1914 - 2000

Jan Karski. Humanity's Hero®

Polish History Museum

"Ero un uomo insignificante. La mia missione era importante."
Jan Karski nella sua intervista con Claude Lanzmann/1978

Nel luglio del 1945 i nazisti iniziarono le deportazioni di massa degli ebrei dalla Varsavia occupata al campo di sterminio di Treblinka. Jan Karski, un giovane diplomatico divenuto corriere per la resistenza polacca, intraprese una missione di incredibile importanza. Si offrì volontario per presentare al mondo occidentale un rapporto da testimone oculare sullo sterminio della popolazione ebraica in Polonia. Si infiltrò due volte nel ghetto di Varsavia e più tardi nel campo di transito di Izbica Lubelska.

Contro ogni probabilità Karski raggiunse Londra, ricorrendo a molte false identità, alla fine di novembre. Lì preparò rapporti scritti dettagliati per il governo polacco in esilio a Londra e informò il ministro degli esteri britannico Anthony Eden. In seguito fu mandato a Washington dove incontrò il presidente Franklin D. Roosevelt per un'ora nello Studio ovale.

All'epoca in cui Karski stava dando l'allarme gran parte dei cittadini ebrei della Polonia erano già stati uccisi. 

Karski, che visse fino all'età di 86 anni, considerò l'inerzia del mondo occidentale il "secondo peccato originale" dell'umanità. La sua testimonianza giunta fino a noi rimane una delle più eloquenti dichiarazioni contro la guerra e un invito all'azione di fronte agli atti di discriminazione e degradazione, ingiustizia e brutalità: i presupposti degli omicidi politici e del genocidio.

La città industriale multiculturale di Lodz è il luogo in cui nacque Jan Karski (nome alla nascita: Kozielewski).

Cresciuto nella fiorente capitale tessile, una "terra promessa" alla svolta del secolo per persone di diverse nazionalità e religioni, Karski imparò le lezioni di tolleranza e cooperazione da giovane.

La famiglia Kozielewski fotografata in uno studio di Łódź nel 1918, anno in cui la Polonia riottenne la propria indipendenza dopo 130 anni di divisioni e dominio straniero.
Jan Karski con suo fratello maggiore Edmund, 1922.

La famiglia cattolica romana di Karski viveva insieme a famiglie ebraiche; la devota madre di Karski spesso gli ricordava di stare attento ai figli più giovani di queste famiglie. 

Il fratello più grande di Karski, Marian Kozielewski, si unì alle legioni di Marshall Piłsudski e partecipò alla campagna vittoriosa di Piłsudski per l'indipendenza nazionale nel 1918. Nella foto i fratelli di Karski: da sinistra Cyprian, Laura e Marian.

Le origini di Karski erano umili. Suo padre, Stefan Kozielewski, era un artigiano che lavorava anche la pelle e morì quando Karski aveva sei anni. Fu Marian, il fratello più grande, a fare da padre al giovane Karski. Sia sua madre Walentyna che suo fratello Marian gli instillarono un idealismo tipico di quella generazione, dove Dio, onore e patria erano considerati i tre pilastri su cui era fondata la Seconda Repubblica. 

Eredità di famiglia, talento innato e la posizione favorevole del fratello Marian nella Polonia tra le due guerre delinearono la giovinezza di Karski. Si laureò a pieni voti all'università e la realizzazione del suo sogno di diventare un diplomatico era più vicina. 
Karski conseguì il Master of Arts in studi giuridici e diplomatici presso la Jan Kazimierz University di Lwów nel 1935.

Anni dopo Karski ammise che la sua ambizione fu uno dei motivi per cui non intervenne a difesa degli studenti ebrei perseguitati all'università. Karski temeva che gli sfregiassero il viso.

I sentimenti antiebraici dilagarono tra i nazionalisti di tutta Europa, compresa la Polonia, e furono esercitate diverse forme di persecuzione degli ebrei.

Jan Karski e la sua ragazza a Capodanno del 1938-’39, Varsavia.

