Cile: Ojo Andino Chile

Imago Mundi

Artisti contemporanei dal Cile

Uno sguardo sostenuto all’infinito del frammento
Per parlare di OJO ANDINO Chile dobbiamo risalire alla colle- zione Ojo Latino (2008), slancio iniziale del progetto di Lucia- no Benetton “Imago Mundi”. Questo inedito progetto curato- riale prevedeva la raccolta di opere di piccolo formato (10x12 cm) con l’obbiettivo di conformare un occhio composto che a partire dall’America Latina offrisse una prima panoramica dell’arte contemporanea e delle sue particolarità. Ojo Latino è riuscito così a raccogliere 200 opere donate da artisti pro- venienti da oltre 20 paesi della nostra regione, costituendo una collezione di enorme ricchezza, tanto per la varietà stilistica e generazionale dei suoi partecipanti, quanto per la convergenza di sguardi a partire da punti culturali e geografici così distanti.

Francisco Javier Olea - Día y Noche (2014)

Nell’aprile 2013 abbiamo ricevuto dal Sig. Luciano Benetton e da “Fondazione Benetton Studi e Ricerche” l’incarico di lavo- rare su una nuova collezione d’arte contemporanea, stavolta focalizzata su scala nazionale. Di fronte alla visibilità di cui già allora godeva Imago Mundi, contando su collezioni simi- li a Ojo Latino sviluppate in paesi come India, Stati Uniti e Giappone, abbiamo deciso di ri-pensare alcuni degli elementi propri di questo grande progetto.

Mauricio Guajardo Rubio - Untitled (2014)

Maite Izquierdo - Untitled (2014)

10x12 cm è la dimensione che questa volta proponiamo più che come spazio materiale, come finestra virtuale attraverso la quale ogni artista convocato può mostrare la propria arte, il proprio gesto, la propria estetica. Il piccolo formato delle opere costituisce uno degli elementi portanti delle collezioni in quanto facilita il trasporto dei pezzi, rendendo possibile la loro esposizione in diverse città del mondo. In questo modo, mediante il viaggio di queste piccole opere – frammento della produzione di ogni artista – si rende possibile l’interazione e l’arricchimento di punti di vista (tanto degli spettatori come degli artisti, provenienti da tutto il mondo). Così, 10x12 cm è lo spazio potenziale che dà parità di condizioni spaziali ad ogni artista. In questo senso, lavorare a partire da uno spazio ridotto e al contempo infinito e illimitato per le sue possibilità di intervento e proposta, ci sembra un fattore essenzialmente democratizzante. Il formato è divenuto il nostro punto di par- tenza; e quella misura forzata che doveva smaterializzarsi, la prima sfida proposta ai nostri artisti.

Eva Lefever - Tríptico Con Unicornio I, II & III (2014)

Per qualcuno un esercizio complesso, contraddittorio e persino inconciliabile col proprio lavoro, per altri il mezzo naturale e prediletto; le dimensioni ridotte delle opere ci parlano del frammento che nella sua misura costituisce un collettivo. In questo contesto, non c’è frazione superflua né frazione che meriti maggiore o minore notorietà; è l’unità composta, mediante la particolarità delle sue componenti, ciò che acquisisce maggiore rilevanza. Così come succede nel corpo umano – e certamente pure nel corpo sociale nel quale ci muoviamo – ogni cellula è importante, a partire dalla propria individualità e nel contesto nel e per il quale esiste.

Paula Garrido Miranda - Untitled (2014)

Álvaro Martínez Blanche - Buscando Identidad (2014)

OJO ANDINO, così come Ojo Latino e le altre collezioni di Imago Mundi, rappresenta la ricchezza del frammentario: si tratta di enormi mosaici nei quali ogni tessera è un mondo particolare, e che nel suo insieme offre nuove connotazio- ni determinando l’intento di guardar(ci) come un tutto o un continuo, che costantemente si vede arricchito grazie ai fram- menti che lo conformano. A sua volta, il viaggio e la confluen- za di percezioni diverse nelle collezioni completano ripetuta- mente questo sguardo aereo che va costruendosi pezzo per pezzo, come una mappa particellare, che a partire da diverse coordinate, si presta a essere sorvolata.

