aprile 1942 - luglio 1943

PRIMA DELLA FINE...

Auschwitz-Birkenau State Museum

Deportazione di ebrei da Zagłębie Dąbrowskie ad Auschwitz

Dopo la liberazione, tra le macerie di Birkenau fu trovata una scatola con una straordinaria raccolta di foto, probabilmente nell'area chiamata Canada, dove avveniva la separazione dei bagagli degli ebrei che venivano uccisi nelle camere a gas. Centinaia di volti: sorridenti, felici, pensierosi, giocosi e malinconici. Matrimoni, nascite, vacanze con amici e parenti. Un mondo scomparso per sempre immortalato su pellicola. Il mondo degli ebrei polacchi prima dell'olocausto. La maggior parte delle circa 2.400 foto immortalano famiglie di ebrei di Zagłębie: di Będzin, Sosnowiec e delle zone circostanti. Tante foto ritraggono le stesse persone fotografate in luoghi diversi, in situazioni diverse, in momenti diversi dell'anno, in compagnia di affetti e amici. Sono presenti foto amatoriali e foto scattate da fotografi professionisti. Istantanee e cartoline. Gli autori delle foto hanno perpetuato i momenti che volevano ricordare: una luna di miele, una riunione di famiglia ma, ancora più importanti, scene di vita quotidiana come una passeggiata per strada, bambini che giocavano e il piacere dei momenti di tempo libero. È possibile che le foto siano state portate al campo da persone di un'unica famiglia o da persone che vivevano nella stessa casa, e senza dubbio da persone che furono deportate con lo stesso mezzo di trasporto. Molto probabilmente i prigionieri che lavoravano nella zona "Canada" misero le foto in una scatola o valigia dove furono semplicemente dimenticate.

LE FAMIGLIE BRODER E KOHN

I Broder e i loro sei figli, Bronka, Lejb, Eli Aron, Hadasa, Chenoch e Idka, vivevano a Będzin in via Małachowskiego 52. In questa via c'era anche il loro negozio di articoli di cancelleria e farmacia/tabacchi.

Negli anni ’20 i Broder stavano progettando un viaggio in Palestina. "Nostro padre aveva una distilleria a Giaffa. Era tutto pronto. Poco prima di partire, però, nostra madre ricevette un telegramma da nostro padre che diceva che durante il lavoro gli era caduto un barile di ferro sulla gamba e che era gravemente ferito. Doveva rimanere in ospedale a Tel Aviv per sei settimane." - Ricorda Eli Broder, l'unico membro della famiglia sopravvissuto all'olocausto.

Fajgla Broder e i suoi figli rimasero a Będzin. Il padre vendette l'attività a Giaffa e tornò in Polonia.

All'inizio degli anni ’30, la figlia maggiore Bronka sposò Majer Kohn, i genitori del quale, Nahum e Dina Kohn, erano proprietari di un negozio di abbigliamento femminile a Sosnowiec in via Modrzejowska. In genere trascorrevano le vacanze a Krynica.

Bronka e Majer Kohn ebbero due figli: David e Renia. Le vite dei bambini furono immortalate in una serie di foto scattate durante le passeggiate per la città e durante le vacanze. Tra le immagini, però, non ci sono foto scattate da un fotografo professionista. Eli Broder, che ha raccontato la storia della sua famiglia, era appassionato di fotografia. Nell'intera raccolta di 2.400 fotografie ha ritrovato quelle scattate da lui. Ha dichiarato: "Facevo tante foto. Ho avuto una macchina fotografica Volkländer, poi una Leica. Ho scattato la foto di Hudka (Hadasa) e Bronka con i bambini un giorno che li incontrai per caso tornando a casa dal lavoro. A casa ho sviluppato la foto e poi gliel'ho portata." I Broder e i Kohn erano famiglie religiose e i loro figli frequentavano le scuole ebraiche a Będzin. Eli Broder ricorda la sua giovinezza: "Quando vivevo con la mia famiglia ero religioso e studiavo in una yeshiva. Ma il rapporto con i miei genitori non era buono. Mio padre era molto severo. Una volta nascosi i pattini da ghiaccio sotto la vasca da bagno e quando mio padre li trovò li diede a un altro bambino."