Nel 1936 Karski iniziò a lavorare per il Ministero degli Affari Esteri. Il lavoro gli aprì le porte dell'alta società di Varsavia. In seguito trascorse più di un anno all'estero per fare il tirocinio presso sedi diplomatiche a Ginevra e Londra.

La notte del 23 agosto 1939 Karski ricevette un ordine di mobilitazione segreto che mise fine ai suoi sogni giovanili.  

Karski ricorda l'atmosfera dopo la mobilitazione e lo scoppio della guerra in un'intervista a E. Thomas Wood. 
Il 1° settembre 1939 scoppiò la guerra. Alle 5 del mattino aerei tedeschi bombardarono la caserma di Oświęcim, base dell'unità di Karski. Poche ore dopo il sottotenente e il suo battaglione si stavano ritirando verso est. 
Soldato tedesco che segna un valico di frontiera sulla linea di demarcazione tedesco-sovietica.

Il 23 agosto 1939 fu firmato a Mosca il Patto segreto di non aggressione tedesco-sovietico che stabilì la suddivisione dell'Europa orientale nelle sfere di influenza tedesca e sovietica. Un protocollo segreto stabilì le regole della spartizione dei territori che comprendevano Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Finlandia e Romania. Questo patto preparò il terreno per l'invasione sovietica della Polonia da est mentre il Paese stava combattendo senza successo contro l'esercito di Hitler.

Il Patto Molotov-Ribbentrop (il patto nazi-sovietico) preparò il terreno per l'invasione sovietica della Polonia da est, mentre i polacchi stavano combattendo contro l'esercito di Hitler.

"[Siamo stati sopraffatti da sentimenti di] vergogna e disonore. È successo tutto così in fretta. L'intera nazione non era preparata."

Dichiarazione di Jan Karski al giornalista Maciej Wierzyński nel 1995.
Karski ricorda il crollo della sua percezione del potere della Polonia nella sua intervista con E. Thomas Wood. 
Fatto prigioniero di guerra dall'Armata Rossa sovietica, Karski scampò per un pelo al massacro della foresta di Katyń.

Il 17 settembre 1939 l'esercito sovietico invase la Polonia. Karski e il suo battaglione erano diretti verso Tarnopol, in Ucraina, quando si imbatteremo nell'Armata Rossa. I sovietici promisero cooperazione ma finirono per farli prigionieri di guerra e mandarli in un campo a Kozielsk, in Russia.

Gli ufficiali vennero trattati peggio dei soldati semplici. Quando tedeschi e russi annunciarono uno scambio di prigionieri di guerra, stabilirono regole molto precise, vale a dire che lo scambio doveva riguardare soltanto i soldati semplici. Karski scambiò la sua divisa da ufficiale con quella di un soldato semplice dichiarando di essere un operaio di Łódź. Questo stratagemma gli salvò la vita. Gli ufficiali polacchi rimasti indietro furono sterminati in massa nella foresta di Katyń nei pressi di Smolensk (Katyn, Russia) in quello che viene considerato uno dei delitti più efferati della guerra.

Karski sfuggì alla prigionia tedesca saltando da un treno in corsa. Raggiunse Varsavia a piedi. Come la maggior parte dei polacchi più brillanti e patriottici, Karski si unì subito alla resistenza polacca, il movimento di resistenza del periodo bellico più vasto e importante dell'Europa occupata.

Nei suoi rapporti per il governo polacco in esilio, Karski non parlò soltanto della scena politica, ma anche dell'atteggiamento dei cittadini comuni nei confronti degli invasori: lo spirito combattivo dei polacchi.

Karski iniziò a operare nella resistenza polacca alla fine del 1939. La sua grande intelligenza e la sua ottima memoria lo spinsero a diventare uno dei messaggeri per la comunicazione tra il governo polacco in esilio e la resistenza. Durante la sua prima missione nel 1940 consegnò dei rapporti sulla situazione nella Polonia occupata al governo polacco, poi ad Angers, in Francia. Tornò con le linee guida organizzative del governo per i leader della resistenza. Karski memorizzò le informazioni cruciali e dettò i rapporti una volta giunto a destinazione.

