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La Tarsia di Rolo

Unioncamere

“ L'antica ebanisteria rolese rappresenta un unicum mondiale nella produzione artigianale di mobili intarsiati”

La Storia

In Italia, un ruolo rilevante nella produzione di arredi lignei ornati a intarsio va riconosciuto alle botteghe di Rolo, centro in cui tale arte si era già affermata nel Settecento. 

Il merito fu soprattutto dell'ambiente contadino, con la sua conoscenza del legno e delle tecniche per lavorarlo. 

La fabbricazione di mobili intarsiati in questa zona fu stimolata anche dalla presenza – fino al 1776, per circa tre secoli – della nobile famiglia Sessi, potenziale committente di arredi pregiati. 

All'epoca le corporazioni ostacolavano lo sviluppo dei mestieri invece di tutelarli. Rolo di conseguenza fu avvantaggiata proprio dall'assenza di tali corporazioni, oltre che dalla sua posizione strategica al confine fra il Reggiano, il Modenese e il Mantovano. Lo sviluppo delle sue botteghe si dovette anche alla politica dei conti Sessi che non vessava chi praticava le arti e il commercio.

Un canterano intarsiato

Nel Settecento, secolo in cui la lavorazione artistica del legno in Italia raggiunse altissimi livelli di qualità, operavano a Rolo ben dieci botteghe, impegnate specialmente nella costruzione di cassettoni, ribalte e tavoli di vario uso, tutti mobili intarsiati con intagli, disegni e lavori particolari di legnami, come attestato dal ritrovamento di arredi Luigi XIV e Luigi XV attribuibili a ebanisti rolesi.

Bozzetto disegnato per la tarsia

Le botteghe più attive nei decenni centrali del Settecento produssero un’ampia gamma di arredi di stile rocaille, su committenza di enti religiosi e ricche famiglie residenti nel vicino Ducato estense e nel territorio di Bologna. 

Altre opportunità commerciali erano offerte dalle maggiori fiere dell’epoca, come quella che si teneva a maggio a Reggio Emilia. 

A cavallo tra Settecento e Ottocento, cessato il predominio del barocco e del rococò, si diffuse la domanda di mobili influenzati dai canoni stilistici neoclassici, e la tarsia tornò a occupare un posto di primo piano nella decorazione degli arredi. In quegli anni, e fin quasi alla metà del XIX secolo, dai laboratori rolesi uscirono mobili intarsiati di ogni tipo, per l’arredo di sale da soggiorno, camere da letto, luoghi di studio e uffici.

Sega circolare a pedale detta cilindrica

Nella seconda metà dell'Ottocento i più valenti intarsiatori furono capaci di adeguarsi alle nuove tendenze estetiche e ai cambiamenti derivanti da una prima crescita in senso industriale dell'economia italiana. Il tavolo da centro era considerato uno dei mobili più ricercati e importanti per i salotti delle case borghesi, e gli ebanisti rolesi si specializzarono nella costruzione di questo mobile.

In qualche laboratorio si cominciarono a introdurre piccole macchine, per favorire alcune operazioni già di carattere seriale, nonostante la conduzione rimanesse artigianale. Grazie alla rete ferroviaria, ai trasporti marittimi e ai servizi postali, gli intarsiatori riuscirono a commercializzare i loro tavolini anche in Europa, nel bacino del Mediterraneo, nell'America settentrionale e in alcuni stati dell'America Latina.

Nel contesto italiano, i tavoli intarsiati di Rolo rappresentarono uno dei primi esempi di mobili da assemblare, preceduto in Europa soltanto dalla grande produzione austriaca delle sedie in faggio curvato (Thonet). Ciò permetteva di contenere il costo finale del prodotto.

Tavolo da centro

All'inizio del Novecento, a Rolo si producevano ogni anno sei-settemila tavoli intarsiati, con l'impiego di circa duecento lavoratori, tra adulti e minorenni. La chiusura di molte frontiere causata dal primo conflitto mondiale fece però crollare le esportazioni, dando il via ad un declino delle vendite che, negli anni seguenti, fu accentuato dall'affermarsi di un nuovo gusto estetico. 

Con i suoi mobili intarsiati, oggi l'antica ebanisteria rolese è diventata fonte d’ispirazione e oggetto di un rinnovato interesse per alcuni laboratori legati alla lavorazione artistica del legno, che muovono ovviamente da premesse e motivazioni diverse da quelle del passato.

La Tarsia

Nel comune di Rolo sono ancora presenti botteghe dedite alla produzione, al restauro e alla commercializzazione dei mobili intarsiati che si fregiano dei marchi “tarsia di Rolo” e “tarsia tradizionale di Rolo”, creati a garanzia sia degli artigiani che degli acquirenti.