L'educazione dei bambini nelle famiglie religiose era incentrata sul condurre un'esistenza dedicata a Dio. I figli erano tenuti a portare avanti le tradizioni dei propri padri e frequentavano scuole dove studiavano il Talmud e venivano preparati a vivere secondo i precetti religiosi. Eli Broder amava andare in bicicletta ma lo sport e l'esercizio fisico non appartenevano agli ideali di un'educazione ortodossa. Eli ricorda che questa passione era spesso causa di conflitto tra lui e il suo severo padre.

Nel 1937 Eli Broder si sposò. I suoi genitori non approvavano questo matrimonio. Sua moglie non apparteneva a una famiglia ricca e i suoi fratelli erano comunisti.

In seguito all'attacco della Polonia da parte della Germania, Eli Broder e sua moglie fuggirono nell'Unione Sovietica.

La sua famiglia rimase a Będzin. Il secondo dei fratelli, Lejb Broder, sposò Fajgla Rypsztajn all'inizio della guerra. Nel 1941 Hadasa Broder sposò David Szlezyngier.

Nel 1941 Nahum e Majer Kohn furono impiccati nella piazza del mercato di Sosnowiec.

Lejb Broder fu ucciso dai soldati delle SS durante lo smantellamento del ghetto avvenuto tra il 22 e il 26 giugno 1943. David Szlezyngier fu deportato in un campo di lavoro e ucciso. Altri membri della famiglia furono deportati ad Auschwitz. Nessuno sopravvisse all'olocausto.

Eli Broder e sua moglie oggi vivono in Israele.

Fajgla Broder e i suoi figli: Hadasa, Fajgla, Idka, Lejb, Chenoch ed Eli. Questa foto fu scattata per un passaporto prima del viaggio programmato in Palestina. La figlia maggiore, Bronka, che era già sposata, non è presente nella foto. Będzin, 1926.
Dina e Nahum Kohn. Krynica, anni ’20
Dina e Nahum Kohn. Krynica, anni ’20
Nahum Kohn con le sue figlie, Polonia, anni ’30
Majer Kohn davanti al negozio dei suoi genitori in via Modrzejowska a Sosnowiec. Sosnowiec, anni ’30
Renia e David Kohn. Rajcza, 1939
David Kohn. Polonia, 1936

"Facevo tante foto. Ho avuto una macchina fotografica Volkländer, poi una Leica. Ho scattato la foto di Hadasa e Bronka con i bambini un giorno che li incontrai per caso tornando a casa dal lavoro. A casa ho sviluppato la foto e poi gliel'ho portata."

Eli Broder, l'unico membro della famiglia sopravvissuto all'olocausto

L'ultima foto della famiglia di Eli Broder. Prima fila da sinistra: David Kohn, Hadesa Broder, Renia Kohn; seconda fila: Bronka Kohn e la tata dei bambini. Będzin, 1939
Il matrimonio di Fajgla Rypsztajn e Lejb Broder. Prima fila da sinistra: Hadasa Broder, David Kohn, Renia Kohn, Fajgla Broder, Idka Broder; seconda fila: Bronka Kohn e Fajgla Broder. Będzin, 1941. Fotografo: J. Goldcwajg
Fotografia del fidanzamento di Hadasa Broder e David Szlezyngier. Będzin, dopo il 1939

LA FAMIGLIA MAŁACH

Chana Pesia e Aron Josef Małach venivano da Maków Mazowiecki, un paesino vicino a Varsavia, che lasciarono nel 1905 insieme ai loro otto figli per trasferirsi a Będzin. Lì tre dei loro figli aprirono uno stabilimento per la produzione di budella per salsiccia, utilizzando intestino di bovini da macello, da vendere ai produttori di salumi polacchi.

Il quarto figlio, Welwel, commercializzava materie prime per la produzione della colla, ad esempio sangue di bovini che acquistava presso un mattatoio e poi vendeva ad altri produttori. Prima della guerra due fratelli partirono per la Palestina. Nel 1939 uno di loro tornò in Polonia perché non ebbe successo a livello professionale in Palestina.

