso pensato ogni volta in modo nuovo, mai con formule definite a priori, e un linguaggio figurativo e stilistico sempre sorprendente. È più facile riconoscere questa complessità, per altro sempre presente nella sua architettura, in quegli edifici o quei progetti fortemente radicati al luogo in cui si trovano o a loro destinato, come nel caso del Centro Espositivo Congressuale di Villa Erba a Cernobbio, vicino a Como (1986-1990) o del Risonare Vivre Club Complex a Kobuchizawa in Giappone (1989-1992), o per la scuola elementare Gabrio Piola di Giussano, a Milano (1991-1995). Il Centro Congressi di Villa Erba, per esempio, si insinua con leggerezza in un contesto storico complesso e delicato sulle rive del lago di Como. Come inserire una nuova struttura in un parco vincolato e accanto alla storica villa della famiglia Visconti? In questo caso la complessità diventa il motore per disegnare un edificio che si articola in costante dialogo con il verde come un elemento quasi “vegetale” esso stesso ispirato alle serre delle dimore nobiliari lombarde. In Giappone, il resort Risonare Vivre Club ‘’diluisce’’ la sua massa con un attento rapporto con il paesaggio circostante: il complesso è composto da una strada porticata curvilinea fiancheggiata da piccole ville che punta verso il monte sacro Fuji e da uno spazio rettilineo su cui si affacciano gli hotel, che inquadra alle sue estremità la vista di due catene montuose. La strada e la piazza si intersecano e il risultato è un “frammento” di città italiana. In due altri progetti, il Centro Culturale con Biblioteca Civica e Teatro di Torino (2001-2007) e il Centro Direzionale Eni di San Donato Milanese (2011), si può facilmente ritrovare - sebbene non realizzati - la stessa capacità di includere e risolvere, senza perdere di vista il dialogo con la città, l’innovazione linguistica e la qualità degli spazi interni ed esterni. Nel cuore di Milano, infine, a Brera due edifici residenziali diventano protagonisti per l’inserimento di elementi di forte contemporaneità: l’uno con una corte circolare con al centro una grande magnolia, l’altro con una singolare  “torre” belvedere angolare. Ancora una volta la complessità al servizio di Bellini.

Una minimale struttura in tondini di acciaio, una tuta integrale cucita in cuoio e quattro zip.
Una sedia come la CAB non si era mai vista.

Fundamentals
“Se cerco di capire che cosa mi ha coinvolto in questa storia… il gusto per la ricerca e la costruzione di una collezione non ovvia, non ancora sperimentata… oltre al fascino indefinibile, sospeso, un po’ magico appunto, che emana dalle opere di quei primi anni dopo la Grande Guerra, ancora impregnati dell’aura metafisica…”. Così scrive Bellini parlando della propria collezione d’arte nel catalogo della mostra “Realismo magico: pittura e scultura in Italia 1919-1925” tenutasi a Palazzo Reale di Milano nel 1989. Questa passione per le forme e la figurazione metafisica è a ”fondamento” del linguaggio architettonico che ha contraddistinto la prima “stagione” di Bellini architetto iniziata a partire dagli anni Ottanta e durata sino alla fine degli anni Novanta. Passione mai sopita, e tuttora persistente, pur se incanalata in seguito verso una profonda metamorfosi che ha modificato, anche radicalmente, alcuni caratteri del suo linguaggio. La propensione metafisica della sua architettura si allarga in quegli anni a un confronto con le forme della architettura storica, vissute più come archetipo e citazione che come tendenza postmodernista. Sei sono le realizzazioni e tre i progetti che rappresentano al meglio questa sua prima “maniera”. Tra le realizzazioni il Tokyo Design Center (1992), i Padiglioni della Fiera di Milano al Portello (1987), la Piazza di ingresso allo Yokohama Business Park (1987), la sede di Arsoa Cosmetics in Giappone (1998) e gli uffici di Via Kuliscioff a Milano del 1984, sono le opere più rappresentative di questa sua  tendenza. Così anche deve leggersi la “magica sospensione” dello spazio centrale della corte d’acqua degli uffici Arsoa e il “cuore” della piazza d’ingresso di Yokohama. Ma è il progetto per un nuovo tipo di Autogrill commissionato a Bellini nel 1989, dove la vocazione metafisica dell’architetto milanese si può esprimere al meglio: piani inclinati e volumi semplici si assemblano in una purezza volumetrica esemplare. Strada porticata, aperture disegnate con nettezza e precisione segnano l’esperienza dell’allestimento dello Showroom Cassina a Tokyo in Giappone (1990) un “edificio” all’interno di un edificio di Tadao Ando. Nei padiglioni della Fiera di Milano al Portello, infine, e negli uffici di Via Kuliscioff si coglie lo spiccato interesse di Bellini per il controllo e la esaltazione delle valenze volumetriche unito ad un richiamo alle forme archetipe della architettura.

