Il cerchio non ha né inizio né fine

La Galleria Nazionale

Un omaggio alle geometrie dell'arte

Il cerchio nell'antichità
La figura del cerchio, naturalmente conosciuta ed utilizzata fin dalla più remota antichità come evocazione dei due astri (i dischi del sole e della luna),  è sempre stata presente  nell’arte, sia in quella figurativa che in quella astratta, come pure nella decorazione e  nell’architettura. In quanto simbolo della volta del cielo, rappresentata come cupola sferica, fin dall’inizio al cerchio sono stati attribuiti significati legati al concetto del tempo, e di conseguenza a tutto ciò che è spirituale.

Anche quando le avanguardie storiche, nei primi decenni del XX secolo, impiegano le forme geometriche come nuovo linguaggio dell’arte astratta, il cerchio viene descritto come un elemento estremamente complesso, in quanto forma precisa, ma inesauribilmente variabile, stabile e instabile allo stesso tempo, tensione che porta con sé infinite tensioni, sintesi dei maggiori contrasti, che unisce in equilibrio il concentrico e l’eccentrico.

Nella sua complessità, il cerchio implica la curva, anch’essa utilizzata fin dai primordi nell’arte ( basti pensare all’elemento dell’arco, ”inventato” dagli etruschi e da loro mutuato dai romani) : anche la curva, come il cerchio, trova le sue radici nella morfologia degli organismi, animali e vegetali.

Linee curve, eleganti e flessuose, dominano l’arte gotica, passano in quella barocca, che dalle strutture curvilinee in genere, spesso policentriche, trae dinamicità, plasticità, ritmo. Infatti, mentre il cerchio non ha inizio né fine, la curva, in quanto parte del cerchio, può sottintendere una direzione, un orientamento, e può anche implicare un movimento.

Della dinamicità sottesa alla forma curva si serviranno i futuristi, mentre il Liberty privilegia, adottando una linea detta "a colpo di frusta", con curvatura digradante in ampiezza, l'idea della forza vitale della natura spiegandola in termini spiritualistici e simbolici. Infine, sia il cerchio che la curva sono elementi di primo piano nell’arte “progettuale” degli anni Cinquanta e Sessanta, nelle ricerche “spaziali” e in quelle minimaliste, fino agli esiti più recenti del concettuale.

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