...la Palermo delle impudiche vergogne

Il Piano del Pretore
Splendide chiese e imponenti palazzi baronali. Da sempre questa Piazza ha rappresentato il cuore pulsante della città, luogo di massima rappresentanza del potere municipale. Qui, infatti, risiedeva la massima carica del governo cittadino: il Pretore. Ed è proprio per dare lustro al “Piano del Pretore”, ove si affacciava il maestoso palazzo municipale, che il Senato palermitano decise di procedere all'abbellimento della piazza prospiciente. E cosa meglio di una monumentale fontana?
Una storia iniziata a Firenze...
 “Fonte stupendissima che non ha pari in Fiorenza, né forse in Italia” scrisse Giorgio Vasari nelle sue celebri Vite, in riferimento a questa monumentale opera, fatta giungere dalla toscana per divenire il simbolo della rinascita urbanistica della Palermo cinquecentesca.   In origine la fontana era stata commissionata al grande scultore fiorentino, Francesco Camilliani, dalla nobile famiglia de Toledo, già Viceré di Napoli e Sicilia, nonché parenti del Gran Duca di Toscana Cosimo I dei Medici, per abbellire il giardino della loro villa fiorentina. I lavori per la realizzazione degli apparati scultorei e per gli arredi architettonici del giardino iniziati verosimilmente prima del 1553, impegnano il Camilliani e i suoi collaboratori, tra cui Michelangelo Naccherino, per svariati anni, prolungandosi per tutto il decennio e oltre. Ancora nel 1562, infatti, Bartolomeo Ammannati, realizzava le novanta colonne lignee, destinate a sostenere un pergolato, prospiciente alla fontana maggiore. 
Palermo e la sua fontana
 La gravissima situazione finanziaria, indusse Luigi di Toledo a prendere la decisione di smantellare il giardino fiorentino e di vendere la fontana. Grazie all’intercessione del fratello Garçia, durante il cui viceregno in Sicilia erano stati avviati i lavori di ampliamento e rettificazione dell’antico asse viario del Cassaro, il Senato palermitano acquistava per la somma 20.000 scudi la monumentale opera, destinata a dare lustro alla nuova piazza antistante il palazzo del Pretore. La cessione fu formalizzata l’8 gennaio 1573. Tra il 1574 e 1l 1575 la fontana, smontata in 644 pezzi, dei quali 112 imballati in 69 casse, giunse a Palermo. Durante il trasporto alcuni elementi subirono dei danni, mentre altri furono trattenuti dal proprietario.   Il montaggio, la cura della ricomposizione e la realizzazione degli elementi mancati furono affidati nel 1574 a Camillo Camilliani, figlio di Francesco. In funzione dei nuovi e differenti spazi che dovevano accogliere il complesso scultoreo, Camillo si trovò a dover operare una vera e propria rimodulazione dell’intero progetto dell’opera, sia per quanto concerne la composizione architettonica e scultorea, che per la realizzazione dell’intero sistema idraulico. Ciò sembra essere confermato dal fatto che tra i pezzi della prima consegna figurano soltanto due delle quattro statue riferite a divinità fluviali, che oggi compongono la fontana, rendendo plausibile l’ipotesi che, in origine, questa doveva essere composta di soli due o al massimo tre settori, e che le restanti sculture siano state eseguite appositamente per la nuova destinazione del complesso.
Un capolavoro del Manierismo
 La fontana presenta  una pianta ellittica, con un circuito di circa 133 metri e una altezza di 12,90 metri. Nel primo ordine è cinta da eleganti balaustre, interrotte da quatto grandi accessi scanditi ognuno da due colossali mezze figure virili e muliebri.  Nel secondo ordine, scandite da quattro rampe di scale, vi sono  altrettante peschiere, ciascuna con sei nicchie ornate da piccole teste di animali e  mostri, che zampillano acqua dalla narici... scenografico bestiario che spazia dalla bucolica pecora sino al più esotico rinoceronte.  Al margine di ogni peschiera,  adagiati davanti a vasche zampillanti, sono le personificazioni dei quattro antichi fiumi della città: il Papireto, il Gabriele, il Maredolce e l'Oreto, affiancati da Tritoni, Nereide e sirene. Agli angoli di ciascuna delle quattro rampe di scale, sono quattro statue raffiguranti divinità dell’Olimpo e numi del piacere e dell'abbondanza. Il complesso culmina in una grande vasca, dalla quale emergono due mostri marini che sorreggono una prima tazza con quattro oche di marmo, un gruppo di cavalli marini, delfini e sirene che, a loro volta, sostengono una seconda tazza.  Su quattro amorini alati,  poggia l'ultima tazza sovrastata da un putto, reggente tra le mani una  cornucopia da cui versa un  fiotto d'acqua.
quali vergogne... 
Mai chiedere a un palermitano dove si trova Piazza Pretoria… non lo sanno! Per tutti è la piazza è “PIAZZA DELLA VERGOGNA”.  Sarà perché vergognoso era il mal costume del governo di cui la Piazza è da sempre simbolo…? O sarà perché tutte quelle belle statue mostrano incuranti le loro impudiche nudità proprio davanti al più importante Monastero di clausura della città, dedicato a Santa Caterina d'Alessandria, la cui cupola svetta proprio alle spalle della monumentale fontana? Le leggende a tal proposito sono numerose e da secoli si tramandano di bocca in bocca... 
Riconoscimenti: storia

BIBLIOGRAFIA
LA MONICA M., La Fontana Pretoria di Palermo, Palermo 2006. RUGGIERI TRICOLI, M.C., Le fontane di Palermo (nei secoli XVI-XVII-XVIII), Palermo, Linee d’Arte Giada, 1984.

Comitato Giovani della Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO

Comitato Giovani della CNI Unesco - Regione Sicilia:

Rappresentante: ing. Elvira Nicolini

Referente Progetto: dott. Giuseppe Milazzo

Soci: arch. Giorgio D'Anna, dott.ssa Iolanda Di Natale, dott. Alessandro Romano, dott.ssa Irene Salvo

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
Traduci con Google
Home page
Esplora
Qui vicino
Profilo