Assumendo diverse identità false, utilizzando vari mezzi di trasporto e inventiva e mettendo a repentaglio la sua vita, Karski intraprese quattro missioni in qualità di corriere della resistenza polacca: missioni n. 1 e 2 nel 1940 (linea gialla Varsavia-Angers-Varsavia); missione n. 3 nel 1940 (linea blu Varsavia-Angers) interrotta a Demjata, Slovacchia; missione n. 4 nel 1942 (linea rossa Varsavia-Londra via Bruxelles, Parigi, Perpignan, Barcellona, Madrid, Gibilterra).
Per la sua prima missione per il governo polacco in esilio ad Angers, Francia, nel 1940, Karski fu incaricato di fare rapporto sulla situazione generale della Polonia occupata. In questa occasione informò le autorità polacche della grave situazione degli ebrei polacchi.
Comunicati ufficiali dei nazisti destinati a generare terrore nei cittadini polacchi imposero rigide restrizioni alle loro vite quotidiane.

Karski riferì informazioni dettagliate sulla situazione al governo polacco in esilio. Sotto l'occupazione nazi-tedesca, i cittadini polacchi non soltanto erano esposti al pericolo di essere catturati e uccisi per la loro appartenenza alla resistenza polacca, ma anche per le necessità di tutti i giorni. Il razionamento obbligatorio del cibo significava fame. Il mercato nero offriva beni di prima necessità a chi aveva ancora denaro.

Gli occupanti non tentarono soltanto di minare il morale dei cittadini polacchi, ma anche di indebolire la nazione polacca dal punto di vista culturale ed economico. Tutti gli istituti di istruzione superiore furono chiusi, l'insegnamento della lingua polacca bandita e punibile con la morte. La confisca delle proprietà era una pratica quotidiana. Di conseguenza i cittadini vivevano con la paura costante di retate casuali ed esecuzioni, di violare le nuove regole naziste e di rappresaglie con conseguente uccisione.

Il governo polacco in esilio ad Angers, Francia, affidò a Jan Karski la memorizzazione della struttura approssimativa della resistenza polacca, la ripartizione delle responsabilità e delle comunicazioni. L'emissario Karski trasmise il tutto ai leader politici nella Polonia occupata. Sulla base di tali direttive prese forma il primo e più importante movimento di resistenza nell'Europa del periodo bellico.

Struttura dello Stato della resistenza polacca e il suo rapporto con il governo in esilio, 1942.

Karski intraprese un viaggio a piedi attraverso i monti Tatra per la sua terza missione di ritorno ad Angers nel mese di giugno del 1940, con le informazioni raccolte dai principali leader della resistenza. Il tempo era pessimo, così si fermò per la notte nel villaggio slovacco di Demjata, dove un albergatore corrotto lo consegnò alla Gestapo. Arrestato e torturato, Karski tentò il suicidio per non svelare alcun segreto. Ma fu salvato e trasportato in un ospedale di Nowy Sącz, Polonia. Jan Słowikowski, un giovane medico coinvolto nella resistenza, e un gruppo di cospiratori organizzarono una fuga rocambolesca.

Targa che commemora le persone uccise per avere contribuito alla fuga di Karski da un ospedale di Nowy Sącz.

Era diffusa la demoralizzazione dei comuni cittadini polacchi, gran parte di loro (70%) abitanti delle campagne impoverite. Vivere sotto l'occupazione significava paura costante, sospetto e diffidenza. I rapporti tra polacchi ed ebrei, già tesi prima della guerra, peggiorarono sempre più quando gli scagnozzi di Hitler iniziarono a implementare la "Soluzione finale" nella Polonia occupata.  

I leader della resistenza erano consapevoli dell'atteggiamento di molti cristiani polacchi nei confronti dei loro connazionali ebrei. Consideravano l'antisemitismo come un flagello per la nazione. In volantini ufficiali e pubblicazioni illegali mettevano in guardia coloro che collaboravamo alla realizzazione del terrore antisemita dalle potenziali conseguenze.