Sonia Etchart - Paisaje (2014)

Sebbene gran parte delle collezioni sia stata articolata a par- tire dalla consegna di una tela del formato citato, in questa occasione, per OJO ANDINO Chile, abbiamo voluto liberare il supporto. Pensare all’arte contemporanea implica pensare ad una produzione di natura eterogenea e dissimile, il che vuol dire a sua volta pensare anche alla sua smaterializzazione. La tela, pur mantenendosi quale supporto più popolare nella no- stra regione, è stata secolarmente sovraccaricata dalla storia dell’arte e dalla tradizione, il che non è necessariamente co- erente con la molteplicità della produzione attuale, che ormai non ritrova le proprie origini unicamente nello spazio bianco bidimensionale. Abbiamo deciso così di dare assoluta libertà nell’uso e materialità dello spazio virtuale messo a disposizio- ne di ogni artista, includendovi pure la possibilità di lavorare con la terza dimensione o volume nella presentazione di corpi in tre – o più – dimensioni.

Jorge Vilches Gana - Untitled (2014)

Carla Fache - Derechos Humanos (2014)

Arte contemporanea su scala paese: Quali sono i margini – se esistono – dentro i quali oggi si sviluppa l’arte? È necessa- rio concentrare lo sguardo a livello nazionale per creare un panorama mondiale dell’arte contemporanea? Imago Mundi ci propone questo quesito senza avventurarsi in risposte preci- pitose, prima del tempo, e concedendo un grande margine alla sorpresa. Partecipiamo così alla creazione di una sorta di map- patura artistica, delimitata dai margini immaginari terrestri che determinano – anche se solo in parte – la cultura che cresce in ogni terra, invitandoci ad immaginare cosa succede nel suo insieme. Nuovamente assistiamo all’esercizio di frammenta- zione, di partizione di un tutt’uno che intuiamo esista in quan- to tale, eppure non possiamo far altro che avvicinarci ad esso a partire dalle sue frazioni: eterogenee, sfuggevoli e mutevoli.

Paul Vaussane - Composición Con Bolsas De Té 4 (2014)


È difficile – se non addirittura impossibile e spesso assurdo – pensare a un’ “arte nazionale” in sé. I trasferimenti e contatti sono oggi molteplici e vari nella loro natura. I limiti e le barriere fra i diversi paesi – nonostante i conflitti che pure nel nostro secolo ci affliggono come umanità – si sono andati sfumando e svanendo, fino a trasformarsi in linee culturali soffuse e permeabili. Il transito e il continuo spostamento dell’artista e della sua opera coesistono così con lo sviluppo di una cultura globale che, sebbene con forti segni caratteristici, determina certe comuni direttrici, potenzia e catalizza pure il sorgere di mondi-altri nel contesto di una soggettività individuale iper- stimolata da questo permanente trasferimento.

Serena García Dalla Venezia - Untitled (2014)

Con queste premesse, abbiamo invitato più di 200 artisti cileni di diverse generazioni e traiettorie; pittori, illustratori, fotografi, scultori, artisti tessili, new-media artist, incisori, acquarellisti, tra gli altri, a partecipare a questo progetto, a questo patchwork o mosaico composto da centinaia di pezzi creati da coloro che condividono un determinato vincolo con il Cile; contribuendo in ugual forma a questa (possibile) panoramica dell’arte con- temporanea del nostro paese.

Patricio Vogel - File Of Things (2014)

Il risultato lo conformano 265 pezzi di 170 artisti nazionali che hanno deciso di donare questo frammento del proprio lavoro, affinché viaggi per il mondo insieme al resto della collezione.

Jacinta Besa - Untitled (2014)


Per questa pubblicazione abbiamo deciso di accompagnare ogni opera con un breve testo dell’artista, o “statement”, di modo da ampliare qui la profondità del campo, là il dettaglio al quale permette di accedere questa piccola/grande finestra. A partire da questi testi, cerchiamo di avvicinarci all’universo che conforma la creazione e la ricerca di ogni artista; rela- zionarci da una prospettiva alternativa con quell’ecosistema indipendente e allo stesso tempo in relazione con altri, che sintetizza ogni singola opera.

