do ut do è un contenitore di iniziative dell’Associazione Amici della Fondazione Hospice che ha lo scopo di raccogliere fondi a favore della Fondazione Hospice Seràgnoli Onlus. Ogni due anni do ut do propone eventi dedicati all’arte, alla musica, alla moda, al design, all’arte culinaria, coinvolgendo istituzioni, imprese, collezionisti.

Gli architetti di do ut do e le stanze dedicate i valori dell'abitare
Alessandro Mendini ha disegnato la casa do ut do le cui stanze, dedicate ai valori dell'abitare, sono state progettate da importanti architetti e designer. Gli stessi valori, messi in relazione tra di loro, creano una Mappa dei Valori dell’Abitare che rappresenta il senso più profondo di una casa, come di una comunità, di una città, di un Paese. Utilizzando tecnologie di modellizzazione 3D la società Vitruvio VR ha reso navigabili la casa do ut do composta da 12 stanze, il giardino e l’atrio comune. La casa do ut do e le sue stanze sono visitabili, cliccando sul disegno di Mendini, alla pagina www.doutdo.it/ la-casa-do-ut-do.html. La navigazione della casa è accompagnata dalla musica composta da Gaetano Curreri e Saverio Grandi.

Dio creò il primo uomo e la sua donna. Nelle illustrazioni bibliche più antiche [apocrife] si nota bene che tanto Adamo che Eva non mostrano attributi del proprio sesso. Lei non possiede seni, lui è privo del pirolo fondamentale.
Ed è logico, quei due esseri umani sono previsti dal Signore come eterni e quindi senza alcuna discendenza: non hanno bisogno di prole.
Il Creatore vuol dimostrare di avere idee democratiche, perciò concede ad entrambi il libero arbitrio. Saranno loro di persona a scegliere quale sarà il loro futuro: li chiama e li mette dinnanzi a due diverse specie di piante. Appresso dice loro: “Se sceglierete i frutti del primo albero sarete eterni e vivrete sempre vicino a me. Invece se la vostra scelta sarà per i frutti della seconda pianta, avrete in dono la conoscenza e la coscienza ma cesserete ognuno la vostra vita grazie alla morte.” Il Signore si dimentica di parlare alle sue due creature del dono di passioni e commozione, degli affetti e del piacere di scoprire l’armonia e la bellezza.
Ma ad ogni buon conto, d’istinto Eva punta il dito verso il secondo arbusto, anche se a prima vista appare meno pomposo e con frutti di normale grandezza.
Dio si allontana: “Vi lascio il tempo per ripensarci”, dice.
Eva stacca subito la poma da un ramo dell’arbusto scelto e l’addenta, quindi passa il frutto ad Adamo che, titubante, fa lo stesso.
Immediatamente il loro corpo si trasforma. Nascono loro, come per incanto, gli attributi e i due neocreati oltretutto s’abbracciano e si baciano.
Il Padre eterno ritorna all’improvviso. Entrambi nascondono le proprie nudità coprendosi con larghe foglie di fico.
“Perché quel pudore? - sbotta il Signore - evidentemente avete scelto l’albero della conoscenza!” ed esplode in un grido furente: “Via, fuori di qua, morirete!”
Entrambi se ne vanno ed Eva sottovoce esclama: “Sì, ma abbiamo l’amore!”

Le Stanze
Grazie alla collaborazione con Vitruvio Virtual Museum i disegni della Casa di Mendini, delle 12 stanze e del giardino sono stati trasformati in una casa virtuale navigabile attraverso tecnologie 3D con pc e device e in modalità immersiva con i visori.
do ut do 2016
Le Opere

“Sogno” è un settimanale Italiano fondato nel 1947 e insieme a “Grand Hotel” fa parte dei ricordi della nostra infanzia. Ricordiamo verso la fine degli anni ‘60 pomeriggi interi dedicati a sfogliarli e a ridisegnarne le copertine. Quest’opera vuol essere un omaggio a un mondo ormai scomparso in cui il Sogno Italiano rivolto all’entusiasmo, all’ottimismo, alla dolce vita e al benessere ha lasciato il posto a una deriva e a un pessimismo diffuso.