Il marchio “tarsia di Rolo” viene apposto su manufatti in legno intarsiato progettati in chiave moderna o comunque non strettamente vincolati alla tradizione, prodotti nell'ambito territoriale rolese, mentre quello “tarsia tradizionale di Rolo” viene apposto esclusivamente sui manufatti in legno che si richiamano alle forme e alle decorazioni dei mobili intarsiati tipici della manifattura di Rolo, rielaborate con spirito creativo da un nuovo e raffinato gusto artistico.

Nei mobili di Rolo di stile neoclassico è prevalente la tecnica della tarsia a buio, che consiste nel conficcare, entro incavi scavati nel massello o nella lastronatura, dei legni diversi da quello di fondo, onde ottenere, grazie ai vari colori accostati, decorazioni geometriche e figurative. 

Fra i decori, uno dei più comuni era quello dei racemi stilizzati e simmetrici posti entro cartelle geometriche bordate. Trovato il centro del pannello, si riportava il disegno voluto con la tecnica dello spolvero. La traccia lasciata dalla polvere di carbone veniva ripresa con un piccolo coltello da intagliatore. I filetti inseriti negli incavi, ottenuti da assicelle di salice o acero, venivano immersi in acqua bollente per facilitarne la curvatura e quindi incollati.

Nella decorazione dei tavoli prodotti a Rolo a cominciare dalla seconda metà dell’Ottocento, fu praticata invece soprattutto la tarsia geometrica. I motivi intarsiati venivano realizzati durante la fase di rivestimento dell’ossatura con legni più pregiati e di diverse caratteristiche cromatiche.

Nei tavoli del secondo Ottocento e del Novecento è presente anche la tarsia a incastro: con la tecnica della puntinatura si riportava il disegno originale su una tavoletta di legno chiaro, di solito acero, che faceva da contrasto con il fondo di noce. Le linee di contorno delle figure erano definite meglio a matita e poi traforate. La “parte” (bianca) andava incastrata nella “controparte” (scura); entrambe venivano poi incollate sul supporto di fondo in pioppo. Prima di iniziare la verniciatura, il motivo centrale realizzato a traforo veniva completato con la definizione dei dettagli a graffito.

Il Territorio

Il Comune di Rolo è situato nell'estremo nord-est della Provincia di Reggio Emilia.

L'antico nome di Rolo, Ariolas, compare per la prima volta in un diploma longobardo del 772 e sembra tragga origine dalla voce latina areola, “piccola area”, riferita probabilmente a uno spazio coltivato in mezzo a boschi o ad altre terre incolte. 

Il popolamento della zona risale però almeno all'età romana; ritrovamenti archeologici attestano l'esistenza di insediamenti rurali sparsi, legati alla valorizzazione delle potenzialità agricole del territorio. 

Nel Medioevo, invece, la popolazione si agglomerò in nuclei abitativi, più facili da proteggere con l'allestimento di fortificazioni.

In età comunale Rolo rientrava nel contado della città di Reggio e fu teatro di scontri armati fra le opposte fazioni dei guelfi e dei ghibellini.

Nei secoli successivi localmente si andò sempre più affermando il dominio di un ramo della nobile famiglia reggiana Sessi. 

Rolo si può annoverare fra i più longevi feudi imperiali d'Italia: i signori limitrofi tentarono in diverse epoche di impadronirsi del feudo, senza però mai riuscirvi, grazie soprattutto all'abilità politica dei Sessi e alla protezione accordata loro dall'imperatore. 

Nel 1776, anno in cui morì il marchese Gaetano Sessi senza lasciare eredi maschi, il territorio rolese passò sotto il diretto controllo dell'amministrazione imperiale austriaca, durante il regno di Maria Teresa.

Aggregato al Ducato di Mantova, il paese fu inserito nel distretto del Commissariato di Gonzaga. Dopo la breve parentesi napoleonica, entrò a far parte del Regno Lombardo-Veneto, finché nel 1849 fu ceduto al Ducato estense. 

Numerosi patrioti rolesi parteciparono alle guerre d'indipendenza italiana e nella Resistenza e nella lotta per la libertà, la comunità di Rolo si distinse partecipando a numerose azioni di rinforzo e sabotaggio, fino all'estremo tributo di sangue pagato a pochi giorni dalla liberazione nell'eccidio della Righetta (15 aprile 1945).

Riconoscimenti: storia

Curator — Camera di Commercio di Reggio Emilia

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
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