I responsabili della resistenza civile diramarono un "Avviso" rivolto a chi denunciava gli ebrei.
Karski ricorda il suo incontro con i Wertheims, una famiglia ebraica, e come abbia fatto finta di essere un "szmalcownik" (ricattatore) per salvarli. 
Proclamazione ufficiale del Fronte di Rinascita della Polonia creato dalla guida e confidente di Karski, Zofia Kossak, cofondatrice del gruppo di resistenza cattolico "Fronte di Rinascita della Polonia" e del "Consiglio per l'aiuto agli ebrei" ("Żegota"), autrice di bestseller di narrativa storica. 

"Il mondo guarda questa atrocità, più orribile di qualsiasi cosa si sia mai vista, e rimane in silenzio... Questo silenzio non può più essere tollerato. Qualunque siano i motivi, sono spregevoli. Di fronte ai delitti non si può rimanere fermi... Chi rimane in silenzio di fronte alla carneficina diventa un favoreggiatore dell'assassino. Chi non condanna , poi acconsente."

Scritto da Zofia Kossak in "Protest". 

Le norme nazi-tedesche stabilivano che anche chi avesse soltanto taciuto informazioni su ebrei tenuti nascosti, per non parlare di chi li avesse aiutati e nascosti, sarebbe andato incontro a conseguenze gravi, persino mortali. L'intera famiglia di una persona che aiutava gli ebrei era in pericolo. 

Il Terzo decreto del governatore generale Hans Frank relativo alle restrizioni sull'internato nel Governatorato Generale e all'introduzione della pena di morte per gli aiuti prestati agli ebrei, 15 ottobre 1941. 

I nazisti tedeschi iniziarono le deportazioni di massa degli ebrei dal ghetto di Varsavia al campo di sterminio di Treblinka il 22 luglio 1942. 

Ebrei del ghetto di Varsavia che si dirigono verso Umschlagplatz, dove venivano riuniti per la deportazione al campo di sterminio di Treblinka.
Quando Karski entrò nel ghetto, quasi 300.000 ebrei erano già stati deportati.

Nell'autunno del 1942, Karski intraprese la sua ultima, e più importante, missione, quella che avrebbe potuto salvare gli ebrei della Polonia rimasti. Assistette alla continua distruzione degli ebrei della Polonia, in modo da poter fornire un racconto da testimone oculare della "Soluzione Finale". Fu fatto entrare due volte di nascosto nel ghetto di Varsavia per vedere la difficile situazione degli ebrei.

"Questo non era il mondo. Non era l'umanità. Era una sorta di inferno", dichiarò Karski 36 anni dopo a Claude Lanzmann.

"Corpi nudi per la strada. Ho chiesto alla mia guida: 'Perché sono qui?' Mi ha risposto: 'Beh, hanno un problema. Se un ebreo muore e la famiglia vuole una sepoltura deve pagare una tassa. Quindi se non se la possono permettere li buttano semplicemente per strada. Poi la famiglia dice 'Ogni straccio ha valore', quindi prendono i loro vestiti."

Karski descrisse la sua visita al Ghetto a Lanzmann nel 1978.

I leader ebraici che fecero entrare di nascosto Karski nel ghetto organizzarono la sua visita a un campo di transito nazista tedesco per testimoniare l'ammassamento degli ebrei sui treni per essere mandati a morire. Karski entrò nel campo di transito di Izbica sotto mentite spoglie. Per anni pensò di essere stato nel campo di concentramento di Bełżec, come spiegò nel suo libro del 1944 "Storia di uno stato segreto". In seguito rievocò questa orribile esperienza in un'intervista per il documentario "Shoah" di Lanzmann.

Karski ricorda la sua visita a Izbica nella sua intervista con il regista francese Claude Lanzmann, 1978. 
Ebrei ammassati su un treno per Treblinka a Umschlagplatz, Stawki Street, Varsavia 1942.
Karski descrive a Claude Lanzmanni i metodi adottati dai nazisti tedeschi nella "Soluzione Finale". 

"Li spingevano sui vagoni con calci e colpi. Sui vagoni tiravano su i loro corpi prendendoli dalla testa. Due vagoni pieni, il treno si mosse. Ero disgustato."

