La collezione di vetri veneziani della Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia

Fondazione Brescia Musei

Lo straordinario nucleo di vetri veneziani datati ai secoli XVI-XVIII che costituiscono parte della collezione di arti decorative del bresciano Camillo Brozzoni (1789-1863).

La collezione di vetri veneziani di Camillo Brozzoni
Nel 1863 il collezionista bresciano Camillo Brozzoni donò al Comune di Brescia le sue raccolte d'arte, fra cui uno straordinario nucleo di vetri veneziani, datati ai secoli XVI-XVIII, la cui preziosità e peculiarità era già riconosciuta dai contemporanei. La collezione rispecchiava il generale processo su scala europea di rivalutazione delle arti decorative, che negli ultimi decenni dell’Ottocento avrebbe avuto significative ricadute sulle collezioni museali, sui linguaggi artistici e sulla produzione artigianale e industriale. 
Il vetro veneziano
Il cristallo veneziano, un vetro incolore e terso inventato alla metà del Quattrocento, ebbe il suo periodo di massimo sviluppo proprio tra Cinque e Settecento, con l’introduzione di tecniche, decori e tipologie tutti ben documentati nella collezione bresciana: dai lattimi (vetri bianchi e opachi, che imitavano la porcellana cinese) ai soffiati decorati con raffinati motivi a filigrana, dai calcedonii (ottenuti mescolando materiali diversi in modo da ottenere un effetto simile a quello dell’agata zonata) fino ai vetri barocchi incisi a punta di diamante.

La coppa si distingue nella produzione veneziana per la rara qualità del materiale vitreo, traslucido e semiopaco, dovuta a dense bollicine contenenti cristalli salini che affioravano durante la fusione.

Una delle tecniche più elaborate è quella "a ghiaccio” e prevede che il manufatto ancora caldo venga immerso in acqua fredda e scaldato di nuovo, provocando sul vetro la caratteristica craqueleure.

Lavorati a stampo, questi soffiati in cristallo e vetro colorato sono espressione dell’estroso gusto barocco che caratterizza l’arte vetraria veneziana fra Sei e Settecento.

L'ago in cristallo, decorato nella parte superiore da un filo vitreo acquamarina avvolto e ondulato, è ascrivibile alla produzione veneziana per la qualità del vetro e per la decorazione in lattimo.

L'impugnatura dell'ago in cristallo è decorata da un motivo a festoni in lattimo e da more in vetro acquamarina applicate.

I cristalli
La collezione bresciana conta numerosi cristalli, tra cui questo calice di cristallo muranese con coppa decorata da bugne a rilievo verso l'esterno, ottenute con la soffiatura a stampo. La forma corrisponde a quella di uno dei tipi più noti ed eleganti della vetraria veneziana rinascimentale.

Diversi dipinti di area bresciana della prima metà del Cinquecento denotano una predilezione per i soffiati “schieti”, cioè in cristallo, come nella "Cena in casa di Simone fariseo" di Romanino.

Cristalli decorati a smalto
La decorazione a smalti policromi rinasce a Venezia alla metà del Quattrocento e rimane in voga fino al terzo decennio del Cinquecento. Le decorazioni più ricorrenti sono quelle a squame, a puntini, a mughetti, a girali di foglie e con figure di animali. La foglia d’oro che talvolta accompagna gli ornati smaltati è in questo periodo generalmente graffita (ovvero ottenuta incidendo con una punta la superficie dorata) oppure si presenta come pulviscolo dorato, poiché dilatando il manufatto con la soffiatura la foglia d'oro si spezza in una sorta di polvere.

Si tratta di due tra i pezzi più noti della produzione rinascimentale di vetri veneziani decorati a smalto. L’intenso blu cobalto del vetro fu di moda nelle vetrerie di Murano dal 1450 circa.

La decorazione a smalto è applicata a freddo sull’oggetto che, riscaldato poi lentamente, raggiunge una temperatura inferiore a quella della fusione del vetro, così i colori aderiscono e si fissano.

