Affreschi di ogni epoca

Palazzo del Podestà

Il terremoto del 2012, fra tante distruzioni, ha riservato tuttavia alcune scoperte: ha rivelato affreschi di notevole impatto e valore che ci raccontano di un mondo fantastico, sospeso tra creature mitologiche e presenze di emblemi molto più concreti. Così, il potere si unisce alla favola e parla al popolo mantovano.

Battaglie immaginarie
Una delle raffigurazioni più sorprendenti, scoperta nel 2013. L'affresco duecentesco mostra un uomo che insegue un centauro, il quale a sua volta porta in sella un altro guerriero che combatte con l'inseguitore. Siamo al sesto livello, e la decorazione copriva tutta la parte alta delle pareti degli ambienti.

Il particolare di un cavallo coinvolto in un combattimento. Notevole è il tratto sicuro che l'anonimo pittore duecentesco dimostra.

Il lacerto di un altro affresco duecentesco. In questo caso siamo nei pressi dell’antica scala della Torre delle Ore. Sembra di riconoscere un uomo che porta qualcosa, forse un palo a cui sono appese cibarie.

Un particolare della medesima scena.

La narrazione prosegue lungo le pareti.

Torniamo alla scena di lotta tra i guerrieri e il centauro. A sinistra sembra apparire il primo stemma dei Gonzaga.

Appena più in basso rispetto alle scene di battaglia con il centauro, appare un affresco di grande pregio artistico che cambia totalmente tema. Non più guerrieri e figure mitologiche, ma una scena sacra in cui si legge agevolmente una Madonna affiancata da Santi con aureola, tra cui spicca un San Bartolomeo, come desumiamo dalla scritta sopra la sua testa. L'affresco appartiene probabilmente alla prima metà del quattordicesimo secolo.

Verso il Rinascimento
Più difficile datare la parte sopravvissuta di questo affresco, che mostra un profilo d'uomo con intento forse encomiastico.

Una fascia affrescata di epoca rinascimentale, che mostra la caratteristica margherita tricolore simbolo dei Gonzaga. Una decorazione simile può essere ad esempio riscontrata in alcune sale del piano terra del Palazzo Ducale di Mantova, là dove sorgeva l'antica Chiesa di Santa Croce.

Siamo ritornati nell'ambiente del primo piano sopra il voltone. Ecco un particolare della fascia affrescata con motivi vegetali e amorini su fondo nero. La decorazione appartiene probabilmente al sedicesimo secolo.

Il tema geometrico di questo affresco a grandi cerchi colorati si collega ai motivi decorativi della mantegnesca Camera degli Sposi. Decorazioni simili si possono riscontrare anche sulle facciate dipinte di alcune case mantovane, ad esempio in via Fratelli Bandiera.

Siamo al quinto livello. Del motto dipinto sopra una corona che probabilmente conteneva uno stemma leggiamo qui la parte iniziale, ovvero “Deum Time”, temi Dio; il motto continua con le parole “e giudica rettamente”. Qui il riferimento cronologico è certo poiché appare una data precisa, l'anno 1468. Su un’altra parete dello stesso ambiente appare un piccolo schizzo che probabilmente rappresenta il voltone e piazza Broletto.

Altre decorazioni e motti.

Ecco lo schizzo del voltone a cui accennavamo. A sinistra, appare un angioletto appena abbozzato.

Al quinto livello, ancora una volta lo stemma dei Gonzaga.

Altri dipinti
Un bel soffitto ligneo decorato con motivi floreali.

Gli affreschi che qui appaiono, databili agli inizi del quattordicesimo secolo, appartengono alla parete dell'ambiente antistante alla sala del primo piano sopra il voltone. Le palmette gialle su sfondo nero accanto a uno strato di colore rosso corrispondono a una decorazione elegante che probabilmente percorreva gran parte del luogo.

Nella medesima parete, sotto la decorazione a palme, appare un aquilotto giallo all'interno di un cerchio rossastro. Questo affresco era già noto prima degli ultimi restauri.

Della stessa epoca e della stessa mano è la decorazione lungo l'arco di una porta o finestra tamponata nell'ambiente immediatamente sopra il voltone.

Siamo quindi ritornati accanto alla parete sud affrescata dell'ambiente al primo piano sopra il voltone.

L'angolo tra la parete est e la parete sud del medesimo ambiente.

Stemma gonzaghesco e decorazione a fascia sulla parete nord.

Al quinto livello, questo affresco presenta un elmo piumato all'interno di una corona sopra la quale appare una scritta che identifica un personaggio, molto probabilmente Ermaclide Suardi, podestà di Mantova dal 1472 al 1473. Lo stile è molto simile ad alcune raffigurazioni presenti sulla parte esterna del Palazzo di San Sebastiano.

Sempre al quinto livello, un altro elmo, il cui cimiero è un'aquila minacciosa con le ali aperte.

Il viaggio nel tempo è affascinante e complesso.

