Il restauro del Banyan

Palazzo Madama

Il banyan
Dall’inizio del XVIII secolo i dipinti e la letteratura testimoniano l’adozione da parte degli uomini di vesti ampie e sciolte per la vita domestica, ispirate dagli usi e dall’eleganza orientale. Lasciati gli abiti costrittivi della vita pubblica, il gentiluomo vestiva abiti più comodi, ma non meno raffinati, per la vita privata e gli studi. Tale tipo di veste poteva avere taglio a kimono, il più comune, che permetteva facilmente di indossarla sopra ad altri capi, oppure avere un taglio più aderente al busto e svasato sui fianchi. Quest’ultimo tipo era comunemente chiamato banyan, dal termine gujarati che definiva i mercanti indiani che, erroneamente, si pensava indossassero tale tipo di abiti.

Veste a fiori su fondo avorio, aderente al busto con falde svasate. Apertura anteriore con mostre diritte, sovrapposte a doppio petto, allacciata da due file di nove bottoni cuciti alle estremità di lunghi occhielli orizzontali. Colletto a listino e maniche con risvolti. All’interno presenta il fronte di un gilet dello stesso tessuto cucito lungo i fianchi della veste, allacciato con nove occhielli e bottoni rivestiti. Fodera color rosa salmone.

Il tessuto

Il disegno a steli fioriti è delineato a stampa (block print) e colorato a pennello.

Cimose a quattro righe rosse.

Il modello
Il davanti e il dietro sono tagliati in quattro parti sagomate ai fianchi e al centro dietro per accostarsi al busto. Le falde, anch’esse in quattro parti, sono svasate (drittofilo al centro davanti e dietro) e formano una mezza ruota. La giunzione tra busto e falde è abbassata quasi all’altezza dei fianchi. Nelle cuciture laterali sono due aperture a filo, una delle quali, la destra, è dotata di tasca a sacchetto. Le maniche, moderatamente aderenti, sono tagliate longitudinalmente in due parti e sagomate.

Il modello corrisponde alla tipologia di vesti da camera dal taglio costruito e piuttosto aderente al corpo, che si ritiene essersi diffusa in un momento successivo rispetto al più facile modello sciolto documentato già alla fine del XVII secolo. Gli esempi di questo tipo conservati nei musei paiono non essere anteriori alla metà del XVIII secolo. Il raro modello del banyan di Palazzo Madama, con il falso gilet dello stesso tessuto, trova esatta corrispondenza in quello di un banyan di provenienza tedesca conservato al Museum at the Fashion Institute of Technology of New York.

Il falso gilet è lungo fino ai fianchi, con falde sfuggenti sui lati. Presenta due tasche orizzontali, con patte sagomate a tre punte con tre occhielli e tre bottoni ognuna.

Nel corso del suo utilizzo, il banyan è stato adattato a una persona di corporatura più minuta: l’estremità inferiore è stata ripiegata e fissata alla fodera, il falso gilet è stato ristretto aumentando la sovrapposizione dei lati sul davanti e riattaccato sui lati e sulle spalle, le maniche accorciate rivoltando all’interno i paramani (e nascondendo così l’usura lungo il bordo).

Le analisi

Il disegno di steli fioriti e la tecnica di esecuzione, a stampa colorita a pennello, corrispondono alle caratteristiche tipiche dei tessuti decorati prodotti in Cina nel XVIII secolo per il mercato europeo, largamente in voga e importati in Europa per uso di abbigliamento e arredo.

E’ noto però che, proprio per rispondere alla grande richiesta, diverse manifatture occidentali produssero tessuti che imitavano quelli orientali, non sempre facilmente distinguibili dagli originali.

Per chiarire la provenienza del tessuto del banyan, il Dipartimento di Chimica dell’Università di Torino ha effettuato analisi XRF (a fluorescenza di raggi X) sul fondo e sui colori

Il tessuto mostra i classici elementi caratterizzanti le fibre naturali della seta, con piccole quantità di cloro, calcio, ferro e, più inusualmente, zirconio, legate probabilmente all’uso e agli inquinamenti nel tempo.
I colori utilizzati comprendono pigmenti inorganici e coloranti organici.

Tutti i toni di bianco o di colori stemperati col bianco rivelano la presenza di piombo, utilizzato sotto forma di biacca.

Il rosso è ottenuto con cinabro e lacca.

Il giallo corrisponde a un colorante organico con alluminio e rame.

Il verde, in cui si rileva un’alta quantità di ferro, è probabilmente ottenuto con blu di Prussia e gommagutta (Gamboge).

L’analisi del viola rileva un colorante, forse indaco, con biacca; il rosa cinabro + biacca. L’inchiostro che delinea il disegno è a base di ossido di rame.

Il restauro
L’intervento ha mirato a restituire la corretta lettura del capo, rimuovendo le manomissioni che ne alteravano la foggia e compromettevano la stabilità.

Il tessuto dipinto e la fodera sono stati liberati dalla polvere dapprima ad aspirazione, sul dritto e sul rovescio. Si è poi proceduto con la pulitura ad umido, utile anche per reidratare i filati.

Dopo la verifica della stabilità degli strati pittorici, il tessuto dipinto è stato posizionato in piano tramite appositi supporti ed è stato progressivamente inumidito con acqua demineralizzata micronebulizzata, asportata per tamponamento.

Sul tessuto umido si è effettuato a pennello il consolidamento delle zone dipinte (Acquazol diluito al 5% in acqua demineralizzata).

Il consolidamento dei tessuti è stato condotto a cucito con supporti totali in crȇpeline di seta e rinforzi parziali; le lisature sono state fermate a punto posato.

Le parti del falso gilet sono state riposizionate nella posizione corretta rispetto al taglio della veste.

Il consolidamento dei tessuti è stato condotto a cucito con supporti totali in crȇpeline di seta e rinforzi parziali; le lisature sono state fermate a punto posato.


Riconoscimenti: storia

Il restauro è stato eseguito da
Barbara De Dominicis
TESSILI ANTICHI
Viterbo

Le analisi sono state eseguite da Angelo Agostino del Dipartimento di Chimica dell'Università di Torino.

Cura della mostra: Paola Ruffino

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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