Contro ogni probabilità Karski raggiunse Londra per la fine di novembre assumendo diverse identità false, utilizzando vari mezzi di trasporto e inventiva. Lì preparò rapporti scritti dettagliati per il governo polacco in esilio a Londra e informò il ministro degli esteri britannico Anthony Eden. In seguito i superiori di Karksi lo mandarono a Washington dove incontrò il presidente Franklin Roosevelt per un'ora. Supplicò i due leader di fermare l'Olocausto. Purtroppo il suo messaggio rimase inascoltato. 

Una comunicazione ai governi alleati e neutrali sullo sterminio di massa degli ebrei nella Polonia occupata dai tedeschi, 10 dicembre 1942.

Il 10 dicembre 1942 il Ministero degli Affari Esteri polacco inviò una comunicazione ai governi delle Nazioni Unite descrivendo il massacro in corso del popolo ebraico nella Polonia occupata, sulla base, oltre che di altri rapporti, del racconto da testimone oculare di Karski. 

Dopo una settimana gli alleati condannarono formalmente la politica della Germania dello sterminio degli ebrei in Europa. Il ministro degli esteri britannico Anthony Eden lesse i termini della dichiarazione alla Camera dei Comuni e i membri stettero in silenzio come dimostrazione del loro supporto. La BBC trasmise la dichiarazione al notiziario serale.

"È stata richiamata l'attenzione dei 12 governi alleati su numerosi rapporti dell'Europa secondo i quali le autorità tedesche, non contente di negare a persone di razza ebraica in tutti i territori a cui hanno applicato le loro barbare regole i più elementari diritti umani, stanno attuando l'intenzione più volte espressa di Hitler di sterminare il popolo ebraico in Europa. ... I suddetti governi e il Comitato nazionale francese condannano fortemente questa politica bestiale di sterminio a sangue freddo. Essi dichiarano che tali eventi possono solo riaffermare la loro solenne determinazione a garantire che i responsabili di questi crimini non sfuggano alla pena, e di insistere per l'attuazione delle misure pratiche necessarie a tal fine."

Dichiarazione dei 12 governi alleati in materia di responsabilità per lo sterminio degli ebrei, 17 dicembre 1942.

Karski consegnò il suo racconto scioccante da testimone oculare a decine di persone tra cui politici, giornalisti, scrittori, leader del mondo occidentale. Riferì al ministro degli esteri britannico Anthony Eden, al segretario di stato statunitense Cordell Hull, al giudice della Corte suprema Felix Frankfurter e persino al presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt in persona. L'emissario implorò i leader di agire. Comunicando la richiesta dei leader ebraici, fornì un racconto dettagliato di ciò che aveva visto. "Ero una macchina fotografica", "Ero una macchina", "Ero come il disco di un grammofono", era solito dire in seguito. 

Jan Karski nel 1943.

"Ero come il disco di un grammofono."

Ripeteva spesso Karski in seguito. 
Karski ricorda uno dei suoi incontri più memorabili: con Szmul Zygielbojm, membro del Consiglio nazionale del governo polacco in esilio.
Pochi mesi dopo l'incontro di Karski con Szmul Zygielbojm, nell'aprile del 1943, gli ebrei del ghetto di Varsavia insorsero scatenando una rivolta nota come la Rivolta del ghetto di Varsavia. Con armi leggere e scarse resistettero per tre settimane. A metà maggio del 1943 il nemico diede fuoco all'intero ghetto e a tutti coloro che erano all'interno. Rimasero soltanto rovine fumanti.

Szmul Zygielbojm si tolse la vita a Londra. Lasciò una lettera per spiegare che il suo suicidio era una protesta contro l'inerzia degli alleati nei confronti del destino degli ebrei, nella speranza che la sua morte avrebbe salvato la vita di alcuni ebrei ancora vivi. 