Fra tutti i pezzi d’arredamento, la sedia è senz’altro il più banalizzato, ma è forse l’oggetto che meglio rappresenta, nel corso della storia, la crescente dipendenza della nostra società dagli oggetti artefatti. L’uomo antico usava sedere per terra, ora invece lo facciamo sulla sedia. “This is not a chair” è un dispositivo per la contemplazione che riflette non solo l’immediato intorno, ma anche il nostro ed il suo posto all’interno dell’ambiente – la casa, il mondo, il cosmo. Talvolta quello che succede attorno ad un oggetto è più interessante dell’oggetto stesso.

Con la serie dei “Radical Writings” (dai primi anni ’80 fino ai primi anni ’90), Blank rende ancora più astratto il suo segno e più chiaro il rapporto che questo intrattiene con il tempo. I lunghi segni scritturali di colore (prima rosa-violetto,
poi blu), dati a pennello sulla tela, sono più lineari e uniformi. Qui Blank dipinge letteralmente “tutto d’un fiato”, con assoluta concentrazione, senza incertezze. Qui scrivere è respirare (Schriftzug=Atemzug), dipingere è respirare, lavorare è vivere. Ogni traccia, infatti, equivale alla lunghezza del respiro, da sinistra a destra, dall’inizio alla fine, dal pieno al vuoto. Un segno in piena tensione. All’inizio del segno il colore è più marcato e, accostando i due pannelli del dittico, genera al centro del quadro una zona d’ombra. È questa zona d’ombra che rimanda, ancora, seppur in forme meno mimetiche, allo spazio del libro. Qui la scrittura e pittura si fondono nella continuità di un segno-tempo.

Sedia in poliamide e tessuto “Regista” è una rivisitazione della seduta tradizionale del regista.“Regista” è stata realizzata per l’azienda Serralunga a cura del designer Michel Boucquillon e ha vinto la menzione d’Onore del Compasso d’Oro 2011. Il motivo del tessuto della seduta e dello schienale è stato disegnato dall’architetto Donia Maaoui per il progetto do ut do. L’artista ha voluto rappresentare la vita, le cellule, ed anche disegni di buon augurio. Il tutto su una trama, perché la vita è come una tessitura e i colori sono un messaggio di speranza verso i pazienti della Fondazione Hospice Seràgnoli.

Mobile bar coperto di legno MDF con venature di legno di Sucupira e pezzi di marmo nero intarsiati. Le ante hanno chiusure magnetiche.

"Passo di danza" è una scultura realizzata con un materiale che Chia non aveva mai utilizzato prima: il calcare. Il modello da cui è tratto questo lavoro rappresenta un uomo che si sposta in avanti sollevando una gamba in quello che potrebbe appunto ricordare un passo di danza.
Il tema della figura umana e della ricerca di equilibrio sono ricorrenti sia nella pittura sia nella scultura di Sandro Chia. Questo piccolo capolavoro ne rappresenta una sintesi interessante, la particolarità e unicità del materiale usato evidenzia la ricerca estetica valorizzandone la forza.

Si tratta di un paesaggio in miniatura, un piccolo altipiano realizzato con due tipi di pietra: una è la base al cui centro si trova un alberello che ha un’insenatura su cui si innesta una piccola scala, realizzata in un marmo più scuro, che serve idealmente per accedere alla parte superiore.

Recline Personal, con l’esperienza di Technogym e il design di Antonio Citterio, è più di una bike reclinata. È un vero capolavoro che unisce i migliori criteri biomeccanici degli attrezzi professionali da palestra e l'intrattenimento personalizzato della console UNITY™: il tutto, nell'esclusivo ed unico design di Antonio Citterio.

L’opera si ispira all’archivio dei ritratti acquatici del progetto “Apnea Humans Breathless” dove l’acqua raffigura la quotidianità, la dimensione nella quale siamo immersi, l’elemento contenitore del nostro tempo. Il tempo definisce
il trascorrere degli eventi, la distinzione tra passato, presente e futuro e come le altre dimensioni fisiche può essere misurato. Lo strumento per la misurazione del tempo è chiamato orologio. Quello fotografato in “9 frazioni” è un Rolex Oyster Perpetual in acciaio.

