In tempi recenti, proprio in Italia, abbiamo discusso sulla possibilità di privatizzare l’acqua: nel giugno 2011 una grande affluenza popolare dimostrò che il tema era ancora oggi capace di toccare la sensibilità della maggioranza degli italiani che votarono difendendo l’idea di un’acqua pubblica come bene comune. E’ interessante allora, in un’epoca in cui l’acqua sia avvia a diventare un bene di lusso, capire come già nel Medioevo si concepisse il tema e la gestione, nonché l’accessibilità, delle fonti.  Dato che lo sviluppo urbano di questa città non si è formato in prossimità di una fonte d’acqua diretta (un fiume, un lago etc), i senesi si sono dimostrati capaci di sopperire alle mancanze naturali con un complesso sistema idraulico sotterraneo. Il percorso in questione si articola sulle storie e le descrizioni artistiche delle principali fonti cittadine, volendo appunto sottolineare in primo luogo la creatività e la finezza costruttiva dei senesi e più in generale dell’ingegno umano.

Fonte Gaia
Collocata in piazza del Campo, dove tutta la città di Siena sembra convergere, la fontana monumentale rappresenta al meglio gli ideali che la Repubblica intendeva incarnare.

Fonte Gaia venne inaugurata nel 1346 dalle Magistrature: l’idea di una fonte intesa come bene collettivo stava prendendo piede (si ricordi la Fontana Maggiore di Perugia, di fine Duecento, primo esempio di una fonte pubblica di carattere monumentale) e lo stesso nome del monumento sembra derivare dal giubilo con cui la folla accolse l’apertura di una nuova fonte nella piazza principale, teatro della vita politica ed economica dello Stato.

La fontana originale era molto più semplice di quella che conosciamo oggi: nel 1409 venne commissionata un’opera di riqualifica a Jacopo della Quercia, che fece della Fonte il monumento che oggi conosciamo, attraverso l’uso sapiente di marmi e sculture a tutto tondo.

Fonte Pispini
Questa bellissima fonte, costituita da due vasche circolari di diametro crescente ed una vasca esagonale più grande alla base, fu costruita a spese degli abitanti del Rione intorno al 1534.

Curiose sono le vicende recenti della fontana: durante la seconda guerra mondiale essa fu spostata nella vicina piazza di Santo Spirito, di fronte all’omonima chiesa, per permettere il transito di mezzi militari tra porta Pispini e la Caserma di Santa Chiara. Soltanto nel 2001 la fontana è stata ricollocata nella sua posizione attuale.

Fonte San Francesco
Le fonti che riguardano questa fontana sono scarse, anche se non si rilevano grandi trasformazioni nei suoi secoli di storia; gli studiosi tendono a collocarla cronologicamente alla fine del XII secolo, anche in virtù del fatto che il quartiere fosse la sede dell’Arte dei Lanaioli e dei Setaioli. Originario di questa zona era Barbicone, il popolano che guidò la rivolta del 1371: questa sommossa popolare costituì uno dei primi movimenti proletari della storia italiana (avvenuto ben sette anni prima rispetto alla rivolta dei Ciompi che interessò la città di Firenze).
Fonte d'Ovile
Costruita alla fine del Duecento, la fonte doveva servire all’utilizzo da parte delle numerose attività agricole presenti a ridosso di Porta Ovile.

L’edificio è impressionante per la maestosa potenza strutturale: conserva infatti tre grandi arcate ogivali (due in facciata ed una laterale) decorate con cornici. Si pensa che Fonte d’Ovile abbia perso importanza a partire dal Trecento, con la costruzione della Fonte Nuova dentro la cinta muraria (che ha come modello architettonico la vecchia fonte).

Fonte Nuova d'Ovile
La monumentale Fonte Nuova d’Ovile era funzionante già a partire dal 1298, sebbene incompleta: a fornirci questa preziosa informazione è una lapide collocata nel pilastro di destra. La fonte Nuova si alza su un basamento rettangolare ed è rivestita tutta in laterizio, con pochi ornamenti in pietra.

L’edificio è impressionante per la maestosa potenza strutturale: conserva infatti tre grandi arcate ogivali (due in facciata ed una laterale) decorate con cornici che all’interno formano bellissime volte a crociera. Nella sua originaria completezza la fonte aveva sulla parte superiore la casetta del custode, collegata alla strada di Pian d’Ovile (ancora oggi visibile).

Fonte Serena (o del Casato)
Nella sua semplicità architettonica, è una delle fonti più caratteristiche di Siena. Situata nel sottostrada del Casato di Sotto e accessibile tramite una rampa, essa è costituita da una semplice vasca suddivisa in due settori e coperta da una piccola volta poggiata sul fianco della strada e sorretta da un semplice arco semicircolare.

Dai documenti risulta che la fonte sia stata costruita nel 1359 su richiesta degli abitanti del quartiere dopo numerosi rifiuti da parte del Comune per la difficoltà di costruire in una zona tanto scoscesa e urbanizzata, a ridosso del primo nucleo urbano.

Fonte San Maurizio
Nota come fonte di Samoreci o Fonte del Ponte di Romana, essa è collocata a ridosso della prima cerchia muraria senese. Per la sua posizione centrale, la fonte fu continuamente oggetto di ristrutturazioni e sistemazioni con l’aggiunta, nel 1474, delle scalette e di un sistema a tre vasche che dovevano servire rispettivamente da fonte, da abbeveratoio e da lavatoio.
Fonte di Pescaia
Già citata nei libri di Biccherna (1226), è una delle fonti più antiche ed importanti della città di Siena, sia per la sua posizione (fuori dalle mura cittadine, sulla via che conduceva ai possedimenti della Maremma) sia per la sua integrità, che ci permette ancora oggi di analizzare i vari cambiamenti che hanno interessato l’architettura e l’utilizzo del sistema delle fonti. A Pescaia coesistono le vasche medievali con le merlature e le fortificazioni post 1270, sopraffatte dalle costruzioni di epoca lorenese conosciute come “Gli Sfrattati”: dopo il secondo conflitto mondiale vi si rifugiarono infatti i senesi che avevano perso la casa durante i bombardamenti della stazione. Dal gennaio 2010 la struttura ospita i locali del Museo dell’Acqua, dove è possibile approfondire proprio la storia delle fonti senesi proposta anche da questo piccolo itinerario.
Fontebranda
Situato nella valle che divide San Domenico dal Duomo, il quartiere in cui sorge la monumentale fontana di Fontebranda era nel Medioevo sede dell’Arte della lana, i cui artigiani necessitavano di acqua in gran quantità per il loro lavoro. Non è un caso che questa sia una delle più antiche fonti di cui abbiamo testimonianza: alcuni documenti parlano di un pozzo già nel 1081 anche se la struttura -per come la possiamo vedere oggi- risale al 1246 ed è opera di Giovanni di Stefano. A sottolinearne l’importanza non è solo il grande stemma della Repubblica Senese posto al centro della facciata e gli zampilli leonini ai vertici, ma il fatto che Dante ne parli nel XXX canto dell’Inferno, chiaro segnale di quanto la fonte fosse già nota fuori dalle mura cittadine già a cavallo tra Duecento e Trecento.

[Dante, Inferno, XXX, vv. 76-78]

Riconoscimenti: storia

I testi della mostra sono stati curati da Francesco Pacini del Comitato Giovani Unesco - Toscana. La versione digitale è stata curata da Paolo Menchetti e Francesco Pacini

Comitato Giovani della Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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