Rafael Małach, il successivo degli otto figli di Chana Pesia e Aron Josef Małach, sposò sua cugina Malka Ruchel Blum e insieme si trasferirono da Będzin a Dąbrowa Górnicza, una vicina città industriale sita in una zona la cui attività principale consisteva nell'industria estrattiva. Lì Rafael Małach, insieme a un amico, aprì uno stabilimento per la produzione di "kischke" simile a quello dei fratelli, ma la società fallì e Rafael tornò nell'azienda di famiglia. Rafael e Malka Ruchel Małach ebbero sette figli: Icchak, Zysze, Frymet, Syma, Estera, Wolf (ora Ze'ev) e Abraham.

Ze'ev Małach, che attualmente vive in Israele, racconta la storia della sua famiglia: "Eravamo una famiglia molto numerosa. Quando ci riunivamo per la festività di Purim a casa di nostra nonna Chana Pesia, eravamo in tanti. La nonna gestiva la famiglia come una dittatrice. Si assicurava che i fratelli più ricchi aiutassero i più poveri o quelli caduti in miseria come mio padre. Ogni sera tutta la famiglia si riuniva a casa della mamma a Będzin. Mio padre andava a farle visita a piedi tre o quattro volte la settimana. Mio nonno era in perfetta forma; Raschi leggeva senza occhiali, aveva ancora tutti i suoi denti e partecipava al quotidiano bagno rituale. I suoi capelli erano solo leggermente grigi. Dopo il mikveh mangiava aringhe che accompagnava con la vodka. Questo lo soddisfaceva pienamente."

Zysze e Icchak, i figli più grandi di Rafael e Malka, erano abilissimi tuttofare. Ze'ev ricorda che prima della guerra Icchak costruì da solo una macchina fotografica utilizzando diversi componenti. Probabilmente anche lui scattò molte foto di famiglia.

I fratelli facevano tutti parte di organizzazioni politiche diverse: Icchak e Zysze erano comunisti, Estera apparteneva al movimento Hashomer Hatzair, Frymet era attivo nel movimento Gordonia, Syma nel movimento Bund e Ze'ev faceva parte dell'Haschomer Hadati. Ze'ev racconta: "A casa eravamo di cinque partiti diversi ma nonostante ciò eravamo una famiglia senza guerre ideologiche interne." Alcuni fratelli entrarono in conflitto con le autorità polacche a causa del loro coinvolgimento politico. Icchak Małach fu arrestato una volta per avere mostrato una bandiera rossa. Nel 1937 Syma dovette fuggire dalla Polonia con suo marito David Krauze, un comunista attivo a Dąbrowa Górnicza, perché correva il rischio di essere arrestato. Vissero illegalmente in Francia per due anni. Nel 1934 Icchak Małach sposò Sara Ruda e si trasferirono a Będzin.

Nel 1937 nacque il loro figlio Abraham.

La famiglia di Sara era di Varsavia, dove il padre faceva il commerciante di pesce nel quartiere ebraico.

Sara Małach era ostetrica e lavorava all'ospedale ebraico "Bikur Cholim'" di Będzin.

Inizialmente Icchak Małach lavorò nella stamperia di suo zio Aba dopodiché, insieme a suo cognato, fondò la propria azienda. Ze'ev racconta: "Riguardo a me, mio padre voleva che diventassi commerciante. All'età di 14 anni avevo iniziato a lavorare in un negozio di tessuti ma il lavoro non mi piaceva quindi ho iniziato a sistemare tutte le chiusure lampo in negozio. Avevo anche un ottimo senso del colore. Le donne che entravano in negozio chiedevano di me perché le consigliassi. Dopodiché ho lavorato nella tipografia di mio zio." Ze'ev sposò Itka poco dopo lo scoppio della guerra e fuggirono in Unione Sovietica.

Icchak, Sara e Abraham Małach restarono a Będzin e non sopravvissero all'olocausto.

La nonna, Chana Pesia, morì prima della guerra e Aron Josef fu ucciso dopo il 1939. Il luogo non è noto.

Poco prima della guerra Syma Małach e David Krauze furono espulsi dalla Francia e rispediti in Polonia, poi fuggirono in Unione Sovietica. Ze'ev racconta: "Syma morì nel 1943 tra le mie braccia a Samarcanda a causa di una gravidanza extrauterina. Durante la fuga dei tedeschi, Itka e io raggiungemmo Taschkumir in Siberia. Lì ho lavorato in miniera. Quando venni a sapere che Syma stava male, mi presi una licenza e andai a trovarla correndo grossi rischi. Syma è morta a Samarcanda ed è stata sepolta lì."