Soffiati decorati a filigrana
Si tratta di decorazioni ottenute utilizzando il lattimo, un vetro bianco opaco che, noto già dall’epoca romana, trovò il massimo sviluppo a Venezia. A partire dal 1530 circa, il lattimo fu impiegato tanto nell’imitazione della porcellana (allora scarsamente diffusa) quanto nella decorazioni a filigrana. Questa tecnica prevede la produzione di canne di vetro bianco (o più raramente colorato) che intrecciate e immerse nel cristallo soffiato generano particolari disegni.

La parete di filigrana è costituita da tre tipi di canne alternate: rettilinee di lattimo, rettilinee di lattimo incamiciato di vetro blu trasparente e infine ritorte di lattimo e cristallo.

La decorazione a filigrana detta "a reticello" prevede la soffiatura di un manufatto semilavorato con fili paralleli diagonali all’interno di un altro identico con fili in direzione opposta.

Con questa tecnica, le pareti aderiscono perfettamente formando una sottile rete di linee diagonali.

Questa soluzione tecnica molto rara rende il manufatto particolarmente pregevole.

Vetri calcedonii e avventurine
L’imitazione delle pietre dure e più generalmente delle pietre naturali caratterizzate da zonature policrome fu uno dei temi determinanti della produzione vetraria, già a partire dall’antichità: la tecnica, abbandonata in età medievale, fu riproposta intorno alla metà del Quattrocento a Venezia. Si otteneva aggiungendo alla massa vitrea fusa una miscela di ossidi metallici che producevano colorazioni varie. Il vetro avventurina fu prodotto per la prima volta a Murano all’inizio del XVII secolo e si presentava come un vetro di colorazione ambrata in cui erano presenti minuscoli cristalli di rame dal colore dorato.

Questo vaso in vetro calcedonio presenta raffinate tonalità azzurro-verdi e gialle su fondo marrone.

La bottiglia e la coppetta in vetro calcedonio sono decorate a macchie di avventurina.

Il vetro avventurina era così chiamato forse perché simile negli effetti all’omonima varietà di quarzo, forse perché riusciva “per ventura”, ovvero fortunosamente.

Cristalli graffiti
L’applicazione ai soffiati della tecnica dell’incisione a punta di diamante risale alla metà del Cinquecento. Le decorazioni incise sono caratterizzate dal ripetersi di motivi simmetrici; tra i soggetti prevalgono le grottesche, i delfini, le cornucopie, gli ornati vegetali. 

Nella collezione bresciana sono conservati principalmente vetri incisi di epoca barocca, caratterizzati da una stesura più libera.

Vetri opalescenti
Il vetro opalescente, caratterizzato da riflessi rossastri in particolari condizioni di luce, fu denominato a Murano “girasol”, perché imitava gli effetti cangianti di una qualità traslucida dell’opale, il girasole: si ottiene inserendo cristalli di arseniato di piombo nella miscela vetrificabile. Fu di gran moda tra la fine del Seicento e i primi due decenni del Settecento. 
Vetro decorato "a penne"
Un esempio di decorazione "a penne", produzione che rappresenta l'apice della vetraria veneziana, è questa ciotola biansata. La coppa e il coperchio sono decorati con festoni di lattimo, ottenuti avvolgendo intorno al soffiato in vetro acquamarina un filo di lattimo e poi pettinandolo con un apposito strumento a gancio. Questo tipo di decoro venne adottato dai vetrai veneziani verso la fine del Seicento.

La ciotola e il coperchio sono arricchiti da fiori bicolori e da fragole di cristallo; le anse, una delle quali perduta e sostituita da un elemento di restauro, erano originariamente in vetro giallo.

Riconoscimenti: storia

Comune di Brescia, Fotostudio Rapuzzi - Brescia, Chiara De Ambrogio

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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