Bellissima: l'Italia dell'alta moda 1945-1968

MAXXI Museo nazionale delle Arti del XXI secolo

Scopri la straordinaria stagione che ha proiettato l'Italia nel panorama internazionale della moda

Immagini della serata di opening della mostra "Bellissima. L'Italia dell'alta moda 1945-1968" con Anna Mattirolo, Direttore MAXXI Arte, e i co-curatori Maria Luisa Frisa e Stefano Tonchi.

BELLISSIMA: L'ITALIA DELL'ALTA MODA 1945-1968
Oltre vent’anni di moda in un’esposizione che restituisce le atmosfere e gli stili di un periodo che ha contribuito in modo straordinario a definire il carattere italiano a livello internazionale. Una meravigliosa stagione di pura creatività italiana. "Bellissima. L’Italia dell’alta moda 1945-1968" non è la storia dell’alta moda, è piuttosto il tentativo di ricomporre, con il filtro dell’oggi, la complessa e cangiante immagine della moda italiana, in un racconto corale fatto di tante storie esemplari che sono il tessuto che darà forma e consistenza al grande successo dell’etichetta “made in Italy”.

Video del backstage dell'allestimento della mostra nei giorni precedenti all'apertura al pubblico.

Artisti e designer presenti

Dalle creazioni spettacolari che hanno illuminato i grandi balli e i foyer dei teatri, all’eleganza trattenuta degli abiti da mezza sera; dal grafismo rigoroso del bianco e nero, all’esplosione cromatica tipica degli anni sessanta; dalle invenzioni per le attrici della Hollywood sul Tevere, agli esiti della sofisticata ricerca formale frutto delle collaborazioni fra sarti e artisti.

Opere di artisti come Carla Accardi, Alberto Burri e Lucio Fontana in dialogo con gli abiti di Emilio Schuberth e delle Sorelle Fontana, di Germana Marucelli e Mila Schön, di Sarli e Simonetta, di Capucci e Gattinoni, di Fendi, Balestra, Biki, Galitzine, Pucci e Valentino.

In mostra anche le creazioni di Bulgari, il gioielliere italiano più celebre nel mondo, con una selezione di pezzi unici di grande sperimentazione e innovazione stilistica.

Sezione 1: ARTY

ARTY

L’atelier come luogo di produzione culturale diventa testimone - soprattutto nel corso degli anni sessanta - di atmosfere scandite dalla complicità fra creatori di moda e artisti.

Sono emblematici i casi di Roberto Capucci, Germana Marucelli, Mila Schön. Creatori che utilizzano il progetto dell’abito come spazio di riflessione sui linguaggi della contemporaneità e che coltivano il dialogo con gli artisti per trasformarsi in interpreti visionari delle forme del loro tempo.

In alcuni casi le fogge tradizionali vengono ripensate nella struttura e nei materiali per fare eco alle opere d’arte; in altri casi, la presenza dell’artista non è solo evocata, ma diventa fisica e tangibile, perché entra concretamente in rapporto con il progetto del sarto.

Sono queste collaborazioni che segnano l’inizio di una stagione nella quale il progetto di moda si manifesta pienamente come una disciplina rigorosa, e non semplicemente come una frivola espressione dell’estro del creatore assoluto.

ARTY

Abiti di Valentino, Roberto Capucci e Germana Marucelli.

ARTY

Abiti di Mila Schön e Roberto Capucci.

Sezione 2: COCKTAIL

COCKTAIL

Gli abiti da cocktail raccontano di una scansione della giornata elegante dove fanno la loro comparsa termini come tardo pomeriggio e mezza sera, occasioni mondane quasi quotidiane, meno spettacolari dei grandi eventi, ma non meno importanti nel decretare il successo o l’insuccesso del look delle signore alla moda.

L’abito da cocktail è il palcoscenico di prova per le ardite sperimentazioni dei creatori italiani: dalla linea a corolla, accompagnata da scarpe décolleté con punte sottili e tacchi a spillo, si passa ad architetture più complesse, con pannelli, fiocchi, rigonfiamenti a palloncino e sblusature.

I nomi delle linee si complicano - “a vetro soffiato”, “alternata”, “solare”, “a boule”, “a scatola”, “a stelo”. Nel corso degli anni sessanta le situazioni diventano più rilassate: fanno la loro comparsa i pantaloni, la punta delle scarpe si allarga, il tacco si abbassa e si ispessisce; a volte uno spettacolare bijoux accompagnato da un sandalo gioiello è il vero protagonista della mise.

COCKTAIL

Abiti di Simonetta e Gigliola Curiel.

Sezione 3: GRAN SERA

GRAN SERA

Interpretazione sartoriale dell’unicità propria delle grandi occasioni, l’abito di alta moda è lo strumento che scandisce l’incedere sul tappeto rosso, che anima i foyer dei grandi teatri la sera della prima, e i saloni dei palazzi nobiliari durante i grandi balli.

Se fra gli anni quaranta e gli anni cinquanta i volumi esagerati degli abiti sono la superficie dove prendono vita articolati intrecci di ricami preziosi, virtuosismi dell’alto artigianato, negli anni sessanta si trasformano in sofisticate architetture dell’immaginazione, che alla decorazione sostituiscono la ricerca strutturale, tesa alla realizzazione di una costruzione quasi impossibile, perché volutamente e ossessivamente unica e irripetibile.

