Artisti nel tempo

Teatro Bibiena

Mantova è uno dei luoghi di origine del teatro in lingua italiana. Qui Poliziano scrive la sua Fabula di Orfeo, qui viene rappresentata davanti ad Isabella d’Este la prima commedia regolare italiana, Il Formicone, qui Monteverdi presenta il primo capolavoro del melodramma italiano, ovvero il suo Orfeo. Tristano Martinelli inventa la maschera di Arlecchino, i Comici dell’Arte sono ospiti periodici della città, Mozart infine giunge ad inaugurare il Teatro del Bibiena. Tracce ben visibili nei documenti, nei dipinti e nella memoria.

Mozart
“Nella mia vita non ho mai visto nulla, nel suo genere, di più bello... Non si tratta propriamente di un teatro, bensì di una sala a palchetti, costruita sul tipo dei teatri d'opera. Ove dovrebbe trovarsi il palcoscenico sta una tribuna per chi suona; dietro di essa corre una galleria che somiglia ad una serie di palchetti ed è fruibile da parte degli spettatori.” È Leopold Mozart che parla, scrivendo alla moglie il 26 gennaio del 1770, a dieci giorni dall'esibizione del figlio ancora tredicenne sulla scena del Teatro del Bibiena. Era il primo viaggio in Italia del bambino prodigio che, dopo le tappe di Rovereto e Verona, trascorse una settimana a Mantova, accompagnato da una lettera di raccomandazione del conte Giorgio d'Arco. Il concerto del 16 ebbe il pubblico delle grandi occasioni: nello sfarzo delle vesti e delle acconciature, Wolfgang indossava un semplice abito cremisi.
Musica immortale
La serata si risolse in un trionfo: le cronache del tempo descrivono il virtuosismo del fanciullo che, oltre a presentare alcune sue composizioni, improvvisò diversi pezzi mai uditi prima, componendo anche una lunga fuga sopra un tema che gli era stato presentato al momento. In particolare, il programma della serata parla “dell'espertissimo giovanetto Sig. Amadeo Motzzart”. Sono quattordici esecuzioni che si aprono e si chiudono con due sinfonie non meglio precisate. La scultura dell'artista mantovano Andrea Jori è posta nell'atrio d'ingresso, proprio a celebrazione di quell'evento che fu di fatto l'inaugurazione del teatro. Il destino volle che il protagonista della memorabile giornata fosse un ragazzino che presto sarebbe divenuto il più grande genio della storia della musica. Nato a Salisburgo nel 1756, nella sua breve vita (morì infatti a Vienna nel 1791) completò una produzione immensa, enumerata oggi in un catalogo che va dall'opera K1 all'opera K626, l'incompiuto Requiem.
Commedia dell'Arte
La Fondazione Mantova Capitale Europea dello Spettacolo ha organizzato, presso il Teatro Bibiena, numerose rappresentazioni e concorsi che intendono ricordare il fondamentale apporto dato da Mantova alla tradizione della Commedia dell'Arte. La Commedia dell'Arte, intesa come commedia professionale, nasce in Italia nel sedicesimo secolo, quando gli attori e i comici creano, attraverso regolari contratti, compagnie destinate a percorrere sia l'Italia che l'Europa. È questa la nascita del teatro moderno nella forma di mutua collaborazione tra artisti che ancora oggi conosciamo. All'origine, gli attori non recitavano seguendo testi predefiniti, ma improvvisavano su canovacci scelti per ritmare in modo incalzante la trama.
Dal passato al futuro
La Commedia dell'Arte corrisponde anche al diffondersi universale delle celebri maschere italiane, ognuna delle quali incarna un preciso tipo fisico e morale, sottolineato da un costume che deve colpire immediatamente l'occhio dello spettatore. Così, da protagonisti dell'epopea popolare, Arlecchino, Pantalone, Brighella e tanti altri si elevano al ruolo di interpreti senza tempo dei vizi umani, in modo da muovere alla risata chi assiste alle loro buffonerie. La tradizione dell'Arte della Commedia è tutt'oggi ancora viva. In questa fotografia alcuni giovani si misurano nel compito impegnativo di far rivivere ancora una volta i gesti e le parole dei comici.

