LE ORIGINI DELL'AUTOMOBILE

Museo Nazionale Dell'Automobile Torino

21 sale, su 3.600 metri quadri, raccontano come l’automobile è nata, si è sviluppata e diffusa, di pari passo con l’avanzare del secolo XX. Il percorso è circolare, e conduce il visitatore dalla Biblioteca di “Genesi”, la prima sala, dove si accenna all’origine della locomozione e si tributa un omaggio ai tanti ingegnosi precursori del moto meccanico, fino alla sala “Destino”, l’ultima di questo piano, che invece prova a farci immaginare in quale mondo ci troveremo a vivere domani. In mezzo, altre diciannove sale raccontano il Novecento dal futurismo alla prima guerra mondiale, dall’avvento delle vetture utilitarie alla scuola carrozziera italiana, dalla scoperta dell’aerodinamica all’emancipazione femminile, dalle corse alla produzione in serie, dalla caduta del Muro alle suggestioni pubblicitarie americane, dal consumismo all’ecologia. Una narrazione articolata che ha come filo conduttore far capire quanto l’automobile ha influenzato, condizionato, favorito gli eventi storici, economici, artistici e sociali più peculiari del secolo scorso.

DALL'UOMO ALLA MACCHINA: LA STORIA DI UN SOGNO.
AUTO-MOBILE: ciò che si muove da sé. Quando nacque? Chi ne fu l'inventore? Non é facile dare una risposta. Alla fine dell’Ottocento fu sperimentato per la prima volta il motore a scoppio, da vari scienziati in parti diverse del mondo, spesso all'insaputa l'uno dell'altro; ma fu la combinazione ed applicazione, da parte di questi uomini geniali, di una serie di invenzioni risalenti in molti casi a parecchi secoli prima (la ruota, lo sterzo, le sospensioni, il differenziale, il giunto cardanico, il freno) che diede luogo alla nascita dell’automobile. Senza queste invenzioni, che i quattro monitor ci spiegano, l'automobile mai avrebbe potuto essere. Perché l’uomo ha da sempre cercato di affrancarsi dal moto animale, e per lunghi secoli ha sognato, immaginato, escogitato i sistemi più vari ed ingegnosi per muoversi più liberamente e rapidamente. Ecco perché in questa sorta di Biblioteca d'Alessandria troviamo veicoli a pedali, a vela, a vento, a vapore, a gas, a petrolio, perfino pattini elettrici. Questa sezione vuole rendere omaggio a tutti coloro che inventarono un auto-mobile prima dell’invenzione dell’automobile. E si inizia dal genio rinascimentale italiano Leonardo da Vinci, di cui qui esponiamo una ricostruzione della sua vettura a molla, ricavata da una pagina del suo Codice Atlantico.

Riproduzione, in scala 7/10, del primo veicolo semovente del mondo. A tre ruote e con propulsione a vapore, era stato costruito per il traino di artiglierie nell’Arsenale militare di Parigi su progetto del lorenese Nicolas Joseph Cugnot.

Alla fine del XIXsec. il futuro dell'automobile pareva essere quello del motore a vapore a combustione interna oppure l'elettrico.

Il motore a 2 cilindri verticali era alimentato dal vapore generato da una caldaia

e trasmetteva il moto alla ruota anteriore, che era anche direttrice

I CAVALLI DIVENTANO FANTASMI
È il vapore il grande protagonista della rivoluzione industriale dell’Ottocento, ed è grazie al motore a vapore che le carrozze del Sette e Ottocento, che avevano assicurato una notevole rete di comunicazioni tra le più importanti città europee e all’interno degli stati stessi, gradualmente si affrancano dai cavalli, pur mantenendo inalterato il loro aspetto. Ma tutto sta per cambiare profondamente.

SEMBRA LA CARROZZA DI CENERENTOLA ma non lo è: nasconde una magia ben più grande. È la magia di un veicolo capace di muoversi da sé, senza più i cavalli sostituiti da un cuore meccanico, il motore.

Realizzato nel 1854 dal Capitano del Genio Virginio Bordino, torinese (1804-1879). Egli crea due carrozze a vapore, un calesse a tre ruote e l’elegante vettura con carrozzeria landau giunta fino a noi.

Questo veicolo monumentale fu visto circolare a Torino svariate volte, tra il 1854 e il 1865, alla “velocità” di ben 8 km all’ora (in piano) e con un consumo di 30 kg di carbon coke all’ora.