SEZIONE 4: BIANCO E NERO

BIANCO E NERO

Essenziale e grafico. Il ritmo cromatico manicheo che alterna bianchi e neri è il principio progettuale alla base di alcuni fra gli abiti in mostra che rappresentano le più riuscite manifestazioni dell’alta moda italiana fra gli anni cinquanta e sessanta, intesa non come luogo che celebra atmosfere elitarie, ma come eccezionale laboratorio creativo, spazio per la messa a fuoco delle poetiche dei creatori italiani.

Bianco e nero diventano così la radiografia attraverso la quale leggere le qualità degli abiti che maggiormente sperimentano nuove soluzioni formali, lunghezze inaspettate, accostamenti inediti fra i materiali, e che in questo modo riprogettano le silhouette dei corpi che li indossano, rendendo evidente l’evoluzione delle linee che hanno attraversato l’alta moda italiana di quegli anni.

BIANCO E NERO

Abiti di Valentino, Fendi, Fausto Sarli, Fernanda Gattinoni e Gattinoni Couture.

BIANCO E NERO

Abiti di Valentino e Fendi.

Sezione 5: CINEMA

CINEMA

Cinecittà e Hollywood sul Tevere: fra gli anni cinquanta e sessanta il cinema italiano e le grandi produzioni internazionali si nutrono dell’alta moda romana e delle sue atmosfere.

L’atelier delle Sorelle Fontana è lo scenario del film di Luciano Emmer "Le ragazze di Piazza di Spagna" (1952), e sempre delle Sorelle Fontana sono gli abiti che sfilano nella sartoria torinese del film di Michelangelo Antonioni "Le amiche" (1955).

Ma anche Fernanda Gattinoni, Emilio Schuberth, e poi Valentino, Fabiani, Tiziani: sono alcuni dei nomi che si legano al glamour delle attrici della dolce vita.

Non è solo una questione di costumi: le attrici italiane e quelle internazionali diventano clienti affezionate delle grandi sartorie romane; e questi creatori diventano il referente privilegiato per i guardaroba personali di icone come Ingrid Bergman, Ava Gardner, Gina Lollobrigida, Sophia Loren, Audrey Hepburn, Anna Magnani, Silvana Mangano, Kim Novak, Elizabeth Taylor.

Sezione 6: GIORNO

GIORNO

I completi da giorno, i tailleur, i cappottini sono l’altra faccia dell’alta moda, quella meno appariscente che ci racconta di un lusso ricercato che non ha bisogno delle occasioni uniche per manifestarsi.

Sono gli oggetti che definiscono gli immaginari urbani della modernità, che non rimangono sospesi nelle atmosfere rarefatte da sogno dei grandi eventi riservati a pochi eletti.

I dettagli costruttivi combinati alla qualità italiana dei tessuti, le lavorazioni artigianali che si innestano su quelle industriali, impreziosendole, sono alla base delle soluzioni formali che caratterizzano questi abiti.

Il viaggio dell’alta moda è anche l’esplorazione di questo territorio, che permette ai grandi sarti italiani, fra gli anni cinquanta e gli anni sessanta, di mettersi in gioco e sperimentare, per progettare una moda di altissima qualità, che non necessariamente deve esprimersi attraverso abiti grandiosi ed esagerati. È il percorso verso l’alta moda pronta, e verso il prêt-à-porter.

GIORNO

Abiti di Delia Soldaini Biagiotti, Lancetti e Enzo (Enzo Sguanci)

Sezione 7: ESOTISMI

ESOTISMI

L’attrazione per l’oriente e gli esotismi si trasforma - nell’alta moda italiana - in applicazioni e ricami elaborati e preziosi: motivi floreali, arabeschi e astrazioni geometriche diventano scintillanti campiture della silhouette, posizionate su collo, polsi e orli, e arrivano a invadere l’intera superficie dell’abito.

Ma lo splendore sontuoso non si esaurisce nella decorazione: nel 1960 il Pijama Palazzo, ideato da Irene Galitzine insieme al suo giovane collaboratore Federico Forquet, riscuote un grande successo alle manifestazioni di moda fiorentine.

L’ensemble di pantalone e casacca racconta di moderne nobildonne mollemente adagiate su montagne di cuscini nei palazzi romani, come suggeriscono gli scatti di Henry Clarke pubblicati su “Vogue & Novità” del novembre 1965. Un’altra idea di lusso, tutta italiana, che associa preziosità e portabilità in una invenzione che diventa un basico, ideale per la montagna, la crociera e la “piazzetta” di Capri.

ESOTISMI

Completo di Irene Galitzine.

ESOTISMI

Abiti di Jole Veneziani e Roberto Capucci.

ESOTISMI

Abiti di Mila Schon

ESOTISMI

Abito di Germana Marucelli.

Sezione 8: SPACE

SPACE

Paillettes, frange, placche in alluminio, disegni geometrici a rilievo che modulano e animano le sintetiche forme degli abiti: il luccichio metallico è emblema delle visioni del futuro, e di quell’estetica anni sessanta proiettata verso un domani alla moda raccontato così bene nel film di Elio Petri "La decima vittima", del 1965.

Gli abiti sono plasmati dalle suggestioni Pop e Op dell’arte e annunciano gli scenari siderali di "2001: A Space Odyssey" di Stanley Kubrik (1968). È l’alta moda che si accorge dei giovanissimi, che accompagna i balli sincopati e le pose iper-grafiche delle modelle di “Vogue”, e che dai palazzi barocchi della nobiltà romana si sposta sulla pista del Piper Club e fra le scenografie in bianco e nero dei varietà in televisione.

Riconoscimenti: storia

BELLISSIMA. L'ITALIA DELL'ALTA MODA 1945-1968, a cura di Maria Luisa Frisa, Anna Mattirolo, Stefano Tonchi.

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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