Nel 1939 Zysze Małach fuggì nell'Unione Sovietica. Tornò in Polonia nel 1945. Ze'ev, Itka e i figli tornarono in Polonia nel 1946. L'unica persona che riuscirono a trovare lì dei 178 parenti fu Zysze. Decisero di lasciare la Polonia per emigrare in Palestina.

Zysze è morto in Israele nel 1985.

Ze'ev e Itka oggi vivono a Herzlia.

Chana e Aron Małach con i loro figli. Prima fila da sinistra: Jankiel David, Aron Józef, Chana Pesia, Rafael Hirsz, Chana Pesia, Rafael Hirsz; seconda fila: Aba, Icchak Mordechai, Welwel Benjamin, Mosze Pinkas, Lajb, Jechi’el. Będzin, 31 ottobre 1928

"Eravamo una famiglia molto numerosa. Quando ci riunivamo per la festività di Purim a casa di nostra nonna Chana Pesia, eravamo in tanti. Mia nonna gestiva la famiglia come una dittatrice. Si assicurava che i fratelli più ricchi aiutassero i più poveri o quelli caduti in miseria come mio padre.

Ogni sera tutta la famiglia si riuniva a casa della mamma a Będzin. Mio padre andava a farle visita a piedi tre o quattro volte la settimana."

Wolf (ora Ze'ev) Małach

Malka Ruchel e Rafael Małach con i loro figli. Prima fila da sinistra: Wolf, Malka Ruchel con Abraham sulle ginocchia, Rafael Hirsz, Syma, Frymet; seconda fila: Estera, Icchak, Zysze. Polonia, anni ’20

"A casa eravamo di cinque partiti diversi ma nonostante ciò eravamo una famiglia senza guerre ideologiche interne." Wolf (ora Ze'ev) Małach

Icchak, Sara e Zysze Małach con i loro amici. Davanti, il primo da sinistra è Itche Gutman, la seconda è Sara; dietro, i quarti da sinistra sono Adela Schneiberg e Wowa Reichkind; a destra c'è Icchak. Polonia, anni ’30
Sara Małach al lavoro in ospedale
Sara e Abraham Małach nel reparto maternità
La famiglia Małach: Sara con Abraham sulle ginocchia. Accanto a loro ci sono i genitori di Sara, Rafael Hirsz e Icchak
Sara, Icchak e Abraham Małach. Będzin, 29 dicembre 1942
Abraham Małach. Będzin, 1943

LA FAMIGLIA KOPLOWICZ

Aron Koplowicz e sua moglie Rywka avevano sette figli: Judl, Mirele, Helcia, Szlomo, Roza, Cesia e Sara. Aron Koplowicz era un ricco commerciante, proprietario di un negozio di tessuti nella vecchia piazza del mercato di Będzin. I Koplowicz erano una famiglia religiosa: Aron faceva parte del Chassidismo di Gerer-Rabbi, un gruppo di chassidici il cui capo era uno Zaddiq del Monte Calvario, ed era un membro rispettato della comunità ebraica.

I figli di Aron e Rywka furono allevati nel rigoroso rispetto dei precetti religiosi.

Il negozio a gestione familiare nella vecchia piazza del mercato era gestito dalla figlia più grande, Mirele, che morì giovane. In seguito alla sua morte prematura il negozio fu rilevato da Szlomo.

I Koplowicz si recavano regolarmente nei loro luoghi di vacanza preferiti, come Kamińsk, Krynica e Rabka, oppure a Łódź dove la loro seconda figlia Helcia Zajdman viveva con la sua famiglia. Chana Koplowicz, una parente, ricorda ancora il suo matrimonio, che ebbe luogo a Będzin. "All'epoca rimasi molto sorpresa dalle sorelle Zajdman, che arrivarono al matrimonio da Łódź con scarpe dorate, lunghi abiti e parrucche bionde molto eleganti. Lo ricordo ancora bene." Anche le figlie di Aron Koplowicz erano sempre vestite alla moda e in modo elegante, in forte contrasto con il comportamento e l'abito severi del padre. Molti fotografi ritraggono Roza Koplowicz come una giovane donna moderna e piena di vita. In seguito all'occupazione tedesca della Polonia, la figlia più grande, Helcia Zajdman, tornò a Będzin con suo marito e i suoi figli. L'intera famiglia viveva in spazi angusti. "Questa grande famiglia di quasi 30 persone viveva in tre piccole stanze nel ghetto. Helcia e i suoi figli, suo fratello maggiore Judl con i sette figli, i genitori e fratelli e sorelle vivevano tutti lì. Si trattava di una piccola abitazione su un unico piano." Il negozio di tessuti dei Koplowicz fu confiscato e assegnato a un sorvegliante tedesco.

