L'apparenza del Palazzo

Palazzo Te

Il genio di Giulio si rivela anche nel modo in cui tratta le superfici dei numerosi lati del quadrato magico che egli utilizza come nucleo fondamentale di Palazzo Te. Le variazioni stilistiche, il gioco delle ombre, la combinazione degli elementi architettonici rappresentano uno dei motivi principali di fascino, in ogni ora del giorno e in ogni stagione, dell’apparenza del palazzo.

Intorno al Te
Il visitatore che si avvicina al Palazzo scorge da lontano una bassa costruzione di colore chiaro che, più da vicino, risulterà ritmata da aperture, finestre, riquadri e, più in generale, da una continua decorazione che movimenta ogni facciata. Il genio di Giulio Romano, pittore e architetto, l’allievo prediletto di Raffaello, giunto a Mantova nel 1524, consiste innanzitutto nell’unire e nell’innovare stili diversi di edifici antichi. Avendo stretto un sodalizio quasi di amicizia con il marchese Federico Gonzaga egli riceve da lui, insieme al mandato di realizzazione di altri progetti, il compito di creare un magnifico palazzo destinato agli ozi e alle feste, alle celebrazioni delle glorie guerriere e al ricordo della grande Roma da cui entrambi venivano. Federico Gonzaga era stato infatti, ancora bambino dolcemente imprigionato nella sede del papato; aveva quindi toccato con mano il grande impatto artistico di Raffaello nelle stanze del pontefice, in cui venne probabilmente anche ritratto.

La famosa villa si sviluppava nel cinquecento sopra un’isola al limite meridionale della città, accanto al quarto lago, il lago di Paiolo. La villa è parte fondamentale del progetto politico di Federico, che nel giro di pochi anni verrà insignito da parte dell’imperatore Carlo V del titolo di Duca, nel corso di una visita del 1530 alla città e al palazzo medesimo.
Giulio Romano, seguendo l’intenzione del suo Principe, crea una perfetta geometria architettonica nella linea di una costruzione raccolta in altezza, dal profilo non invasivo, un edificio capace di ambientarsi immediatamente nel paesaggio circostante, conservando un’armonia dal tono più greco che romano, marcato dalla scelta della severità dorica

Una delle caratteristiche fondamentali dell’arte architettonica di Giulio è la ricerca continua della variazione dei moduli, scegliendo i singoli elementi non solo e non tanto per la loro funzione strutturale, quanto per il dinamismo che possono imprimere alla totalità dell’opera. Egli dimostra come sia possibile ottenere un effetto nuovo combinando in modo quasi musicale i singoli reperti tratti dal passato. IL miracolo avviene imprimendo lievi slittamenti nell’ordine costituito, seguendo una poetica dello sguardo e dei suoi inganni. E’ l’invenzione, sia architettonica che pittorica, del manierismo, una strada che già Raffaello, morto troppo precocemente nel 1520, aveva aperto sostituendo alla copia della natura l’invenzione dell’artefice, capace di creare quindi una seconda natura, assolutamente umana.

Una forma perfetta
Giulio Romano crea un cortile quadrato, il cosiddetto Cortile d’Onore, aperto verso ovest e verso est da due possenti portali, e segnato a nord e a sud da due Logge, una sola delle quali viene realizzata, ovvero la Loggia delle Muse. Una terza loggia guarda dal portale est il giardino, delimitato da una esedra, forse aggiunta nel 1651 ad opera di Nicolò Sebregondi (Sondrio 1585, Mantova 1652). Viene a crearsi così un doppio perimetro, interno per quanto riguarda il Cortile d’Onore, esterno per quanto riguarda il Giardino. I due quadrati sono separati da due grandi vasche rettangolari, che evocano certamente i laghi da cui ancora oggi Mantova è caratterizzata e che nel cinquecento facevano del Te un’isola.

La Loggia delle Muse vista dall’esterno è un efficace compendio dell’architettura giuliesca. L’uso sistematico del bugnato movimenta le superfici del palazzo, creando durante le stagioni un gioco di ombre e di luce, seducente sia nel meriggio estivo che nelle nebbie invernali che nelle notti di luna.
La materia di cui è ricoperta la costruzione sembra infatti capace di accogliere, grazie alla minore o maggiore sporgenza degli elementi, la luminosità naturale dell’ambiente. Tutto questo all’interno di una comunque rigorosa successione, contenuta in un ambito geometrico di immediata lettura.