"L'opera va ben oltre il Liber monstrorum de diversis generibus: manca la volontà di moralizzazione che c'è nei bestiari tardo-antichi o medievali, ma è un libro di mirabilia, che sa spaventare, sorprendere, meravigliare, un libro in odore di magia che trascende la realtà restandone sempre attento testimone.
Il messaggio è didattico, allegorico e religioso a un tempo, è una grammatica della natura che classifica e crea le creature. Come nel Medioevo questo libro insegue la polivalenza semantica e la multifunzionalità, in barba a tutti gli illuminismi; come nelle Etymologiae di Isidoro di Siviglia ogni pagina comincia con ""Bestiarum vocabulum proprie convenit ..."" (il vocabolo bestia, animale selvaggio, si addice...)."

L’opera è la prima di una serie chiamata “Building Object” ispirata alle architetture di Mario Cucinella.
Questo primo Object rappresenta un progetto per una Spa e palestra a Santarcangelo di Romagna. L’opera è ispirata dalla presenza degli alberi in questo luogo. L’edificio si insinua negli spazi vuoti creando cosi una forma a foglia (la parte bianca). Nessun albero è tagliato e l’architettura prende la sua forma proprio da questa accidentale relazione creando così un’empatia creativa con lo spazio.

Superfici di tessuto realizzati in Senegal ospitano elementi estrapolati da piante architettoniche di edifici monumentali. Spartiti di segni stesi come mappe.

Montaggio:
Stesi
appesi
tesi
cadenti
volanti
sinuosi
non danno le forme ma le prendono.

Scultura in legno verniciato di bianco come un infisso. L’opera fa parte degli studi sulle lettere SUF, scelte per ritornare a disegnare sui muri nel 2001, non più con il simbolo dell’oca Pea Brain degli anni ‘80/’90, ma con un nome da writer per impararne la disciplina, SUF per volere diventare almeno SUFficiente nell’impegnativo compito. Lavorando con la composizione e la scultura di opere chiamate“Mobili”, è stato istantaneo il passo di portare lo studio delle lettere a sculture, la prima è SUF mobile N.13, del 2002, disegnata e riprodotta in legno da un plotter.
Lo stile particolare di SUF, tra le linee severe FIAT e il mondo arzigogolato della natura, ha portato a leggere il nome anche come "Sono Un Folletto" e da qui arrivano le forme di "Suf Mago Fata", connesse al mondo magico degli spiriti di natura. "Suf Mago Fata" è soprannominata “Il Cavallino”.

“Dal disegno nascono le mie sculture, dallo scrivere nasce il mio disegnare
dal pensare nasce il mio scrivere, dal dolore nasce il mio pensare
dal vivere nasce il mio dolore, dall’amore e dalla bellezza nasce il vivere
nell’amore e nella bellezza tutto rifuisce.
E di nuovo poi a scendere.
Dall’amore e dalla bellezza, la vita
dalla vita, il dolore
e il pensiero
e lo scrivere
e il disegnare
e lo scolpire.
Perciò nella scultura
scorgi amore e bellezza”. Riccardo Dalisi

Modello concettuale. 180 milioni di anni fa la Terra era molto diversa da quella di oggi, c'era un unico grande pezzo di terra in mezzo ad un unico grande mare. C'era un supercontinente chiamato Pangea ed un unico grande oceano chiamato Tetide. Non c'erano ancora gli uomini e tutto era anche più pacifico.
Poi è incominciata la "deriva dei continenti" e, subito di conseguenza, la "deriva delle civiltà". È un processo ancora in corso che tra scontri di placche tettoniche, tensioni interne, eruzioni vulcaniche ed eventi atmosferici continua ad allontanare i singoli mondi separandoli con oceani di mentalità diverse.
Niente da fare. È una forza intrinseca al pianeta che, anche nell'epoca nella quale in poche ore si può raggiungere qualsiasi punto del pianeta, agisce in profondità dividendo e distinguendo, allontanando e separando.

“Profondo Viola” è un ritaglio di una grande tenda che per decenni è stata rivolta al sole attraverso una vetrata. Il tessuto originariamente era blu ma con l’esposizione alla luce ha virato in diversi colori e sfumature dal viola al rosa. Come in un processo fotografico, il tendaggio è stato sensibilizzato dalla luce solare che per decenni ha modellato ombre e pieghe fra i tessuti in un effetto irriproducibile.