A TUTTA VELOCITÀ
COS’È STATO: un lampo, una torpedine, una folata di vento? No, è passata l’Incontentabile, la Jamais Contente, la macchina che per prima al mondo, nel maggio del 1899, ha superato i cento, anzi i 105 chilometri all’ora, grazie ad un pilota e costruttuore belga molto ingegnoso, inventivo e coraggioso, Camille Jenatzy. Dopo secoli, o meglio millenni, in cui la maggiore velocità era quella raggiunta dal bue o dal cavallo, ecco che, nel giro di pochi decenni (dalla metà dell’800, prima con la locomotiva e poi con l’automobile), il motore permette all’uomo di raggiungere velocità straordinarie, mai sperimentate prima, accorcia le distanze, riduce i tempi, avvicina paesi e persone, rende possibili scambi, visite, contatti… Dettaglio importante: il motore della Jamais Contente non è a scoppio, è un motore elettrico, collocato in un avveniristico siluro di cui Jenatzy aveva curato l’effetto aerodinamico, dimenticandosi però… di se stesso! Il record dei cento all'ora ebbe enorme eco, e rafforzò la convinzione, allora diffusa, che il motore elettrico avesse più futuro di quello a combustione interna. Ma bastarono tre anni a smentire questa convinzione, e lo sviluppo della motorizzazione nel corso del Novecento lo confermò ampiamente.

Karl Benz, considerato con Gottlieb Daimler il padre dell’automobile, dopo esservi impegnato nello sviluppo di motori monocilindrici a gas di benzina applicati su tricicli, dal 1893 si dedicava definitivamente al veicolo a quattro ruote.

Questo esemplare, con carrozzeria “break” a 4 posti “vis à vis”, porta il numero 57.

Proprio l’esemplare esposto, una Peugeot Tipo 3, telaio n. 25, con motore della fabbrica tedesca Daimler n. 124, rappresenta una pietra miliare nella storia dell’automobilismo in Italia: perché si tratta della prima vettura che circolò nella nostra nazione.

Il professore veronese Enrico Bernardi è stato uno dei maggiori pionieri dell’automobile, e a lui si devono numerosi e fondamentali invenzioni, geniali brevetti e la costruzione del primo autoveicolo circolante in Italia.

La “3,5 HP” è la sua prima vettura, a tre ruote. Presenta molte soluzioni d’avanguardia che Bernardi aveva intuito prima di ogni altro, tra cui il cilindro a testa smontabile e con regolatore centrifugo sulla valvola di aspirazione.

il carburatore a livello costante con galleggiante e polverizzatore; l’accensione ad incandescenza con spugna di platino; lo sterzo geometricamente corretto.

IL GRANDE GARAGE DEL FUTURO
Nasce l’industria dell’automobile. Torino ne è la capitale. Un grande garage, dove le automobili prendono forma, vengono progettate e costruite. Che siano i primi tentativi, il frutto di piccoli costruttori o il debutto di future industrie, il mondo delle quattro ruote si sviluppa con entusiasmo e rapidità, attraverso forme e soluzioni ogni volta diverse. QUANTO futuro nel nostro passato…Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, in Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna e fino in America, centinaia di uomini fiduciosi nelle grandi possibilità aperte dall’invenzione dell’automobile idearono un mestiere nuovo, si improvvisarono imprenditori, ingegneri, costruttori, carrozzieri, pubblicitari…e misero in piedi una miriade di piccole (e meno piccole) imprese automobilistiche, reclutando i più abili ed esperti operai ed artigiani, per dare vita al loro grande sogno: costruire un’automobile, darle il proprio nome e venderla nel mondo. Nacquero anche rimesse, garages, piccole officine di riparazioni, scuole meccaniche per chauffeurs, a Torino come in molte altre città d'Italia e del mondo. E concessionari, agenti esclusivi, mediatori... La prima automobile che circolò in Italia fu una Peugeot, venduta nel dicembre 1892 e consegnata nel gennaio del 1893 al signor Gaetano Rossi di Piovene Rocchette (Vicenza). Sì, proprio la Peugeot che ci introduce a questo spazio. E' lei la primogenita di tutte le automobili oggi circolanti in Italia.

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, in Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna e fino in America, centinaia di uomini fiduciosi nelle potenzialità dell’automobile si improvvisarono imprenditori, ingegneri, costruttori, carrozzieri, pubblicitari.

Le piccole imprese che sorsero reclutarono i più abili operai ed artigiani, per dare vita al loro grande sogno: costruire un’automobile, darle il proprio nome e venderla nel mondo.

Nacquero anche rimesse, garages, piccole officine di riparazioni, scuole meccaniche per chauffeurs, a Torino come in molte altre città d'Italia e del mondo. E concessionari, agenti esclusivi, mediatori...

È un’automobile storica perché è la prima costruita da quella che diventerà la maggiore industria automobilistica italiana e una delle più importanti del mondo: la FIAT (S.A. Fabbrica Italiana di Automobili Torino).

Riconoscimenti: storia

Grazie a tutto lo staff del Museo Nazionale dell'Automobile di Torino, ed in particolare a chi si è occupato di questo progetto:
Claudia Debenedetti: contenuti e immagini
Lorenza Macciò: supporto alla comunicazione
Paola Masetta: coordinamento

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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