Il genio dell'Alberti

Mantova Museo Urbano Diffuso

Leon Battista Alberti è l’emblema dell’Umanesimo, e la facciata di Sant’Andrea a Mantova è il suo capolavoro. Nato a Genova da un’importante famiglia fiorentina, allora in esilio, studia diritto, matematica e geometria; presto abbraccia l’intero campo delle arti e diviene scrittore, come testimonia il suo fondamentale trattato “Della Pittura”. Abbreviatore apostolico, esamina i monumenti antichi e redige un trattato sull’architettura, il “De re aedificatoria”. Con lui nasce la figura moderna dell’architetto, che progetta opere per il suo prestigioso committente, spesso senza partecipare direttamente alla loro realizzazione: il Tempio Malatestiano a Rimini, la facciata della Chiesa di Santa Maria Novella e la Cappella in San Pancrazio a Firenze, le opere mantovane e la Rotonda della Santissima Annunziata, patrocinata dal Gonzaga ma eretta nella città fiorentina. Nei suoi moltissimi scritti si occupò di grammatica, di filosofia, di morale. Fu musicista e matematico.

Sant’Andrea di Mantova
La nuova chiesa di Sant’Andrea viene fondata il 12 giugno 1472 e prende il posto della vecchia chiesa abbaziale, legata all’antico monastero benedettino. La famiglia Gonzaga assume il controllo del luogo sacro, in cui si trova la reliquia del Preziosissimo Sangue di Cristo, grazie ad un’accorta campagna politica che ha il suo coronamento quando il figlio di Ludovico, il Cardinale Francesco, viene nominato primicerio. Luca Fancelli segue il progetto di Leon Battista Alberti partendo dalla facciata ed erigendo almeno due terzi della navata entro il 1494. La grande chiesa viene poi completata nel 1702, mentre la cupola dello Juvarra è terminata nel 1758. Si tratta di determinare, secondo i desideri della dinastia Gonzaga, il punto nodale della città, spostando definitivamente il suo centro quotidiano da piazza Sordello all’attuale piazza Mantegna.

Ludovico Gonzaga trova nell’Alberti l’architetto ideale che, partendo dalle suggestioni dell’antichità, elabora un disegno di facciata completamente rinascimentale e, d’altra parte, assolutamente unico. Il visitatore più distratto può stupirsi per le sue forme, che, restaurate nel 2016, emergono dalle ferite che il corso dei secoli ha loro inferto. Eppure, anche se la decorazione della superficie è di gran lunga posteriore, seppur ricopiata dai dettagli quattrocenteschi, la genialità dell’invenzione risulta stupefacente. Momenti fondamentali della struttura sono il doppio arco, quello d’ingresso che si apre sul pronao e quello che sovrasta il timpano, forse parte di un timpano maggiore mai realizzato; il timpano stesso, che richiama evidentemente esempi greci e romani, ma che denuncia la ricerca del perfetto equilibrio tipica dell’Umanesimo; gli altri archi della facciata, inquadrati da semicolonne trionfali; le paraste scanalate che sostengono l’arco principale e che interagiscono con la trabeazione, la quale percorre orizzontalmente la facciata inoltrandosi nel fornice; i profili e gli angioletti in terracotta rossastra; il magnifico portale, cesellato con foglie, fiori e piccole figure.

Tipico dell’ingegno dell’Alberti è, come accadrà in tempi completamente mutati anche a Giulio Romano, lo slittamento del significato dei diversi particolari, pur uniti in un superiore equilibrio, che da citazioni dell’antichità si trasformano in evidenze costruttive moderne.
Da notare che il campanile tardogotico, iniziato nel 1413, costituì un limite oggettivo nella fabbrica della nuova chiesa. Eppure non venne abbattuto, anzi in un certo senso fu inglobato nel piano generale della nuova visione.
Le forme attuali sono frutto degli ordini dell’Alberti o sono derivate dai compromessi in corso d’opera? Difficile rispondere in modo perentorio. È d’altra parte notevole quanto l’aspetto complessivo di questa vasta basilica, all’interno di una piccola piazza, debba al clima artistico mantovano, dominato in quell’epoca dal magistero di Andrea Mantegna. Dobbiamo sottolineare infine che la facciata era un tempo completamente colorata, come denunciano le tracce d’affresco ritrovate sulla breve parte del fianco destro attualmente visibile. L’impatto cromatico doveva essere molto forte: lo deduciamo da un quadro del secondo Settecento che ci mostra la chiesa come forse era in origine, e come ci suggeriscono gli studi sulle tinte ancora rintracciabili.

