La Casa della Beata Osanna Andreasi

Mantova Museo Urbano Diffuso

Arte e spiritualità, devozione e dipinti: un nuovo sguardo verso una collezione nascosta nelle pieghe del tempo

La Beata Osanna affiancata da un angelo atterra il demonio, Luigi Costa, Dalla collezione di: Mantova Museo Urbano Diffuso
La Beata Osanna affiancata da un angelo atterra il demonio
L’opera proviene dalla donazione del conte Alessandro Magnaguti, che a sua volta probabilmente la ebbe dagli Andreasi, la cui ultima discendente, Luigia, sposò nel 1780 Giovanni Battista Magnaguti. Del quadro non si conosce l’autore, anche se spesso lo si è ritenuto appartenente alla bottega dei Costa, ovvero di Lorenzo Costa il Giovane e di suo fratello Luigi. Alcuni studiosi hanno avanzato l’ipotesi che si tratti di una copia di un originale di qualità più alta ormai perduto. Sembra infatti che lo stile pur legnoso riecheggi modi di Giulio Romano, di cui esiste un disegno similare. Alcuni parallelismi sono stati tracciati con la Tradizione delle Chiavi, unico frutto oggi ancora esistente dell’operato di Luigi Costa. In ogni caso, occorre notare la contenuta drammaticità della tela. La mistica mantovana si erge sopra un cielo mosso da nuvole brune nell’atto di schiacciare con piglio imperturbabile ma deciso un Satana caprino e ferino. La coda di serpente del demonio si snoda come un arabesco a lambire le lontane montagne. A fianco di Osanna, un angelo dalle grandi ali sembra confortarla e sostenerla, immobilizzando a sua volta il nemico.
Beata Osanna Andreasi, Artista ignoto del XVI secolo, Dalla collezione di: Mantova Museo Urbano Diffuso
Beata Osanna Andreasi
La bella tela, donata a Casa Andreasi nel 2002 da collezionisti privati, è una replica del tardo cinquecento di una tavola, anch’essa di collezione privata, attribuita a Luigi Costa il Vecchio. Se ne discosta tuttavia per la mancanza in basso della targa e per la presenza invece sullo sfondo di una grande scritta dorata in cui spunta anche lo stemma del cigno, simbolo degli Andreasi. Se l’originale è di più alta intensità, molto interessante appare anche l’opera in questione, con il bel crocifisso intrecciato al giglio che proclama lo stato virgineo della donna. La corona di rovi che ella cinge la pone evidentemente in rapporto diretto con le sofferenze di Gesù Cristo. Così si crea negli anni un preciso tipo fisico della Beata, che unisce alla severità e ad una certa bellezza di tratti l’attitudine a raccogliersi in preghiera ed il carisma di una benefattrice.
Beata Osanna Andreasi, Anonimo del XVII secolo, Dalla collezione di: Mantova Museo Urbano Diffuso
Beata Osanna Andreasi
Questa opera ci restituisce ancora una volta l’immagine della Beata, evidentemente tratta dalla serie che inizia con la tavola di collezione privata attribuita a Costa il Vecchio. La bassa qualità di questa tela consente tuttavia di riconoscere la consueta fisionomia, qui particolarmente severa, mancante di molti fra i consueti simboli. Resta infatti soltanto il crocifisso, una lunga e sottile asta che la Beata tiene come al solito nella mano destra, mostrandola ai fedeli.
San Tommaso, Anonimo artista del XVII secolo, Dalla collezione di: Mantova Museo Urbano Diffuso
San Tommaso
San Tommaso di Aquino viene qui raffigurato nell’attimo in cui Gesù crocifisso gli parla, come dimostra la scritta dorata che, come punta di lancia, intercorre tra lo sguardo dell’uomo e il capo coronato di spine. Secondo la tradizione il santo domenicano venne apostrofato da un crocifisso duecentesco con le seguenti parole: “Tommaso, tu hai scritto bene di me. Che ricompensa vuoi?” E il santo rispose di non voler nulla di diverso dal Signore medesimo. Così, anche in quest’opera del tardo seicento si compendia la corretta tradizione che vuole nel domenicano di Aquino il tramite ideale per unire l’intelligenza alla fede. Il suo lungo insegnamento è ben chiarito dalla presenza dei libri a lui vicini, uno sul tavolo e uno impugnato dalla mano sinistra. Ma la mano destra, intanto, tocca il petto ed il cuore a significare l’intima e totale adesione alla parola di Dio. In tal modo il quadro esplicita un rapporto triangolare tra scrittura, visione e consapevolezza della fede.
