Baldassarre Odescalcalchi: il principe collectionneur

Castello Odescalchi

Dal collezionismo al Museo

Sul finire dell’Ottocento, dopo un lungo periodo di decadenza, per il Castello di Bracciano si aprì una nuova stagione sotto la guida del suo proprietario: il Principe Baldassarre III Odescalchi (1844- 1909), primogenito di Livio III e della contessa polacca Zofia Katarzyna Branicka.
Passato agli inizi del XIX secolo nelle mani di Giovanni Torlonia, il Castello fu riacquisito dagli Odescalchi nel 1848, ma solo grazie alla passione e all’impegno profusi da Baldassarre il maniero poté ritornare agli antichi splendori.

Baldassarre, decisamente avverso all’immagine tradizionale dell’aristocratico romano, dopo gli studi universitari lasciò Roma per intraprendere la carriera politica militando con successo tra gli esponenti liberali dell’Italia post-unitaria. L’immagine pubblica del principe-senatore del Regno italiano è restituita da diversi ritratti, alcuni dei quali apparsi sulla copertina dei suoi scritti (es. Lettere Sociali, Roma 1892). Un busto ritratto in marmo eseguito sul crinale dell’Ottocento si conserva nell’appartamento privato del Castello, riflettendo un’immagine pubblica e rigorosa del nobiluomo romano.

Un’altra opera custodita nell’ala ovest della residenza di Bracciano lo raffigura in una veste ben diversa. Si tratta di un inedito dipinto, firmato dal pittore romano Attilio Simonetti, allievo dell’artista spagnolo Mariano Fortuny, che ne ritrae il volto su una tela operata. Un’immagine intima e introspettiva dominata dagli occhi cerulei del protagonista e dalla lunga barba fulva schiarita da tocchi di colore più chiari che mostrano il trascorrere inesorabile dell’età.

Another work of art guarded in the west wing of the Bracciano residence shows him in an entirely different light.

It is a unique painting, signed by the Roman painter Attilio Simonetti, who was a disciple of Spanish artist Mariano Fortuny.

It depicts the Prince’s face on an embossed canvas. The painting is an intimate and introspective image dominated by the subject’s cerulean eyes and his long reddish beard interspersed with lighter touches of colour, which represent the inexorable passage of time.

Baldassarre, accanto agli interessi per la politica, nutriva un profondo amore per l’arte alimentato dall’innata passione per il collezionismo. Il Castello di Bracciano, antica residenza di famiglia, offrì al principe il contesto più adatto per misurarsi con l’antico, in particolare con il tardo Medioevo che proprio in quel periodo in tutta Europa iniziava ad essere riscoperto ed apprezzato.
La nascita dei primi Musei nazionali, ospitati all’interno di residenze d’epoca assieme all’esigenza di riportare il Castello ai fasti di un tempo, suggerirono al principe di avviare nel 1890 un progetto di restauro affidato all’architetto Raffaele Ojetti. I lunghi e complessi interventi di risanamento, mirati a riportare in luce l’aspetto originale, si conclusero alla fine del secolo XIX, restituendo al Castello l’antico splendore che il trascorrere dei secoli aveva soltanto apparentemente oscurato.

Il Castello divenne dunque il luogo ideale per esporre le antichità e gli arredi d’epoca tanto apprezzati dall’Odescalchi attraverso la creazione di un vero e proprio Museo. La visita nel 1874 al South Kensington Museum di Londra, divenuto poi il prestigioso Victoria and Albert Museum, funzionale alla nascita del Museo Artistico Industriale di Roma di cui Baldassarre fu promotore, gettava in tal senso le premesse per la futura trasformazione della residenza di famiglia in Museo.

Terminato il restauro Baldassarre si dedicò al riallestimento delle sale, sfruttando quanto era faticosamente sopravvissuto alle vicende storiche del maniero, ma soprattutto arricchendolo con arredi, preziose suppellettili ed oggetti d’arte. Rientra tra queste operazioni la commissione ad una bottega romana di una stanza da letto in stile neogotico.

Alla vena collezionistica di Baldassarre va ricondotta la ricca raccolta di ceramiche d’epoca del Castello: albarelli, vasi da farmacia e piatti da esposizione, arricchiti da decori fitoformi, stemmi e personaggi mitologici, prodotti nelle botteghe di Faenza, Montelupo Fiorentino, Caltagirone e Albissola tra XV e XVIII secolo.

Allo stesso Baldassarre e ai suoi immediati successori va riferita anche la collezione etrusco-romana arricchita da reperti recuperati tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del nuovo secolo prevalentemente durante le campagne di scavo condotte nelle residenze costiere della famiglia.

Lo spirito collezionistico non rappresentò tuttavia una prerogativa del solo Baldassarre, ma una passione condivisa con il fratello minore Ladislao, cui si deve la splendida collezione di Armi antiche, fiore all’occhiello del Museo.
La collezione di Armi nasce a fine Ottocento dall’incontro con i collezionisti Giuseppe Fantappiè e Vincenzo Ciampoli, a cui fecero seguito contatti con famosi antiquari europei. La ricca raccolta, destinata inizialmente al palazzo romano dei Santi Apostoli, risulta oggi divisa tra il Castello di Bracciano e il Museo di Palazzo Venezia. Nel Museo di Bracciano figurano armi bianche, da fuoco e cavalleresche prodotte nelle più importanti fucine d’Europa tra XV e XVIII secolo.

Il sogno di Baldassarre vide finalmente la luce nel 1954 con l’apertura al pubblico del Castello-Museo promossa dal nipote Livio IV e rivive oggi attraverso la dedizione con cui Maria Pace Odescalchi persegue le finalità di tutela, conservazione e valorizzazione del Castello come luogo di cultura.

Riconoscimenti: storia

virtual exhibition by Eleonora Chinappi

photo by Claudia Primangeli

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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