Questo dipinto, che si trova al quinto livello, in un ambiente che dà su Piazza Broletto, verso il voltone, è tra i reperti più curiosi. Tracciato con il colore giallo, come una sinopia, mostra, fra altri tratti poco comprensibili, la parte superiore di una figura umana davanti a una torre con un orologio. Molto probabilmente si tratta proprio della Torre dell'Orologio Astronomico situata a fianco del Palazzo della Ragione a Mantova. Saremmo quindi di fronte ad una descrizione dello stato della piazza dopo la costruzione della torre medesima, quindi dopo il 1473. Da notare che il disegno turrito presenta ancora un coronamento quattrocentesco, che verrà sostituito nel diciassettesimo secolo, quando vennero creati anche il balconcino e la statua della Madonna dell'Apocalisse. L'immagine, pur di datazione difficile, è da confrontare con la tarsia dell'armadio di Giovanni Maria Platina (1455-1500) conservato nel museo di Cremona, che rappresenta forse proprio piazza Erbe.

Seicento e Settecento
Poi, nello spazio tra i due palazzi, una volta affrescata in modo elegante ricorda la presenza religiosa di immagini sacre, capaci di confortare il condannato e di consigliare il giudice a seguire una giusta legge, nell’equilibrio dell’amministrazione.

La colomba dello Spirito Santo appare al culmine del soffitto, circondata da angioletti in cerchi concentrici e da quattro figure che rappresentano alcuni Dottori della Chiesa. È questo il tema principale della cappella seicentesca posta al quinto livello, nella zona del Palazzo del Podestà più vicina al Palazzo della Ragione. L'autore dell'affresco è Giovanni Battista Caccioli.

Il Palazzo della Ragione e il Palazzo del Podestà conservarono e accentuarono dal sedicesimo secolo fino all'età moderna le funzioni giudicanti e carcerarie che li caratterizzavano fin dall'epoca comunale. Entrambi rappresentano la continuità dell'amministrazione cittadina dal medioevo fino al ventesimo secolo, attraverso tipi diversi di governo e dominazioni straniere. In particolare, la cappella affrescata venne aperta sopra il cosiddetto Oratorio dei Giustiziati, ora scomparso, che dava sull'omonima via, che ancora oggi conserva questo nome.

Giovanni Battista Caccioli fu un pittore bolognese barocco, allievo di Domenico Maria Canuti. Lavorò a lungo nelle città padane e in particolare a Mantova, dove decorò anche una sala di Palazzo Canossa. I suoi modi sono agili e svelti. La Concattedrale di Sant'Andrea conserva una sua pala d'altare con i Santissimi Carlo e Francesco che implorano la Vergine. Probabilmente fu anche scultore, anche se di questa attività non restano tracce.

Nell'affresco, gli angeli sono di diversa grandezza e importanza. Qui ne vediamo uno che porta con sé il pastorale.

La presenza dei Dottori della Chiesa allude certamente, all'interno di una cappella inserita nel tribunale, alla corretta interpretazione della parola di Dio, quindi alla virtù della giustizia, da amministrare saggiamente in questi luoghi.

Il motto “Iuste iudica proximo tuo” è tratto dal versetto 15 del capitolo 19 del Levitico, terzo libro dell'Antico Testamento, tradotto in latino appunto da San Girolamo: “Non commetterete iniquità nel giudicare; non avrai riguardo alla persona del povero, né tributerai speciale onore alla persona del potente; ma giudicherai il tuo prossimo con giustizia”.

Sotto la volta della cappella appare una fascia decorata da affreschi che mostrano motti che il buon giudice dovrebbe ricordare. Qui troviamo scritto: “Nec amor nec odium nec praeces”: la buona giustizia non viene turbata dai sentimenti di amore e di odio, o dalle suppliche.

Un secondo motto: “Sola est quae aliis nata est”. Si allude al fatto che la giustizia è nata per essere esercitata nei confronti degli altri, quindi non amministrata per fini particolari. La citazione è tratta da un libro di Sant’Ambrogio, che parla di Noè e dell’arca.

Qui la scritta recita: “Homines propter iustitia diligo”. È una parte di una frase di Gregorio Magno, che afferma di amare gli uomini a causa della giustizia e non viceversa.

“Iustitia hominum indiget misericordia Dei”. Si ricorda che la giustizia terrena ha comunque bisogno della misericordia divina.

Un'altra sala del Palazzo del Podestà, posta nelle mappe nel cosiddetto Secondo Piano Superiore. Qui appare una fascia di affreschi che decora le pareti appena sotto al soffitto ligneo, anch'esso dipinto.

Gli edifici dei palazzi comunali presentano decorazioni affrescate che vanno dal tredicesimo al diciottesimo secolo, mostrando un significativo e continuo utilizzo dei medesimi ambienti, che in modo alternato conobbero fortuna e disuso, abbandono e rifacimento, fino ai controversi restauri novecenteschi.

Un putto abbastanza perplesso tiene nella mano una squadra.

Prevale nella fascia affrescata la decorazione con fiori e festoni vegetali.

Riconoscimenti: storia

Ideato e promosso da / Founded and Promoted by:
Mattia Palazzi (Sindaco del Comune di Mantova)
con Lorenza Baroncelli (Assessore alla rigenerazione urbana e del territorio, marketing urbano, progetti e relazioni internazionali del Comune di Mantova)

Coordinamento Scientifico / Scientific Coordinator:
Sebastiano Sali

Curatore testi e immagini / Superintendent texts and images:
Giovanni Pasetti

Foto di / Photo by:
Gian Maria Pontiroli

Redazione/ Editors:
Erica Beccalossi
Sara Crimella
Carlotta Depalmas
Veronica Zirelli

Un ringraziamento speciale a / A special thanks to:
Emma Catherine Gainsforth
Elisa Gasparini
Paola Menabò
Ciro Molitierno
Paola Somenzi

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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