1566 - 1734

Due secoli di liuteria Cremonese

Museo del Violino

Amati, Stradivari, Guarneri, Rogeri al Museo del Violino - Cremona

Museo del Violino - Cremona Lo Scrigno dei Tesori
Dalla metà del Cinquecento ad oggi la storia del violino e la vita dei liutai che con la loro maestria hanno segnato l’evoluzione dello strumento si intrecciano con le vicende della città di Cremona.

Tutto inizia nel XVI secolo. Nella città, difesa lungo il suo perimetro dalle alte mura, nel lontano 1539, un Magister, un artigiano del tempo, affitta una casa con bottega.
Andrea Amati (1505c.-1577), primo fra i liutai cremonesi, in quella casa vivrà e costruirà mirabili strumenti: violini, viole e violoncelli creati per la corte spagnola di Filippo II e per la corte di Carlo IX in Francia. Alla sua morte nell’anno 1577 i figli Antonio (1540c.-1607) e Girolamo (1548c.-1630) riceveranno in eredità un attività indubbiamente florida.

I due fratelli apporranno all’interno dei loro strumenti un’etichetta con entrambi i loro nomi. Girolamo continuerà ad utilizzare per lungo tempo la medesima dicitura anche dopo la morte del fratello e, ben presto, sarà affiancato nel lavoro in bottega dal figlio Nicolò (1596-1684). L’epidemia di peste del 1630 si porterà via Girolamo Amati e, nella vicina Brescia, Giovanni Battista Maggini, lasciando così Nicolò solo fra le mura della bottega e segnando allo stesso tempo, in modo ineluttabile, la fine della tradizione liutaria bresciana.

Lo sviluppo dell’attività di Nicolò fu straordinario e ben presto per far fronte alle richieste di lavoro si trovò nelle condizioni di formare giovani allievi, fra questi il familio Andrea Guarneri (1623-1698). Alla
metà del Seicento il nipote di Andrea Amati è protagonista di una stagione di grande creatività. Tutto lascerebbe presagire una continuità della supremazia famigliare; infatti nel 1649, dopo lunghi anni di attesa, Nicolò diventò padre di Girolamo II (1649-1740), quel figlio maschio che avrebbe garantito la successione.

Tuttavia la situazione cambiò radicalmente dopo poche decine di anni, quando Antonio Stradivari (c. 1644-1737) cominciò la sua carriera come liutaio

I primi violini intarsiati di Antonio Stradivari, il Sunrise (1677) e l'Hellier (1679) sono esempi di una straordinaria capacità di costruzione che viene ammirata ancora oggi

In questi anni, Antonio Stradivari non costruiva solo violini, viole o violoncelli, ma anche strumenti a pizzico come chitarre barocche, mandolini e arpe. Nella costruzione delle chitarre, così come negli altri strumenti da lui costruiti ,Stradivari mostrò la sua grande abilità sia di costruttore e fu un innovatore andando a ricercare un suono migliore con accorgimento come l'aumento della lunghezza del manico, rispetto a moltre altre chitarre barocche del suo tempo, che forniva benefici in termini di risonanza e ricchezza di armonici

Negli stessi anni sono attive in città anche le botteghe dei Guarneri e dei Rugeri. Francesco (1620c.-1698) è il capostipite dei liutai della famiglia Ruger; famiglia meno conosciuta nel panorama cittadino eppur di grande importanza se ricordiamo che, oltre a Francesco, lavoreranno in città nel corso degli anni i quattro figli: Giovanni Battista (1653-1711), Vincenzo (1661-1719), Giacinto (1663-1697) e Carlo (1666-1713).

Negli stessi anni sono attive in città anche le botteghe dei Guarneri e dei Rugeri. Andrea Guarneri lavora fino alla fine del secolo e lascerà al figlio Giuseppe (1666-1740c.) il difficile compito di proseguire nell’attività, mentre l’altro figlio Pietro (1655-1720) si trasferirà a Mantova.