Goccia sovradimensionata in metacrilato lavorato a mano con trama a rete.

Ptero III (2467 AF Index) è la terza scultura della serie “Ptero” iniziata nel 1989. Ptero III è una riproduzione in legno dipinto di colore rosso dello Pteranodon, ispirato dalla ricostruzione presente nel Museo di Storia Naturale di Milano.

La “Rabbit Chair” è l’ultima creazione di Stefano Giovannoni, che si trasforma in una famiglia di prodotti di forte comunicazione mediatica. L’idea del coniglio nasce dall’associazione della sua silhouette con quella di una seduta, dove le orecchie del coniglio diventano lo schienale della sedia. Il coniglio è un animale gentile, amabile e discreto. Nella cultura occidentale e orientale è simbolo di amore e di fertilità, è un oggetto dolce e augurale che porta fortuna e buoni auspici.

Gli elementi che compongono il candelabro si ispirano alle forme che Guerriero ha coniugato nelle sue esperienze di designer radicale negli anni Settanta e Ottanta. Il risultato è un oggetto magico che valorizza i materiali naturali, i loro colori e gli effetti che le forme generano nel loro reciproco accostamento.
La funzione di candelabro è la scusa per generare una scultura fantastica, una macchina desiderante di forme, superfici e colori che riempie lo spazio con un protagonismo visivo libero e personale. Un'opera profondamente “guerrieriana” che rappresenta "l'atto del disegno che forma la realtà" come aveva scritto nel manifesto di Alchimia.

Scultura luminosa, in ceramica smaltata e neon. “Vaso Doppio” è realizzato con 2 pezzi di ceramica tornita e smaltata, la base in blu cobalto e il vaso in verde prato e due neon in vetro di Murano blu, il cui trasformatore è posto nella base. Ha bisogno di una alimentazione elettrica.

Scultura luminosa, in maiolica e neon. “Fuoco” è realizzato con 2 pezzi di ceramica tornita e smaltata, la base in giallo cromo e il vaso in giallo limone e un neon in vetro di Murano rosso, il cui trasformatore è posto nella base. Ha bisogno di una alimentazione elettrica.

"B_lG" è un biliardo da gioco all'italiana a buche strette, disegnato da Massimo losa Ghini per MBM Biliardi, azienda leader mondiale nel settore.
Il forte impatto estetico di "B_IG" si definisce nel disegno della scocca esterna: curve morbide e sinuose infondono all'oggetto un linguaggio unico e contemporaneo.
Le superfici diventano quindi elemento di progetto, i cui particolari ricercati ne sono l’espressione distintiva. Un raffinato dettaglio è dato dal passamano, interamente rivestito con un morbido panno tradizionale, come l’intero campo da gioco. Le maschere sagomate e realizzate in metallo, diventano elementi preziosi, caratterizzati dalla particolare forma a conchiglia. Per la scocca esterna sono stati selezionati legni Greenpeace.

Le due opere fanno parte di un ciclo di studi appartenenti a un decennio che si potrebbe definire architettonico. In quegli anni, esattamente nel 1992, comincia la realizzazione della “Città Meravigliosa degli Artisti Straordinari”.
Si tratta di città composte da architetture dipinte per accogliere i corpi degli artisti preziosi che Jori ha iniziato a selezionare nel mondo e a ritrarre dal vero nel 1993.

Dagli inizi degli anni Novanta la ricerca di Yumi Karasumaru si sviluppa parallelamente tra immagine pittorica e performance perseguendo un’intensa indagine culturale che riguarda il rapporto tra presente e passato del suo paese d’origine, il Giappone. Questa volta ha svolto una intensiva ricerca sul tema “Facing Histories”, in versione storia dell'arte giapponese, su di un paravento che è diventato supporto dell'integrazione dell’arte giapponese medioevale con quella contemporanea.

