Tutte le dimore mantovane di epoca rinascimentale presentavano facciate affrescate? Probabilmente no. Eppure molte parti dipinte sono ancora oggi visibili percorrendo le vie più caratteristiche della città virgiliana. Dall’epoca tardo-gotica fino al Cinquecento, abitazioni di struttura semplice mostrano decorazioni ricche di inventiva, in parte di gusto cortese, in parte legate alla grande dinastia dei Gonzaga. Probabilmente, anche Andrea Mantegna ha intinto il suo pennello per tracciare figure colorate che ognuno camminando potesse vedere.

Casa di via Massari
La facciata che oggi fa bella mostra di sé ai numeri 11 e 13 di via Massari ha come tratto distintivo una merlatura cieca su cui appaiono affreschi di gusto cortese, probabilmente realizzati nella seconda metà del quindicesimo secolo. Il loro numero e la loro buona conservazione rendono questa dimora particolarmente notevole. Sembra quasi che gli uomini e le donne qui ritratti con gusto ancora tardogotico si affaccino dai balconi e dalle finestre per mostrare a chi passa la loro giovanile avvenenza e la loro gioia di vivere.

Una particolarità degli affreschi consiste nel fatto che i diversi gruppi di figure, in origine circa una dozzina, si affacciano da balconi decorati da anelli di tipo mantegnesco, ovvero simili a quelli che ritroviamo nella celebre Camera degli Sposi di Palazzo Ducale. Vi è quindi una commistione di stili, o meglio, i grandi temi iconografici gonzagheschi vengono uniti ad una rappresentazione più corrente che ancora indulge ai modi del passato. Qui vediamo un giovane solitario che reca con sé un cartiglio con la scritta mutila O PER MIO, forse un motto che poteva venire associato alla sconosciuta famiglia committente.

La donna affacciata al parapetto del balcone, su cui appoggia la mano sinistra, alza la mano destra in segno di saluto. Al suo fianco sta un vaso-coppa, simbolo di abbondanza.

Palazzo Boldrini
La ricca famiglia Boldrini, proveniente da Sermide, fece edificare alla fine del quindicesimo secolo questo palazzo, in seguito appartenuto alla famiglia Cantoni. È notevole ed aggraziata la sua mole, che occupa oggi il numero civico 42 di via Chiassi. I merli che lo adornano sono ciechi; negli spazi tra uno e l’altro esistevano importanti affreschi, che oggi appaiono parzialmente soltanto sulla facciata che dà su via Sacchi. La loro qualità ha spinto gli studiosi ad attribuirli al pittore Nicolò da Verona: Nicolò Solimani, nato a Verona verso il 1420, zio di Liberale da Verona. Fu autore di altre opere nel circondario mantovano, lavorando spesso al servizio dei Gonzaga.

La figura meglio conservata è identificabile come il profeta Amos, poiché sul cartiglio che egli tiene in mano appaiono le lettere AMO. D'altronde, altri frammenti superstiti della decorazione evidenziano i nomi IACOB e IUDITH. Se ne deduce quindi che tutti gli spazi tra i merli presentavano personaggi dell’Antico Testamento. Il tratto sicuro del volto del profeta, dai capelli biondi e dal copricapo orientaleggiante, rivela certamente la maestria di un ottimo artista, che la ricchezza dei Boldrini riuscì ad assoldare per rendere più insigne l’apparenza di questa dimora.

Casa di via Fratelli Bandiera
Per estensione e impatto cromatico questa casa, oggi sita tra i numeri 17 e 23 di via Fratelli Bandiera, si distingue nel panorama delle facciate dipinte mantovane. Nonostante sul fronte della dimora appaiano motivi preesistenti al Rinascimento, come la finestra gotica profilata in cotto, il nucleo fondamentale della decorazione consiste nei tondi multicolori intrecciati tra loro che appaiono nella Camera Picta di Andrea Mantegna, nella celebre sala del Castello di San Giorgio. Questo motivo, in realtà donatelliano perché usato dal grande scultore nell’Altare del Santo a Padova, ebbe larghissima diffusione in città. Qui però si mostra con una forza e una grazia particolari, rivelando una vicinanza maggiore alla fonte eccelsa da cui proviene.