"Il problema ebraico durante la seconda guerra mondiale è la morte di Zygielbojm. Ecco che cosa dimostra questa totale impotenza, questa indifferenza del mondo."
Lettera di addio di Szmul Zygielbojm, 11 maggio 1943
Il 28 luglio 1943 Karski fece al presidente Franklin D. Roosevelt un resoconto sulla situazione nella Polonia occupata e sula terribile situazione della nazione ebraica.
Il presidente Franklin D. Roosevelt

Tutti si sarebbero aspettati, proprio come Jan Karski, che il presidente Franklin D. Roosevelt, uno dei signori dell'umanità, potesse porre fine all'Olocausto e salvare gli ebrei ancora vivi grazie al suo ruolo di comandante supremo delle forze armate della sua nazione. Tuttavia, fu soltanto verso la fine della guerra che il governo degli Stati Uniti intervenne e istituì il Comitato per i rifugiati di guerra, che alla fine salvò circa 200.000 ebrei europei.

Nel 1943 Karski incontrò il giudice della Corte suprema Felix Frankfurter. Karski fu distrutto dal modo in cui questo giudice degli uomini si rifiutò di accettare la possibilità che la crudeltà umana potesse essere di scala così monumentale.

"La mia mente, il mio cuore, sono fatti in un modo che non mi permette di accettarlo. Io sono un giudice degli uomini. Conosco l'umanità. Conosco gli uomini. Impossibile! No! No!"

Disse Felix Frankfurter dopo aver sentito Karski. 

Poiché i nazisti tedeschi scoprirono la sua identità, Karski non potè tornare in Polonia. Il governo in esilio gli assegnò un nuovo compito: convincere Hollywood a realizzare un film sulla guerra polacca per influenzare l'opinione pubblica e convincerla del fatto che la Polonia corresse il rischio di essere sottoposta al dominio sovietico. In seguito alla mancata realizzazione del film, Karski si mise a lavorare giorno e notte su un libro sulla resistenza polacca e sulla sua esperienza nel periodo bellico. Il libro "Storia di una stato segreto" fu pubblicato negli Stati Uniti da Houghton Mifflin, diventò un successo immediato vendendo 400.000 copie. Fu tradotto in breve tempo in francese, svedese, norvegese e islandese.

Prima edizione del libro "Storia di uno stato segreto".

Quando "Storia di uno stato segreto" divenne un bestseller, Karski fu invitato a tenere conferenze sulla resistenza polacca e sulla situazione della Polonia occupata dai nazisti negli Stati Uniti e in Canada. Poi la situazione cambiò da un giorno all'altro.

Karski tenne conferenze sulla resistenza polacca negli Stati Uniti e in Canada.

Nel 1945 il governo degli Stati Uniti riconobbe il governo fantoccio polacco filo-sovietico a Lublino. Karski e la Polonia che rappresentava furono nascosti sotto il tappeto per ordine dello "zio Joe" Stalin. Nella Polonia sotto la dominazione sovietica non c'era spazio per l'opposizione. Di conseguenza tutti i combattenti sopravvissuti dello Stato della resistenza furono classificati come "nani dell'opposizione divisa" ed eliminati senza pietà dalla nuova classe dirigente.   

Jan Karski nel 1943.

Impossibilitato a tornare in Polonia, Karski iniziò una nuova vita in America. Tirò avanti ristrutturando abitazioni per arrotondare le sue entrate. Fu invitato dal rettore dell'Università di Georgetown Edmund A. Walsh a intraprendere la carriera accademica e Georgetown diventò la casa di Karski per oltre 40 anni, dove insegnò nella School of Foreign Service influenzando generazioni di futuri leader.  

Nel 1952 Jan Karski conseguì il dottorato di ricerca presso la Georgetown University. 

Nel 1965 Jan Karski sposò la ballerina e coreografa ebrea-polacca Pola Nireńsk, l'amore della sua vita. Gran parte della sua famiglia ebrea fu uccisa nei campi di sterminio durante la guerra. Soltanto Nireńska e i suoi genitori riuscirono a fuggire. Pola lasciò la Polonia all'inizio del periodo tra le due guerre per inseguire il suo sogno di diventare ballerina, mentre i suoi genitori emigrarono in Palestina negli anni ’30 perché avevano il sentore di un'imminente minaccia per gli ebrei europei. 