"Per Democrito, il mondo è costituito da aggregazioni di atomi che osservano, nel loro movimento, traiettorie costanti. Questa teoria della materia venne successivamente rivista da Epicuro il quale vi aggiunse l'ipotesi della parenklisis, ovvero della deviazione casuale, libera e imprevedibile, delle particelle elementari, per spiegare le mutazioni della natura e per introdurre quel principio di indeterminazione capace di spiegare il carattere incostante e mutevole di tutte le cose. Il poeta latino Lucrezio, nel “De Rerum Natura”, tradusse parenklisis con clinamen, termine che ha assunto nei secoli il significato di inclinazione della caduta libera degli atomi. In altre parole si potrebbe affermare che secondo Epicuro la realtà fisica, per quanto tenda a riprodursi attraverso categorie ricorrenti come sostiene Democrito, è tuttavia soggetta al caso, oltre che alla necessità. La libertà degli atomi determinava ipso facto la libertà dell'uomo, poiché egli, la sua coscienza, e per fino l'anima, non sono altro che aggregazioni casuali di atomi danzanti nel vuoto. Epicuro e i suoi adepti sembravano tuttavia interessati soprattutto alle conseguenze etiche di una rivelazione del Cosmo indeterminato, che trasformava il mondo in qualcosa di incerto, casuale e mutevole. L’opera donata al progetto do ut do fa parte del ciclo “CLINAMEN” e offre una visione della teoria della fisica epicurea. Un’altra di queste opere, di dimensioni 295 x 900 cm, è parte della collezione permanente dell’Università Bocconi di Milano".
(Massimo Kaufmann, novembre 2016)

La scultura-pilastro rappresenta la forza nell’unità ed è formata da strati proporzionati di diversi tipi di pietre. Così come la comunità è costituita da diversi individui, il pilastro si erge fiero ed assume un significato iconico perché si fortifica attraverso le sue numerose parti. Usando la tecnica computerizzata water jet per tagliare la pietra in strati sottili, il progetto reinterpreta il tema della comunità della tradizione africana con una moderna tecnologia di costruzione. Le differenti pietre riorganizzano e combinano se stesse in una nuova configurazione per svelare allo stesso tempo l’idea di moltitudine e fragilità.

“Love art collectors”: il nome, ironico, è stato scelto perchè i collezionisti, con il loro amore per l'arte, ci sostengono e ci aiutano a portare avanti ciò che per noi è vitale, l'Arte. Un omaggio all'arte e a chi ama l'arte.

"Tiway", chaise longue sagomata con scocca in legno interamente rivestita in pelle, cuscinatura in pelle trapuntata e base tappezzata con piedi in metallo tornito, finitura cromo.

L’opera nasce da una commissione all'artista da parte della collezionista d'arte Maria Pia Incutti per il Villaggio Verdalia, uno spazio ricevimenti ricavato in una ex cava, a Lecce. Nella “Panca degli Sposi” è possibile vedere una trasposizione antropomorfa dell’oggetto che diviene spazio di accoglienza e dove sono presenti elementi utili alla condivisione – tazzine, ciotole, piattini – preziosi nel momento della stanzialità. Le opere di Ugo Marano traducono spesso l'idea di fare comunità, di accoglienza, di incontro e proprio in quest'ottica l'artista aveva realizzato opere come la “Panca per il Viaggiatore Urbano”, la “Panca per una Città in Espansione”, “la Panca 108”.

Anche se la cultura africana è basata sulla tradizione orale e sulla musica, nel contemporaneo l’immagine ha riguadagnato il suo spazio. L’immagine ora occupa un posto ancora più importante di quello tradizionale della parola. Sono proprio delle suggestioni, a partire dalle immagini di Malick Sidibé, i disegni recenti realizzati da Antonio Marras che hanno come protagonista il ballo, il movimento, e un “andamento” che ha a che fare con il ritmo cardiaco. Collage, fiori, mani e quadri per festeggiare il momento dell’incontro. Momento che solo il ballo può scatenare.
L’Africa è un mosaico di etnie e di lingue, d’identità e di origini e sotto questo profilo lo spazio creato da Marras, più mentale che geografico, evocato come “Africa” è luogo emblematico della possibilità di una nuova visione che tratta le specificità come possibilità di una costante rinegoziazione d’identità.

Ciondolo in oro di tre colori con diamanti incastonati di varie carature e parti in madreperla e occhio di tigre. Questo pezzo fa parte di una collezione di gioielli disegnata e fatta eseguire dall’artista negli anni ‘70, riprendendo le forme ed i volumi delle sculture che Paola Martelli realizzava all’epoca in marmo, bronzo e legno laccato. Il gioiello è stato pubblicato sul catalogo “PAOLA MARTELLI sculture gioielli anni ’70“ edito dall’Artiere nel 2012, con la presentazione di Beatrice Buscaroli.