All'inizio del 1700 Antonio Stradivari si afferma definitivamente. Nicolò Amati era morto da qualche anno. Suo figlio Girolamo II non era in grado di continuare con la bottega del padre.Pochi anni più tardi, la situazione economica dalla famiglia Guarneri non era buona e ncora qualche anno più tardi l'attività dei Rugeri cominciò ad avere meno successo

Dopo l'anno 1700 inizia il "Periodo d'oro" di Antonio Stradivari. In quegli anni costruì un grande numero di strumenti considerati i migliori per la loro qualità costruttiva e per le qualità acustiche

La sua attività proseguirà intensamente, con a fianco i figli Francesco (1671-1743) e Omobono (1679-1742). Negli anni intorno al 1730, pur essendo presente negli strumenti di Stradivari il suo forte carattere, è possibile cogliere alcuni segni di incertezza nella qualità costruttiva

I figli di Giuseppe Guarneri non avranno il grande successo di Stradivari: Pietro II (1695- 1762) lascerà la città per Venezia e Giuseppe Guarneri del Gesù (1698-1744) vivrà con non poche difficoltà e gli verrà riconosciuto un successo solo postumo; i suoi strumenti verranno ricercati solo nei decenni del secolo successivo quando il suo nome verrà affiancato a quello del diabolico Nicolò Paganini. Girolamo II, ultimo erede degli Amati, nonostante abilità indiscusse, fuggirà dai debiti e dalla città in cerca di miglior fortuna dopo avere visto morire l’attività della famiglia, quel "far instrumenti" in cui gli Amati avevano primeggiato per più di un secolo.

La bottega di Antonio Stradivari
Come costruiva i propri strumenti Antonio Stradivari? Con quali attrezzi? Con quale tecnica? È possibile rispondere a queste domande grazie ad oltre settecento reperti, tra cui disegni, forme e attrezzi, venduti dall'ultimo figlio Paolo al collezionista e studioso di strumenti antichi Conte Cozio di Salabue e dai suoi eredi al liutaio Giuseppe Fiorini nel 1920. I reperti furono poi donati da Fiorini al Comune di Cremona nel 1930.
Gli ultimi giorni di Antonio Stradivari
Il Testamento di Antonio Stradivari, la Pietra Tombale, l'Atto di morte, l'Atto di Sepoltura

Il 21 Gennaio 1729 Antonio Stradivari scrisse la sua prima versione del suo testamento, che cambiò nle corso delle nove settimane seguenti, con l'aiuto di un notaio per redigere le diverse versioni. "Io, Antonio Stradivari, voglio che questo sia il mio ultimo desiderio, finchè sono in salute nella mente e nel corpo..."

Nello stesso anno, Stradivari ottenne in uso perpetuo la tomba della famiglia Villani. La tomba era situata nella Cappella della Beata Vergine del Rosario nella chiesa di S. Domenico a Cremona
Antonio Stradivari morì il 18 Dicembre 1737

Cremona - 18 Dicembre 1737 - Atto di morte di Stradivari

Liber Mortuorum S.Matteo
19 dicembre 1737

Nell’anno del Signore 1737… Antonio Stradivari, vedovo, di circa 95 anni, morto ieri…. «Io, Domenico Antonio Stancari, parroco della Chiesa di S.Matteo, ho accompagnato oggi il suo corpo …. alla Chiesa dei molto reverendi padri di S.Domenico in Cremona, dove è stato seppellito

Atto di sepoltura di Antonio Stradivari

S. Domenico – Libro de’ Morti dal 1682 al 1796
19 (dicem)bre 1737
Dato sepoltura al fu: Sig.re Antonio Stradivari sepolto nella sepoltura del Sig.re Francesco Vil(l)ani nella Cappella del Rosario Par(r)oc(c)hia S. Mat(t)eo

Negli anni seguenti morirono i suoi figli Francesco e Omobono, Giuseppe Guarneri del Gesù ed infine, nel 1747, Carlo Bergonzi.
Si chiude così il periodo d'oro della liuteria cremonese

Riconoscimenti: storia

Testi: Fausto Cacciatori, Curator del Museo del Violino Cremona

Supervisione tecnica: Roberto Domenichini

Video:

-Roberto Domenichini - tutte le performance con gli strumenti eccetto violino Andrea Amati 1566c "Carlo IX" e viola Girolamo Amati 1615
-Mino Boiocchi and Matteo Sessa - performance con il violino Andrea Amati Carlo IX
-Cerrato Brothers - performance con la viola Girolamo Amati 1615

Fotografie:

-Mino Boiocchi - tutti gli strumenti (eccetto il violino Hellier, il violino Rugeri e la chitarra Sabionari)
-Claudio Mazzolari - violino Hellier
-Cristian Chiodelli - chitarra Sabionari
-Alfredo Zagni – violino Rugeri
-Claudio Mazzolari - reperti del laboratorio di Stradivari
-Mino Boiocchi - Lo Scrigno dei Tesori
-Archivio di Stato di Cremona - Testamento di Antonio Stradivari
-Archivio Storico Diocesano di Cremona - Atto di morte e Atto di sepoltura di Antonio Stradivari

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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