Altri elementi notevoli nella decorazione della casa sono il bel portale di pietra scolpita con motivi rinascimentali e, appena sotto il tetto, un lungo fregio rappresentante angioletti che reggono festoni con i quali adornano finestrine ad apertura circolare. Essi spiccavano su un fondo rossastro che in parte richiamava i due colori fondamentali degli anelli intrecciati, ovvero il rosso e il verde, colori gonzagheschi per eccellenza.

Casa Talarico
Tra le molte facciate dipinte mantovane la più importante sotto il profilo storico e artistico è certamente quella di piazza Marconi 13, che corrisponde alla metà sopravvissuta di una casa rinascimentale. Gli studiosi hanno a lungo dibattuto sulla possibilità che l’alta mano che qui si mostra sia direttamente quella di Andrea Mantegna. Certamente, l’ispirazione complessiva e dei particolari è totalmente mantegnesca. Lo denuncia il persistente riferimento all’antico, il tratto deciso e scabro che delinea volti e figure, la grande qualità del colore usato, la presenza di giochi di angioletti particolarmente raffinati, l’evidenza di tritoni e nereidi collegabili alle stampe originate dall’attività del maestro di Padova. D’altronde, in molti hanno voluto anche credere che questa casa fosse abitata dal Mantegna medesimo, che ebbe sicuramente dimora nella zona antistante del quartiere. Quel che appare oggi certo è che il fabbricato appartenne verso la fine del quattrocento alla famiglia Viani, e la figlia di Mantegna, Taddea, sposò Antonio Viani.

Dal bel capitello, che presenta incisa una sigla, forse riferita al proprietario, si dipartono le due arcate, sormontate dall’inizio della decorazione in cui prevale uno splendido azzurro.

Al primo piano, tra le due belle finestre fancelliane, appare la parte meglio conservata dei due grandi episodi affrescati. Si tratta della cosiddetta Clemenza di Alessandro, aneddoto tratto dal testo di Curzio Rufo, accompagnato da una scritta in latino che sottolinea come nulla sia più degno e lodevole per il grande uomo della mitezza e della clemenza. Alessandro, dopo la battaglia di Isso, si mostra infatti clemente verso i Persiani sconfitti. Da notare che questo tema, riferendosi ovviamente al grande animo del Principe, si orienta decisamente verso la sfera alta del governo, senza trattare ambiti borghesi.

Intorno alle due aperture circolari, il fregio di angioletti chiari su fondo scuro corona l’abitazione. Sotto, al secondo piano, un secondo riquadro purtroppo quasi del tutto perduto descrive probabilmente Roma, di nuovo accompagnandosi ad una scritta in latino che sottolinea l’importanza del perdono nei confronti di chi ti ha usato ingiuria.

Cavalli che si impennano in un riquadro dallo sfondo rosso, edifici che mostrano la gloria di Roma sparsi sull’orizzonte, angioletti in festa che aggiungono un tocco di spensieratezza ad una narrazione aulica e intensa. Se qui non si mostra direttamente l’opera di Andrea Mantegna, certamente siamo almeno al cospetto degli esiti pittorici di alcuni dei suoi migliori allievi, probabilmente sotto la direzione del Maestro. Ma nulla può escludere un suo intervento diretto.

