Verba volant, scripta manent

Terme di Diocleziano

La comunicazione scritta dei Romani

Ancora oggi usiamo un motto creato dai Romani, “le parole volano, le scritte restano”. Ogni genere di persona, dall’imperatore allo schiavo, ha avuto la necessità di comunicare messaggi che durassero nel tempo. Alcuni di questi sono oggi pezzi da museo: lapidi di tombe, insegne, marchi di fabbrica, dichiarazioni d’amore… Giunti fino a noi, ci raccontano le storie, le vite, le abitudini, di uomini vissuti più di duemila anni fa.
Chi scrive
Nel mondo romano non tutti sapevano leggere ma tutti comprendevano il potere della scrittura. Chiunque poteva decidere il affidare di proprio messaggio alla parola scritta: l’imperatore, uno schiavo, un artigiano, una madre …

Lo schiavo Aprilis realizzò l’urna cineraria per Felix, il suo “vicarius”. Il vicarius era uno schiavo che poteva essere incaricato da un altro schiavo di compiere alcuni lavori in sua vece.

Alla morte del figlio, Iulia Tryphaena fece realizzare una costosa lucerna per decorarne la tomba; volle inoltre ricordare questo gesto d’amore facendo scrivere i loro nomi su questa targhetta di bronzo.

Lo schiavo Scirtus Cornelianus era un symphoniacus, un musicista che si esibiva in piccole orchestre, probabilmente a servizio dei suoi padroni. Alla sua musica allude il flauto di Pan.

Coelia Mascellina importava olio e vino dalla Spagna; con questo sigillo imprimeva il suo nome sulle anfore.

Marcus Cocceius Hilarus era impiegato presso un magazzino; sulla sua tomba la moglie volle ricordare che, proprio sul posto di lavoro, egli aveva ricevuto grande affetto da parte dei suoi colleghi.

Cosa si scrive
Esattamente come avviene oggi, alla scrittura poteva essere affidato qualunque tipo di messaggio: la proprietà di un oggetto, una legge da rispettare, un marchio di fabbrica, una preghiera, un’offerta votiva, un dono d’amore. Insieme alla semplice informazione c’era anche la speranza di perpetrare il ricordo del proprio nome e, talvolta, dei sentimenti più intimi…

Il diritto di allacciarsi a un acquedotto era un privilegio riservato a persone di altissimo rango e il nome del titolare della concessione era indicato direttamente sulle condutture: in questo caso si tratta dell’imperatore Vespasiano.

Il nome, iscritto in caratteri greci sopra il ritratto di un uomo pensoso, permette di identificarlo come il filosofo greco Anassimandro di Mileto.

La maledizione fu lanciata contro Rhodine, una donna colpevole di amare lo stesso uomo amato da un’altra; la rivale incise una maledizione su una laminetta in piombo e la lasciò in una tomba perché gli dei risolvessero il problema.

Il celeberrimo scultore Athanadaros firma la sua opera su questa basetta in pietra, quasi certamente la copia miniaturistica di una delle sue sculture.

Sul fondo di una bottiglia sono impressi i nomi dei due artigiani che la realizzarono, Hilarus e Ylas.

Il documento che attestava la fine del servizio militare era iscritto su piccole lastre in bronzo che i veterani potevano portare sempre con sé: in questo caso il documento apparteneva al cavaliere Mucatralis, originario della Tracia.

Come si scrive
Per scrivere i Romani utilizzavano diversi strumenti e tecniche: oltre alle iscrizioni incise su pietra a scalpello, le più comuni, ne conosciamo molte altre realizzate a incisione su metallo, o composte da tessere di mosaico, o a stampo, a pennello, a foglia d’oro, graffite…

L’iscrizione è realizzata con una sottilissima foglia d'oro incisa e inserita tra due strati di vetro sul fondo di una coppa.

L’iscrizione è stata incisa sulla lamina metallica con il bulino, un piccolo scalpello appuntito.

Le tessere colorate del mosaico compongono i nomi dei proprietari di un sepolcro.

L’iscrizione è stata incisa direttamente sulle pareti di un sepolcro per indicare il nome della defunta.

L’iscrizione, marchio di fabbrica del produttore della lucerna, è ottenuta a stampo.

Il compasso, chiamato in latino circinum, serviva a calcolare gli spazi in cui inserire le lettere ed eventuali elementi decorativi.

Lo scalpello, chiamato in latino scalprum, era il principale utensile per la scrittura su pietra.

Riconoscimenti: storia

Responsabili del progetto: Daniela Porro, Francesco Prosperetti
Anna De Santis, Rosanna Friggeri

Realizzazione della mostra: Francesca Boldrighini, Claudio Borgognoni, Carlotta Caruso, Luca Zizi

Fotografie: Giorgio Cargnel, Romano D'Agostini, Luciano Mandato, Simona Sansonetti

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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