Un perno centrale collega tre elementi circolari in alluminio di diametri diversi con diffusore in metacrilato opal bianco, verniciati con i colori del Bauhaus: blu, rosso e giallo. Gli anelli, capaci di ruotare indipendentemente l’uno dall’altro, generano un volume sferico in cui la luce può essere orientata a piacimento. Una sorgente di luce LED è inserita in ogni elemento circolare ed un dimmer rende possibile variare l’intensità luminosa della lampada.
“Tre anelli racchiudono uno spazio luminoso. La complicità e la dinamicità dei loro movimenti circolari vuole ricordare l’armonia razionale del cosmo regolata dalla forza gravitazionale”.

Nell'opera scultorea di Roberto Sebastiàn Matta è evidente l'eclettismo di immaginari che ha nutrito la sua arte.
Figure primarie ed eterne in cui divinità che sembrano provenire dai passati mitici della Grecia e da antichità mediterranee, si fondono con totem originari di culture del Sud America e si confondono con animali, figure mitologiche, madri che vivono nelle profondità della terra, pietre filosofali e guerrieri, nella summa di un'unica eterna provenienza di archetipi umani.

Willa Cather ha scritto in “My Ántonia” sui pomeriggi autunnali: “Per quanto potevamo vedere, le miglia di prati rosso rame erano immersi nella luce del sole... l’intera prateria era come un cespuglio che bruciava e non si consumava mai”. I prati originari che diventano particolarmente colorati con il bluestem che vira al bordeaux (v. foto); l’erba indiana che produce una piuma dorata; l’erba paglia che si trasforma anch’essa in bordeaux; il lovegrass che vira all’oro (tutte piante famose per le composizioni di fiori secchi).

In occasione delle X Triennale di Milano, designer e artisti furono chiamati a misurarsi con la stampa di tessuti. Tra questi ci fu anche Bruno Munari, scultore, designer e grafico. L’autore è un campione assoluto dell’approccio multidisciplinare e già nel 1953, anno in cui realizza questa texture per la mostra milanese, la sua pratica è caratterizzata dall’uso di diverse tecniche e molteplici esiti. L’uso del colore e la combinazione di elementi figurativi e astratti presenti nel bozzetto restituiscono un saggio di espressività munariana.

I fulmini squarciano il cielo, mostrando improvvisamente le forme e i volumi delle nuvole. Un altro elemento compone il lavoro, un blocco di marmo grezzo. Gli elementi nuovamente combaciano, la pietra e le nuvole. Terra e cielo. Come in un’incisione rupestre, “Qui, ha avuto inizio il mito in chiave iconica ed è cominciato ad emergere un primo codice comportamentale che affermava sicurezze e paure. I due elementi si scontrano e fondono generando un altro simbolo, quello dell’armonia”.

“Backflip” è un lavoro composto da 4 cavalletti in legno sovrapposti. Una moltiplicazione acrobatica di un oggetto di uso comune che diventa un'opera rigorosa, minimalista ma anche ironica e leggera. Attraverso un attento dialogo tra i “vuoti”ed i “pieni”, “Backflip”è un'installazione che crea un sorprendente dialogo tra lo spazio e l'oggetto.

Disco di luce da parete in plexiglass e alluminio laccato. Due mezzi dischi separati vengono uniti da una barra di alluminio dando vita ad un unico disco illuminato sui bordi con una luce soffusa tramite LED che sfuma verso il centro dell’opera. Il risultato è la rappresentazione simbolica delle potenzialità del rapporto di complicità che si può creare fra due essere viventi, umani e no.

Sinolo è un legato, un patto stretto a fatica sulla soglia del visibile, una datità inclusiva ed espressa dove si dice, ancora, Mondo.