Beata Osanna e i Misteri del Rosario, Anonimo del XVII secolo, Dalla collezione di: Mantova Museo Urbano Diffuso
Beata Osanna e i Misteri del Rosario
In quest’opera destinata alla devozione, la Beata è dipinta a sinistra mentre invoca la Madonna che le appare in alto, tra le nuvole, recando in braccio Gesù Bambino. A fianco di Osanna vediamo San Domenico, che a sua volta è intento ad ammirare la visione celeste. Ma la particolarità della tela è la presenza lungo i due lati verticali ed il lato orizzontale superiore di cinque più cinque più cinque tondi in cui vengono ritratti i Misteri del Rosario. In particolare si tratta dei Misteri Gaudiosi, a destra: annunciazione, visita di Maria a Santa Elisabetta, nascita di Gesù, presentazione di Gesù al tempio, ritrovamento di Gesù al tempio. Dei Misteri Dolorosi, a sinistra: agonia di Gesù nell’orto, flagellazione di Gesù, incoronazione di spine, Gesù porta la croce, crocifissione. Dei Misteri Gloriosi, in alto: resurrezione di Gesù, ascensione di Gesù, discesa dello Spirito santo, assunzione di Maria, incoronazione di Maria. Occorre infine notare, tra la Beata e San Domenico, il delinearsi del tipico profilo della città di Mantova, vista da San Giorgio. Grazie a questo dettaglio possiamo essere certi della presenza della Beata nel quadro.
San Domenico e Santa Caterina, Artista anonimo del XVIII secolo, Dalla collezione di: Mantova Museo Urbano Diffuso
San Domenico e Santa Caterina
In questa bella tela settecentesca, San Domenico e Santa Caterina, il primo recante in mano il caratteristico giglio, si prostrano dinanzi a Maria che tiene in braccio il Bambino, il quale porge un rosario alla santa. I toni delicati della composizione creano un affascinante controluce, che mostra una grande nuvola splendente circondare la figura della Madonna. Anche la delicata resa dei volti testimonia come l’artista (purtroppo anonimo) fosse un pittore dotato di grande garbo e di mano sicura.
San Domenico, Artista anonimo del XIX secolo, Dalla collezione di: Mantova Museo Urbano Diffuso
San Domenico
In quest’opera ottocentesca il santo si pone in rapporto con il crocifisso, sfiorando con le dita i fiori di giglio, simbolo di purezza. La stella, per la tradizione domenicana, è simbolo di predestinazione e segno personale di San Domenico, poiché si narra che, nel giorno del battesimo, sua madre vide risplendere sulla fronte del figlio una fulgida stella. Nella vocazione domenicana indica, oltre la capacità di saper indirizzare tutta la propria vita verso Cristo, anche la missione di saperlo indicare agli altri con la parola e la vita. Il dipinto in questione è evidentemente creato per la devozione, da cui la chiarezza delle immagini e la compostezza del personaggio. L’immagine di Domenico di Guzman diviene così simbolo della fede incrollabile, unita all’intenso desiderio di contemplare mentalmente i misteri ultraterreni. Così, nell’equilibrio tra ragione e fede, le fattezze del santo continuano a tramandarsi nel corso dei secoli.
San Giacinto, Artista ignoto del XVIII secolo, Dalla collezione di: Mantova Museo Urbano Diffuso
San Giacinto