Nireńska fu battezzata poco prima del matrimonio. Più tardi Karski ricordò che a sua moglie piaceva il fatto che nel cattolicesimo Dio avesse scelto una giudea come madre del suo adorato Figlio. 

Karski non parlò per oltre 30 anni della sua esperienza durante la seconda guerra mondiale. Soltanto l'ostinazione del regista francese Claude Lanzmann, che stava realizzando un documentario sull'Olocausto, convinse Karski a raccontare la sua storia a un pubblico più vasto.

L'intervista di otto ore preparò il terreno per la "seconda missione" di Karski che consistette nel parlare dell'Olocausto e dell'inerzia dei leader del mondo occidentale. Nel suo ruolo di professore enfatizzò l'importanza della coscienza e dei valori individuali e denunciò il pragmatismo spietato di nazioni, organizzazioni e stati.

Nel documentario "Shoah" di Claude Lanzmann, Karski raccontò la sua storia a un pubblico più ampio dopo oltre 30 anni.

"Non rievoco i miei ricordi... non ne parlo." 

Nei primi anni ’80 Karski iniziò la sua "seconda missione": ricordare al mondo l'indifferenza degli alleati.

"Il Signore mi ha affidato il compito di parlare e scrivere durante la guerra, periodo in cui, almeno così credevo, poteva essere utile. Quando la guerra finì, appresi che i governi, i leader, gli studiosi, gli scrittori non sapevano ciò che stava succedendo agli ebrei. Erano sorpresi. L'assassinio di sei milioni di innocenti era un segreto, un 'terribile segreto'. Poi sono diventato un ebreo. Ma sono un ebreo cristiano. Sono un cattolico praticante... La mia fede mi dice che il secondo Peccato originale è stato commesso dall'umanità: tramite commissione, o omissione, o ignoranza autoimposta, o insensibilità, o interesse personale, o ipocrisia, o spietata razionalizzazione. Questo peccato perseguiterà l'umanità fino alla fine dei tempi. Mi perseguita. E voglio che sia così."

Dichiarazione di Karski all'International Liberators' Conference nel 1981.

Nel giugno del 1982 Jan Karski piantò il suo albero sul Viale dei Giusti tra le nazioni sul monte della Rimembranza a Gerusalemme. Negli anni seguenti gli furono conferite numerose importanti onorificenze: il premio "Per il coraggio e il cuore" assegnatogli dalla Lega antidiffamazione (1988, premio ridenominato nel 2012 premio Jan Karski "Per il coraggio e il cuore"; il premio Pio XI (1990); l'Eisenhower Liberation Medal (1991); la Medaglia Wallenberg (1991) e la Medaglia presidenziale della libertà (2012) conferita dal presidente Barack Obama.

Il 7 giugno 1982 Yad Vashem insignì Jan Karski del titolo di Giusto tra le nazioni.
Il 12 maggio 1994 il professor Karski ricevette la cittadinanza onoraria di Israele.

"Ora io, Jan Karski, nome alla nascita Kozielewski, polacco, americano, cattolico, sono diventato anche israelita!" Gloria, Gloria in excelsis Deo. Questo è il giorno più importante della mia vita e di cui sono più fiero. Con la cittadinanza onoraria dello Stato di Israele ho raggiunto la fonte spirituale della mia fede cristiana."

Dichiarazione di Karski al momento di accettare la cittadinanza onoraria di Israele nel 1994. 

Il professor Karski era un uomo giusto, un vero eroe nazionale libero da qualsiasi forma di sciovinismo. "È stato l'orgoglio e la nobiltà dei polacchi del passato", dichiarò Adam Michnik quando gli fu conferito il premio Jan Karski Eagles.

Negli anni ’80 e ’90, il professore fu coinvolto nel difficile compito di colmare una dolorosa divisione tra polacchi ed ebrei in America e in tutto il mondo occupandosi del dialogo tra polacchi ed ebrei dopo la guerra. Karski ebbe il coraggio di andare controcorrente, non evitò di criticare il comportamento dei compatrioti polacchi e i politici della Polonia.