Capitelli provenienti dalla facciata di Sant’Andrea
Questo è il primo di una serie di quattro capitelli provenienti dalle lesene minori dell’arco trionfale della facciata della basilica di Sant’Andrea, che Luca Fancelli iniziò a costruire nel 1472, su progetto di Leon Battista Alberti. Sono tutti e quattro conservati nel Museo della Città di Mantova. Il disegno del capitello, largo, con volute laterali pronunciate e fioritura centrale di un cesto di acanto, considerato una singolarità nel panorama architettonico dell’epoca, rimanda al gusto classico antiquario proprio della produzione albertiana, ma anche mantegnesca. La medesima forma è infatti presente nella Pala di San Zeno a Verona, opera di Andrea Mantegna.

Le potenti foglie d’acanto si uniscono nella decorazione ad uno strano volto, che il passare dei secoli ha reso simile ad una maschera. Le sue lunghe orecchie lo apparentano a qualche spirito inquieto della vegetazione.

La decorazione a foglie d’acanto è leggermente diversa su ogni capitello, a dimostrare che la variazione delle forme è già un principio operante nel Rinascimento.

Qui, la testa scolpita accanto alla vegetazione sembra mostrare un paio di baffi sottili, probabilmente foglie che diventano parte della fisionomia.

Lettera autografa di Leon Battista Alberti
Questa lettera del 27 febbraio 1460, inviata dall’Alberti a Ludovico Gonzaga, testimonia l’inizio di un rapporto che in realtà aveva preso le mosse dalla partecipazione dell’architetto alla Dieta del 1459 indetta da Pio II a Mantova. Alberti scrive di essere pronto ad eseguire le direttive del Marchese. Inoltre comunica che, a causa della salute malferma, ha deciso di recarsi a villeggiare a Cavriana, dove Ludovico aveva un palazzo ora scomparso. Infine, dettaglio più importante, annuncia che ha terminato i disegni di San Sebastiano, San Lorenzo, e della loggia per un monumento a Virgilio: ”Sono fatti, credo non vi despiaceranno”.
La lettera del 1472
È questa la celebre missiva che l’Alberti invia a Ludovico Gonzaga per parlare del progetto relativo alla basilica di Sant’Andrea. Ecco il testo completo: “Illustrissime domine mi. Post recomendationem, Luca tagiapi è me mostra una lettera della signoria vostra sopra el titulo ad turrim et cetera; per ora me venne in mente de far questo che sarà con queste littere, iterum cogitabimus. Ceterum, io intesi a questi dì che la signoria vostra et questi vostri cittadini ragionavano de edificare qui a Sancto Andrea, et che la intentione principale era per havere gram spatio dove molto pupulo capesse a vedere el sangue de Cristo. Vidi quel modello del Manetti, piaqquemi, ma non mi par apto alla intentione vostra; pensai et congettai questo, qual io ve mando. Questo sarà più capace, più eterno, più degno, più lieto; costerà molto meno. Questa forma de tempio se nomina apud veteres Etruscum Sacrum. S’el ve piaserà, darò modo de notarlo in proportione. Raccomandomi alla vostra signoria”. Oltre alla garbata concorrenza con un altro architetto fiorentino, nello scritto viene riportata la celebre frase: “Questo sarà più capace, più eterno, più degno, più lieto; costerà molto meno”. Inoltre, Alberti annuncia di aver completato ed inviato uno schizzo che, se piacerà, verrà messo nella giusta proporzione.
Lettera di Luca Fancelli
Questa lettera del Fancelli al Marchese di Mantova porta una data di soli due giorni posteriore alla morte di Leon Battista Alberti. Infatti, se il progetto di Sant’Andrea corrisponde pienamente alla concezione albertiana, l’inizio della sua esecuzione venne affidato al Fancelli, che tante altre opere concluse a Mantova e che evidentemente godeva della completa fiducia di Ludovico. Nello scritto si parla di un disegno del Mantegna e dei lavori per una chiavica nella contrada della Rovere che l’ingegnere e architetto stava eseguendo. Poiché il disegno non è mai stato ritrovato, il significato completo del testo resta oscuro. In ogni caso, la lettera manifesta gli strettissimi rapporti e la quasi familiarità tra il Fancelli e il signore di Mantova.
Riconoscimenti: storia

Ideato e promosso da / Founded and Promoted by:
Mattia Palazzi (Sindaco del Comune di Mantova)
con Lorenza Baroncelli (Assessore alla rigenerazione urbana e del territorio, marketing urbano, progetti e relazioni internazionali del Comune di Mantova )

Coordinamento Scientifico / Scientific Coordinator:
Sebastiano Sali

Curatore testi e immagini / Superintendent texts and images:
Giovanni Pasetti

Foto di / Photo by:
Gian Maria Pontiroli

Redazione / Editors:
Erica Beccalossi
Sara Crimella
Carlotta Depalmas
Veronica Zirelli

Un ringraziamento speciale a / A special thanks to:
Veronica Ghizzi
Paola Somenzi

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
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