A causa "dell'arianizzazione" delle aziende e dei negozi ebraici, non soltanto i proprietari persero le loro proprietà ma molti ebrei persero lavoro e reddito. Roza e Cesia Koplowicz lavoravano in un negozio che fu rilevato dagli "ariani". Per qualche tempo questo li protesse dalla deportazione. Chana Koplowicz racconta di nuovo le difficoltà delle persone che tentavano di sopravvivere nel ghetto: "I sorveglianti della via Małachowskiego avevano bisogno di contabili. Incontrai un sorvegliante di uno dei nostri vicini ebrei, che possedeva un negozio di articoli per la casa. Il sorvegliante era un uomo delle SA che si chiamava Völkel. Era responsabile di cinque negozi ebraici. Misi un membro della famiglia diverso a capo di ognuno di questi negozi. In questo modo potevano ottenere permessi speciali dagli ufficiali delle SA responsabili del lavoro degli stranieri. Le persone prive di tali permessi venivano mandate nei campi di lavoro." Nel ghetto si sposarono tante coppie per evitare temporaneamente la deportazione degli uomini. Questi matrimoni erano anche una testimonianza del tentativo di creare una parvenza di normalità in queste condizioni disumane. Roza Koplowicz si sposò all'inizio del 1943. Anche Chana si sposò nel ghetto. Entrambe ebbero figli che però non sopravvissero all'olocausto. Durante lo smantellamento del ghetto, Chana e suo marito si nascosero in un bunker. Dopo alcune settimane le loro riserve di cibo si esaurirono. "Decidemmo di uscire dal nascondiglio. Riuscivamo a lavarci e a riposarci un po' grazie alla cortesia del sorvegliante per cui lavoravo nel ghetto. Ci disse che ogni mattina vedeva passare davanti a casa sua una guardia tedesca che conduceva un gruppo di 50-60 ebrei dall'orfanotrofio al ghetto. La sera li riportava indietro. Si trattava di ebrei del cosiddetto "Aufräumungskommando" che si occupavano di ripulire il ghetto abbandonato. Il sorvegliante consegnò loro un biglietto da parte mia, in cui chiedevo di accettarci nel gruppo. A quel tempo, dopo la "pulizia" degli ebrei, c'erano due soluzioni: cercare riparo sul lato ariano da un non ebreo cordiale, o essere accettati nell'Aufräumungskommando. Ci fu consigliato di unirci con discrezione alla squadra mentre veniva condotta al ghetto. Il nostro arrivo doveva essere coordinato. Dovevamo prendere il posto di chi aveva deciso di scappare. L'elenco di nomi in possesso dei sorveglianti tedeschi doveva corrispondere: non poteva mancare nessun nome e non potevano comparire altri nomi. Con il tempo il gruppo si ridusse e rimasero soltanto le persone che avevano agganci. Io fui portata in un campo di lavoro." La maggior parte dei membri della famiglia Koplowicz fu deportata ad Auschwitz e uccisa. Chana Koplowicz racconta: "La famiglia di mio zio Aron Koplowicz fu deportata durante la 'pulizia' del ghetto. Gli unici che rividi in seguito furono Gelcia, suo marito e i loro figli. Si erano nascosti in un bunker e li incontrai per caso mentre lavoravo nell'Aufräumungskommando. Non so che cosa sia successo loro dopo. Probabilmente ebbero lo stesso destino degli altri. Furono mandati ad Auschwitz." Cesia è stata l'unica figlia di Aron and Rywka Koplowicz a sopravvivere all'olocausto. Dopo la guerrà emigrò in Israele e morì a Gerusalemme negli anni ’80. Anche Chana Koplowicz lasciò la Polonia e visse in Israele fino alla sua morte nel 1997.