Andrea Barrios Aguilar - Pequeña Interacción #14 (2014)

Carmen Aldunate - Untitled (2014)


Il piccolo formato delle opere, così come l’inclusione di parte della poetica dell’artista, ci porta a uno degli argomenti che più ci affascina: l’intimità. Il dover concentrare l’attenzione in uno spazio ridotto conduce molte volte ad un esercizio di introspe- zione inaspettato. Una specie di doppia intimità soggiace nel polso contenuto di molte delle opere: il dettaglio, il segno, il gesto offerto, ci avvicina ancora di più alla sfera più profonda del suo produttore; ci obbliga ad osservare attentamente, a fare un’analisi attenta dello spazio che in un primo momento pen- siamo abbordabile e che poi ci sottomette all’abisso, l’abisso dell’intimità, poiché in questo spazio nessuno può perdersi. Allo stesso modo poi, ci obbliga a ri-osservar(ci) con l’atten- zione sostenuta che il dettaglio dell’opera ha lasciato installata nel nostro occhio.

Carolina Illanes - Untitled (2014)

Inoltre, abbiamo incluso in questa edizione una sezione a parte di laboratori, atelier, domicili e in genere spazi creativi, di coloro che ci hanno permesso arrivare così lontano, con- dividendo con noi pure questo, il loro proprio spazio. Così come la materialità delle opere che oggi denominiamo artisti- che ha conosciuto grandi alterazioni nel tempo, moltiplicando i suoi possibili volti; il posto di lavoro di coloro che dedicano la loro vita alla produzione artistica, potrebbe pure aver subi- to modificazioni rispetto all’immaginario che lo accompagna tradizionalmente. Questa volta, la nostra finestra di 10x12 cm ci porta molto più lontano (o vicino), ad altri ambiti di rifles- sione, che s’intrecciano e a loro volta si distanziano tra loro, facendoci realizzare un viaggio personale e collettivo a partire da ogni opera.

Andrea Gana - Untitled (2014)

Infine, OJO ANDINO Chile fa riferimento alla nostra catena delle Ande, vertebra culturale e geografica di gran parte del Sudamerica. La “Cordillera de Los Andes” marca la silhouette del Cono Sud e sfoggia le vette più alte del continente. In Cile, esse lo separano (e uniscono) dai suoi vicini e lo avvicina- no all’Oceano Pacifico. Immaginare uno sguardo dalle alture delle Ande, vuol dire pensare ad una vista panoramica sui di- versi paesaggi della regione; costretta a soffermarsi sugli infi- niti particolari della zona che percorre; alternando un quadro generale – composto e astratto – alla sua frammentazione in piccole parti che, a loro volta, sono altri mondi, altri sguardi, altri gesti, altre immagini.

Simoné Malacchini & Stefania Malacchini
curatrici, collezione e libro ojo andino chile - imago mundi


Matilde Benmayor Mansilla - Untitled (2014)

http://imagomundiart.com/collections/chile-ojo-andino-chile

Riconoscimenti: storia

Curation collection and book
Stefania Malacchini & Simoné Malacchini
Rosa Bianca Comunicaciones

Organization
Stefania Malacchini

Editorial coordination
Stefania Malacchini

Texts
Luciano Benetton
Humberto Maturana & Ximena Dávila
Stefania Malacchini & Simoné Malacchini

Editing and translation
Emma Cole
Michela Liverotti
Stefania Malacchini
ViceVersa Translations

Special thanks to
Soledad & Mariano Malacchini, Ingrid Velásquez, Mirtha & Luis Mura, Sebastián Gaggero & Escuela Matríztica, Marta Augusti & MNBA, María Luisa Furche, Jaime Soffia & Rodrigo Soffia
art direction and graphic design
Simoné Malacchini

Photography
Marco Pavan (Artworks)

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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