Questo disegno enigmatico (precisamente si tratta di una stampa fotografica di un disegno digitale), chiamato dall’Artista “grafica”, è parte di una serie iniziata nel 2004, incentrata sull’accostamento ripetitivo, compulsivo, e allo stesso tempo giocoso, di cerchi, tutti identici di 1 cm di diametro, o neri su bianco, perfetti in quanto digitali (come in questo caso), o colorati, tracciati a mano con il pennarello, imprecisi con accostamenti cromatici improbabili. I segni circolari neri, trovandosi uno accanto all’altro in assoluta semplicità in questa opera minimalista, causano un effetto ottico, rendendo la percezione visiva difficile, un fenomeno che si oppone alla natura convenzionale, standardizzata e chiara del centimetro “di riferimento” usato per il diametro dei cerchi. L’opera risulta attraente nonostante la sua freddezza lineare, per via del carattere infantile del gesto semplice e ripetitivo di avvicinare piccoli cerchi neri su un foglio bianco.

Llaüt, imbarcazioni tradizionali delle isole Baleari per la pesca a strascico, compongono, rovesciate, l’installazione Liquid Light che Fabrizio Plessi ha allestito alla Tesa 94 all’Arsenale di Venezia nel 2015. L’autore dà nuova vita alle llaüt abbandonate dai pescatori a seguito dell’intervento della Comunità Europea che ne ha incentivato la dismissione. Plessi le eleva a contenuto e contenitore di un’opera che è sì omaggio al Mediterraneo, ma anche monito: le barche rovesciate sono le case di coloro che oggi si avventurano nel nostro mare. Il bagliore azzurro emanato fa da ponte tra un elemento antico come l’acqua e la fluidità cangiante della tecnologia contemporanea, in uno scambio continuo.
Per do ut do, l’artista dona uno dei disegni del progetto.

Prototipo originale della lampada da tavolo TL35, con struttura in acciaio nero e paralume in ottone naturale spazzolato, ideata e realizzata da PSLab per il progetto del ristorante “The Jane” di Sergio Herman negli spazi di una ex-cappella militare, ad Anversa in Belgio, progetto che ha ottenuto il riconoscimento da “Restaurant & Bar Design Awards 2015” come ristorante con il miglior design al mondo nel 2015.

L’idea progettuale del tavolo si basa sul concetto di movimento, in linea di pensiero con la mission della Fondazione Hospice Seràgnoli, la cui opera non si ferma mai. Si tratta di un pezzo d’autore che si distingue per la forte personalità
e per la particolare cifra stilistica. Il top in legno massello pezzo unico, è stato ricavato da un tronco di noce che si caratterizza per la forma insolitamente asimmetrica, valorizzata dai bordi naturali che seguono la tipica conformazione del tronco. Sorreggono il tavolo una grande ruota e due gambe stilizzate in ferro con saldature a vista, posizionate in maniera tale da simulare un passo. La qualità delle materie prime utilizzate ha giocato un ruolo fondamentale: legno massello proveniente da aree di riforestazione controllata, dove per ogni albero abbattuto vengono piantate sette nuove piantine e finiture a base di olio e cera naturale.

Il cubo è di pietra naturale, materiale che, come l'amore, dura nel tempo. Misura 42 cm per lato, quindi né troppo grande e aggressivo, né troppo piccolo e debole. Su due lati opposti appaiono due fessure, due tagli dello spessore di 3 mm, fini e profondi. In apparenza, le due fessure sono tra loro separate, staccate. In queste fessure vanno infilati due fogli (di carta, di cuoio o di legno sottile) su cui i due innamorati scrivono un loro pensiero d'amore. La struttura interna del cubo permette ai fogli di toccarsi per così diventare un tutt'uno. Una volta infilati, i fogli non possono più, volutamente, essere rimossi.

Paesaggio sommerso, rappresentazione dell’inconscio, dove gli istinti prendono la forma di ossa e parti naufraghe che vogliono ricongiungersi e svelarsi come quando il mare si apre a riva.

L’opera rappresenta una personale interpretazione, elaborata dall’artista, sia dell’orologio Oyster Perpetual, protagonista dell’immagine sia del marchio Rolex. La fotografia è costruita come una scenografia che richiama l’immaginario metafisico, le cui forme principali sono rappresentate dai coni e i cui colori dominanti sono il verde scuro, tipico dell’azienda svizzera e il viola, che non solo è la tonalità presente nel quadrante dell’orologio, ma è anche il complementare del primo. L’uso del marmo riconduce all’ideale di lusso veicolato dal marchio Rolex, mentre il metro rimanda al concetto di unità di misura. L’orologio è sospeso, come il tempo.