Guardando da est, all’interno del giardino, avendo l’Esedra seicentesca alle nostre spalle, il fronte interno di Palazzo Te si specchia nelle due vasche d’acqua e al tempo stesso crea la Loggia di Davide, luogo di passaggio nel cammino lungo le sale del Palazzo e tramite tra Giardino e Cortile.

Il lato est del Palazzo è caratterizzato da un triplice arco, retto al centro da due gruppi di quattro colonne. La triplice apertura ben si accorda con le ampie finestre che, quattro a sinistra e quattro a destra, ritmano il fronte, esaltato dal timpano triangolare, non molto dissimile dal modello del Pantheon di Roma. Ovviamente, la costruzione si specchia nelle vasche creando un ulteriore artificio.

Giulio Romano è probabilmente citato nel Racconto d’Inverno di William Shakespeare, unico artefice a godere di tale onore. Il drammaturgo inglese immagina che Giulio sia uno scultore capace di creare statue quasi viventi, e lo chiama “illustre maestro italiano”. Anche se l’allusione all’arte della scultura sembra non corretta, la capacità dell’allievo di Raffaello di creare ambienti che oggi definiremmo multisensoriali è facilmente accostabile alla scintilla di genio assoluto in grado di rendere viva la materia, che Shakespeare evoca. Poiché “Giulio Romano… se avesse il dono dell’immortalità e potesse infondere un alito di vita alle sue opere ruberebbe il mestiere alla natura, tanto la sa imitare a perfezione…” Definizione accurata e brillante del Manierismo stesso.

Il segreto di un giardino
All’interno della villa, a pochi passi dal suo corpo centrale, una piccola costruzione viene riservata all’intimità di Federico, che sembra scegliere un luogo assolutamente appartato in cui arte e natura si uniscono. Un insieme di camere circonda un giardino rettangolare. Riconosciamo qui una Loggia le cui tre aperture sono rette da due colonne centrali di marmo. Gli affreschi delle pareti della volta mostrano diversi episodi legati alla vita comune degli uomini, dalla nascita alla morte. Le due pareti che si dipartono dalla Loggia e che racchiudono il giardino erano caratterizzate da finte prospettive oggi perdute. Nella parte più alta delle pareti si aprono 18 nicchie con soggetti tratti da Esopo.

Questa immagine rivela la bella decorazione, caratterizzata da un gusto che sembra richiamarsi alle ville romane antiche, in cui il padrone di casa viene circondato da scene che evocano il corso di una vita spesa in modo onesto e felice.

Il Giardino Segreto venne completato, a partire dal 1595, dal Duca Vincenzo Gonzaga e da suo figlio Ferdinando. Una fontana oggi in rovina doveva allietare l’ospite con giochi d’acqua racchiusi in un ambiente le cui superfici erano, e in parte sono, coperte da stucchi e da elementi naturalistici, come la madreperla e il cristallo. Quanto agli affreschi, appaiono scene tratte dall’Orlando Furioso, in particolare quelle che hanno come protagonista la maga Alcina. Il piccolo ambiente viene ulteriormente arricchito, con un artificioso assemblaggio di materiali, dai mosaici e da alcune imprese Gonzaga. Le rappresentazioni di animali ed alcune suggestioni alchemiche completano questa strana e affascinante invenzione.

Riconoscimenti: storia

Ideato e promosso da / Founded and Promoted by:
Mattia Palazzi (Sindaco del Comune di Mantova)
con Lorenza Baroncelli (Assessore alla rigenerazione urbana e del territorio, marketing urbano, progetti e relazioni internazionali del Comune di Mantova )

Coordinamento Scientifico / Scientific Coordinator:
Sebastiano Sali

Curatore testi e immagini / Superintendent texts and images:
Giovanni Pasetti

In collaborazione con / in cooperation with:
Stefano Benetti (Palazzo Te e Musei Civici)

Foto di / Photo by:
Gian Maria Pontiroli

Redazione / Editors:
Erica Beccalossi
Sara Crimella
Carlotta Depalmas
Ilaria Pezzini
Veronica Zirelli

Un ringraziamento speciale a / A special thanks to:
Giuseppe Billoni
Chiara Pisani
Paola Somenzi

Lo staff di Palazzo Te che ha fatto il turno dalle 19 all’1 del mattino per la gigapixel per tre giorni di fila

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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