Ryfka Koplowicz e i suoi figli. Da sinistra: Cesia, Sara e Roza; seconda fila: Szlomo, Rywka, Mirele e Gelcia. Kamińsk, 1928
Davanti al negozio di tessuti Koplowicz nella vecchia piazza del mercato di Będzin. Roza Koplowicz all'ingresso. Będzin, anni ’30
Roza Koplowicz (la prima da sinistra) e Cesia (la terza da sinistra). Il ragazzo è molto probabilmente uno dei figli di Gelcia Zajdman. Polonia, anni ’30
Rywka e Aron Koplowicz. Krynica, anni ’30
Roza Koplowicz con sua madre. Krynica, 1937
Roza Koplowicz (a destra). Polonia, anni ’30
Roza Koplowicz. Polonia, anni ’30
Roza Koplowicz. Krynica, 1937.
Matrimonio di Roza Koplowicz. Będzin, 1943

"La famiglia di mio zio Aron Koplowicz fu deportata durante la "pulizia" del ghetto. Gli unici che rividi in seguito furono Gelcia, suo marito e i loro figli. Si erano nascosti in un bunker e li incontrai per caso mentre lavoravo nell'Aufräumungskommando. Non so cosa sia successo loro in seguito. Probabilmente subirono lo stesso destino degli altri. Furono mandati ad Auschwitz." Chana Koplowicz (nome da sposata Zuberman), una parente.

LA FAMIGLIA HUPPERT

Tutto ciò che si sa della famiglia Huppert è stato scoperto grazie alla fotografie, ai biglietti di auguri e ad altri appunti sui cui erano scritti i nomi dei proprietari. Non è stato trovato nessuno che si ricordi della famiglia.

La famiglia Huppert veniva da Cieszyn, una città al confine tra Polonia e Repubblica Ceca. Roza e Josef avevano sei figli: Arthur, Adolf, Ferdynand, Mizzi e un altro figlio e un'altra figlia i cui nomi rimangono sconosciuti. La famiglia era facoltosa e conduceva una vita interessante. Le fotografie degli anni ’20 non mostrano soltanto singoli momenti della vita familiare, ma esprimono anche l'atmosfera particolare che li circondava. Arthur Huppert e sua moglie Grete si sposarono il 9 gennaio 1938 a Opava. Dopo la nascita del figlio Peter nel 1938 vissero a Olomouc. Arthur fotografava sempre il figlio e mandava le foto corredate di descrizioni dettagliate ai genitori.

Arthur, Grete e Peter Huppert furono uccisi nell'estate del 1944.

Il 29 aprile l'intera famiglia fu portata da Theresienstadt a Baranowicze, dove morì.

Rosa e Josef Huppert con i loro figli (il nome della bambina davanti non è noto). Dietro al centro c'è Mizzi con i suoi fratelli ai lati: Adolf, Arthur e Ferdynand, il nome del quarto fratello non è noto. Cieszyn, anni ’30
Adolf Huppert. Cecoslovacchia, anni ’30
Arthur Huppert. Cecoslovacchia, anni ’30
Mizzi Huppert. Cieszyn, 1933
Matrimonio di Mizzi Huppert. Cecoslovacchia, anni ’30.
Foto del matrimonio di Ferdynand e Hilda Huppert. Cecoslovacchia, anni ’30
Matrimonio di Arthur e Grete Huppert. Opava, 1938. Fotografo: Robert Spurny, Opava
Peter, figlio di Arthur e Grete Huppert. Cieszyn, 1939. Fotografo: Elsner, Cieszyn
Arthur e Peter Huppert. Olomouc (Cecoslovacchia), circa 1940
Arthur, Peter e Grete Huppert. Olomouc (Cecoslovacchia), 1940
Peter Huppert. Olomouc (Cecoslovacchia), 1940
Riconoscimenti: storia

Teksty zaczerpnięto z książki "Zanim odeszli... Fotografie odnalezione w Auschwitz" pod red. Kersten Brandt, Hanno Loewy, Krystyna Oleksy.
Curator — Dr Maria Martyniak
Curator — Agnieszka Juskowiak-Sawicka
Excerpts taken from the book "Zanim odeszli... Fotografie odnalezione w Auschwitz" ("Before they perished... Photographs found in Auschwitz") by Kersten Brandt, Hanno Loewy, Krystyna Oleksy.
Curator — Dr Maria Martyniak
Curator — Agnieszka Juskowiak-Sawicka

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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