Kar-a-sutra
Nel 1972, su invito del MoMa, ho realizzato un’auto-spazio-mobile, considerata oggi la madre di tutte le autovetture monovolume.

Le sedie: da millenni un’infinita variazione sul tema, come in musica. Anche il trono di Tutankhamon sembra disegnato oggi.

Metamorfosi
È il 2004 l’anno che segna una svolta nell’opera di Mario Bellini. Due progetti di concorso, per la Nuova Sede della European Patent Office a l’Aia e per Il nuovo Museo di Belle Arti di Losanna, indicano l’inizio di una profonda metamorfosi. Si assiste a un radicale rinnovo del suo linguaggio: alla dimensione metafisica della prima “maniera”, si sostituisce una nuova libertà e una leggerezza compositiva che lo avvicina alle veloci trasformazioni della società. In Italia l’apogeo del suo “nuovo corso” è rappresentato dalla realizzazione del Nuovo Centro Congressi della Fondazione Fiera di Milano, il MiCo (2012). Collocato alla “testa” dei padiglioni realizzati dallo stesso Bellini più di vent’anni prima, anche il nuovo edificio diventa subito un landmark di Milano che dialoga con i tre grattacieli nell’area della Ex Fiera.Il confronto tra le due estremità di Fieramilanocity – il timpano a Nordovest e la “cometa” del MiCo a Sudest – è la prova del continuo rinnovamento della poetica di Bellini. Da qui in poi architetture e allestimenti sono sempre più segnati da un atteggiamento aperto, multiforme, libero. Appartengono a questa nuova visione tre progetti di concorso: il Museo di Maribor in Slovenia (2010), il Museo della città di Berlino (2008) e il progetto per la Biblioteca di Helsinki (2012). Il Museo di Maribor si presenta con una fortissima articolazione volumetrica che crea spazi interni ed esterni di estremo interesse, a forma irregolare. La stessa morbidezza e libertà si ritrova nella “pelle interna” dorata che Bellini inserisce trasversalmente su tutti i livelli  di un edificio storico dove sorgerà il Museo della città di Berlino. La nuova Biblioteca di Helsinki ha le facciate create da una superficie di listelli di legno continui, sagomati con morbidezza e leggerezza a segnare il passaggio tra interno ed esterno dell’edificio. Sempre in questa Stanza,trovano posto alcuni schizzi dei progetti che condividono questa seconda “maniera” dell’architettura di Bellini tra i quali l’Orto Botanico Patavinus (2005).

Gli imbottiti? Materiali e tecniche di avanguardia ci permettono di innovarli radicalmente senza spezzare il filo continuo che attraversa la storia dell’abitare.