Questa raffigurazione del santo, in atto di preghiera mentre una piccola Vergine con il Bambino spunta nel suo pensiero tra le nuvole, dimostra una certa solidità e soprattutto una buona efficacia. Benché non ci sia assoluta certezza nella definizione del protagonista dell’opera, occorre ricordare che tra i diversi santi di nome Giacinto due ce ne furono di domenicani: San Giacinto Castaneda martire nel Tonchino nel 1773 e San Giacinto Odrovaz, morto nel 1257. Costui, polacco, era di nobile famiglia e divenne domenicano dopo aver incontrato direttamente a Bologna Domenico di Guzman; lavorò a lungo per l’unione delle chiese di occidente e d’oriente. Il particolare iconografico dell’apparizione della Beata Vergine riempie di potenza un celebre capolavoro di El Greco, dedicato appunto a San Giacinto.
Crocifissione con la Vergine, San Giovanni ed ebreo che dorme, Giannino Giovannoni, Dalla collezione di: Mantova Museo Urbano Diffuso
Crocifissione con la Vergine, San Giovanni ed ebreo che dorme
Duplice è l’interesse dell’opera pittorica di Giannino Giovannoni. Da un lato egli fu artista di grande cultura e di intensa produzione, che univa i modi del chiarismo ad una tendenza espressionista ed esistenziale di grande rilevanza. La sua continua attività si accompagna alla passione per il collezionismo e lo rende un interprete avvertito della tradizione novecentesca. D’altra parte, Giannino Giovannoni apparteneva al laicato domenicano. La sua fede sommessa e costante, che interagisce in modo critico con un’intelligenza acuta, lo conduce a concepire un ciclo di quadri di tema sacro, che verranno in grandissima parte donati a Casa Andreasi. Ad esempio, la crocifissione qui presente mostra una drammaticità d’insieme che la scioltezza della pennellata acuisce invece di diminuire. Cristo è lacero e consunto. La croce si staglia davanti agli edifici di Gerusalemme e ad un cielo in cui sembra esplodere una grande fiamma. Maria e Giovanni sono figure magrissime che si estinguono in un gesto di dolore straziante. A sinistra, l’ebreo che dorme rappresenta un bell’esempio di orientalismo novecentesco, che rivela la grande capacità tecnica dell’autore, la cui grafia nervosa lega la veste del personaggio al paesaggio circostante
San Giovanni nel deserto, Giannino Giovannoni, Dalla collezione di: Mantova Museo Urbano Diffuso
San Giovanni nel deserto
Punto focale della ricerca di Giovannoni è la precarietà della condizione umana, che qui ben si esprime nella figura del Battista, seduto sopra una roccia e circondato da un paesaggio desolato. Il corpo di colui che mostrerà Cristo agli uomini è tratteggiato con linee bianche e rosse, a indicare il tormento della carne e l’esaurirsi dell’energia vitale, che viene tuttavia sostituita da un’intensa energia spirituale. Il momento di solitudine, di riflessione, di spossatezza assimila San Giovanni ad un San Girolamo. Ma la bella tinta del cielo, un azzurro cupo, sembra prefigurare il futuro in cui le gesta del Santo e di Gesù si muoveranno, entrambi condotti ad una morte certa per la salvezza dell’umanità. Nelle storie di San Giovanni Battista il passaggio nel deserto corrisponde all’abbandono dei lussi della vita quotidiana e prelude alla grande missione, come se nell’aridità del luogo avvenisse la concentrazione massima di quella fede che poi sboccerà nel battesimo del Messia.
Riconoscimenti: storia

Ideato e promosso da / Founded and Promoted by: Mattia Palazzi (Sindaco del Comune di Mantova) con Lorenza Baroncelli (Assessore alla rigenerazione urbana e del territorio, marketing urbano, progetti e relazioni internazionali del Comune di Mantova) Coordinamento Scientifico / Scientific Coordinator: Sebastiano Sali Curatore testi e immagini / Superintendent texts and images: Giovanni Pasetti Foto di / Photo by: Art Camera Redazione / Editor: Erica Beccalossi Assistente / Assistant: Fabrizio Foresio

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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