Il laboratorio di Palazzo Pesaro degli Orfei

Palazzo Fortuny

Una vita dedicata all'arte

Mariano e Henriette Fortuny 

Mariano Fortuny, artista poliedrico di origini spagnole, conobbe Henriette Nigrin (sua futura moglie e musa) a Parigi nel 1902.
All’epoca Mariano era un artista già noto, soprattutto nei campi della pittura e dell’illuminotecnica teatrale. Henriette era una giovane molto bella e dalla viva intelligenza.

Il colpo di fulmine tra i due fu inevitabile e Mariano portò con sé Henriette a Venezia, dando il via non solo alla loro vita insieme (che terminerà solo con la morte di Mariano nel 1949), ma anche ad un connubio artistico travolgente.

La casa-laboratorio
Nel 1907, ebbe inizio l’avventura nel settore tessile. Mariano ed Henriette fondarono a Palazzo Pesaro degli Orfei in Campo San Beneto il primo laboratorio per la stampa di tessuti, dando avvio a una ricchissima produzione di abiti e stoffe per l’arredamento che, nell’arco di pochi anni, si affermò a livello mondiale.
Primi passi
Iniziò tutto con lo scialle Knossos, proseguendo con tuniche e vesti in seta stampata, l'iconico Delphos, preziosi velluti per l’arredo e raffinate lampade in garza di seta/ precious silk velvets for interiors and elegant silk gauze lamps.

Il Knossos

La prima creazione nel settore tessile, nonché quella che rese celebre il nome di Fortuny, fu uno scialle in taffeta di seta stampato: il Knossos.

Questo velo – che ricorda nella foggia l’himation greco o il sari indiano –, di forma rettangolare di notevoli dimensioni, 450 cm di lunghezza e 110 cm di larghezza, presenta dei motivi decorativi protocorinzi, cretesi, minoici ed ellenici, derivati dalla pittura vascolare.

Stampa su tessuti 
Nel 1910 Fortuny brevettò un rivoluzionario sistema per la stampa policroma su tessuto.
In un nuovo brevetto del 1910 l’artista spagnolo afferma di voler Il procedimento prevedeva l’impiego di matrici costituite da un sottile tessuto in seta rivestito da una sostanza colloidale (gelatina) sulle quali veniva eseguito il disegno per mezzo di una soluzione alcalina. Il disegno poteva essere realizzato a mano, come per una pittura, oppure attraverso un sistema di stampa di tipo fotografico.

Il Delphos

Senza dubbio il vero successo dell’atelier fu la creazione, nel 1909, del Delphos, abito monocromo, di forma semplice ed essenziale, una sorta di cilindro costituito da quattro teli in satin o taffetà di seta, che dal 1919-1920 diventeranno cinque, cuciti tra di loro in lunghezza, in sequenza verticale e proseguenti a formare corte maniche.

Le dense onde verticali di ogni telo che componeva la veste potevano raggiungere circa quattrocentocinquanta pieghe. Ci volevano circa due ore per realizzare la plissettatura, molte di più per eliminare i residui dei collanti impiegati e circa otto ore per confezionare l’abito.

Una produzione frenetica
Dopo gli scialli e le tuniche, la sperimentazione si focalizzò sui sontuosi velluti di seta utilizzati per svariate tipologie di capi d’abbigliamento, dalle cappe ai burnous, dai mantelli ai caftani, dalle giacche alle vesti, dai costumi teatrali alle stoffe per l’arredamento.

The atelier's creations gave shape to the peculiar and modern figurative language of Fortuny, the result of a cultivated and refined re-elaboration of suggestions drawn from different eras and cultures: from the Greek-Minoic world to Coptic motifs and to the Middle East, from Hispano-Moorish art to the Italian Renaissance and the Far East

"Sono veli che si direbbero ricamati e dipinti dal sole, sfiorati dalla luna, cosparsi di gocce di stelle […]. E che dire degli ori impressi su quelle stoffe? Ori veneziani, ori rossi, ori rosei, ori bianchi, bleu, ori di fiori." (Henri Lavedan, “L’Illustration”, 22 aprile 1911)

Lampade

Un altro aspetto importante dell’attività del laboratorio fu la produzione nel campo dell’interior design. L’atelier Fortuny creò infatti raffinate lampade a sospensione in garza di seta stampata e in diverse fogge, come Cesendello, Sherazade o Saturno

Il laboratorio

La tecnica di stampa utilizzata inizialmente fu quella diretta. L'impressione sul tessuto veniva effettuata manualmente, per mezzo di blocchi di legno di bosso, appositamente intagliati; questi ricevevano, nelle zone da riprodurre sulla stoffa, il pigmento steso per mezzo di un pennello.

Tramite la tecnica della stampa diretta, non si potevano realizzare delle superfici estese; l’atelier giunse quindi, attraverso varie sperimentazioni, all’utilizzo di screen printing, grandi matrici serigrafiche, prima in carta, e poi in tela di cotone emulsionata.

Applicato per la prima volta intorno al 1915 a una macchina da stampa progettata e costruita appositamente, una rotativa semi-meccanica, l’impiego di matrici a banda continua permise, senza snaturare gli effetti artistici, di superare difficoltà non secondarie quali i costi elevati legati alla stampa manuale e per contro implementare le quantità produttive.

L’atelier fortunyano, pur attingendo dal passato colte citazioni ornamentali, nel design di nuove forme decorative non mancava d’attenzione espressiva verso il gusto contemporaneo. Prova inconfutabile sono alcuni disegni, dalla marcata stilizzazione floreale di chiara derivazione Jugendstil.

Il processo

Nel laboratorio di Palazzo Pesaro degli Orfei ogni lavorazione si svolgeva secondo una concezione “artigianale”, intesa come controllo costante di ogni fase della produzione: dalla miscelazione dei colori alla preparazione dei collanti, dall’ideazione del motivo decorativo al disegno sulla matrice.

Il laboratorio divenne presto una vera e propria fabbrica, arrivando ad una forza lavoro di 100 elementi nel 1910.

I pattern delle abayas e delle djellabba, dei bournous, delle tuniche, delle casacchine, delle mantelle, dei teli e delle stoffe d’arredo in seta, velluto o cotone, erano concepiti in strettissima relazione con le forme e i colori degli abiti e dei tessuti ai quali erano destinati.

Poco dopo la morte di Mariano, avvenuta nel 1949, Henriette chiuse il laboratorio a Palazzo Pesaro degli Orfei, lasciando la piena gestione della fabbrica per la produzione di cotoni stampati/ for the production of printed cottons sull'isola della Giudecca - creata dal marito nel 1919 - all'amica e decoratrice d’interni americana Elsie McNeill.

Palazzo Fortuny è ora dedicato a preservare il patrimonio e l'eredità di Mariano Fortuny. L'edificio ha mantenuto le stanze e la struttura creati da Fortuny, insieme agli arredi, le stoffe alle pareti e le collezioni. Dell'edificio si possono visitare quattro piani e il museo ospita mostre profondamente interconnesse con lo spirito di Fortuny, la ricerca eclettica e gli interessi sperimentali di questo artista.

Riconoscimenti: storia

Museo Fortuny Venezia Palazzo Orfei

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
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