Utilitas
Non c’è mai in Bellini un’architettura pensata come una forma fine a se stessa, ma sempre come un luogo da vivere in rapporto con paesaggio e genius loci. Non si tratta di semplice “funzionalismo”, ma di un partecipato modo di intendere l’architettura come ascolto e risposta al vivere degli uomini, abitanti e cittadini. Accade poi, a volte, che l’ascolto continuo di queste esigenze faccia intuire a Bellini necessità e aspirazioni ancora latenti a cui la sua architettura risponde generando nuove forme, nuovi tipi, nuovi luoghi. È incredibile come una sfera di metallo sospesa nella hall del quartier generale di Deutsche Bank a Francoforte (2011) o installata come “ponte di collegamento” tra due edifici della stessa Banca a Londra (2011) trasformi un semplice passaggio in un’esperienza spaziale emozionante. Il centro Uffici di Verona, il Verona  Forum nell’ex Foro Boario della città (2011), si presenta come un grande isolato urbano connotato da grandi volumi vetrati, in più punti rivestiti da una pelle esterna microforata. Un artificio che modifica il rapporto tra spazio interno ed esterno, tra intimità e apertura. Le forme libere che Bellini usa per Pop Music Center di Taipei Taiwan (2009), un progetto di concorso, creano luoghi nuovi che aprono a sensazioni spaziali di assoluta modernità rispetto alle arene da concerto convenzionali. Una nuova sensibilità verso l’ambiente caratterizza i progetti per il Padiglione “Italia” all’Expo di Milano (2012) e per la riconversione dell’ex Garage Traversi (2010) sempre a Milano: il “verde” viene usato come elemento attivo e non decorativo del linguaggio architettonico. E raggiunge un obiettivo: essere in città ma nella natura. Questa capacità e attenzione è presente nel lavoro di Bellini da sempre. Si pensi, per esempio, alla sistemazione interna del Ristorante il “Tondorante” a Bard in Valle D’Aosta (1968); alla riorganizzazione dello spazio espositivo di Cassina a Milano (1968) e alla proposta di concorso per Piazza Anita Garibaldi a Baggio (1984). Nel Tondorante ci si siede a tavola avvolti da una ”pelle” protettiva che segna una nuova intimità; nello showroom milanese di Cassina lo spazio è articolato su più livelli separati ma in continua connessione visiva. Un luogo dove intravvedersi, incontrarsi, ma anche vendere e acquistare arredi. Un' idea “rivoluzionaria”di showroom. 
Teatro del Mondo
Mario Bellini ha un’innata capacità di mostrare le cose, di “metterle in scena” in allestimenti temporanei o in quelli permanenti dei musei. Lo dimostra il suo esordio a Palazzo reale, nel 1962, con l’allestimento dei premi del “Compasso  d’oro” nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano. Questa capacità teatrale appartiene, però, più in generale, anche alla sua opera architettonica, così come sottolineato da Kenneth Frampton. In fondo saper “mostrare” è saper fare architettura perché metaforicamente l’architettura non è altro che il ”Teatro del Mondo”. Certamente è più semplice riconoscere questa specificità nei tanti lavori realizzati nei musei di tutto il mondo o nelle numerose esperienze espositive. La realizzazione del Dipartimento delle Arti Islamiche al Louvre (2005-2012) è sicuramente una delle opere più importanti degli ultimi anni. Perché mostra come una architettura nuova può convivere, e anzi potenziarsi vicendevolmente, in un contesto storico complesso come quello della reggia settecentesca francese. In questa Stanza sono in mostra anche schizzi, disegni, materiali, prototipi, del lungo iter progettuale che ha condotto alla realizzazione del Dipartimento. Negli stessi anni Bellini realizza anche un altro museo, quello della città di Bologna Palazzo Pepoli (2003-2012). Un allestimento permanente ad alto tasso spettacolare che include pure il recupero di un edificio storico degradato. Allo stesso modo, ma in Australia, rinnova integralmente la National Gallery of Victoria, a Melbourne (1996-2003). Appartengono a questo filone espositivo anche le due grandi mostre “Il Rinascimento da Brunelleschi a Michelangelo“ a Venezia, Palazzo Grassi (1994) e “I Trionfi del Barocco” alla Reggia di Stupinigi di Torino (1998) e il più recente “Giotto, l’Italia” al Palazzo Reale di Milano (2015-2016). In Triennale, infine sono memorabili “Il Progetto Domestico” e “Le città del mondo e il futuro delle metropoli” (1986), “Christopher Dresser” (2000) e “Annisettanta” (2007). Un capitolo a parte spetta alla proposta di ”Riorganizzazione architettonica e museografica del complesso monumentale e museale di Brera” denominato “Brera in Brera” (2009-2014), la prima che prevede un completo ridisegno degli spazi della Pinacoteca oltre che un’ipotesi di copertura della corte d’ingresso, per restituire la centralità che merita.  

Wunderkammer
Non sono un collezionista, sono solo uno che ama la musica e gli strumenti musicali, i libri, in arte il Realismo magico, molti oggetti e arredi non disegnati da me…Sono uno molto curioso.

Spesso mi sento chiedere:
Ma una volta c’erano macchine che venivano usate solo per scrivere?

Riconoscimenti: storia

Mostra a cura di
Deyan Sudjic
Ermanno Ranzani (Architettura)
Marco Sammicheli (Design)

Progetto di allestimento
Mario Bellini Architects

Filmati
3D Produzioni, a cura di Giovanni Piscaglia

Progetto grafico
Zetalab

Manifesto
Leonardo Sonnoli

Allestimento
Way spa

Audio Video
Volume srl

Wunderkammer
Matteo Cinzio Riva, Lucio LuZo Lazzara

Un ringraziamento particolare a
Elena Marco, MGM Marmi e Graniti per la riedizione speciale di Forte Rosso.

Si ringraziano
Artemide Spa, B&B Spa, Dario e Francesco Bellini, Bottega Ghianda, Cassina Spa, Comune di Giussano, Centro Studi e Archivio della Comunicazione Università degli Studi di Parma, Erco Illuminazioni, Fondazione Fiera Milano, Flos, Franco Ariano/Vino erectus Società Passione Agricola, Didi Gnocchi, Horm, Kartell, Mario Bellini Architects, Meritalia, MoMA (New York), Museo del Louvre (Parigi),National Gallery of Victoria (Melbourne), Nemo Lighting, Daniele Piazzola, Riva1920, Marco Rossi, Sawaya&Moroni, Carlo Torchio, Venini Spa, Vitra Design Museum.


Partner
B&B Italia
Cassina
Natuzzi Italia
Fondazione Fiera Milano
Tim
Partner Triennale architettura
Italcementi

Digital imagine partner
Canon
Media partner
Wallpaper

Partner tecnico
ATM
Lecher

Si ringrazia
Salone del Mobile Milano
Silvana Editoriale
Fondazione La Triennale di Milano
Fondazione Museo del Design

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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