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L'Arte Orafa Fiorentina

Unioncamere

“Frutto della simbiosi tra arte e artigianato: una combinazione misurata di compenetrazioni e scambi che trova la sua massima espressione nel modello della bottega rinascimentale”

La Storia

L’arte orafa fiorentina risale al XII-XIII secolo e si compone di innumerevoli tecniche come il traforo, l’incisione a bulino, il cesello, il niello, l’agemina, il “cesoro”, la lavorazione a filo, la fusione in osso di seppia, la fusione con crogiuolo e la laminazione lastra e filo.

Nei secoli le tecniche hanno avuto applicazioni sia nella produzione di gioielli e di sculture in oro, sia nell’oreficeria sacra, con la produzione di calici, croci, reliquiari e coprimessali.

L'arte orafa fiorentina è figlia della bottega rinascimentale: artisti di fama internazionale come Brunelleschi, Ghiberti, Donatello e Luca della Robbia, nascono come artigiani e si formano nelle botteghe di oreficeria, una delle attività più fiorenti nella Firenze medievale e rinascimentale.

Le opere di questi artisti, che passavano dall’arte orafa alla scultura e all’architettura con estrema facilità, si concentravano principalmente su soggetti di arte sacra.

Nel 2012 nasce per questo a Firenze la prima e unica Scuola di Arte Sacra (Sacred Art School Firenze) del mondo, con l’intenzione di far rifiorire una produzione di arte sacra contemporanea e in sintonia con i secoli di produzione artigianale-artistica fiorentina.

La storia dell'arte orafa fiorentina si fa anche storia dell'economia: la Repubblica Fiorentina nella metà del Duecento inizia a battere una moneta d’oro: nasce così il fiorino d’oro, segno della sua potenza economica. E potente Firenze lo era davvero se si considera che, fatta eccezione per l'impero bizantino e per quello islamico, nessun altro aveva più coniato una propria moneta dopo la caduta dell'Impero Romano.

La data della comparsa del fiorino è il 1252 e può segnare davvero uno spartiacque nella storia economica della città: il fiorino nel Medioevo infatti aveva la stessa importanza dell'odierno dollaro americano. 

Da questo periodo la lavorazione dell’oro prende una diffusione impensabile, dalla foglia d’oro nei dipinti e nelle cornici, alla preziosa realizzazione di tessuti serici con filati metallici in oro.

Il Territorio

Firenze è centro di produzione artigianale orafa fin dal Medioevo. Ancora oggi le vie strette e incantevoli della città del Rinascimento sorprendono per le botteghe ed i laboratori artigianali di produzione orafa artistica e raffinata, dall’inconfondibile maestria fiorentina. 

Nonostante i periodi di crisi gli artigiani sono ancora al lavoro in tanti piccoli laboratori, in cui si lavora a mano secondo le antiche tecniche fiorentine. 

Luogo simbolo dell’arte orafa fiorentina è il Ponte Vecchio: qui si fonde, si incide, si trafora e si cesella dal 1593, anno in cui Ferdinando I de’ Medici decreta il trasferimento delle botteghe di orafi, argentieri e gioiellieri.

Fin dal Cinquecento gli orafi fiorentini si distinsero per tre diverse tipologie di produzione: la prima, sperimentale e fastosa, aperta alle influenze straniere e raffinatissima, venne portata avanti dalle botteghe granducali grazie alle continue commissioni della corte. La seconda, altrettanto raffinata, sperimentale e densa di significati, simboli e spiritualità era legata all’oreficeria sacra, commissionata dalla Chiesa Cattolica e dalla stessa corte granducale. 

Nei laboratori di Ponte Vecchio invece si sviluppò una produzione più tradizionale, rivolta a soddisfare un’utenza più comune e le esigenze della nascente borghesia.

Riconoscimenti: storia

Curator — Camera di Commercio di Firenze

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
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