Copia dell'edizione speciale (50 esemplari, copertina rossa anziché nera) della monografia pubblicata nel 2016 da Rizzoli International su tutta l'opera finora realizzata da Vezzoli. La copia è resa unica dall'intervento a collage, firmato e datato, realizzato dall’artista sulla prima pagina. Il libro, disegnato dal celebrato art director Patrick Li, a cura di Cristiana Perrella, raccoglie i testi di noti curatori, critici, direttori di museo, tra cui Klaus Biesenbach, Francesco Bonami, Germano Celant, Hans Ulrich Obrist, ma anche personalità di discipline diverse dall’arte nelle quali Vezzoli ha spesso sconfinato, a testimonianza dell’eccezionalità della sua esperienza artistica.

Unico prototipo della ditta Driade per la produzione 2016 del pouf seduta già Driade 1970. La seduta è rivestita di peluche mentre il cuscino in vinilpelle con cani giocattolo è omaggio ad Aldo Ballo.

Questi variati paesaggi urbani e scenari naturali sono prolungati in grovigli di fil di ferro saldato e posizionati sopra le immagini, disegnate a inchiostro, a matita, a biro o ad acquerello. Nell’astratto-figurativo "Tensioni #2" c’è un’interazione particolarmente assertiva tra linea, geometria e mascheramento: una visione urbana che si distende tridimensionalmente usando esclusivamente forma, tecnica, colore e spazio.

“Black Blue and White” è un polittico costituito da quattro dipinti.
La trama e il colore nero dello sfondo contrastano con i punti luce bianchi sulle figure, il movimento sequenziale della ballerina contrasta con la figura statica di un elefante suggerendo una sfuggente linea narrativa.

I ritratti sono molto importanti per la ricerca di Zielony, ma la sua analisi dell’essere umano sarebbe incompleta senza uno sguardo all’ambiente circostante, il paesaggio architettonico e naturalistico dove i giovani crescono e vivono. Come è stato infatti riportato da Ulrich Domröse, Zielony ha saputo portare lo studio degli aspetti esterni nell’interiorità e nella natura sociale dei suoi personaggi. I paesaggi sono spesso notturni e di periferia. Le luci fredde dei neon e quelle artificiali della città catturano l’attenzione del fotografo e intensificano l’atmosfera che cattura.

Riconoscimenti: storia

Nel pieno spirito solidale che caratterizza il progetto do ut do fin dal suo nascere tutte le collaborazioni sono prestate a titolo totalmente gratuito.

COMITATO SCIENTIFICO
Luca Beatrice, Laura Carlini Fanfogna, Matteo Caroli, Aldo Colella, Aldo Colonetti, Domenico De Masi, Gillo Dorfles, Mauro Felicori, Silvestro Greco, Margherita Guccione, Sebastiano Maffettone, Gianfranco Maraniello, Anna Mattirolo, Cristiana Perrella, Alessandro Rabottini, Philip Rylands, Silvana Spinacci, Andrea Viliani.

COMITATO DO UT DO
Patrizia Bauer, Nicola Bedogni, Francesca Buscaroli Gianaroli, Barbara Cuniberti, Alessandra D'Innocenzo, Antonio Grulli, Maurizio Marinelli, Nicola Martelli, Valeria Monti, Monica Musolesi, Milena Mussi, Carlotta Pesce, Simona Pinelli, Beatrice Spagnoli, Francesca Topi.

ORGANIZZAZIONE
FONDATRICE E PRESIDENTE DEL COMITATO: ALESSANDRA D'INNOCENZO
ART DIRECTION: MAURIZIO MARINELLI
FUND RAISING E PROJECT MANAGEMENT: NICOLA BEDOGNI
CONSULENZA TECNOLOGICA: NICOLA MARTELLI
CONSULENZA LEGALE: LAVINIA SAVINI

PER IL CATALOGO
SCHEDE ARTISTI E IMPAGINAZIONE: NICLA SPORTELLI
STAMPA: GRAFICHE DELL'ARTIERE
CARTA: RENOGRAFICA
RILEGATURA: LEGATORIA CARFI
PACKAGING: INDUSTRIALBOX
DISTRIBUZIONE: CORRAINI EDIZIONI

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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