Nel 1989 il comunismo crollò, prima in Polonia poi nel resto dell'Europa centrale. Il declino ebbe inizio nel 1980 con l'istituzione di Solidarność (Solidarietà), sindacato autonomo dei lavoratori basato sul modello di Giovanni Paolo XX e sul lavoro costante dell'opposizione a favore della democrazia in Polonia. Karski, che era persona non grata della Repubblica Popolare di Polonia, ottenne finalmente il riconoscimento che meritava. 

Lech Wałęsa portato in trionfo dai suoi sostenitori dopo la registrazione del sindacato Solidarność, 10 novembre 1980.
Manifesto per le elezioni polacche del 4 giugno 1989, le prime elezioni nella nuova Polonia democratica. 
Nel 1995 Karski ricevette il più alto riconoscimento civile dal presidente polacco Lech Wałęsa, l'Aquila Bianca.
La School of Foreign Service della Georgetown University, in cui Karski insegnò la storia del comunismo e degli affari esteri per 40 anni, è una delle università più importanti per giovani americani e studenti internazionali interessati alla politica internazionale e agli affari esteri. Molti degli attuail politici, leader di comunità e aziende più importanti sono stati studenti di Karsi.

Karski morì il 13 luglio del 2000, ma il suo lascito persiste. Finché giovani e vecchi vorranno conoscere gli orrori dell'Olocausto, avvenuto nella Polonia occupata dilaniata dalla guerra, la missione di Karski continuerà. Il bisogno della saggezza di Karski perdurerà in tutto il mondo finché le persone cercheranno ispirazione e guida per capire come agire nelle condizioni peggiori. Si impara a diventare messaggeri della verità. Jan Karski, eroe dell'umanità, invita ognuno di noi all'azione in nome delle persone oppresse in tutto il mondo.

Tante persone hanno messo anima e corpo nella commemorazione del professor Karski e delle sue azioni; oggi queste iniziative si stanno moltiplicando. Il museo di storia polacca di Varsavia si occupa del programma Jan Karski – Unfinished Mission in collaborazione con Jan Karski US Centennial Campaign, poi diventata la Jan Karski Educational Foundation. Lo scopo di queste collaborazioni è puntare i riflettori su quest'uomo straordinario e diffondere il lascito di Karski con attività educative internazionali, eventi pubblici e performance artistiche che porteranno all'anno del centenario della sua nascita, nel 2014, e oltre. 

Jan Karski, marzo 2000.
L'ex ministro degli esteri polacco Adam Daniel Rotfeld accetta la Medaglia presidenziale della libertà a nome di Jan Karski dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama, 29 maggio 2012. 

"Dobbiamo spiegare ai nostri figli come è stata permessa questa cattiveria, perché troppe persone hanno ceduto ai loro istinti più bui; perché così tante persone sono rimaste in silenzio. Ma raccontiamo ai nostri figli anche dei Giusti tra le nazioni di cui faceva parte Jan Karski, un giovano cattolico polacco, che testimoniò come gli ebrei venivano stipati su carri bestiame, che assistette alle uccisioni e che raccontò la verità, anche al presidente Roosevel in persona. Jan Karski è morto più di dieci anni fa. Ma oggi sono fiero di annunciare che questa primavera gli conferirò la massima onorificenza civile americana, la Medaglia presidenziale della libertà." 

Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, 23 aprile 2012, United States Holocaust Memorial Museum.
Riconoscimenti: storia

Curation — Dorota Szkodzińska, Polish History Museum
Edition — Wanda Urbańska, director of the Jan Karski US Centennial Campaign
Under the supervision of — Ewa Wierzyńska, leader of Jan Karski. Unfinished Mission program, Polish History Museum
IT support — Artur Szymański 
We would like to thank all partners in the project: — The Museum of the City of Łódź, The Jewish Historical Institute in Warsaw, E. Thomas Wood, Carol Harrison, Hoover Archives, The United States Holocaust Memorial Museum.
Exhibit's origins — The exhibit is one of the projects of Jan Karski. Unfinished Mission program run by Polish History Museum. More information on www.JanKarski.org and www.JanKarski.net.

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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