La maschera è un attributo fondamentale del Comico dell'Arte. Se da un lato rende la rappresentazione più astratta ed emblematica, dall'altro, nascondendo in parte il volto dell'attore, conferisce alla sua interpretazione un valore universale, pur legato esattamente a quel particolare personaggio.

Arlecchino e il suo mulino
Questo reperto seicentesco mostra Tristano Martinelli (Marcaria, 1557 - Mantova, 1630) in costume da Arlecchino accanto al mulino, fonte di benessere, da lui faticosamente conquistato dopo il lavoro di una vita intera. Martinelli è personaggio di assoluta importanza nel panorama della Commedia dell'Arte. Egli partecipò a diverse compagnie, alcune delle quali protette dal duca di Mantova Vincenzo Gonzaga. Secondo gli studi novecenteschi, fu proprio Tristano a inventare il personaggio di Arlecchino, unendo la tradizione popolare bergamasca e veneziana degli Zanni, servi sciocchi dediti alle opere di fatica, ad un ben più carismatico demone proveniente dalle leggende del Nord Europa. Costui, chiamato Herla o Re Herla, è il capo di una masnada infernale. Così nasce l'immortale figura del servo sapiente, dal costume fatto di pezze multicolori e dalla maschera con tratti animaleschi. Fu Martinelli a rendere Arlecchino immortale nelle corti di tutta Europa.
Comici dipinti
Palazzo Berla, a Mantova, a breve distanza dal Teatro Bibiena, mostra all'interno di una sala una curiosa (e praticamente unica nel suo genere) rappresentazione di personaggi della Commedia dell'Arte. Inquadrate in grottesche di gusto tardo manierista sopravvivono cinque scene in cui alcuni personaggi mascherati compongono brevi scherzi. In particolare, l'immagine qui esposta vede uno Zanni con un pennuto in mano, che si inchina davanti ad altri due Zanni accompagnati da un volatile più grande. In altri riquadri appare anche la figura ben nota di Pantalone. Il palazzo, appartenuto alla casata dei Cavriani, era situato ai confini del ghetto. È interessante notare come la diffusione della Commedia dell'Arte nel tardo cinquecento fosse tale da ispirare il desiderio di offrire ai convitati queste buffonerie dipinte di gusto popolaresco.
Un'allegria moderna
Nel foyer del Teatro Bibiena campeggia una grande opera di Ferruccio Bolognesi, artista mantovano che dagli anni sessanta del novecento in poi espose in Italia e in Europa opere allora definite di stile naȉf, pluripremiate e oggi riconosciute come esempi di un armonioso surrealismo. Bolognesi ebbe modo di collaborare anche, come costumista e scenografo, a numerose rappresentazioni musicali e liriche, alcune delle quali tenute proprio nel Teatro Bibiena. Questi lavori furono il frutto del suo proficuo rapporto con Claudio Gallico, direttore d'orchestra, musicologo e massimo studioso italiano di Claudio Monteverdi. L'opera in questione, che rappresenta un gruppo di suonatori, a testimonianza del continuo interesse di Bolognesi per gli aspetti ludici e incantati della vita, fu creata per un ristorante nei pressi di Mantova e immediatamente apprezzata da Cesare Zavattini. Il ristoratore, Guido Guidetti detto il Baffo, donò il disegno nel 2012 al MAC, Mantova Arte Contemporanea.

Un particolare dell’opera, in cui risalta la capacità espressiva dell’artista.

La felicità del tratto sembra accogliere all’interno del teatro i musicanti di strada.

Riconoscimenti: storia

Ideato e promosso da / Founded and Promoted by:
Mattia Palazzi (Sindaco del Comune di Mantova)
con Lorenza Baroncelli (Assessore alla rigenerazione urbana e del territorio, marketing urbano, progetti e relazioni internazionali del Comune di Mantova)

Coordinamento Scientifico / Scientific Coordinator:
Sebastiano Sali

Curatore testi e immagini / Superintendent texts and images:
Giovanni Pasetti

Foto di / Photo by:
Gian Maria Pontiroli

Redazione/ Editors:
Erica Beccalossi
Sara Crimella
Carlotta Depalmas
Veronica Zirelli

Un ringraziamento speciale a / A special thanks to:
Emma Catherine Gainsforth
Chiara Pisani
Paola Somenzi
Custodi del Bibiena
Orchestra da Camera di Mantova - Ocm

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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