1931

I Piatti Musicali

Unioncamere

“Uno strumento unico ed inimitabile, un prodotto di qualità costruttiva e resa sonora di altissimo livello"

La Storia

I piatti musicali hanno origine antichissime: la coppia preistorica di piatti sulla mummia di un musicista religioso egiziano, esposta al British Museum di Londra, dimostrano come questi esistessero già nel 2000 a.C.

La costruzione dei piatti era concentrata nella Cina e nella Turchia, dove furono scoperti i metodi per rendere questo strumento più resistente e più musicale. 

Un tempo i piatti della banda erano semplicemente appoggiati su dei feltri o appesi a dei rudimentali sostegni, ma intorno agli anni ’20, con l’inizio della produzione di piatti musicali dedicati alla batteria, le sonorità prodotte dal nuovo strumento, cominciarono a diventare definite ed equilibrate.

Furono i turchi emigrati negli USA a dare un grande contributo alla trasformazione dei piatti da banda. La grande tecnica e maestria nella forgia e nella martellatura del rame e dell’ottone, fu da loro dedicata allo sviluppo di piatti musicali di sempre maggior diametro, pesantezza e precisione sonora.

La famiglia Zildjian (cognome turco/armeno il cui significato è “figlio di costruttori di piatti”), si trasferì negli States, dando inizio alla più importante dinastia di costruttori di piatti musicali della scena internazionale. Gli Zildjian discendevano infatti da Avedis, un alchimista del 1600 specializzato nelle fusioni di leghe metalliche particolarmente adatte alla produzione di piatti musicali.

Anche in Italia esistono diverse famiglie dedicate all’imprenditoria nel settore: come i Tronci, titolari del marchio UFIP, che costruiscono canne d’organo dal lontano 1732, e che dalla metà del 1800 si sono dedicati alla lavorazione del bronzo e alla costruzione di campane tubolari, gong, sistri e piatti sinfonici, collaborando con Puccini, Verdi e Mascagni.

La leggenda vuole che un mercante pistoiese del Seicento, avesse barattato, in Turchia, una partita di spezie con il segreto dell'amalgama dei metalli. Questo segreto sarebbe ancora oggi la ricetta del metallo utilizzato dagli artigiani del marchio UFIP.

La storia dell’azienda UFIP affonda le sue radici agli inizi del secolo scorso; inizialmente organizzata con la funzione di azienda commissionaria, la UFIP svolgeva essenzialmente un ruolo di carattere commerciale con lo scopo di collocare sul mercato gli strumenti musicali prodotti da piccole aziende a carattere familiare operanti nel territorio tra Pistoia e Firenze.

Nel 1931, i Tronci insieme ad altre famiglie pistoiesi e toscane (Zanchi, Biasiei e altri), formarono una cooperativa per la costruzione di piatti e strumenti musicali, che dal 1968 divenne la UFIP srl (Unione Fabbricanti Italiani Piatti), dedicandosi principalmente alla produzione di piatti musicali.

Nel corso degli anni l'azienda è riuscita a crearsi un ruolo importante nel panorama mondiale dei produttori di piatti musicali professionali in fusione di Bronzo B20. 

La sua unicità è garantita innanzitutto dall’esclusivo metodo di fusione, denominato “Rotocasting”®, un procedimento che rende il piatto UFIP diverso da tutti gli altri.

1931 - Atto di costituzione dell' Unione Fabbricanti Italiani di Piatti Musicali & Tan-Tams U.F.I.P.

Il Piatto

Il piatto è uno strumento musicale a percussione, costituito da una lamina concava di metallo fissata al foro centrale, libera di vibrare alle estremità. Fa parte della famiglia degli strumenti idiofoni a suono indeterminato. I piatti sono usati in tutti i generi di musica: tanto nella tradizionale orchestra sinfonica quanto nella moderna batteria blues, jazz o rock.

Il piatto UFIP è uno strumento unico ed inimitabile: dalla fusione alla tempera, dalla martellatura alla finitura, tutto è affidato alle mani esperte degli artigiani. Le macchine svolgono solo una funzione ausiliaria del lavoro manuale. Il piatto UFIP non è un prodotto di massa, è stato creato individualmente utilizzando il più sonoro bronzo da campane B20. Nessun’altra lega offre lo stesso carattere sonoro e un range dinamico così ampio.

Il bronzo B20 è una lega composta da 80 parti di rame e 20 parti di stagno, più l'argento presente come impurità nello stesso stagno. Viene creata in un crogiolo e il processo di fusione viene seguito da artigiani esperti che valutano attentamente temperatura e grado di liquidità della lega.

Il bronzo ottenuto tramite rotocasting presenta una struttura molecolare più compatta, priva delle microcavità che presenta la tradizionale fusione a gravità. Questo garantisce maggior durata dello strumento nel tempo e una naturale tendenza a migliorare le proprie qualità sonore man mano che lo strumento viene suonato.

La Produzione

Oggi gli artigiani della UFIP usano il metodo turco di fusione e battitura, ma con un brevetto esclusivo in sede di fusione, il rotocasting. Tale metodo consiste nella rotazione velocissima della forma durante la colata, per assicurare così una densità uniforme su tutta la superficie del piatto. 

Mentre tutti gli altri piatti presenti in commercio sono il risultato di un procedimento di laminazione e successivo stampaggio, il processo “Rotocasting”® assicura l’eliminazione delle impurità presenti nella lega di bronzo, garantendo nel contempo uno spessore della campana maggiore rispetto ai piatti ottenuti per semplice stampaggio. Ciò consente una propagazione ottimale delle onde sonore lungo la superficie del piatto, assicurando una resa sonora senza uguali. 

 Una volta aperti gli stampi, i piatti vengono raffreddati e temprati alla fiamma viva, ad una temperatura di settecento gradi, per consentire al metallo appena fuso di perdere la sua fragilità, dopodiché vengono torniti una prima volta con una maestria ed una sicurezza inverosimili. Tramite questa lavorazione il piatto viene portato al peso ed allo spessore prestabiliti.

Dopo la prima sgrossata a tornio il piatto viene martellato. E' questo il momento in cui il piatto acquista le caratteristiche di durata, brillantezza ed uniformità sonore, tipiche del prodotto finito. Il lavoro un tempo veniva eseguito totalmente a mano, mentre oggi ci si avvale di un potentissimo maglio idraulico, che si limita solamente a martellare, mentre il piatto viene girato lentamente dall'attenta mano dell'artigiano.

Alla fine viene eseguita comunque una martellatura manuale, che ha lo scopo di equilibrare finemente il grosso lavoro fatto dal maglio. Una successiva più fine tornitura dà al piatto il suo aspetto definitivo. Nei caso dei piatti dell'Hi-Hat viene eseguita anche una precisissima calibratura dei bordi, tra il piatto superiore e quella inferiore, in modo da assicurare un'assoluta precisione di contatto lungo tutta la circonferenza.

A questo punto i piatti vengono lasciati a riposare in un apposito magazzino per un periodo di almeno due mesi, trascorsi i quali si controlla il suono individuale di ciascun piatto. I piatti “promossi” passano in serigrafia e vengono selezionati per peso (heavy, medium, light), mentre quelli scartati, ritornano in fonderia.

Riconoscimenti: storia

Curator — Camera di Commercio di Pistoia

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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