Casa di via Broletto 10
Solo pochi frammenti di affreschi sono sopravvissuti su quella che doveva essere un tempo una delle più appariscenti facciate di Mantova. Ancora oggi, tuttavia, si possono apprezzare i vivi colori e la grafia raffinata dei dipinti, certamente di gusto mantegnesco. Il secondo piano in particolare mostra il consueto schema ad anelli concatenati, all’interno dei quali tuttavia non appaiono le consuete tinte verde e rossa, ma finti bassorilievi in cui si riconoscono le sagome di animali marini fantastici. Sopra, accanto al cornicione, un fregio a coppe e motivi vegetali attornia le aperture circolari delle finestrelle più alte.
Palazzo de Grado
Il bel palazzo rinascimentale che sorge all’angolo tra piazza San Giovanni (numero 3) e via Finzi era un tempo completamente decorato da affreschi che partivano dalla sommità dell’arco del portale d’entrata presentando, innanzitutto, una fascia di colore giallo dorato con motivi vegetali chiari. I medesimi affreschi coprivano poi l’intera superficie fino al cornicione disegnando una griglia di fasce verticali e orizzontali a fondo azzurrino ornate da elementi vegetali, al cui interno venivano così a delinearsi rettangoli bianchi. Il tutto era delimitato in alto e in basso da due fasce simili alla fascia gialla, ma ancora di colore azzurrino. Il cornicione presentava invece un motivo a ovuli dorati, dipinti su sfondo grigio chiaro. Appena sotto, un altro fregio bianco e blu si sviluppava alternando cesti di frutta a volute di foglie.
Casa di via Governolo 7
La facciata di questa casa è un buon esempio di quanto la decorazione affrescata fosse estesa nelle vie anche minori di Mantova. Il fregio in alto rappresenta su fondo scuro soldati forse fantastici, ritmati da una creatura femminile alata, probabilmente una Chimera o una Sfinge. La parte maggiore dell’affresco è invece caratterizzata da grandi lobi di colore rosso scuro su fondo chiaro a cui si aggiungono in modo ordinato decorazioni a cerchio simili a fiori gialli stilizzati. All’altezza delle attuali porte d’entrata appaiono poi altri motivi, che riprendono elementi di solito scolpiti sopra i portali quattrocenteschi e cinquecenteschi.

Un dettaglio delle decorazioni mediane.

Il fregio accanto al cornicione, che mostra gli esseri fantastici in colore più chiaro.

House at Via Broletto 54
Si tratta di un gruppo di case tra i numeri 50 e 54 dell’attuale via Broletto, che un tempo erano unite e sede della Corporazione dei Mercanti (Universitas Mercatorum) e dell’Ufficio della Stadera, dove stadera indica una bilancia in cui un piatto veniva compensato da un peso; insomma, la pesa pubblica. Queste case fiancheggiano l’imbocco della via Leon d’Oro (numero 52) e sono illustrate da interessanti capitelli. Sulla facciata della casa di destra (numero 54) è ritornato appena leggibile dopo restauro un fregio cinquecentesco con putti e una purtroppo quasi perduta figura che dovrebbe rappresentare Federico Gonzaga a cavallo. L’analisi degli affreschi è complicata dal fatto che essi vennero strappati in epoca moderna e quindi riapplicati, probabilmente in modo errato. Alcuni studiosi riferiscono questi dipinti al Pordenone (Giovanni Antonio De Sacchis, detto Il Pordenone, Pordenone, 1484- Ferrara, 1539), importante maestro manierista.
Casa di via Govi 10
Nella medesima via in cui oggi sorge la Sinagoga appare questa elegante facciata dipinta, di cui sopravvivono alcuni lacerti di affreschi. I dipinti appartengono certamente al sedicesimo secolo, e sono esempio delle decorazioni a base di putti e festoni vegetali che si espandevano dalla Corte dei Gonzaga alle case più ricche dell’abitato mantovano. Se il fregio superiore presenta gli elementi che abbiamo appena ricordato, interessante è invece la decorazione che doveva ricoprire tutto il resto della facciata. Mattoni disegnati e colorati che raffiguravano illusoriamente sull’intonaco il muro in cotto che l’intonaco stesso nascondeva.
Riconoscimenti: storia

Ideato e promosso da / Founded and Promoted by: Mattia Palazzi (Sindaco del Comune di Mantova) con Lorenza Baroncelli (Assessore alla rigenerazione urbana e del territorio, marketing urbano, progetti e relazioni internazionali del Comune di Mantova) Coordinamento Scientifico / Scientific Coordinator: Sebastiano Sali Curatore testi e immagini / Superintendent texts and images: Giovanni Pasetti Foto di / Photo by: Sara Crimella Gian Maria Pontiroli Alessia Lodi Rizzini Redazione / Editors: Erica Beccalossi Sara Crimella Carlotta Depalmas Veronica Zirelli

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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